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Kalevala

di Marino
Calcinari

E’ dal 1920 che la Finlandia il 28 di febbraio ricorda e celebra il “giorno” del Kalevala, della prima edizione del suo poema nazionale, realizzato in quasi venti anni di lavoro da Elias Lonrot (1802-1884), un medico che attraverso un meticoloso lavoro di raccolta e rielaborazione di leggende, canti popolari e miti legati alle tradizioni ancestrali della cultura finnica, realizzò la grande saga delle origini della Finlandia.

Kaleva era il nome del più antico eroe finnico, e col suo nome fu chiamata la terra dove ai tempi della storia, si insediarono i Lapponi, i Finnici ed altre popolazioni uralo-altaiche, così quella del Kalevala è una Odissea che si dipana tra terre deserte e ghiacciate, tra laghi e fiumi tenebrosi, dove vivevano strane creature, tra villaggi, montagne, abissi ed acquitrini e che i protagonisti di quella magica periegesi avevano intrapreso ma senza contezza di quella finalità, la ricerca della loro storia, o quando tutto ebbe inizio. Elias Lonrot era nato a Sammati nel 1802 e dedicò la sua vita cercando le radici. Aveva studiato medicina e lettere all’Università di Åbo (Turku) e all’Università di Helsinki. E lavorò a lungo come medico condotto. Ma egli pensava oltre a far bene il suo lavoro anche a dedicarsi alle indagini storiche, ai tempi più bui e lontani della storia della nazione e viaggiò per tutta la Finlandia per trovare quanto cercava. Scoprì quindi che in tempi non lontanissimo dagli attuali vi furono guerrieri, sciamani, pescatori e cacciatori, che casualmente o magicamente si erano instradati all’avventura, alla ricerca di uno strumento magico, che avevano sostenuto fantastiche sfide col destino, che si erano imbattuti in incantesimi, metamorfosi, maledizioni ma avevano anche conosciuto l’estasi di una ultra-umana ed appagante felicità.
Il Kalevala è infine il poema epico più lontano dalla storia ed anche se scritto in tempi recenti, le sue origini vanno ricercate nella tradizione orale che rimanda ai tempi della leggenda e del mito. I suoi 50 canti (23 mila versi) o runi, narrano le gesta dei figli di Kaleva che adorano Ukko, il Creatore Supremo, descrivono la terra di Pohiola, situata nei ghiacci dell’ Estremo Settentrione, e descrivono il luogo dove tendono i passi degli eroi, che partono alla ricerca di donne, di fama e di avventure e per impadronirsi del Sampo, la fucina magica apportatrice di benessere, ricchezza e prosperità per chi la possiede. Il 28 febbraio quindi, in Finlandia, paese UE dal 1995, col Kalevala si festeggia e si ricorda il Giorno della Cultura. 

Kalevala

Il Kalevala è la storia di una odissea tra i ghiacci e le terre inesplorate dell’ Artico ed è il mito fondativo del popolo finnico. Fu scritta da Elias Lonrot nel 1835, al termine di un lungo viaggio e dopo avere attraversato tutta la Carelia raccogliendo fiabe, storie, racconti e memorie popolari che i “runoiat”, i cantori itineranti (ma che si esibivano a pagamento nelle piu’ diverse circostanze) avevano conservato, tramandandone la memoria ai posteri.
Lo scrittore realizzò una lunghissima narrazione (22.800 versi ) al termine di un viaggio che compì nella Carelia russa, in Lapponia nella remota pensiola di Kola, nell’ Estonia, nella Lettonia. Un’ opera unica e nel suo genere, magica.
Kaleva è la “terra di Kaleva”, forse un gigante o un personaggio mitico, e Kalevala significa “Terra degli eroi”. I canti ripropongono le vicende mitiche del popolo finnico. Il poema si articola in tre filoni principali : la formazione del Cielo e della Terra e la nascita di Vainamoinen, l’ eterno cantore, il secondo filone è quello della bella fanciulla del Pohiola – la Lapponia – per cui si sfideranno gli Eroi.
Oltre a Vainamoinen, che scenderà nel Tuonela, il Regno dei Morti, e suo fratello Ilmarinen (fabbro espertissimo), ci sarà Lemminkainen, puttaniere vagabondo e spericolato avventuriero, il terzo filone è quello della spedizione dei tre eroi che uniscono le loro forze e risorse per impossessarsi del Sampo, un enigmatico e indescrivibile strumento inventato da Ilmarinen. E destinato a diffondere la prosperità sulla terra.
Vainamonen, alla stregua di Orfeo costruisce il suo strumento musicale, il kantele, simile alla guzla, dei popoli slavi, un’ arpa a cinque corde, e così attraversa la Finlandia e la Lapponia, percorre le coste del Lago Ladoga, del Lago Inari, vede le acque del golfo di Botnia, si ferma in un villaggio presso il Lago Pielis, soggiorna a Wasa, Nystad, Helsingfors,tutti luoghi in cui mille anni dopo sarebbe giunto Elias Lonrot per raccogliere il materiale del libro che aveva in mente, per rendere omaggio e ricordare i runoiat, i cantori itineranti che la Storia ufficiale non voleva, né aveva interesse di ricordare, e anche per questo motivo il Kalevala ci è ancora più prezioso.

