Nel precedente articolo e ricostruito le posizioni delle diverse formazioni politiche di sinistra presenti in Ucraina per evidenziare come queste si siano andate progressivamente appiattendo sui due schieramenti militari. Per il Partito Comunista e per altri gruppi comunisti minori si è adottato quasi integralmente il punto di vista russo sulle ragioni della guerra, tranne per la polemica antileninista utilizzata da Putin al momento dell’inizio delle operazioni militari. Per la cosiddetta “nuova sinistra” le cui elaborazioni circolano in misura molto maggiore sulla scena internazionale, essendo rilanciate da numerosi siti, si è quasi subito assunta la narrazione europea e dell’amministrazione Biden.
Questa identificazioni con i due campi militari è andata di pari passo con la progressiva marginalizzazione nello scenario politico. Lo stesso Partito Comunista Ucraina che ha goduto per un certo periodo di un consenso elettorale significativo, in parte già perso prima di Maidan 2014, è ormai ridotto ai minimi termini. In questo hanno pesato le varie forme di repressione, ma la stessa esistenza del partito, che in tre anni ha diffuso un solo comunicato di saluto al prossimo congresso del Partito Comunista Vietnamita, è al momento abbastanza fantomatica.
La principale formazione della nuova sinistra, “Movimento Sociale” conta un centinaio di militanti ed è più conosciuta all’estero che in patria. Posizioni critiche e più articolate rispetto a questa bipolarizzazione come quelle espresse di Volodymyr Ishchenko, sociologo che ha dovuto espatriare per il clima sempre più intollerante esistente in Ucraina, restano piuttosto isolate.
La sinistra europea
La guerra ha determinato significative differenze di valutazione politica anche a livello della sinistra europea e internazionale. Come vedremo quasi tutte le correnti politico-ideologiche sono state attraversate da divisioni più o meno profonde.
Lo si è visto innanzitutto nel gruppo parlamentare europeo “The Left” che ha registrato posizioni contrastanti nelle votazioni per i vari documenti votati dall’Europarlamento sull’Ucraina. Queste divisioni sono state l’effetto di differenze ideologiche ma ancora di più dall’effetto dei condizionamenti nazionali. La sinistra scandinava si è in buona misura allineata al discorso dominante sulla guerra, anche se con qualche distanza critica.
Li Andersson, europarlamentare e in precedenza leader dell’Alleanza di Sinistra finlandese, ha dichiarato in un’intervista rilasciata al sito della Fondazione Rosa Luxemburg, ha dichiarato che dal punto di vista del suo partito “è cruciale che la sinistra condanni molto chiaramente la guerra di aggressione della Russia e che la sinistra sostenga l’Ucraina anche con le armi”. L’Alleanza di Sinistra dopo l’inizio della guerra ha accettato l’ingresso della Finlandia nella NATO anche se specificando il rifiuto di armi nucleari e la garanzia che la NATO dia priorità alla difesa anziché impegnarsi in operazioni esterne al territorio della NATO.
Per Andersson la sinistra avrebbe dovuto elaborare una soluzione per il problema della sicurezza ma, non avendolo fatto, non ha sviluppato una opzione che avrebbe consentito di ridurre il ruolo della NATO. Per quanto riguarda le spese militari, secondo l’europarlamentare la Finlandia spendeva già una discreta cifra prima di entrare nella NATO. “Questa è una conseguenza del non essere nella NATO, perché senza un’alleanza militare, si deve essere pronti a spendere di più per avere una difesa credibile”.
Queste posizioni sono condivise soprattutto nella sinistra scandinava e di qualche paese dell’Europa centro-orientale come la Polonia. In questo Razem, uno dei pochi partiti presenti in Parlamento nell’ex Europa socialista, ha rotto i rapporti che aveva instaurato con DIEM25, il movimento di Varoufakis, per le posizioni considerato non sufficientemente pro-ucraine assunte da quest’ultimo.
Senza ripercorrere tutte le differenze esistenti tra i vari partiti della sinistra radicale, che si sono riflesse nei voti all’Europarlamento, con le evoluzioni che si sono registrate nel tempo, si può richiamare una recente dichiarazione di Walter Baier, presidente del Partito della Sinistra Europea.
