C’era da aspettarselo? Forse, ma non in questo modo sfacciato, non con questa efferatezza. La risposta dettata dai grandi capitali immobiliari e finanziari che hanno fatto della città di Berlino preda dei loro interessi, come accade in altre città rese invivibili per le persone che vi risiedono. Chi vuole ristabilire diritti e giustizia come la Linke acquistando un consenso al di là di ogni previsione diventa bersaglio del loro attacco feroce. Non appena reso noto il suo clamoroso e inaspettato, e almeno in queste dimensioni, successo, si sono sguinzagliate le truppe al soldo dei poteri forti che non possono tollerare che nella capitale tedesca venga rispettato un diritto fondamentale come il diritto alla casa, perché la casa è diventata come tutto l’universo mondo un oggetto da spolpare in nome del profitto. Il brutale attacco e l’assedio concentrico di cui è vittima la Linke è sintomo della paura di questi poteri nei confronti della volontà popolare contro cui non si risparmiano colpi così bassi, inimmaginabili persino in un Paese come la Germania, da sempre così gretto e anticomunista (unica parentesi la Ostpolitik di Willy Brandt, ma che però venne osteggiato a lungo un “traditore” in quanto emigrato dal nazismo). Tutto il mondo politico, inclusi Spd e Verdi che, seppur da perdenti, potrebbero formare un governo con la Linke, della comunicazione, pubblica e privata, degli opinionisti, a parte qualche rara eccezione, si è prodigato in una caccia alla streghe di antica memoria, un nuovo maccartismo contro il “nemico” rosso – non a caso la Linke è tornata ad essere definita a 37 anni dalla fondazione della Pds, dopo 21 anni dalla nascita della Linke “il partito erede della Sed”, cioè erede del partito della “dittatura comunista”- nonostante anche la Pds nel suo congresso costitutivo alla fine del 1989, avesse preso le distanze esplicitamente dallo stalinismo. Ma la verità nella costruzione della narrazione ovviamente non conta nulla. Si grida al “ritorno della Ddr”, per il pericolo che gli investitori internazionali si diano alla fuga per la minaccia che incombe sulla proprietà privata e sul libero mercato, a causa della proposta della Linke sulla risocializzazione degli alloggi. L’assedio si completa inoltre con un altro classico del maccarthismo in salsa tedesca: l’evergreen dell’antisemitismo, la clava da impugnare contro chi lotta per eguali diritti per tutti e tutte, a partire dalla Palestina, diventata il paradigma per eccellenza delle ingiustizie di questo mondo sempre più precipitato nella distopia. Questo strumento lo si è visto usare nel corso degli ultimi tre anni da quando Israele ha iniziato il genocidio in grande stile, con la repressione delle manifestazioni, del pensiero critico e del mondo accademico che non si è allineato, fino all’annichilimento della libertà d’espressione, alla censura e all’autocensura per non incorrere in odiose rappresaglie, aggravatesi con i tagli lineari di bilancio a cultura, istruzione e progetti sociali. In tutto questo la Linke si è mossa guardinga, sempre accorta a sottolineare il principio di tutela della “vita ebraica”, anche castrando le voci al suo interno che chiedevano più visibilità e mobilitazione in solidarietà con la popolazione palestinese, facendo attenzione invece a non urtare la sensibilità dei vertici della comunità ebraica – correndo il rischio di alienarsi le simpatie di molti, tra i quali gli svariati expat israeliani, trasferitisi a Berlino per respirare aria di libertà lontana da quella asfittica e militarista del loro Paese d’origine. Questi, inascoltati a lungo seppur ebrei ma non sionisti o antisionisti, o semplicemente non membri della comunità ebraica, una sorta di succursale dell’Ambasciata israeliana – tanto che si era diffuso il modo di dire “non accettiamo lezioni dai nipoti dei carnefici su cosa vuol…
si può fare!
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