Sinossi

Runo I
Della Creazione. Ilmatar la “figlia dell’ aria” discende nel mare, fecondata dalle onde diventa madre delle Acque, dà ricetto all’ Aquila, e dalle sue uova ha luogo la Creazione dell’ Universo.Ella dà alla luce Vainamoinen, il “ runoia eterno” è così diventa la prima madre degli Uomini.

Runo II.
Dell’ Agricoltura. Vainamoinen è (anche) il Dio che veglia sui campi, ma affida al giovane Sampsa il compito della seminagione della Terra, su cui cresceranno le betulle, mentre la grande quercia, le cui fronde oscurano il sole, sarà abbattuta dalla scure di Tursas, l’ uomo ricoperto di rame,risalito dagli abissi marini..Nell’ Incantesimo del seminatore leggiamo l’ invocazione al dio Ukko, la divinità suprema di Kaleva.

Runo III
Il primo scontro tra i figli della Terra Abitata vede protagonisti Vainamoinen, diventato un vecchio cantore (“runoia”) dimorante nei boschi di Vainola, e Joukhainen, ben più giovane ed invidioso della sua fama. Costui vorrebbe sfidarlo a duello, ma è sopraffatto dal sapere e dal canto del vecchio, e per liberarsi dall’ angoscia in cui le parole magiche del runoia l’ hanno costretto, gli promette di dargli in sposa la sorella Aino, che però non gradisce il futuro che le si prospetta e piange.

Runo IV
Aino,decisa a non sposare il vecchio runoia, preferisce darsi la morte; si spoglia delle sue vesti e si getta nelle fredde acque marine, ma prima cerca di trovare chi possa recare la ferale notizia alla famiglia; sarà una lepre a raccogliere le sue ultime parole ed a soddisfare il suo ultimo desiderio. 

Runo V
Grande e disperato è il dolore di Vainamoinen per l’ irrealizzato sogno d’ amore. Ma egli non si rassegna, anche quando viene a sapere che la giovane donna è stata trasformata in pesce. La sua concupiscenza viene però biasimata dalla vecchia madre che lo invita a cercarsi un’ altra donna a Pohiola.

Runo VI
Inizia quindi il viaggio verso la tenebrosa Pohiola, ma Vainamoinen non sa di essere seguito dal giovane Joukhainen, che, armato di balestra, e vanamente contrastato dalla madre (“non devi uccidere il figlio di Kaleva!”) gli tende un agguato. Egli scaglia tre frecce: due vanno a vuoto, la terza abbatte la sua cavalcatura e Vainamoinen sbalzato da cavallo, precipita nelle acque del mare.

Runo VII
Una gigantesca aquila lo sottrae però ai gelidi flutti e lo porta in volo sino alla sua meta. A Pohiola è ospitato da Lohui, la Signora e Padrona del luogo, che dopo avere ascoltato le sue vicende si offre di ricondurlo a casa – egli infatti più che ospite si sente ostaggio- e di dare in sposa la propria figlia a lui o a chi della sua gente sarà in grado di costruire uno “Sampo”, uno strumento multiuso che compendia le attività di macinazione, conio e lavorazione dei metalli.

Runo VIII
Mentre sta per andarsene Vainamoinen incontra la vergine di Pohiola, “ assisa sul Timone dell’ Aria”, luminosa di bellezza, ma anche altera come sempre.Così egli per ingraziarsi la sua attenzione, compie una magia, costruendole dal nulla una elegante barca, ma la maligna attenzione di due demoni, che fanno deviare la lama di una scure, mentre è all’ opera, gli causa una dolorosa ferita ad una gamba. Così egli, temendo di morire dissanguato,si issa con molta fatica su una slitta che poggia su pattini di betulla, guidata da un cavallo, per raggiungere la case di un vicino villaggio e chiedere aiuto.

