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Marino di Tiro, geografo di Roma

di Marino
Calcinari

 

“Nella Fenicia è pur Tiro, un tempo isola, ma al presente non più, essendo stata congiunta alla terra da Alessandro e sugli approcci che vi fece nell’espugnarla vi sono piccole borgate.”

(Pomponio Mela )

 

Non conosciamo nulla della vita di Marino, ma dalle poche citazioni che leggiamo attraverso le informazioni geografiche di Claudio Tolomeo, che continuò il suo lavoro, ipotizziamo che fosse nato intorno al 60 d.C. nella città fenicia di Tiro e morisse intorno al 117, al tempo dell’Imperatore Traiano

Vediamo altresì come Tolomeo avesse intrapreso diverse revisioni dell’opera geografica di Marino, che interrompeva la sua narrazione al’anno 114 d.C., ed intervenisse così ad aggiornare o aggiungere i cambiamenti significativi o i più importanti avvenimenti rilevati nel secolo precedente o in tempi più lontani.

Claudio Tolomeo quindi sentiva di ricevere idealmente il testimone da chi lo aveva preceduto ed esponeva i nuovi criteri di composizione cartografica del Mondo Conosciuto, di Roma ma non solo, e realizzò un elenco vastissimo (circa ottomila voci o menzioni) di città, villaggi, strade, fortezze, ponti, per la prima catalogazione globale dell’Ecumente che la Storia ricordi.

Nella premessa pareva prendere le distanze, partiva da lontano, indietro nel tempo.

Ad esempio egli citò il terremoto di Rodi (226 a.C.) uno dei più violenti della storia antica, che provocò il crollo del Grande Colosso all’ingresso del Porto, una delle sette meraviglie del mondo ; poi descrisse la battaglia di Canne nel 216 a.C. che sarebbe stata ricordata come la piu grande disfatta in campo aperto delle Legioni Romane soppraffatte da Annibale ed ancora l’incendio di Roma del 64. d.C.

Ma quello che importava a Marino non erano le imprese beliche ma, appunto le conoscenze geografiche ed astronomiche, da quelle note e consolidate a quelle di autori “minori” o dimenticati: le “Storie” di Erodoto, i testi di Agatarchide di Cnido, di Autolico di Pitane (autore del De vario ortu et occasu astrorum inerrantium”- geografia astronomica) e poi i volumi di Damaste di Sigeo che seppur nato nel V sec. A.C aveva acquisito fama ed i suoi testi – “Sui fatti della Grecia”, “Sugli antenati di quelli che combatterono ad Ilio, e soprattutto “Il Catalogo di popoli e di città” erano ancora consultati a quel tempo; e poi Ipparco di Nicea, noto principalmente per la scoperta della precessione degli equinozi, Diodoro Siculo che scrisse una storia universale dalle origini del mondo alle campagne di Cesare in Gallia e in Britannia, composta da 40 libri, i libri di Posidonio di Apamea studioso greco- siriaco, che calcolò la lunghezza della circonferenza della Terra, la grandezza della Luna, la sua distanza dalla Terra e la grandezza e la distanza del Sole, ed ancora Strabone di Amasea che aveva redatto il trattato geografico più ampio dell’antichità, riprendendo talvolta testi di diversi secoli più antichi del suo ma aggiornando e correggendo in itinere i cambiamenti intervenuti ; Marino infine compulsò gli

“Astronomica” di Marco Manilio che aveva descritto il mondo delle stelle, dei pianeti ed

i fenomeni celesti.

Citiamo un passo del Libro I° dell’Astronomica: “Vivono intorno alla Terra varie stirpi di uomini e di animali, e gli uccelli del Cielo. Una parte si innalza fino alle Orse, e l’altra parte abitabile si stende nelle regioni australi: sta sotto ai nostri piedi, ma a loro sembra star sopra poiché il suolo dissimula la sua curvatura. E la superficie del globo a un tempo si innalza e si abbassa. Quando il sole al tramonto da noi quarda questa regione, là il nuovo giorno risveglia le città addormentate, e con la luce riporta a quelle terre attività e fatiche ; noi siamo immersi nella notte e abbandoniamo al sonno le membra ; gli uni e gli altri il mare divide e congiunge con le sue onde. Sotto le costellazioni australi giace un’altra parte di mondo, irraggiungibile a noi.E ignote stirpi di uomini e reami mai attraversati che ricevono la luce dal nostro medesimo sole.

