articoli

L’offerta imperialista di Rubio non rinsalda lo stato precario delle relazioni trans-atlantiche

di Alessandro
Scassellati

La discussione su un’Europa più forte e indipendente è stato il tema dominante alla 62ª Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in mezzo all’aspro disaccordo con gli Stati Uniti su Ucraina e Groenlandia. La discussione è stata dominata dalla salute dell’alleanza trans-atlantica, da un pilastro europeo più forte all’interno della NATO (il riarmo europeo) e dai colloqui di pace in Ucraina. Marco Rubio propone di costruire insieme un “nuovo secolo occidentale” radicato nell’impero, nel colonialismo estrattivista predatorio e nel suprematismo bianco. L’Europa si trova di fronte a un grande dilemma: continuare con i valori liberal-democratici o abbracciare la difesa della “civiltà occidentale” di Trump? Può perseguire l’autonomia strategica e cercare di trovare un equilibrio tra le grandi potenze, e in questo ambito cercare una dignitosa partnership con gli USA in cui non sia assoggettata a un sistema di “vassallaggio felice”. Oppure può continuare sulla strada attuale, subordinandosi lentamente ma inesorabilmente agli interessi, alle priorità, agli impulsi e alle idee trumpiane di Washington su come restaurare il proprio impero unipolare sotto la bandiera della “civiltà occidentale”, con l’imperativo Make America Great Again (MAGA) che si trasforma in Make Empire Great Again (MEGA).

Nei poco più di 12 mesi trascorsi dal suo ritorno alla Casa Bianca, Trump ha talvolta insultato e indebolito i leader centristi e liberali europei, imposto dazi elevati sulle loro esportazioni e, cosa più scioccante per i suoi alleati della NATO, ha minacciato la sovranità danese sul suo territorio, la Groenlandia, rifiutandosi per un po’ di escludere di prendere l’isola con la forza. I leader europei vedono in Trump un presidente davvero transazionale, che non esita a sfruttare la sicurezza o le relazioni economiche con i suoi alleati più stretti per ottenere ciò che vuole. Il continente europeo è sceso al terzo posto, dopo l’emisfero occidentale e la Cina, nella lista delle priorità dell’amministrazione; i nuovi aiuti statunitensi all’Ucraina si sono ridotti quasi a zero; e l’UE è stata oggetto di continui attacchi per le restrizioni percepite alla libertà di parola e per la regolamentazione del settore digitale. Nel frattempo, il continente sta combattendo contro l’ascesa dei partiti di estrema destra sostenuti dal movimento MAGA (Make America Great Again) in patria1 e contro una Russia ferita ma percepita come pericolosa alle porte (i “sogni imperiali russi” di “arrivare fino a Lisbona”), che Trump insiste nel voler riportare nell’ordine mondiale. In sostanza, l’attuale stato di cose tra USA e UE è simile a una relazione violenta in cui l’abusante incolpa la vittima, oscillando tra violenza e parole dolci.

Se il discorso volutamente provocatorio e duramente critico del vicepresidente statunitense JD Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco dell’anno scorso2, ha segnato il momento in cui è iniziata la rottura trans-atlantica (si veda il nostro articolo qui), la Conferenza dello scorso fine settimana (13-15 febbraio) è stata quella in cui è iniziato il dibattito sui termini dell’accordo di divorzio: l’alleanza trans-atlantica, per come l’abbiamo conosciuta dal 1945 in poi, di fatto non esiste più.