“Fin dal primo giorno, la Sinistra Europea ha condannato l’aggressione militare russa contro l’Ucraina in quanto violazione del diritto internazionale e negazione della sovranità, riflesso di una strategia imperialista nel perseguire i propri motivi politici. Tuttavia, la Sinistra Europea –ha aggiunto Walter Barier – non si è allineata alle strategie della NATO, degli stati membri dell’UE o della Commissione Europea, i cui obbiettivi sono di mettere fine alla guerra solo attraverso i mezzi militari e di attrarre la Russia in una guerra d’attrito al fine di sconfiggerla militarmente”.
Baier sottolinea che la solidarietà deve andare alle vittime – soldati, civili, rifugiati e obbiettori di coscienza di entrambe le parti – e non con “gli interessi imperialistici che alimentano il conflitto”.
Il Partito della Sinistra Europeo avanza alcuni principi attorno ai quali si dovrebbero delineare le basi per la cessazione della guerra:
– La Federazione Russa deve riconoscere la sovranità dell’Ucraina e il diritto all’autodeterminazione, mettere fine immediatamente alle ostilità, ritirare le sue truppe e fornire garanzie per la sicurezza dell’Ucraina.
– L’Ucraina deve tenere conto degli interessi di sicurezza della Federazione Russa e perciò rinunciare alla sua intenzione di unirsi alla NATO, adottando uno statuto di neutralità militare.
– Il futuro delle aree dell’Ucraina abitata dalla popolazione di lingua russa deve essere risolto in accordo con le norme internazionali ed europee che garantiscono i diritti delle minoranze.
L’attacco russo è stato utilizzato dalla NATO come pretesto per il più esteso programma di riarmamento dal 1945. “La Sinistra Europea si oppone a questo riarmo che verrà realizzata spese del welfare e degli investimenti nella trasformazione ecologica”.
Secondo Walter Baier un accordo di pace in Ucraina deve essere incastonato in un nuovo ordine pacifico in Europa. “La Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa offre un importante lezione. Con la firma dell’Atto finale di Helsinki, i leader del blocco occidentale e orientale non hanno superato i loro antagonismi politici ma hanno riconosciuto che la sicurezza in Europa può essere raggiunta solo attraverso la cooperazione. Ritornare a questa prospettiva fondamentale – un nuovo processo di ‘Helsinki 2.0’ – è al centro della proposta di sicurezza della Sinistra Europea”.
La rete dei Partiti Comunisti
Molti partiti comunisti, soprattutto quelli che appartenevano allo schieramento guidato dall’Unione Sovietica prima del suo crollo, fanno parte della rete Solidnet e si trovano periodicamente in incontri internazionali. Particolarmente attivo nel tentativo di ricostruire una qualche forma di “movimento comunista internazionale” è sempre stato il Partito Comunista Greco che, negli ultimi anni, è entrato in conflitto con altri partiti su rilevanti questioni ideologico, tra le quali il giudizio sulla Cina.
L’incontro avvenuto all’Avana nell’ottobre 2022 è stato segnato da una netta divisione nel giudizio relativo alla guerra in Ucraina che resta tuttora vivo. I due partiti russi presenti il Partito Comunista della Federazione Russa e il Partito Comunista Operaio Russo hanno giustificato l’intervento militare in Ucraina. Il Partito Comunista Greco ha accusato il PCFR di sostenere Putin e Russia Unita. Accusa alla quale il PCFR ha risposto affermando che in realtà sono stati Putin e Russia Unita “per effetto degli imperativi storici hanno dovuto seguire la via che il PCFR ha continuamente sostenuto per tre decenni”.
La differenza di opinioni ha portato alla presentazione di due diverse dichiarazioni in merito alla guerra in Ucraina.
Quella promossa dal KKE conferma il “fermo impegno per la lotta del proletariato su scala mondiale, nonché il nostro sostegno ai molti anni di eroica lotta antifascista dei proletari del Donbass e alla resistenza dei lavoratori di Ucraina e Russia alla politica militarista dell’imperialismo”.