E ombre opposte alle nostre con astri che a sinistra tramontano e sorgono a destra, in un cielo a rovescio del nostro. ”

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Si può asserire con certezza che Marino fosse nato a Tiro, la città più grande della Fenicia come avrebbe scritto Pomponio Mela (“ Chorographia” L.I°, cap. 12), nella prima metà del I° sec.d.C. e che quella città emporio fosse anche la prima piazza per il traffico ed il commercio del’Oriente, uan babele multilinguistica dove le case avevano cinque o sei piani e dove in ogni strada c’era una fattoria (“villa rustica”) dedita ad ogni tipo di attività e dove si incontravano mercanti, affaristi, avventurieri, ma dove il ceto dominante era quello dei ricchi fabbricanti e dei mercanti -commercianti che gestivano e controllavano ogni attività legata al denaro e dove però, anche, ci si poteva imbattere in chi ritornava da un lungo viaggio nelle Terre Indiane o da Taprobane, l’isola degli Antictoni, che informava delle novità, più o meno banali, o meravigliose, con cui aveva convissuto.

La città di Tiro aveva una lunga storia, era stata fondata intorno al 2750 a.C., posta tra Sidone e Cesarea, contava a quel tempo decine di migliaia di abitanti con un largo insediamento umano nelle città limitrofe della Samaria e della Galilea.

Ed era diventata col tempo un centro commerciale con un grande porto, con una ricca classe mercantile, con molta manodopera imponendosi come grande potenza marittima e commerciale, punto di riferimento alle cui spalle si aprivano le piste carovaniere per la Mesopotamia e la Persia.

Poi con la venuta di Roma il suo ruolo venne ridimensionato, ma la città non perse il suo carattere vivace, mercantile, affaristico, industriale.

Marino pare quindi essere vissuto ed avesse operato inizialmente, tra gli anni 60-80 in quella città; e che poi si fosse recato a Roma dopo una breve sosta nella Biblioteca di Alessandria.

Marino compose una importante opera geografica che conteneva e descriveva tutte le terre conosciute, con molte novità, integrazioni e correzioni, che i geografi prima di lui non avevano considerato. E’ possibile che avesse avuto modo di “documentarsi”, oltre che a Roma o ad Alessandria, anche in altre biblioteche di città allora famose: Aquileia, Atene, Bisanzio, Nicomedia, Efeso compulsando testi, diari, documenti di geografi o viaggiatori famosi delle generazioni precedenti : i Periegeti ad esempio tra cui spiccavano i nomi di Scilace di Carianda vissuto tra il VI e il V secolo a.C. e di Ecateo di Mileto.

Che precedettero Erodoto. Questi, furono tra i primi esploratori a tentare di mappare il mondo allora conosciuto, navigando dall’Indo al Mar Rosso al servizio del re persiano Dario I. Ma nessuna traccia o reperto allora erano rimasti, forse qualche compendio.

E’vero che si è conservato un testo noto come diario di viaggio ma è attribuito ad uno Pseudo Scilace.

Questo “Periplo” cui Marino si dedicò doveva presentarsi come un moderno baedeker, che teneva assieme geografia e riferimenti mitici ma anche dati astronomici e memorialistica per chi avesse voluto imprendere un viaggio verso terre lontane, il Mar Nero, l’Oceano Indiano, le sorgente del fiume Istro.il testo, possiamo ipotizzare, mescolava osservazione geografica e immaginazione mitica, forse tracciava un percorso principale che andava dalle Colonne d’Ercole e scendeva lungo le coste dell’Africa, fino ai confini meridionali più remoti. qui la documentazione non mancava. C’era già ed era stata scritta da Annone, ammiraglio cartaginese del continente africano vissuto nel V° sec.A.C. ed esisteva una traduzione in lingua greca (col codice 398 dell’Università di Heidelberg viene ancora oggi conservato quel testo che Marino poi utilizzò. )

Da quel documento veniamo a sapere che le navi fenicie raggiunsero Thymiaterio alla foce del fiume Sebu, nel Marocco settentrionale, passarono accanto al Promontorio Soloente (oggi capo Cantin) quindi risalirono il fiume Lixo nella Mauritania Tingitana sulle cui rive prosperava una numerosa comunità fenicia, raggiunsero l’attuale Senegal, Capo Verde, il Gambia, il Corno d’Espero (oggi estuario del Rio Grande, il Carro degli Dei (il Monte Sagres) il Corno di Noto (forse l’estuario della Sierra Leone).