Il Segretario di Stato Marco Rubio, il rappresentante scelto quest’anno a Washington, è un diplomatico (pur essendo da sempre un “falco” neoconservatore della politica estera), quindi ha attenuato il tono trumpiano con riferimenti alla birra tedesca, ai Beatles, a Colombo, a Dante, alla Mayflower e alle radici italiane e spagnole della sua famiglia. Ha descritto una storia culturale confusa e talvolta idealizzata condivisa da Stati Uniti e Europa (Rubio non ha mai nominato l’Unione Europea, l’istituzione che Trump ha ripetutamente accusato  di essere stata creata per “fregare” gli USA), ma il suo discorso, seppure con un tono più conciliante e leggero di quello di Vance, è stato un severo monito: se l’Europa vuole proseguire sul suo percorso di “declino della civiltà”, come lo vede l’amministrazione statunitense3, gli Stati Uniti non sarebbero interessati e avrebbero altri emisferi (a cominciare da quello occidentale e dall’”Indo-Pacifico”) su cui concentrarsi per contrastare l’ascesa della Cina. Rubio ha affermato che gli Stati Uniti sono intenzionati a costruire un nuovo ordine mondiale, aggiungendo: “Sebbene siamo pronti, se necessario, a farlo da soli, preferiamo e speriamo di farlo insieme a voi, i nostri amici qui in Europa”. “Il messaggio è chiaro – scrive Politico – unirsi alla campagna di Trump per rimodellare il mondo a beneficio di Washington, oppure farsi da parte”.

Gli europei devono prendere atto che lo “ieri è finito”, ha detto Rubio, e poi ha spiegato cosa significa ieri. “Migrazioni di massa” che minacciano “la cancellazione della civiltà occidentale e la continuità della cultura cristiana”, commercio free-trade sfrenato, enormi stati sociali, difese deboli, “culto del clima”, l’esternalizzazione della sovranità a istituzioni internazionali, la razionalizzazione di uno status quo in frantumi da parte di persone “incatenate dal senso di colpa e dalla vergogna” (per aver generato colonialismo, nazionalismo, razzismo, fascismo e nazismo). “Vogliamo alleati che siano orgogliosi della loro cultura e del loro retaggio, che capiscano che siamo eredi della stessa grande e nobile civiltà e che, insieme a noi, siano disposti e capaci di difenderla”. Rubio ha usato un tono diplomatico, ma lanciando un messaggio fermo: Washington collaborerà con l’Europa solo se questa cambierà atteggiamento per adattarsi alla leadership statunitense in materia di migrazione di massa, libero scambio e maggiore spesa europea per la difesa4. Ha sostenuto che Stati Uniti ed Europa devono affrontare la “cancellazione della civiltà” a meno che non trovano un modo per abbandonare le politiche “liberal” (progressiste) e controllare i propri confini5.

Come ha notato Foreign Policy, “gran parte d[el] vino [di Rubio] era vecchio [la dottrina MAGA di politica estera6], conservato in una bottiglia nuova, leggermente più fresco”. A differenza di Vance, non ha elogiato i partiti nazionalisti di destra europei (allineati con il movimento statunitense MAGA), ma si è comunque avvolto nella loro ideologia. Le sue successive tappe dopo Monaco sono state Bratislava (da Robert Fico, all’opposizione nell’UE della von der Leyen) e Budapest, dove Viktor Orbán affronterà una battaglia elettorale il 12 aprile per rimanere al potere7.

Il discorso di Vance dell’anno scorso venne accolto da un silenzio attonito, persino da sussulti. La versione più soft di Rubio, ha suscitato un applauso scrosciante, anzi una standing ovation. La risposta dei leader centristi e liberali europei è stata cortese, ancorché permeata di scetticismo: nessuno vuole rompere i legami rimasti con gli Stati Uniti, sempre più imprevedibili, le cui truppe, le cui armi nucleari e le cui capacità militari garantiscono ancora al continente una sicurezza cruciale contro la Russia. L’organizzatore della Conferenza, il diplomatico tedesco Wolfgang Ischinger, si è dichiarato “rassicurato” dall’offerta emotiva ma fortemente condizionata di unirsi a Donald Trump in questo viaggio verso una nuova era imperialista, in cui l’impegno di Washington nel difendere i Paesi europei si scontra però con nuovi limiti. Le parole di Rubio sono state considerate rassicuranti anche dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Se i leader centristi e liberali europei sono stati rassicurati da Rubio, si è trattato, come ha osservato Mark Leonard, direttore dell’European Council on Foreign Relations, di “un classico esempio del bigottismo soft delle basse aspettative”. Un riferimento del Segretario di Stato americano al suo Paese come “figlio dell’Europa” ha fatto sciogliere i vecchi romantici del trans-atlantismo8. Anche Nathalie Tocci ha esortato i leader europei a non cadere nella “trappola che MAGA America ha teso loro”.