Runo IX
E’ il canto “degli incantesimi e del ferro”.. nel luogo in cui arriva Vainamoinen, ma pochi sono in grado di aiutarlo, solo un anziano si offre di assisterlo e curarlo ed a suo modo gli salva la vita anche ricorrendo, più che ai farmaci, agli esorcismi ed agli incantesimi ”per arrestare il sangue”, “per invocare protezione”, “per fasciare le ferite “ etc..

Runo X
Ristabilitosi, dopo qualche tempo, Vainamoinen può ritornare a casa e qui ordina a Ilmarinen di recarsi a Pohiola e di costruire il Sampo.Il compenso per il lavoro, se fatto bene, sarà quello di poter sposare la bella figlia di Louhi. Ilmarinen, che molti chiamano “il fabbro eterno” non è tanto convinto, ma una forza irresistibile lo spinge ad agire ed egli in sette giorni costruisce, aiutato dai suoi collaboratori,la “fornace magica” che “da un lato era un mulino da farina, da un altro un mulino di sale, da un terzo un mulino da conio”! Chiede quindi la mano della vergine di Pohiola ma anche a lui, ella si nega.

Runo XI
Ove compare un altro protagonista della saga, un giovane, spensierato guerriero di nome Lemminkainen. Migrante per amore, raggiunge il villaggio di Saari per conoscere la bella Kyllikki, se ne innamora, ed ha intenzioni serie, di costruire con lei il suo futuro, ma la donna che pure ha respinto molti pretendenti, avanza alcune condizioni per lui inaccettabili. Ci penserà la madre a rendere la giovane più ragionevole.

Runo XII
Lemminkainen prova le gioie e i dolori della convivenza, al punto che,dopo aver lasciato il focolare domestico,al termine di una lite con la consorte, indossa la camicia di ferro, un cinturone d’ accaio e così armato, dopo aver lasciato Killikki a casa, se ne va alla ventura. Così si reca nei villaggi del gelo, nella tenebrosa Pohiola.

Runo XIII
Ma la sua fama lo ha preceduto e quindi Lohui, la signora e padrona di quelle terre ostili e tenebrose che sa chi sta per giungere, ha preso qualche contromisura. Lemminkainen subisce quindi affronti e scherzi da un vecchio deforme ….. La donna però che vuole dimostrarsi magnanima lo rassicura che potrà avere una giusta ricompensa se riuscirà a catturare l’ Alce di Hiisi, una renna gigantesca, frutto della magia stregonesca dei folletti. Ma l’ impresa non gli riesce e Lemminkainen torna così a Pohiola con le pive nel sacco, deluso ed arrabbiato.

Runo XIV
Ove si narra delle tre prove di Lemminkainen. Si illustra l’Incantesimo del Cacciatore, si manifesta la perseveranza di costui, che ricattura l’ alce di Hiisi invocando Mielikki, la” Madre delle Foreste”, che supera anche altre due prove che gli erano state assegnate da Lohui : mettere le briglie allo “Stallone di Fuoco” dalla criniera dorata di Hitola e uccidere il Cigno del Fiume Nero, Tuoni. Ma la terza gli è fatale. Sulle rive del Tuoni infatti si imbatte nell’ anziano deforme, il guercio di Pohiola -”Cappello Bagnato”- che, viste le sue intenzioni, di saettare il cigno, lo previene uccidendolo, scagliandoli addosso un serpente velenoso. E poi ne getta il corpo nel fiume,dove l‘ entità ctonia che vi abita lo smembra e ne disperde i pezzi.Così periva Lemminkainen inghiottito dai gorghi nei profondi abissi di Manala. O Tuonela, il regno della Morte.

Runo XV
Un pettine che sanguina nella casa di Lemminkainen fa intuire alla madre, ed alla moglie che lo aspettano, che il loro congiunto, figlio e marito, è morto ; così le due donne si mettono in cammino verso Pohiola per farsi narrare cosa sia successo e dove infine ritrovano, con indicibile strazio, le spoglie del loro congiunto. Con l’ aiuto del fabbro Ilmarinen le sparse membra però vengono ricomposte e utilizzando indicibili incantesimi e invocazioni, il corpo resuscita riprendendo vita.

Runo XVI
Samsa e Vainamoinen lavorano alacremente per costruire una grande barca. Per mancanza di legname però Samsa abbatte una quercia, l’albero sacro dei Finni.Senza pensare alle possibili conseguenze. Per garantire adeguata protezione alla barca, in cerca di formule magiche Vainamoinen pensa di raggiungere il Tuonela, il Regno dei Morti.Pensa di trovare aiuto?Viene presto deluso, sedato ed immobilizzato diventa prigioniero delle divinità ctonie e solo grazie a suoi poteri egli riuscirà a fuggire. 

