FIRMA L'INIZIATIVA DEI CITTADINI EUROPEI

Un’informazione libera, una pace giusta

di Stefano
Galieni
Il fatto scatenante, la scintilla, questa volta riguarda il tentativo di cacciare di casa alcune famiglie palestinesi da Gerusalemme est, nel quartiere di Sheikh al Jarrah per consegnarle a coloni israeliani, che ne rivendicano il possesso dal diciannovesimo secolo. Una vicenda giudiziaria che l’esercito di Tel Aviv ha deciso di risolvere manu militari. Il tutto nel periodo già complesso e carico di significati del ramadan, quando uno dei luoghi più contesi della “città santa” vede la spianata della moschea di Al Aqsa, confinante col Muro del pianto, frequentata da migliaia di cittadini e cittadine palestinesi. Ma si tratta del “casus belli”, l’ennesimo in uno spazio di terra che vede convivere nel conflitto due profonde crisi politiche e sociali. Il conflitto asimmetrico fra occupanti e occupati non si è di fatto mai interrotto: dopo la guerra del 1967, che portò all’annessione di fatto dell’intera West Bank e della Gaza Strip, si sono alternati momenti più cruenti di conflitto persistente, a tentativi, anche questi trattati in maniera diseguale dagli attori internazionali interessati, di un impossibile, a oggi, percorso di pace. Ripercorrere una storia sanguinosa che inizia con la fondazione stessa dello Stato di Israele e che negli anni ha visto risoluzioni Onu disattese, penetrazione continua e mai bloccata di coloni israeliani provenienti in gran parte dall’Est Europa, autorizzati ad attuare una vera e propria pulizia etnica nei territori a maggioranza palestinese, è compito dei tanti storici che si sono cimentati nel compito. A oggi, nonostante sia riconosciuta l’esistenza di una Autorità nazionale palestinese (Anp), non esiste la continuità territoriale che permette di definire una entità statuale. La Striscia di Gaza, confinante con l’Egitto, è stata abbandonata dagli abitanti israeliani divenendo il luogo di riorganizzazione militare soprattutto per una frangia di popolo palestinese. Quella che chiamano “Cisgiordania”, area di terra occupata nel 1967, è ridotta ad un pulviscolo di cittadine e villaggi palestinesi separati fra loro da insediamenti israeliani protetti militarmente. La circolazione e la stessa tenuta economica delle popolazioni arabe è vincolata alle condizioni quotidiane per cui è possibile o meno superare un posto di blocco, giungere da Ramallah, Hebron, Nablus, Jenin, Betlemme a Gerusalemme senza essere rispediti indietro. Sono stati eretti…

il dramma palestinese

Le immagini di questo numero sono dedicate ai recenti scontri avvenuti a Gerusalemme e in Palestina.

Le voci del lavoro ai tempi della pandemia

Giovedì 13 maggio alle 18.00 si terrà in diretta facebook la presentazione del libro “Le voci del lavoro ai tempi della pandemia” che transform!italia ha promosso negli scorsi mesi in…
articoli

No profit on people and planet…Move up!

Il 18 maggio Moveup, l’appello No profit on people and planet lanciato già da tempo per contribuire a costruire una convergenza di mobilitazioni in occasioni del G20 italiano, ha costruito…

La sfiducia dei lavoratori inglesi

di Enrico
Sartor
Il 6 maggio 2021 la grande maggioranza degli elettori inglesi è andata alle urne per diverse prove elettorali, comprendenti l’elezione diretta dei sindaci di tredici provincie (tra cui le grandi…
europa news

Più Europa o un’altra Europa?

Roberto
Musacchio
Mentre si inaugurava a Porto il forum europeo sul pilastro sociale e si apriva ufficialmente anche la Conferenza sul futuro dell’Europa, slittata di un anno per la pandemia, la UE,…

I gamberi di Porto, a ritroso sul pilastro sociale

Tommaso
Chiti
C’era molta attesa per il summit UE dei 27 leader sul “Pilastro europeo dei diritti sociali”, carico di aspettative anche per gli ambiziosi obiettivi sul tavolo, ovvero portare il tasso…

Oltre la Dichiarazione di Porto

Riproponiamo, con la gentile concessione dell’Autore, questo articolo di Giuseppe Bronzini, Presidente della sezione lavoro della Corte di Cassazione, pubblicato in data 11 maggio su https://www.labourlawcommunity.org/ Nei mesi passati si…