Ma non è stata la rassicurazione l’umore dominante in questa Conferenza. Un’ondata di odio si è insinuata nell’animo dei governanti europei nei confronti di Trump, incitata dai numerosi rappresentanti e parlamentari del Partito Democratico USA presenti (tra loro, il governatore della California Gavin Newsom e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez9), e c’è la volontà, se non di affrontarlo, almeno di porre fine alla dipendenza e imparare la lezione dello stallo sulla Groenlandia10.

Si è sentito ripetutamente parlare di un “pilastro” europeo più forte e indipendente nella NATO, e persino di un’iniziativa di Keir Starmer annunciata nel suo discorso in cui ha promesso una maggiore integrazione con l’Unione Europea in materia di difesa. Dopo aver definito l’Europa un “gigante addormentato”, Starmer ha continuato sottolineando che un rapporto di difesa più stretto tra Regno Unito e Unione Europea non implica alcun indebolimento del rapporto tra Regno Unito e Stati Uniti, né della NATO11.

Il discorso di San Valentino di Starmer all’Europa è stato notevole per altri due motivi. Primo, ha dichiarato che l’era della Brexit è finita. “Non siamo la Gran Bretagna degli anni della Brexit”, sostenendo che la minaccia a lungo termine rappresentata dalla Russia e la necessità per l’Europa di assumersi una maggiore responsabilità per la propria difesa richiedono che il Regno Unito si integri più strettamente con gli alleati europei in materia di appalti per la difesa. Secondo, a differenza di Rubio, Starmer ha elogiato la diversità sociale e una Gran Bretagna in cui “persone diverse tra loro possano vivere pacificamente insieme”. Tanto per parlare del rischio di cancellazione della civiltà per Rubio.

Kaja Kallas, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, intervenendo l’ultimo giorno della conferenza, ha criticato “la modaiola denigrazione dell’Europa” da parte degli Stati Uniti, sostenendo che altri Paesi “ci ammirano perché rappresentiamo valori che sono ancora molto apprezzati”. Ha respinto l’idea che l’Europa rischi la “cancellazione della sua civiltà”. “Contrariamente a quanto alcuni potrebbero dire, l’Europa woke e decadente non sta affrontando la cancellazione della sua civiltà. Anzi, la gente vuole ancora unirsi al nostro club, e non solo i connazionali europei. In Canada, mi è stato detto che oltre il 40% dei canadesi è interessato ad aderire all’UE”. Kallas, feroce oppositrice della Russia, si è ripetutamente scontrata con l’amministrazione Trump e ha anche affermato che gli Stati Uniti stanno scoprendo di non poter risolvere la guerra in Ucraina senza il coinvolgimento e il consenso dell’Europa.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che dovrebbe recarsi in Cina ad aprile, ha affermato che l’era dell’egemonia statunitense sta volgendo al termine, e più rapidamente di quanto molti pensano, se gli Stati Uniti credessero di poter agire da soli. “Non crediamo nei dazi e nel protezionismo, ma nel libero scambio. E sosteniamo gli accordi sul clima e l’Organizzazione Mondiale della Sanità perché siamo convinti che possiamo risolvere le sfide globali solo insieme”, ha affermato. “Si è aperta una frattura tra Europa e Stati Uniti”, ha detto Merz nel suo discorso di apertura della Conferenza venerdì. “La guerra culturale del movimento MAGA non è nostra. La libertà di parola finisce per noi quando un discorso va contro la dignità umana e la Costituzione”, ha detto il cancelliere tedesco, suscitando applausi.