Runo XVIID
Degli “Undici Incantesimi”. Convinto della necessità di di trovare la giusta formula magica per completare la loro barca, Vainamoinen si reca quindi a cercare il luogo dove è stato seppellito il corpo del gigante Vipunen, famoso per la sua ricchezza e per la potenza della sua scienza magica. Sembra però, quando raggiunge il luogo, che grandi alberi, arbusti, ortaglie fuoriescano dalle sue membra disfatte, cercando di costringerlo e e serrarlo in una stretta mortale, ma egli con la possente spada e le armi prodotte da Ilmarinen, se ne sbarazza, recidendole alla base e poi “affonda lo spiedo di ferro nella bocca di Antero Vipunen, nele gengive ghignanti, dentro le mascelle scricchiolanti “ il tormento fa parlare il gigante che cerca di ingoiare ed assimilare chi fa violenza al suo sonno, ma Vainamoinen non desiste ed ha la meglio e così, ottenuta da lui la desiderata risposta, ritorna a completare ed a varare l’imbarcazione.

Runo XVIII
La barca serve a Vainamoinen per recarsi più velocemente a Pohiola ; gli è tornato il desio di avere in sposa la giovane figlia della vecchia Lohui, ma anche Ilmarinen, che a suo tempo se ne era invaghito, non intende rinunciare a farla sua. C’è rivalità tra i due ma poiché a scegliere deve essere la donna, la vicenda si conclude in breve tempo. La giovane rifiuta sdegnata il vecchio Vainamoinen e sceglie bensì Ilmarinen, il fabbro che aveva costruito il Sampo.

Runo XIX
E’ tempo di bere e di danzare. La Festa dei Finni prevede banchetti, fiumi di birra, balli a volontà. Ma Ilmarinen è preoccupato, per potersi sposare dovrà superare tre prove.. “ animalesche”, cioè bestiali : arare il “ Campo delle Vipere”, catturare l’ Orso Infernale” e il “Lupo di Mana”, infine pescare il “Grande Luccio” che nuota nelle acque nere ed impetuose del Tuonela. Potrà farcela? No.

Runo XX
E’ il canto della Festa e della Birra. La partecipazione di popolo è grande e per l’ occasione viene macellato il gigantesco Toro di Suomi (patria originaria del piu’ antico popolo dei Finni, guidata forse da un mitico condottiero che cavalcava questo animale domesticato). Ed oltre alla birra c’è l’ idromele.. Si intonano canzoni dedicate ai piaceri delle bevande, ci si sfida in vari giochi di destrezza ed abilità, i vecchi ricordano la leggenda di Osmotar, sublime e leggiadra fanciulla che custodiva la ricetta segreta della fabbricazione della birra. Il popolo di Pohiola e le gente di Kaleva sono quindi riunite e festeggiano brindando e ricordando le gesta degli eroi leggendari.

La seconda parte del Poema inizia quindi con i runi dedicati ad illustrare le usanze nuziali, il “Canto per accogliere il genero” (Runo XXI), il “Canto per la consegna della Sposa” ed il dialogo tra la vecchia Louhi ed il fabbro Ilmarinen, mentre una vecchia serva intona il “Canto per far piangere la sposa” ed un fanciullo, più ottimisticamente, intona quello per “consolare” la sposa (runo XXII); infine nel runo XXIII ricompare Osmotar la “ donna prosperosa, la bella vergine Osmotar (chiamata anche figlia di Kaleva) che si assume il compito di istruire la fanciulla…. condursi con prudenza, agire con riflessione, ma così frastornata da voci diverse, la giovane sposa è dibattuta ed esprime una lunga lamentazione prevedendo, con poco ottmismo, la sua vita futura..

Runo XXIV
E’ giunto il tempo di lasciare Pohiola, Ilmarinen fa salire la sposa sulla sua slitta e torna a Kaleva dove lo attende la sua famiglia, la sorella Anikki e il fratello, ma dopo avere istruito la figlia che se ne va, i familiari rivolgono due parole allo sposo per consigliarlo sull’ educazione domestica cui conformare il carattere e le inclinazioni della moglie, anche utilizzando se occorre, “la bacchetta di betulla”. Un vecchio vagabondo, ospite perenne di quella casa aggiunge come non si deve accondiscendere mai (mai!) all’ umore della sposa, perchè -egli parla per esperienza di vita vissuta- quando era giovane, in quel modo stava per rovinarsi, ma dopo aver sfrondato un ramo di betulla …ed averlo agitato davanti agli occhi della moglie, tutto andò per il verso giusto!

