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Conte, Schlein e il Papa sugli aiuti all’Ucraina

di Antonio
Zucaro

Il recente, rischioso contrasto tra Conte e Schlein sulla questione delle armi all’ Ucraina dimostra ancora una volta la necessità di alzare la costruzione di un programma di governo progressista dal livello delle singole questioni al livello delle politiche nelle quali le singole questioni vanno inquadrate.
Attualmente l’Unione Europea considera il sostegno finanziario e militare all’Ucraina nel conflitto in corso non solo come un dovere di solidarietà verso una nazione “sorella” ma come un comportamento obbligato dalla necessità di contrastare militarmente la “minaccia esistenziale” che la Russia rappresenterebbe per l’intera Europa. Il Governo Meloni fa votare periodicamente dal Parlamento l’invio all’Ucraina di pacchetti di armi – tenendo segreto di che armi si tratti – perché condivide questa politica, sia pure coi mal di pancia della Lega. Ed è evidente che questa politica non può essere condivisa dallo schieramento progressista. Va definita, dunque, una politica diversa, nella quale inserire la questione delle armi all’Ucraina.
Per realizzare ciò, arrivando ad una posizione comune da sostenere in Italia e in Europa può essere utile tener conto di alcune indicazioni espresse da Papa Leone nell’ultima Enciclica, la “Magnifica humanitas”. Sulle quali è difficile non convenire, da un punto di vista progressista.
Il capitolo V dell’Enciclica, intitolato “La cultura della potenza e la civiltà dell’amore”, è dedicato alle questioni della politica globale. Alla cultura della potenza, che produce polarizzazioni e violenze, viene contrapposta la civiltà dell’amore – non un’utopia ma un “progetto esigente” – nella quale l’altro non è visto come un diverso che ci minaccia, ma un potenziale “alleato nella ricerca del bene comune”. Solo questo “amore sociale” può creare un ordine internazionale stabile e fondato sulla pace. Da qui il rifiuto della “normalizzazione della guerra” come fenomeno naturale della storia umana, fino a considerare come realmente possibile un conflitto nucleare. Dietro questa concezione viene riconosciuto con chiarezza il ruolo decisivo dell’industria bellica, nella “stretta connessione tra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche”. Conseguentemente, si esplicita la condanna del “falso pragmatismo” e di una irresponsabile realpolitik, fondata sulla logica amico-nemico.

Per contro, richiamando la responsabilità della comunicazione il Papa afferma che occorre “disarmare le parole” passando dall’esaltazione della contrapposizione e della potenza alla cultura del negoziato. Viene rilanciata, perciò, la necessità dell’azione diplomatica, del multilateralismo, della centralità delle Istituzioni internazionali a cominciare dall’ ONU. Per realizzare questi obiettivi l’Enciclica fornisce, poi, una indicazione di metodo in tutto degna della secolare sapienza politica da cui proviene. Evitando da un lato il puro idealismo e dall’altro un realismo degradato, occorre praticare “un realismo autentico che comincia dal vedere con chiarezza interessi, paure, vincoli e rapporti di forza ….. per calcolare cosa sia possibile ottenere e con quali passaggi”.
Trasferendo questa linea di ordine generale nel contesto del conflitto ucraino ne emerge un insieme di posizioni che può costituire un punto di riferimento per la formulazione di un programma politico progressista. Vi è già una convergenza di posizioni tra PD, M5S e AVS ed altre forze su alcuni punti chiave.  Il primo è sull’invasione dell’Ucraina come aperta violazione del diritto internazionale, che non può essere giustificata né dall’espansione della NATO ad Est né dalle persecuzioni delle popolazioni russofone del Donbass e della Crimea. Il secondo è la necessità di fermare quanto prima le azioni militari, per far cessare la strage di militari e civili da entrambe le parti, la distruzione di infrastrutture civili, i costi economici diretti e indiretti in Europa e nel mondo, gli effetti sul riscaldamento globale. Il terzo è il rifiuto della politica di riarmo imposta da Trump e perseguita dall’Unione europea in funzione antirussa.
Collegando e sviluppando questi punti lungo le linee indicate dall’ Enciclica si determina una prospettiva chiara, nella quale è possibile inquadrare razionalmente la questione degli aiuti militari all’ Ucraina, ed anche quella, speculare, delle sanzioni alla Russia.
È chiaro che l’Europa, e al suo interno l’Italia, deve impegnarsi per un negoziato che conduca alla cessazione delle azioni militari e poi a una pace stabile. Al momento, un ruolo di mediazione della UE viene escluso dagli altri attori in campo per la sua posizione di sostegno e di partecipazione allo sforzo bellico dell’Ucraina contro la Russia. E tuttavia la UE discute di un suo coinvolgimento nei negoziati attraverso un suo rappresentante, che risulta problematico da individuare. Dunque, va cambiata la prospettiva.
Applicando alle indicazioni del Papa, “disarmare le parole” significa evitare di demonizzare Putin e la Russia considerando putiniani tutti coloro che rifiutano tale demonizzazione. Comunque, il rifiuto della “normalizzazione della guerra” respinge l’idea dell’inevitabilità di una guerra tra Europa e Russia, e conseguentemente della necessità di una pressione militare e di un riarmo in funzione antirussa.
Perciò l’Europa deve superare la posizione per cui sostiene l’Ucraina e sanziona la Russia con l’obiettivo non di una vittoria militare della prima sulla seconda, evidentemente irrealistico, ma piuttosto di un equilibrio dei rapporti di forza non solo militari che consenta all’ Ucraina di fronteggiare meglio l’avversario, continuando comunque la guerra. Se l’obiettivo è la pace, e non il prevalere dell’Ucraina sulla Russia, un intervento dell’Europa che tenga conto di “interessi, paure, vincoli e rapporti di forza ….. per calcolare cosa sia possibile ottenere e con quali passaggi” può significare impiegare sia gli aiuti che le sanzioni come risorse del negoziato, azioni da mettere sul tavolo come contropartite all’ avanzamento nelle trattative, anche graduando il dare e il togliere, fino all’accordo. Per il quale c’è una soluzione possibile già individuata, nelle linee essenziali, nell’ipotesi prodotta dai negoziati diretti tra russi e ucraini a Istanbul nel 2022, ovvero la cessione delle regioni russofone alla Russia e la collocazione dell’Ucraina in Europa ma fuori dalla NATO. Ipotesi poi naufragata per un intervento occidentale inteso a far continuare la guerra.
Restano da definire le modalità di svolgimento dei negoziati e di partecipazione dell’Europa ai medesimi, tenendo conto dell’imprevedibilità e dell’antieuropeismo di Trump, ma  questo cambiamento di prospettiva, fondato sulle indicazioni dell’Enciclica, può essere la base di una posizione comune delle forze progressiste, in Italia e in Europa.

Antonio Zucaro

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