Merz ha sottolineato che Berlino si sta già preparando a una minore presenza statunitense in Europa 12 e che la Germania potrebbe talvolta divergere dagli Stati Uniti. “Noi europei stiamo prendendo precauzioni. Così facendo, giungiamo a conclusioni diverse da quelle dell’amministrazione di Washington”, ha affermato. Merz ha sottolineato la minaccia che la Russia rappresenta per l’Europa, avvertendo che “la libertà non può più essere data per scontata”. “Dobbiamo capire che nell’era delle grandi potenze la nostra libertà non è più scontata. È in gioco. Dovremo dimostrare fermezza e determinazione per affermare questa libertà”, ha affermato, riprendendo il ragionamento sviluppato dal primo ministro canadese Mark Carney a Davos sulle “medie potenze” (si veda il nostro articolo qui). Merz ha anche rivelato di aver avuto i primi colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron sulla possibilità di aderire all’ombrello nucleare francese, sottolineando il suo appello all’Europa affinché sviluppi una strategia di sicurezza autonoma e più forte.

La disputa sull’Ucraina e l’apparente clemenza di Trump nei confronti di Vladimir Putin continua a sconvolgere gran parte dell’establishment europeo ed è al centro di ciò che sta allontanando Trump dai leader centristi e liberali del continente. È stata Hillary Clinton a esprimere al meglio la rabbia dei leader europei: “Lo sforzo che Putin e Trump stanno facendo per trarre profitto dalla miseria e dalla morte del popolo ucraino è un errore storico e corrotto all’ennesima potenza… Trump ha tradito l’Occidente. Ha tradito i valori umani”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, oggi considerato uno dei principali contributori alla tecnologia di difesa militare europea, ha affermato che “la guerra rivela forme di male che non ci aspettavamo” e si è chiesto perché, a suo avviso, Trump abbia chiesto all’Ucraina e non alla Russia di fare concessioni. Ha ammesso di aver profondamente risentito dell’errore dell’assenza dell’Europa al tavolo dei negoziati.

Radosław Sikorski, ministro degli Esteri polacco, ha ulteriormente ribadito questo punto. Ha affermato che era naturale che gli Stati Uniti assumessero la guida dei negoziati, dato che fornivano la maggior parte dell’assistenza militare. “Ma ora noi [europei] stiamo pagando per questa guerra. L’anno scorso, la spesa statunitense per la guerra è stata prossima allo zero. Stiamo acquistando le armi da consegnare all’Ucraina. Non c’è alcuna prospettiva di un pacchetto al Congresso. Se stiamo pagando noi, e questo sta compromettendo la nostra sicurezza e non solo quella dell’Ucraina, meritiamo un posto al tavolo delle trattative”.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha rimproverato Mark Rutte, segretario generale della NATO, per aver detto all’Europa di continuare a sognare se pensava di potersi difendere senza gli Stati Uniti. Sul tema della difesa comune, la von der Leyen ha invocato l’attivazione reale dell’articolo 42.7 del Trattato UE, la clausola di mutua assistenza in caso di aggressione. In un contesto in cui l’ombrello NATO appare meno scontato di un tempo, von der Leyen ha sottolineato che la difesa europea non può essere un’opzione facoltativa, ma un obbligo che richiede capacità concrete e non solo impegni sulla carta.

Stati Uniti e Unione Europea concordano fermamente sul fatto che l’Europa dovrebbe assumersi una maggiore responsabilità per la propria difesa convenzionale. Alla Conferenza, Elbridge Colby, vicesegretario alla Guerra, l’architetto del “nuovo secolo americano” e la persona più vicina a un teorico conservatore della politica estera nell’amministrazione Trump, ha dichiarato: “La gente ha capito che il 2025 era l’anno giusto per riformulare e riorientare le proprie strategie, e ora abbiamo un ampio consenso. Basta guardare cosa ha fatto la Germania con un massiccio aumento della spesa [militare]”. Ha trasmesso un classico messaggio della sicurezza nazionale statunitense sugli interessi condivisi, non sui valori, raccomandando che entrambe le parti si concentrino su “questioni pratiche”. Sebbene gli europei si siano impegnati a spendere molto di più per la loro difesa da qui al 2035, Colby sa bene che se la frattura con gli europei dovesse ampliarsi, questo costerebbe a Washinton molto e ridurrebbe le possibilità statunitensi di ripristinare il proprio dominio mondiale13.