Runo XXV
Ilmarinen ritorna a Kaleva.In questo runo possiamo leggere il “ Canto per il ritorno dello sposo e per ricevere la sposa”.E qui egli è accolto con dolci effusioni d’ affetto dalla madre Lokka, che poi rimprovera il fratello minore di Ilmarinen che aveva espresso un pessimo giudizio “estetico” sulla sposa che il fratello maggiore s’ era portato a casa. Alla fine si fa una grande festa, con la voce possente e sensuale di Vainamoinen, che si esibisce cantando bellissime e struggenti melodie. Poi però mentre rincasa ancora cantando sulla slitta, in precario equilibrio va a sbattere contro una roccia.

Runo XXVI
Lemminkainen, che era rimasto offeso per non essere stato invitato a Pohiola, rimugina su quanto gli è accaduto, dagli esempi terrorizzanti evocati dalle facoltà ultrasensoriali della madre, che di malefici e visioni profetiche era esperta, e che lo aveva scongiurato, con le testuali parole.. “..non mettere mai piede nella stanza di Pohiola, nella dimora di Sariola “(Il luogo dove crescono le alghe) e non può non ricordargli come solo grazie all’ aiuto delle sue arti magiche fosse sopravvissuto e riemerso integro dagli abissi del Mana, la Nera Isola della Morte. Ciononostante egli si era messo in cammino, ma prima di poter entrare in Pohiola era stato affrontato da un mostruoso grande rettile, un serpente dai cento occhi e dalle mille lingue, generato dalla grande idra Syoiatar,da cui si difende pronunciando un incantesimo finché questo non si ritira.

Runo XXVII
Le parole dell’ incantesimo allontanano il mostruoso serpente e Lemminkainen può così raggiungere la sua meta ma il matrimonio si è già celebrato ed egli è male accolto dai genitori della sposa, al punto che il “padrone di Pohiola” il marito della vecchia Lohui, si indigna e lo sfida a duello, ma Lemminkainen più giovane agile ed eupnoico, lo uccide, gli recide il capo con la spada e la infila sul palo di uno steccato davanti alla sua casa ; allora Lohui chiama a raccolta i suoi guerrieri e davanti a questo imprevisto pericolo il giovane fugge.

Runo XXVIII
Inseguito dai guerrieri di Pohiola, Lemminkainen, tornato a Kaleva, chiede aiuto alla madre per nascondersi in un luogo sicuro. Ella allora gli spiega come raggiungere un’ isola lontana, pressochè deserta, dove anche suo padre aveva dimorato, anonimo, molti anni prima. 

Runo XXIX
Lemminkainen mette in acqua una picola nave a due alberi e si dirige verso l’ isola di Saari (cfr.: Runo XI). La sua permanenza dura tre anni e qui, però “..incontrò tutte le vergini, fece innamorare tutte le vedove.” Ma suscita in tal modo, le giustificate ire degli uomini, la sua barca gli viene bruciata, ed egli deve costruirsene una nuova per potersene andare, forse intuisce che laggiù dove abita è successo qualcosa di spiacevole.Quando, dopo un lungo viaggio, ritorna a casa, fa fatica a riambientarsi, il paesaggio di Kaleva gli è irriconoscibile : i guerrieri di Pohiola hanno devastato ed ucciso, ma sua madre è ancora viva, ed abita in un povero tugurio, un’ abitazione di fortuna tra un anfratto alla base dei monti.Così Lemminkainen giura vendetta, consola la madre e riparte.

Runo XXX
E’ narrata la ingloriosa conclusione della spedizione di vendetta contro Pohiola.Lemminkainen convince Tiera, il suo fidato amico, a seguirlo sul sentiero della vendetta, ma tutto si risolverà in un fallimento.Pakkanen, il dio del ghiaccio e del freddo annichilisce il loro tentativo serrando la nave su cui sono imbarcati in una mortifera e gelata stretta delle acque. Proseguire è impossible.

Runo XXXI
Nella terza parte del Poema entrano in scena altri protagonisti.Kalervo ed Untamo sono fratelli, ma separati dalla nascita, quando si ritrovano, faticano a riconoscersi e così per futili motivi si accapigliano e coinvolgono nel loro antagonismo le tribù di cui sono a capo. La contesa termina con la sconfitta di Kalervo.La moglie partorisce il suo erede in prigionia e gli dà il nome di Kullervo, destinato a diventare un bambino prodigioso, le cui doti soprannaturali però impensieriscono Untamo, ed anche pericoloso, poiché la sua forza bruta è tale da fargli smembrare un neonato in culla.Allontanato dalla comunità egli diventa prima boscaiolo, poi manovale, contadino, trebbiatore, ma tutto quanto realizza è distruttivo o innaturalmente sbagliato. Per cui rassegnato,ma con dolore Untamo lo porta in Carelia, ”perchè maneggi il pesante martello”, e qui lo vende al fabbro Ilmarinen.