La risoluzione condanna “tutte le azioni criminali dei rappresentanti del capitale mondiale: gli Stati Uniti, le alleanze e i blocchi imperialisti, la Federazione Russa e i circoli dominanti dell’Ucraina stessa, che hanno utilizzato l’ultimo mezzo per risolvere le loro contraddizioni nell’era dell’imperialismo – la guerra – sul territorio dell’Ucraina. Al momento, queste contraddizioni hanno raggiunto una profondità tale che sembra impossibile prevedere quanto durerà questa guerra”.
Vengono sostenuti “i sentimenti e le azioni antimilitariste all’interno dell’Ucraina e della Federazione Russa, in quanto lotta della classe sfruttata contro la classe sfruttatrice. Non solo la logica dell’analisi marxista, ma anche gli otto mesi di guerra in corso dimostrano la falsità degli obiettivi dichiarati dal governo russo, poiché la loro attuazione porta ovviamente a risultati opposti: disastro umanitario, migliaia di morti civili, militarizzazione dell’Ucraina con conseguente distruzione delle sue imprese industriali e delle sue città, aumento del sentimento anti-russo e del numero di militanti fascisti. Pertanto, come in passato nella storia, le élite al potere di entrambi i Paesi stanno manipolando gli slogan di una “guerra giusta” per i propri interessi politici, per il proprio tornaconto economico e per la mobilitazione dei popoli ingannati, al fine di raggiungere obiettivi a loro estranei.
Inoltre declinano “fermamente qualsiasi coinvolgimento della politica del governo russo nel movimento antifascista o, a maggior ragione, nel sentimento “filo-sovietico”. La Federazione Russa, essendo uno stato borghese, è solo nominalmente, nel quadro del diritto borghese, l’erede dell’URSS, mentre non ha nulla in comune con l’URSS né nella sua base né nella sua sovrastruttura. (…) I rappresentanti dei circoli borghesi al potere nella Federazione Russa hanno preso il potere nelle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, i comandanti del campo rosso – i candidati del popolo – sono stati eliminati e le attività politiche delle organizzazioni comuniste sono state vietate. Tutti gli obiettivi dichiarati da Putin e dalle autorità ufficiali della Federazione Russa riguardo all'”operazione militare speciale” sono falliti. Questa “operazione speciale” non è solo falsa, ma anche criminale, come confermato dalla catastrofe umanitaria che ha colpito la popolazione civile dell’Ucraina”.
D’altra parte i comunisti greci e i partiti firmatari “condannano fermamente la militarizzazione dell’Ucraina, la promozione di un’ideologia nazionalista estremamente reazionaria, l’incitamento all’odio interetnico e la creazione di gruppi militanti nazionalisti. L’evacuazione dei civili dalla zona di guerra è essenzialmente effettuata dal popolo stesso. I diritti dei lavoratori e la libertà di parola sono stati significativamente limitati; la persecuzione e la repressione degli oppositori politici non sono cessate”.
La conclusione è un appello “per trasformare la guerra imperialista tra i popoli in una guerra civile tra le classi”. Anche se questo punto nella versione spagnola viene così declinato: “Chiediamo negoziati di pace immediati; la cessazione di tutte le ostilità; la cessazione delle forniture militari e di miliardi di dollari di iniezioni finanziarie da parte degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e di altri “alleati” dell’Ucraina, che stanno conducendo una guerra per procura sul suo territorio; un’indagine sui crimini di guerra di tutti i partecipanti al conflitto; l’organizzazione di referendum sull’autodeterminazione su richiesta di coloro che vivono in questi territori; la fine del sostegno al terrorismo, al militarismo e al fascismo nella Federazione Russa e in Ucraina; e aiuti finanziari non rimborsabili per il ripristino delle infrastrutture di città e villaggi sia nel Donbass che in Ucraina; lo sradicamento del nazionalismo, dello sciovinismo, del nazismo e del fascismo nella politica statale e nell’ideologia di tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica. Insistiamo sulla formazione di un movimento di solidarietà internazionale unito dalla comunione con l’obiettivo di evitare che questo scenario si ripeta nel territorio di tutto il mondo”. Un passaggio che modifica sensibilmente il profilo dello stesso documento.
La polemica contro altri partiti comunisti è molto dura in quanto si ritiene che sia “vergognoso e criminale” seguire i governi dei paesi borghesi e lavorare per gli interessi della propria borghesia nazionale, sostenendo l’uno o l’altro blocco di paesi borghesi”.