Ma ciò di cui Stati Uniti ed Europa hanno appena iniziato a discutere è cosa gli Stati Uniti consentiranno a questa Europa più indipendente di fare. Per il momento, esiste un interregno. Emmanuel Macron, il presidente francese, in un discorso che ha perso un po’ di impatto a causa della sua programmazione tardiva, ha spiegato le conseguenze più ampie del fatto che l’Europa si stia trasformando in protettrice di sé stessa. Nuove responsabilità portano con sé nuovi diritti, alcuni dei quali potrebbero non piacere a Trump. Non solo l’Europa merita un posto al tavolo dei negoziati sull’Ucraina, poiché si tratta di una sfida esistenziale per l’Europa14, ma ha anche il diritto di parlare direttamente con Putin, indipendentemente dagli Stati Uniti, ha affermato Macron. Idealmente, gli Stati Uniti dovrebbero essere distolti dalla convinzione che un accordo equo sia accettabile nel breve termine.

In qualsiasi negoziato su cosa potrebbe sostituire gli accordi falliti sul controllo degli armamenti nucleari con la Russia, l’Europa non può più restare a guardare mentre gli Stati Uniti si ritirano unilateralmente da accordi come il Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF). Macron si è lamentato di aver appreso dai giornali del ritiro degli Stati Uniti dal Trattato INF, come tutti gli alleati.

Macron ha sostenuto che, per essere credibile in un simile negoziato, l’Europa necessita di capacità di attacco in profondità migliori, al pari di quelle della Russia. Le aziende europee della difesa non dovrebbero essere intimidite dagli acquisti di prodotti militari statunitensi. “Saremo credibili solo se saremo in grado di procurarci e produrre ciò di cui abbiamo bisogno, senza vincoli esteri”. Pertanto, l’Europa dovrebbe rafforzare le proprie regole su tecnologia e intelligenza artificiale. Sarebbe “folle” se la libertà di parola significasse affidare “la mente, il cervello, il cuore dei miei figli adolescenti [che Macron non ha] all’algoritmo di grandi players con cui non sono del tutto sicuro di condividere i loro valori”, ha affermato.

In particolare, Macron, Merz e Starmer hanno fatto riferimento alle delicate discussioni che dovranno avviare su come Francia e Regno Unito potrebbero mettere a disposizione dell’Europa i loro deterrenti nucleari, riducendo così la necessità dell’ombrello nucleare statunitense. Sono consapevoli che si tratta di un’impresa estremamente costosa e politicamente rischiosa. Merz ha fatto un breve ma deliberato riferimento ai colloqui iniziali avuti con Macron e, in un articolo per Foreign Affairs, ha affermato di sperare di concordare i primi passi concreti quest’anno. Anche Macron si è mostrato entusiasta, sottolineando la cooperazione con la Gran Bretagna. Se la sovranità europea dovesse mai estendersi a questo punto, metterebbe a disagio gli Stati Uniti. Ma è un segno dei tempi che sia all’ordine del giorno. Il passato sembra essere davvero finito.

È tutto da vedere, però, se l’Unione Europea possa realmente diventare una superpotenza “competitiva”, dotandosi di arsenale nucleare ed eserciti più numerosi e meglio armati. Quello che è certo è che non tutti i Paesi europei si affretteranno ad aumentare la spesa per la difesa come promesso dai loro leader. Le casse della maggior parte dei governi europei sono già al limite e i loro elettori tendono a dare priorità alle preoccupazioni relative al costo della vita rispetto ai bilanci della difesa. È assai probabile che si apra una frattura in tutto il continente. Da un lato, ci sono i Paesi nordici e baltici che sono geograficamente vicini alla Russia, e anche la Germania e i Paesi Bassi, che sono tutti grandi spenditori per la difesa, mentre nell’Europa meridionale, c’è la Spagna, ad esempio, che non si scusa affatto per il suo rifiuto di aumentare i bilanci della difesa ai livelli (5% del PIL) richiesti da Donald Trump. Francia, Italia e Gran Bretagna si sono impegnate verbalmente ad aumentare la spesa per la difesa, ma sono ancora alla ricerca di un “cerotto politico” che le aiuti a spiegare agli elettori i danni che ciò comporterà per il “modello sociale europeo”: tasse più alte per il 99%, meno assistenza sociale, sanitaria e istruzione e più debito pubblico15. Più che per combattere una improbabile guerra con la Russia, il riarmo e la militarizzazione delle società europee ha più a che fare con il timore delle classi dirigenti centriste e liberali del conflitto sociale che potrà scatenarsi presto con la distruzione di milioni di posti di lavoro (grazie alla perdita di competitività dell’industria e all’intelligenza artificiale) e del welfare che caratterizza il “modello sociale europeo”16.