Runo XXXII
La dea dell’ Estate veglia sugli armenti e quando la moglie di Ilmarinen manda Kullervo,che ella detesta, come mandriano a pascere le sue mucche – da lei paganamente “battezzate” coi nomi di Hermikki, Turokki, Mairikki, Omena- si rivolge pregando le Divinità dei Boschi di proteggerle da tutti i pericoli, non fidandosi delle capacità e delle intenzioni di quel giovane indolente e svagato ; inoltre, decide di preparagli uno scherzo, non amichevole ma molto disdicevole.

Runo XXXIII
Kullervo non sa che la pagnotta, ricevuta dalla moglie di Ilmarinen che gli viene data per colazione ha all’ interno non solo una soffice mollica ma un fastidioso sassetto, così quando egli estrae il coltello per tagliarsi una fetta, la lama si spezza e con essa viene meno il solo ricordo che il giovane aveva del padre. La sua collera medita una feroce vendetta contro la “perfida puttana”. Così porta le mucche ad annegarsi negli acquitrini e fa assumere ad alcune bestie feroci il loro sembiante. Al suo rientro quindi,quando la donna si reca a mungerle ignara di avere a che fare con animali selvaggi e feroci,viene aggredita e sbranata.Per sei anni la donna era stata la moglie fedele e devota del fabbro Ilmarinen.

Runo XXXIV
Fuggendo da Ilmarinen Kullervo dalla chioma d’ oro,la cui forza prodigiosa non è mai stata mitigata dall’ intelligenza, si trova ad errare per la foresta, ma non è impensierito nè pentito e vuole tornare da Untamo.
Ilmarinen quando torna a casa dal lavoro trova la moglie morta, piange tutta la notte mentre Kullervo casualmente ritrova la sua famiglia e chiede alla madre come stia e dove sia la sua sorella.La madre gli dice che la sorella è morta.

Runo XXXV
Kullervo abita e lavora nella casa dei genitori e cerca di rendersi utile nel lavoro domestico e per disbrigare piccole faccenduole, ma ecco che un giorno intravvede una bella ragazza, la circuisce la seduce la violenta. Troppo tardi viene a sapere di avere abusato della propria sorella, che per la vergogna, subito dopo si era suicidata gettandosi nelle gelide acque di un fiume. L’ infame tardivamente versava qualche lacrima e fingeva di meditare il suicidio dopo un colloquio con la madre : “ Non andrò meschino a cercare un nascondiglio, non prenderò, malvagio, la fuga : andrò verso le fauci della morte, mi spingerò fino alla soglia di Kalma, nei grandi campi di battaglia, tra le aspre guerre degli uomini.Untamo vive, il vile non è ancora annientato ; le offese ricevute da mio padre non sono vendicate, non sono pagate le lacrime di mia madre, per non dire di altri crimini, dei maltrattamenti che ho subito” 

Runo XXXVI
Si scatena la lotta all’ ultimo sangue tra Kullervo e Untamo. Il primo brucia la casa di Untamo e dà il via ad una contesa che coinvolge i clan che simpatizzano per i due avversari, ma la morte che non guarda in faccia nessuno, si abbatte sui familiari di Kullervo : gli muoiono il padre, il fratello, la sorella e infine la madre. Ma nemmeno il dolore lo ferma ed egli invoca il dio Ukko per avere una grande, micidiale indistruttibile spada. Ma la madre da sottoterra gli fa pervenire un messaggio e gli fa sapere che la sua anima lo segue e lo proteggerà, nel frattempo le voci di quanto è accaduto sono giunte ovunque, anche a Vainamoinen che esprime un severo giudizio. In solitudine Kullervo infine, dopo molti ripensamenti decide di togliersi la vita e si uccide gettandosi sulla sua spada.

Runo XXXVII
La “ sposa artificiale” prende vita nella atrezzatissima fucina del fabbro Ilmarinen che lavora il ferro, l’ argento e l’ oro per costruire creature meccaniche, ma anch’ egli è ormai invecchiato, non ha più una sposa o qualche donna che lo accudisca,è demotivato e si lamenta perché gli schiavi soffiano male e si muovono senza forza, mentre i salariati sono fiacchi ed indolenti, prova perciò a dormire accanto all’ automa che ha forgiato, ma lo trova deprimente così decide di recarsi a Vainola, dove risiede Vainamoinen per fargliene regalo.