Le aspettative di Porto e le prospettive dell’Europa sociale

Pier Virgilio
Dastoli
Nel presentare alle istituzioni e all’opinione pubblica le priorità della sua presidenza semestrale (1° gennaio-30 giugno 2021), il governo portoghese aveva messo l’accento sulla dimensione sociale come segno distintivo di…

Pandemia, crisi e istituzioni UE

Franco
Russo
Punti dell’Introduzione all’incontro del 6 maggio dell’OSSERVATORIO UE. 1. L’analisi dell’evoluzione dell’UE (ri)propone questioni attinenti ai criteri metodologici con cui essa viene condotta; senza essere pretenziosi: non potendo l’UE, soprattutto…
notizie dal Parlamento Europeo

I sassi di Sassoli

Il Parlamento Europeo è stato presente, nella persona del suo Presidente, a due eventi che avrebbero dovuto rappresentare altrettante pietre miliari nella storia dell’Unione Europea. Si tratta del Consiglio Europeo di Porto che avrebbe dovuto lanciare la messa in opera del Pilastro sociale europeo e della cerimonia di apertura della Conferenza sul Futuro dell’Europa.

Il primo – declassato a riunione informale del Consiglio Europeo, per non dover registrare l’impossibilità di prendere ogni decisione a causa del rifiuto di alcuni Stati membri di riconoscere all’Unione la potestà di intervenire significativamente in campo sociale – si è concluso con una Dichiarazione piena solo di proclamazioni di nobili intenti.

Il secondo, allestito in pompa magna a Strasburgo da Emmanuel Macron, ha ricordato molto le cerimonie di lancio delle prime mongolfiere. Tutti fieri di dare la propria benedizione al volo di un pallone di cui non si sa bene direzione e destinazione e, soprattutto, non si sa se non scoppierà in volo.

In entrambe queste situazioni, l’unica voce che ha provato ad andare oltre la liturgia è stata quella del Presidente del Parlamento, David Sassoli. Peraltro, con affermazioni, appelli e proposte tutt’altro che rivoluzionarie. Si è trattato di innocenti sassi lanciati nello stagno, ormai paludoso, dell’Unione Europea, le cui onde non hanno nemmeno scalfito i Governi, gelosamente asserragliati nei fortini delle loro prerogative nazionali, né una Commissione Europea priva, per nascita e costituzione, della spina dorsale necessaria a resistere al prepotere dei Governi.

Governi e Commissione, felicemente uniti nel compito di contenere il ruolo del Parlamento confinato nel recinto del “politicamente corretto”.

Non parliamo solo di questo nelle Notizie dal Parlamento Europeo

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A proposito di Agricoltura La Missione 2 del PNRR si intitola “Rivoluzione Verde e Transizione ecologica”. Questa Missione è articolata in 4 componenti: Economia circolare e agricoltura sostenibile Energia rinnovabile,…

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Una premessa: L’agricoltura plurale italiana contiene diverse identità e pratiche: sicuramente una di questa meglio rispecchia le modalità ed i criteri di funzionamento dell’agricoltura contadina del nostro paese, non un residuo…
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No al profitto sui popoli e sul pianeta

Memorandum – Comitato Basilicata No Profit on People and Planet – Il G20 è il foro internazionale che riunisce i capi di stato e di governo di venti Paesi, che…

A Roma il 21 e 22 Maggio contro G20 e governo Draghi

La pandemia ha mostrato la ferocia e l’inefficienza del sistema sanitario e di tutela della salute, se  fondato sul profitto e sul mercato. Proprio i paesi più ricchi del mondo hanno subito…

I diritti delle persone LGBTI nell’UE

La sensibilità verso la negazione dei diritti delle persone che scelgono orientamenti sessuali in contrasto con le leggi non dichiarate del patriarcato è un tema che nell’ambito del Parlamento Europeo…

In Spagna i rider sono lavoratori salariati

Riportiamo questo articolo sul Decreto Reale che regola le condizioni di lavoro dei rider in quanto salariati da https://www.publico.es/politica/diaz-aprobacion-ley-rider-joven-bicicleta-app-emprendedor.html El Consejo de Ministros ha aprobado este martes el Real Decreto-ley…
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