In realtà, in un mondo multipolare, l’Europa (UE) potrebbe essere una “sponda” tra Cina, Stati Uniti, Russia e Sud globale (BRICS) non se diviene una potenza militare, ma solo se smette di pensarsi come una platea e si comporta da attore con una propria autonomia politica strategica (autonomia dagli Stati Uniti), una diversificazione delle relazioni economiche e diplomatiche internazionali improntata alla cooperazione (si veda il nostro articolo qui) e una politica industriale esplicita (gli europei dipendono pericolosamente dalla tecnologia statunitense e hanno perso i treni delle varie rivoluzioni digitali: personal computer, Internet, smartphone, social media, fino all’intelligenza artificiale) che tutela i propri talenti e i nodi di ricerca, con un ambiente dove si possono fondare nuove imprese e farle crescere; facendo affluire i capitali, anzitutto degli investitori istituzionali privati e dei risparmiatori, verso l’innovazione produttiva (invece di farli drenare dai grandi fondi statunitensi di gestione del risparmio verso Wall Street e i US Treasury bonds). Altrimenti, l’Europa resterà economicamente stagnante e geopoliticamente marginale, un campo di gioco degli altri, costretta a rincorrere standard e piattaforme altrui. L’accelerazione tecnologica e la competizione industriale stanno rimodellando i criteri di potenza. Pertanto, la potenza non si misura più solo in base alla capacità di proiettare la forza militare, ma anche in base alla capacità di garantire flussi industriali e catene di approvvigionamento che sostengono il futuro vantaggio tecnologico e militare.

Il punto, è dotarsi degli strumenti operativi per non subire, soprattutto ora che Trump ha chiarito che l’Europa non è seduta al tavolo ma fa parte del menù. L’Europa deve decidere se accettare l’offerta imperialista e suprematista degli Stati Uniti (sotto la bandiera della “civiltà occidentale”) e continuare ad essere l’impotente, subordinata e declinante periferia orientale del mondo atlantico sotto il dominio statunitense o se riesce a darsi un ruolo politico-istituzionale ed economico autonomo nell’ambito di un sistema euroasiatico in ricomposizione e in crescita economica, mantenendo buoni rapporti con la Cina (soprattutto per affrontare insieme la transizione energetica dai combustibili fossili; si veda il nostro articolo qui) e ristabilendo relazioni diplomatiche, politiche e commerciali con la Russia.