Il documento è sottoscritto da: PADS, Algeria, Partito del Lavoro d’Austria, Partito Comunista del Belgio, Partito Comunista in Danimarca, Partito Comunista di Danimarca (successivamente questi due partiti si sono unificati), Partito Comunista di El Salvador, Partito Comunista di Grecia, Partito dei Lavoratori d’Irlanda, Movimento socialista del Kazakistan, Partito Comunista di Malta, Partito Comunista del Messico, Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi, Partito Comunista del Pakistan, Partito Comunista Palestinese, Partito Popolare Palestinese, Partito Comunista Paraguaiano, Partito Comunista delle Filippine [PKP 1930], Partito Comunista Sudafricano, Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna, Partito Comunista dello Swaziland, Partito Comunista di Svezia, Partito Comunista Svizzero, Partito Comunista di Turchia, Unione dei comunisti dell’Ucraina. A questi si sono aggiunti alcuni gruppi che non fanno parte della rete Solidnet: Partito Comunista Rivoluzionario di Francia, Partito Rivoluzionario COMUNISTI (Francia), Partito Marxista-Leninista di Germania – MLPD, Fronte Comunista (Italia).
L’altra dichiarazione pone l’accento sui pericoli determinati dall’aggressività dell’imperialismo per inquadrare la vicenda ucraina. “In realtà la guerra, come lotta armata di classi, nazioni o stati, è stata combattuta dal 2014, quando i nazisti di Kiev lanciarono un’operazione punitiva contro la popolazione del Donbass. Le persone venivano uccise perché volevano parlare la loro lingua madre, il russo, perché si rifiutavano di riconoscere i collaboratori del nazismo di Hitler come eroi, perché distruggevano i monumenti sovietici e recidevano i legami con la Russia.
Oggi più di cinquanta paesi predatori, organizzati e diretti dalla NATO guidata dagli Stati Uniti, stanno utilizzando i seguaci ucraini dei banderisti, alleati di Hitler, per perseguire una politica di espansione fascista nei confronti della Russia. Le risorse politiche, finanziarie, economiche e militari combinate del capitale mondiale, comprese le risorse umane dei mercenari, sono state impegnate nella repressione e nello smembramento della Russia. L’obiettivo è tipico del grande capitale: eliminare la concorrenza e ridistribuire le sfere di influenza. Soprattutto in Europa. L’obiettivo è stabilire l’egemonia mondiale degli Stati Uniti nel XXI secolo con l’uso attivo e palese del fascismo.
I Partiti Comunisti e Operai sostengono la giusta lotta antifascista dei lavoratori del Donbass, sostenuti dalle Forze Armate russe. Ci schieriamo contro l’imperialismo statunitense che utilizza metodi fascisti nella sua politica estera e, con la partecipazione diretta della NATO, sta di fatto conducendo una guerra volta a sconfiggere la Russia per mano del regime fantoccio borghese-nazionalista ucraino.
Questa dichiarazione è stata sottoscritta da 23 partiti della rete: Partito Comunista dell’Azerbaigian, Partito Comunista del Brasile, Nuovo Partito Comunista della Gran Bretagna, Partito Socialista dei Lavoratori della Croazia, Partito Comunista Unificato della Georgia, Partito comunista tedesco, Partito Comunista (Italia), Partito dei lavoratori ungherese, Partito dei Lavoratori d’Irlanda (per effetto di una scissione esistono due partiti che hanno mantenuto lo stesso nome), Partito Comunista del Kazakistan, Partito Comunista di Malta, Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia, Partito Socialista della Lettonia, Partito Comunista Libanese, Partito Comunista del Pakistan, Partito Popolare Palestinese, Partito Socialista Rumeno, Partito Comunista della Federazione Russa, Partito Comunista dei Lavoratori Russo, Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia, Partito dei Comunisti di Serbia, Partito Comunista Siriano (Unificato), Partito Comunista dell’Ucraina. Pakistani e Partito del Popolo Palestinese hanno sottoscritto entrambe le dichiarazioni. A questi si sono aggiunti una dozzina di gruppi minori prevalentemente dell’area ex-sovietica.