Runo XXXVIII Il regalo però non è particolarmente apprezzato da Vainamoinen che rimprovera Ilmarinen per il gesto, e che lo consiglia di trovare una ragazza in carne ed ossa, così questi decide di tornare a Pohiola per chiedere in moglie la seconda figlia di Louhi, Qui giunto però sia la madre sia la figlia respingono le sue avances, in modo anche sbrigativo e strafottente, rendendo il fabbro furioso al punto di reagire con violenza al loro diniego. Egli rapisce la figlia, che comunque gli si negherà in tutti i modi. Così egli la libera ma per liberarsene deve utilizzare un incantesimo che la trasforma in gabbiano, poi torna a Kaleva e confida a Vainamoinen la sua disavventura. 

Runo XXXIX La narrazione è quindi ad una svolta.Nella terra di Kaleva uno strano fato mette assieme Ilmarinen, Vainamoinen, Lemminkainen. Il motivo che li unisce è andare a Pohiola per ripredere la fucina magica che ora produceva ricchezza per gli odiati Lapponi.

Runo XL “Venga ognuno ad ascoltare /quel che prima non ha udito/la letizia delle rune /e dell’ arpa il chiaro suono..”ecco i versi che Vainamoinen improvvisa dopo aver fiocinato un luccio gigantesco che gli aveva aggrediti mentre su una grande barca che i tre avevano costruito, risalivano un fiume dalle acque intorbidate ed oscure.Con la mascella del mostro l’ anziano runoia forgia il kantele, l’ arpa magica dei Finni,che solo egli saprà suonare. 

Runo XLI Il magico suono del kantele attira e seduce Tapio, il dio del Bosco, nonchè tutti gli animali ed i genii di quei luoghi, come Luonnotar, la figlia dell’ aria, ed Ahto, il dio del Mare “vecchio con la barba di alghe” nonché le sorelle/sacerdotesse di Sotkottar, dea dell’ acqua cheta e protettrice delle anatre, delle oche ed altri uccelli acquatici. Si pettinano i capelli in riva all’acqua usando spazzole d’argento e pettini dorati ; le giovani improvvisano poesie e cantano trasmettendo il senso di una commozione che si concretizza nella gioia e nelle lacrime di chi ascolta.

Runo XLII Giunti a Pohiola con la grande nave i tre eroi e la loro scorta “..issarono il battello dalla prora incatramata sui rulli rinforzati d’ acciaio, sui cilindri di rame” per poi presentarsi, dopo un breve cammino, al cospetto di Louhi, cui intimano di cedere loro il Sampo, l’ oggetto magico e misterioso dalle diverse qualità, potenzialità, risorse che è in grado di rendere forte e potente chi ne diventasse proprietario. Al rifiuto della vecchia megera, Vainamoinen entra in azione, fa scendere una coltre soporifera su tutta la terra dei Lapponi e così impadronitosi della “magica fucina” cerca di defilarsi, ma l’ effetto soporifero è di breve durata ed i guerrieri di Pohiola li braccano dappresso. Lohui inoltre evoca mostruose divinità come Uutar, la vergine delle nebbie per rallentare la loro fuga. Ed in una zuffa il kantele, la cetra d’ osso di luccio, finisce nelle acque e scompare. 

Runo XLIII
Infine la tragedia si compie, perché,pur vittoriosi, gli uomini di Kaleva perdono il Sampo, che scompare inabissandosi tra le onde e sfaldandosi in cento pezzi venendo a contatto con l’ acqua marina ; solo il coperchio si salva e viene recuperato da Lohui che maledice e minaccia i finni di ogni sciagura. Vainamoinen invece che non si dà per vinto raccoglie i frammenti di legno che le onde hanno depositato sulla spiaggia e con perizia li riassembla confidando nella loro trasmutazione e percio’ invoca Dio (“Incantesimo per invocare la protezione di Dio”).

Runo XLIV
Vainamoinen che non si è rassegnato alla perdita del kantele, ha saputo ricostruire uno nuovo fatto con il legno di una betulla e tutta la gente di Kaleva accorre a sentire la dolcezza di quei magici accordi, di quelle soavi melodie.