E poi gli equipaggi videro stagliarsi altissimo un monte che i marinai greci chiamarono Theon Ochema, il “Carro degli Dei”, che però sprigionava fiamme e -secondo Plinio Seniore – era un vulcano, ma situato in Etiopia. E’ possibile che Marino fosse riuscito a recuperare e se sì dove, la documentazione di quel viaggio?

Non potevano infine mancare le osservazioni e le domande su luoghi o vicende che il tempo già allora aveva dimenticato : la Calcide degli Iturei, la Biblioteca dei Maccabei, le Isole Fortunate, il Mitraismo.

Forse Marino puo’ avere inoltre citato, volendo parlare della città che gli aveva dato i natali, attingendo a fonti a noi ignote, ma allora disponibili, la gloria perduta e la rovina di Tartesso che una bibliografia postuma avrebbe recuperato, “riscoprendola” nel diario di Ezechiele, profeta ebreo vissuto verosimilmente intorno al 600 a.C. (L. XXVII, 3-18) : «Orsù, figlio dell’uomo, intona un lamento su Tiro. Dì a Tiro, alla città situata all’approdo del mare, che commercia con i popoli e con le molte isole: Così dice il Signore Dio: Tiro, tu dicevi: Io sono una nave di perfetta bellezza. In mezzo ai mari è il tuo dominio. I tuoi costruttori ti hanno reso bellissima: con cipressi del Senìr hanno costruito tutte le tue fiancate, hanno preso il cedro del Libano per farti l’albero maestro; i tuoi remi li hanno fatti con le querce di Basan; il ponte te lo hanno fatto d’avorio, intarsiato nel bòssolo delle isole di Chittim. Di lino ricamato d’Egitto era la tua vela che ti servisse d’insegna; di giacinto scarlatto delle isole di Elisà era il tuo padiglione. Gli abitanti di Sidòne e d’Arvad erano i tuoi rematori, gli esperti di Semer erano in te, come tuoi piloti. Gli anziani di Biblos e i suoi esperti erano in te per riparare le tue falle. Tutte le navi del mare e i loro marinai erano in te per scambiare merci. Guerrieri di Persia, di Lud e di Put erano nelle tue schiere, appendevano in te lo scudo e l’elmo, ti davano splendore. I figli di Arvad e il loro esercito erano intorno alle tue mura vigilando sui tuoi bastioni, tutti appendevano intorno alle tue mura gli scudi, coronando la tua bellezza. Tarsìs commerciava con te, per le tue ricchezze d’ogni specie, scambiando le tue merci con argento, ferro, stagno e piombo. Anche la Grecia, Tubal e Mesech commerciavano con te e scambiavano le tue merci con schiavi e oggetti di bronzo. Quelli di Togarmà ti fornivano in cambio cavalli da tiro, da corsa e muli. Gli abitanti di Dedan trafficavano con te; il commercio delle molte isole era nelle tue mani: ti davano in pagamento corni d’avorio ed ebano. Aram commerciava con te per la moltitudine dei tuoi prodotti e pagava le tue merci con pietre preziose, porpora, ricami, bisso, coralli e rubini. Con te commerciavano Giuda e il paese d’Israele. Ti davano in cambio grano di Minnìt, profumo, miele, olio e balsamo.Damasco trafficava con te per i tuoi numerosi prodotti, per i tuoi beni di ogni specie scambiando vino di Chelbòn e lana di Zacar. Vedàn e Iavàn da Uzàl ti rifornivano ferro lavorato, cassia e canna aromatica in cambio dei tuoi prodotti. Dedan trafficava con te in coperte di cavalli. L’Arabia e tutti i prìncipi di Kedàr mercanteggiavano con te: trafficavano con te agnelli, montoni e capri. I mercanti di Saba e di Raemà trafficavano con te, scambiando le tue merci con i più squisiti aromi, con ogni sorta di pietre preziose e con oro. Carran, Cannè, Eden, i mercanti di Saba, Assur, Kilmàd commerciavano con te. Scambiavano con te vesti di lusso, mantelli di porpora e di broccato, tappeti tessuti a vari colori, funi ritorte e robuste, sul tuo mercato. Le navi di Tarsìs viaggiavano, portando le tue mercanzie. Così divenisti ricca e gloriosa in mezzo ai mari. In alto mare ti condussero i tuoi rematori, ma il vento d’oriente ti ha travolto in mezzo ai mari.”

