Cara Elly…

di Francesca
Lacaita
…ma davvero pensi sia saggio il voto a maggioranza anche per la politica estera nell’Unione Europea in questo momento in cui soffiano venti di guerra e mancano garanzie costituzionali? Cara Elly, forse non ti ricordi di me, ma in qualche modo ci conosciamo. Quando eri europarlamentare ho organizzato un incontro fra te e la mia classe in visita alla sede di Strasburgo del Parlamento Europeo, con disappunto del funzionario addetto alle visite del pubblico, che non gradiva commistioni politiche. Ma che importa – tutti hanno gradito, perché vengono sempre apprezzati quante e quanti hanno una visione da proporre. Sei poi intervenuta al circolo di Diem25 che coordinavo a Milano per denunciare le devastazioni del governo “giallo-verde” in materia di immigrazione. Infine, ci siamo incontrate casualmente e salutate a Roma nel 2022 durante una manifestazione per la pace organizzata dalla CGIL. Sì, potevamo fare o aver fatto scelte diverse, ma ci riconoscevamo entrambe nell’aspirazione a un’Europa democratica, inclusiva, federale – e di pace. Per questo, mi ha intristito leggere un tuo post su Facebook del 3 settembre. L’immagine, con la foto della Presidente del Consiglio, dice: «UE, 11 Paesi chiedono di eliminare i veti per non “paralizzare” la politica estera». E poi, «La mancata firma dell’Italia è una vergogna». Qui il testo del tuo post: «La mancata firma del governo italiano nella lettera di 11 Paesi europei – tra cui Germania, Francia e Spagna – per superare l’unanimità nella Ue dimostra ancora una volta che il governo Meloni boicotta un’Europa che sappia decidere e tempestivamente sulle questioni cruciali per il futuro dei cittadini. Ancora una volta si accoda ai sovranisti e isola l’Italia. Che poi il ministro degli Esteri dica che lui sarebbe d’accordo ma i suoi alleati no, è il segno di un governo non solo diviso ma ormai in pezzi. Che vergogna. Siamo l’unico tra i paesi fondatori a non aver aderito a questa iniziativa che finalmente dà una scossa per ridare all’Europa un ruolo da protagonista nello scenario internazionale. L’Italia, il paese di Altiero Spinelli ed Alcide De Gasperi, dovrebbe essere alla guida dello slancio per un salto in avanti di integrazione europea. Consapevole che con gli sconvolgimenti geopolitici in corso, se l’Europa non avanza con più unità, le grandi potenze che la circondano rischiano di metterla al margine. Eppure ancora una volta, per la sua ideologia e le sue alleanze coi nazionalisti, Meloni danneggia anche l’interesse nazionale. Solo con una voce sola e forte anche in politica estera l’Ue potrà giocare un ruolo diplomatico e politico per contribuire a porre fine ai devastanti conflitti e costruire percorsi di pace e cooperazione». Intristisce innanzitutto il richiamo ai «paesi fondatori», ad «Altiero Spinelli ed Alcide De Gasperi», che dà inevitabilmente l’effetto di una distorsione temporale, come se fossimo negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso e in discussione ci fosse il Progetto Spinelli, o qualche sua ipotetica variante. No, non siamo in un momento di «slancio per un salto in avanti di integrazione europea». Gli 11 Paesi – l’Austria, il Belgio, la Danimarca, la Finlandia, la Francia, la Germania, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Romania, la Spagna e la Svezia, Stati, fondatori o no, tutti con un passato o presente alquanto variegati circa la promozione dell’integrazione europea o degli stessi diritti umani – chiedono che si passi dall’unanimità nelle decisioni di politica estera dell’UE (che è attualmente richiesta in quanto la politica estera è materia di competenza degli Stati) alla maggioranza qualificata. Tale passaggio non implicherebbe affatto il superamento delle logiche intergovernative verso qualcosa di “federale”, poiché è la stessa Germania, lo Stato più grande, a precisare la sua…
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Il voto delle donne non va a destra

Le donne votano le forze politiche di destra molto meno degli uomini.
La tendenza  si conferma anche nelle elezioni di domenica scorsa nella regione tedesca della Sassonia Anhalt laddove l’AFD, il partito di estrema destra che ha trionfato, ha ottenuto oltre la metà fra gli elettori maschi ma si è attestato al 39% tra le elettrici.
La leadership  in prevalenza femminile delle destre, specie in Europa, non riesce ad attirare la maggioranza di voto delle donne che sembrano più accorte nel comprendere quanto dalle proposte politiche delle destre emerga un modello di società autoritaria e misogina. Un modello nel quale si farebbe definitivamente carta straccia dei diritti sociali e di quelli civili (inscindibilmente legati) peggiorando ulteriormente le condizioni di vita, già messe a dura prova dalle politiche liberiste degli ultimi decenni.
Senza cadere in  facili entusiasmi, la cupezza dei tempi non lo consente, il fatto che la maggioranza delle donne non voti a destra regala, a tutte e tutti coloro che lottano per un diverso modo di stare al mondo,  una boccata di aria fresca.
Le immagini di oggi riguardano le varie mobilitazioni contro la guerra e contro le destre in Germania.

C’è ancora domani?

di Roberto
Musacchio
La Storia è maestra di vita o una serie di corsi e ricorsi? Banalizzo due affermazioni che sono pilastri del…
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Interessi, passioni, guerre

di Franco
Russo
Luigino Bruni, un colto economista con ampie conoscenze teologiche, ha scritto, sull’Avvenire del 2 settembre, un ampio editoriale su Gli…
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La solitudine dell’antifascismo

di Luciano
Beolchi
L’antifascismo è lotta politica e sociale sulla base di una serie di principi che includono lotta di classe, antimperialismo, anticolonialismo,…
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intersezioni femministe
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Dal Kurdistan ad Abya Yala

di L. Ehrlich,
F. Sampietro
“Intersezioni femministe”, dopo una breve pausa, riprende le pubblicazioni con la presentazione di un percorso originale, da poco iniziato ma…
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Agosto

di P. Guazzo,
N. Pirotta
Pubblichiamo oggi una poesia di Dorothy Parker, poeta dalle idee apertamente socialiste e dal “sarcasmo spregiudicato e pungente”. Una poesia…
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la nostra Europa