Il movimento trotskista
Le numerose organizzazioni internazionali trotskiste frutto di un complicato processo di frammentazione, riunificazione e poi nuove divisioni, hanno, in termini di influenza reale, un peso molto relativo sullo scenario politico globale, ma influenzano la politica internazionale di alcuni partiti non trotskisti e consentono la circolazione internazionale di posizioni che altrimenti non avrebbero la stessa risonanza grazie al controllo di molti siti in più lingue.
Anche il movimento trotskista è attraversato da profonde divisioni. Non ritenendo utile una ricostruzione dettagliata si possono segnalare un paio di casi. La Lega Internazionale Socialista (LIS), a cui è affiliato il Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando, ha subito la scissione della sua sezione turca, il Partito Socialista del Lavoro (SEP) proprio sulla vicenda ucraina.
Il principale gruppo della LIS è il Movimento Socialista dei Lavoratori (MST), argentino, il quale fin dall’invasione di è posto dalla parte della “resistenza ucraina”. Secondo un osservatore critico, questa posizione lo ha reso praticamente “indistinguibile dall’imperialismo occidentale e dalla NATO: supporto illimitato alla parte ucraina con l’obbiettivo della completa sconfitta della Russia”. Secondo il leader dell’MST e della LIS, Alejandro Bodart, “la guerra in Ucraina è una giusta guerra di liberazione nazionale contro l’imperialismo russo”. Il ruolo dell’imperialismo USA è considerato secondario per la definizione del carattere della guerra.
A questa posizione il gruppo turco ha contrapposto la convinzione che “mentre i rivoluzionari in occidente si oppongono all’invasione (…) essi devono anche denunciare l’espansionismo della NATO e evidenziare le politiche provocatorie che il blocco della NATO ha seguito nel passato e anche oggi come responsabilità della guerra.”
Anche la Quarta Internazionale (Inprecor) nel suo congresso del febbraio 2025 ha visto emergere una differenziazione sull’Ucraina, anche se questa non ha portato ad una scissione. Il documento approvato vede nella guerra la conseguenza “dell’ideologia imperialista espansionista grande russa” del regime di Mosca e accusa parte della sinistra che si oppone alla guerra di “essere pronta a lasciare l’Ucraina alla mercè permanente del regime russo, che sia per campismo anti-USA che per pacifismo”.
La risoluzione alternativa proponeva che la guerra in Ucraina venisse “compresa nel suo contesto geopolitico e storico, sulla base di un’analisi materialistica rigorosa degli eventi che l’hanno provocata, in modo da evitare interpretazioni errate e conclusioni affrettate”.
Il documento di minoranza propone una diversa lettura delle ragioni della guerra e del suo andamento: “per caratterizzare adeguatamente il conflitto in corso, è essenziale comprendere la dialettica tra le due dinamiche (oppressione nazionale e confronto inter-imperialista). Tuttavia, le dinamiche della guerra hanno indubbiamente reso necessario uno spostamento di questo equilibrio, poiché l’iniziale volontà di resistenza della maggioranza della popolazione ucraina dopo l’invasione di Putin è stata progressivamente subordinata agli obiettivi, ai metodi e alla leadership politica e militare delle potenze che sostengono Kiev contro la Russia. Allo stesso tempo, la stagnazione della situazione militare nel contesto di una prolungata guerra di logoramento ha da allora alimentato una crescente disaffezione, alienazione e atteggiamenti sempre più ostili nei confronti della guerra tra segmenti sempre più ampi della popolazione (come dimostrano l’esodo di massa dei coscritti e le altrettanto massicce diserzioni dei soldati ucraini, che non credono nell’illusoria promessa della vittoria).
Sebbene non vi sia dubbio che la Federazione Russa sia l’unica responsabile di un’invasione riprovevole e criminale, come tutte le aggressioni imperialiste, è palesemente falso affermare che non sia stata provocata”.
Conclusione
Chiudiamo con questa seconda rassegna questo sintetico panorama delle diverse e contrastanti letture del conflitto in Ucraina che non definiscono tanto differenze tra grandi correnti politico-ideologiche ma tendono ad attraversarle. Queste divisioni hanno certamente indebolito la capacità della sinistra alternativa di intervenire nella soluzione del conflitto e evidenziano il rischio di una complessiva subalternità all’uno o all’altro campo e di una incapacità di formulare una autonoma soggettività politica.
Franco Ferrari