Marino aggiornava quotidianamente i suoi appunti? Era in corrispondenza con mercanti, con avventurieri o esploratori che cercavano nuovi tragitto per le merci in Asia o in Africa ?

Nel 90 d.C. un viaggiatore africano, probabilmente un mercante, di nome Giulio Materno, approfittando dei migliori rapporti tra i Romani e i Garamanti in quel periodo si diresse da Leptis Magna attraverso la terra dei Garamanti fino alla terra di Agisimba, dove vivevano rinoceronti di mostruosa grandezza ed altri animali di indescrivibile sembianza come il corocota o il camelopardo. (Quel luogo poteva corrispondere alla Mauritania – oggi repubblica del Ciad (ndr))

Da quella terra egli tornò a Roma con un rinoceronte con due corna che fu esposto nel Colosseo, e (forse) utilizzato nei Giochi.

Marino studiò attentamente anche le opere dei suoi predecessori e i diari dei viaggiatori.

Le sue mappe furono le prime nell’Impero Romano a raffigurare la Cina. Inventò la proiezione equirettangolare ancora oggi utilizzata nella creazione di mappe.

Purtroppo tutta la sua opera è andata perduta ma alcune tracce sono reperibili negli scritti dei geografi cui egli si rifece o paradossalmente che vennero dopo di lui.

Marino aveva realizzato una carta geografica del mondo conosciuto, era vissuto sicuramente sotto Traiano, ma poiché la sua documentazione si arresta alle guerre daciche (106 d.C.) ed ignora quelle partiche che si concludono nel 117 d.C. ipotizziamo che venisse a mancare in questo lasso di tempo. Marino però non fu un innovatore, non menzionò nemmeno le nuove terre che allora l’espansionismo imperialista romano annetteva all’Impero.

E circa due terzi delle quasi ottomila località elencate nel catalogo geografico di Claudio Tolomeo che si trovavano all’interno dell’impero sono desunte dal lavoro di Marino.

Quest’ultimo infine introdusse miglioramenti nella costruzione delle mappe e sviluppò un sistema di carte nautiche. E’ possibile che dai suoi lavori abbia avuto originale quella Mappa dell’Impero che, per secoli scomparsa, sia stata fortunosamente recuperata nel XV secolo e diventata famosa come “Tabula Peutingeriana”?

Questa in origine era una antica mappa stradale romana che fungeva da vero e proprio “navigatore” per le legioni, i messaggeri, i viaggiatori. Indicava la rete viaria dell’Impero Romano, con le città e le stazioni di posta, il tutto disegnato su un lungo rotolo di pergamena.

La Mappa di Tolomeo è invece famosa perché fu il primo documento topografico ad assegnare a ogni luogo una latitudine e una longitudine precise.

Il suo meridiano zero passava attraverso la terra più occidentale conosciuta al suo tempo, le Isole dei Beati, all’incirca nella posizione delle attuali Isole Canarie o di Capo Verde.

Marino utilizzò infine il parallelo di Rodi per le misurazioni della latitudine.

Purtroppo di quest’opera che intendeva descrivere il mondo conosciuto non restano che pochi frammenti.

Marino infine aveva stimato una lunghezza di 180.000 stadi per l’equatore, corrispondente approssimativamente a una circonferenza della Terra di 33.300 chilometri (20.700 miglia), circa il 17% in meno del valore effettivo. Una novità sono in Marino i 15 ὡριαῖα διαστήματα, “zone di spazio” dell’οἰκουμένη comprese fra meridiani tra i quali la levata e il tramonto del sole avvengono a un’ora d’intervallo.

L’opera di Tolomeo, che rinnovò e integrò quella di Marino, fece cadere in dimenticanza il suo predecessore, che non è mai ricordato più tardi, se non dal geografo arabo al-Mas‛ūdī (sec. X). È però degno di menzione il fatto che il reticolato geografico di Marino fu rimesso in onore, alla fine del sec. XV, da Paolo Toscanelli per il disegno di una carta nautica.

Al di là di questo poco si sa della sua vita.

Marino Calcinari

 

 

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