Runo XLV
Ma le ostilità tra Pohiola e Kalevala (tra la Lapponia e la Carelia) continuano. Le terre dei finni sono colpite da ogni sorta di morbo e flagello che Lohui ha scagliato il popolo di Kaleva. Il veicolo d’ infezione è dato da Loviatar, la vecchia e cieca figlia di Tuoni e propagatrice di pestilenze “ la più spregevole della maledetta stirpe di Mana”. Vainamoinen però sa come risponderle, utilizzando la magia e la medicina, ed usa a tale scopo incantesimi ed unguenti e così lenisce le sofferenze del suo popolo. 

Runo XLVI
Vainamoinen neutralizza inoltre Otso, l’Orso Largafronte, inviato dalla vecchia di Pohola per far strage nei villaggi finnici, anche in tale circostanza utilizza prima un incantesimo, poi una lancia molto speciale, diversa da tutte le altre, uno spiedo a tre punte con il manico di rame, che era stato forgiato da Ilmarinen. E quando la feroce belva viene finalmente uccisa si canta e si danza intorno al fuoco.

Runo XLVII
E’ il Canto delle Origini del Fuoco. Lohui non si dà per vinta e sottrae ai figli di Kalevala la luna, il sole, il fuoco. Ukko, il signore dei cieli e prima divinità del fuoco, si adira e rimedia al misfatto con una potente magia. Ma una lunga oscurità nel frattempo era scesa su Kalevala, e Vainamoinen e Ilmarinen vorrebbero porvi rimedio, e per scacciare le tenebre recuperano una fiammella del cielo.Ma questa cambia di traiettoria e cade nelle acque del lago di Alu spegnendosi e poi diventando preda delle fauci di un enorme luccio.

Runo XLVIII
Gli uomini di Kalevala infine riescono a recuperare il fuoco, avendo finalmente messo in trappola il luccio che aveva ingoiato la scintilla ma poiché il fuoco vive di vita propria e non è facile da gestire, i due eroi restano ustionati e quel piccolo fuoco, fattosi incendio, divampa su tutta la Carelia…

Runo XLIX
Il canto della “liberazione del Sole e della Luna” spiega come il sole non basti ad illuminare le giornate degli uomini e delle donne e come una loro “creazione artificiale” non sia possibile; anche le pur notevoli facoltà magiche di Ilmarinen nulla possono contro la Natura e la Volontà degli dei, ammesso che esistano… alla fine anche Lohui, sedicente padrona di Pohiola desiste, ed impaurita dalle stesse stregonerie di cui aveva disseminato il paese, restituisce la ibertà al Sole ed alla Luna che così possono tornare a splendere, illuminare, riscaldare il cammino del popolo degli Uomini…

Runo L
Il canto dell’Ultima Genesi” narra infine di Marjatta, la Vergine Madre che i Finni avrebbero accolto nella loro devozione in tempi storici ormai certi. Ma i più anziani avrebbero sempre ricordato la Vergine Pastora che dopo avere mangiato una bacca, rimase incinta e fu ripudiata dai suoi genitori, che non avevano creduto alle circostanze e modalità della sua gravidanza. E la giovane si era difesa con queste parole: “Non sono affatto una sgualdrina, una puttana degna del fuoco… Metterò al Mondo il Grande Uomo, farò nascere la nobile progenie che dominerà i potenti, un Uomo che vincerà anche Vainamoinen”… pronunziò esattamente queste parole.
Non conosciamo il nome esatto della donna ma sappiamo che ella venne respinta dalla sua famiglia, che le fu rifiutata l‘accoglienza nella locanda del paese ed ella, allontanatasi dalla città trovò rifugio in una grotta, il padre non c’era, faceva freddo ma il piccino che nacque fu scaldato dal fiato di un cavallo e quando gattonando sgattaiolò fuori della sua vista ella lo ritrovò poco distante in un nero pantano.. Al momento del battesimo due persone – due tempi della storia – si fronteggiarono. Vainamoinen che vorrebbe che l’ infante venisse soppresso, Virokannas che vorrebbe battezzarlo in nome della nuova fede, ma che ancora dubita e tituba.
Sarà quindi il bambino a parlare per loro e senza esitare pronuncerà parole di critica, di biasimo e condanna per il paganesimo e l’idolatria. E’ giunto il tempo del Dio Unico e così Virokannas puo’ immergerlo nell’ acqua santa e vedere allontanarsi per sempre il vecchio runoia. Vainamoinen se ne va sconfitto, consapevole che il suo tempo è ormai finito…” ma aveva lasciato indietro il suo kantele, il bello strumento alla sua Finlandia, l’ eterna gioia al suo popolo, i nobili canti ai figli della sua stirpe”

Marino Calcinari

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