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È arrivata l’ora del tramonto per Netanyahu?
La crisi politica israeliana, che si trascina da anni con quattro elezioni anticipate consecutive, lascia intravedere una possibile via di uscita. Si è creata un’eterogenea coalizione che unisce otto partiti che vanno dalla estrema destra alla sinistra sionista, tenuti insieme dall’obbiettivo di archiviare la guida di Netanyahu, unica condizione per evitare le quinte elezioni anticipate consecutive.
La Knesseth, il parlamento israeliano, dovrebbe essere chiamata a pronunciarsi sul nuovo Governo solo domenica 13 giugno, un giorno prima della scadenza istituzionalmente prevista per tale incombenza. Il presidente della Knesseth è un uomo del Likud, strettamente legato a Netanyahu, e il suo obbiettivo è di ritardare il più possibile il voto, sperando di sottrarre almeno un parlamentare dalla coalizione che al momento conta 61 voti a favore su 120 componenti del Parlamento.
Le forze che sostengono Netanyahu hanno messo in campo una campagna furibonda che ha preso di mira diversi esponenti dei partiti che sosterranno il governo di Naftali Bennet. Alcuni di questi, e i loro familiari, compreso bimbi piccoli, sono stati fatti oggetto ripetutamente di minacce di morte. I manifestanti dell’estrema destra si concentrano davanti alle loro case e un influente rabbino ortodosso ha sollecitato i propri sostenitori a fare “tutto il possibile” per impedire la nascita del nuovo Governo. Questa situazione incandescente ha portato, in modo del tutto inusuale, il capo del Shin Bet, i servizi segreti interni, a invitare le parti politiche ad “abbassare i toni”, come si direbbe in Italia, per evitare che dalla violenza virtuale, che si esprime sui social, si arrivi a quella reale.
La polemica proveniente dal mondo religioso ortodosso, che si esprime nei partiti Shas e nel “Giudaismo Unito della Torah”, è particolarmente aggressiva nei confronti di Naftali Bennet, leader di Yamina, partito con una forte presenza tra i coloni che occupano illegalmente i territori della Palestina occupata…
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Le ombre di Draghi
A doverla immaginare oggi, la fantapolitica potrebbe regalarci tra pochi mesi Draghi candidato a Presidente della Repubblica da Salvini mentre Letta gli chiede invece di fare il Presidente del Consiglio più o meno a vita. Salvini volendo andare alle elezioni per incassare e sentendosi tranquillo con Draghi al Quirinale per come sta ben convivendo con lui a Palazzo Chigi. Letta sperando che Salvini scuffi e Draghi divenga l’ombrello di un centrosinistra che annaspa nei sondaggi, nella politica e nella realtà.
Per come stanno messe le cose, dovessi scommettere lo farei sul fatto che a decidere sarà Draghi e, dovendo scommettere anche su cosa, penso che andrà avanti a fare il Presidente del Consiglio, magari con una donna al Quirinale così Letta è contento. E sarebbe anche giusto che il Colle avesse finalmente un’inquilina.
Per il resto le cronache ci dicono di un grande lavorio a ridisegnare un quadro politico adeguato all’imperium draghiano. Sono tante le terre di mezzo che cercano di emergere. I due continenti bipolari appaiono pieni di faglie potenzialmente telluriche. A destra almeno hanno due grandi feudi come Lega e Fratelli d’Italia. Il centrosinistra a confronto appare destinato a perdere con la sua alleanza di PD e Cinquestelle, soggetti più fragili e sovrapposti precisamente sulle fragilità, laddove il lato più “forte” del PD, quello “padano”, combacia assai più con la Lega.
Ma, dicevo, molto si muove. Dal centrosinistra, i Renzi e i Calenda. Dai Cinquestelle, varie opzioni parlamentari, elettorali e politiche degli ex grillini. Da Forza Italia, la nuova aggressione di Toti e Brugnano, presidente della Liguria e sindaco di Venezia, che in un amen ha raccolto una trentina di adepti di provenienze miste compresi uomini storicamente capaci di trasversalismo.