Alessandro Scassellati

  1. Nel documento strategico sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti pubblicato a dicembre si diceva che la civiltà europea è a un passo dalla “cancellazione” e che solo i partiti “patriottici” (ovvero quelli di estrema destra) potrebbero impedirla.[]
  2. Il vicepresidente degli Stati Uniti sconvolse Monaco di Baviera insistendo sul fatto che la più grande minaccia per l’Europa fosse la “minaccia interna” dei progressisti, pur appoggiando i nazionalisti di estrema destra, tra cui l’AfD tedesca. Vance accusò i leader centristi e liberali europei di soccombere alla presunta tirannia e censura dei progressisti woke e di aver perso di vista i legami culturali che uniscono le due sponde dell’Atlantico.[]
  3. Rubio ha detto: “Siamo legati gli uni agli altri dai legami più profondi che le nazioni possano condividere, forgiati da secoli di storia condivisa, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, ascendenza e sacrifici che i nostri antenati hanno fatto insieme per la civiltà comune di cui siamo divenuti eredi”. Rubio ha pronunciato un elogio per i cinque secoli di “missionari, pellegrini, soldati, esploratori occidentali, che si sono riversati dalle sue coste per attraversare oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire vasti imperi che si estendevano in tutto il mondo”. Ha lamentato il declino dei “grandi imperi occidentali” sulla scia della Seconda guerra mondiale e di fronte alle “rivoluzioni comuniste senza Dio e alle rivolte anticoloniali che trasformeranno il mondo e drappeggeranno la falce e il martello rossi su vaste aree della mappa negli anni a venire”. Ha chiarito che l’amministrazione Trump prevede un ritorno “all’era del dominio dell’Occidente”. Ha sostenuto che l’amministrazione Trump “non ha alcun interesse a essere custode educata e ordinata del declino controllato dell’Occidente”, aggiungendo: “Non cerchiamo di separarci, ma di rivitalizzare un’antica amicizia e rinnovare la più grande civiltà della storia umana”. In sostanza, Rubio ha cercato di abbracciare gli europei evocando una storia condivisa di suprematismo bianco (su questo tema si veda il mio libro Suprematismo bianco. Alle radici di economia, cultura, ideologia della società occidentale, DeriveApprodi, Roma 2023), fatta di storia e popoli, parenti e religione, tralasciando però un sacco di europei e anche statunitensi non bianchi. La sua difesa della “civiltà occidentale” è stata presentata come un compromesso per l’ombrello difensivo americano, con l’implicita impressione che gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali stanno combattendo per preservare un’Europa più bianca e cristiana, uniti in un abbraccio tra impero e colonizzazione estrattivista (sulla storia dell’impero degli Stati Uniti si veda il nostro articolo qui). Ciò renderebbe molto più difficile per i leader europei interagire con il resto del mondo (Cina, India e Sud globale), per non parlare dei propri cittadini non cristiani. La domanda fondamentale, ha detto Rubio, è: “Cosa stiamo difendendo esattamente, perché gli eserciti non combattono per astrazioni. Gli eserciti combattono per un popolo; gli eserciti combattono per una nazione. Gli eserciti combattono per uno stile di vita. Ed è questo che stiamo difendendo: una grande civiltà che ha tutte le ragioni per essere orgogliosa della sua storia, fiduciosa nel suo futuro e che mira a essere sempre padrona del proprio destino economico e politico”. Rubio ha anche affermato che gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero riportare in patria più industrie e posti di lavoro (ma gli USA hanno perso 70 mila posti di lavoro industriali nel 2025), non solo per costruire armi, ma anche per essere leader in nuovi settori ad alta tecnologia. Ha aggiunto che l’Occidente dovrebbe controllare i minerali chiave e le catene di approvvigionamento, investire nei viaggi spaziali e nell’intelligenza artificiale e collaborare per conquistare i mercati del Sud del mondo. In particolare, ha affermato, è necessaria una “catena di approvvigionamento occidentale per i minerali essenziali che non sia vulnerabile alle estorsioni da parte di altre potenze”. All’inizio di questo mese, Trump ha ospitato ministri di decine di paesi per una conferenza sui minerali critici a Washington. L’incontro è stato il primo di una nuova Conferenza Ministeriale sui Minerali Critici, un’iniziativa statunitense volta a costruire alleanze per contrastare il controllo della Cina sulle catene di approvvigionamento dei minerali critici in tutto il mondo. La competizione sino-americana non si limita più ai settori militare o tecnologico; si estende al controllo di materiali critici e strategici. In questa competizione a lungo termine, Pechino detiene un vantaggio strutturale: la Cina domina diversi segmenti chiave della catena del valore – estrazione, raffinazione e lavorazione – in particolare nel settore delle terre rare e di altri minerali essenziali per l’industria della difesa, i semiconduttori, le batterie e le tecnologie verdi. Questa configurazione crea una vulnerabilità duratura per Washington. Un’eccessiva dipendenza da un concorrente strategico espone le catene di approvvigionamento industriali statunitensi a rischi di coercizione economica, restrizioni alle esportazioni e sconvolgimenti geopolitici.[]
  4. I leader centristi e liberali europei si trovano da tempo ad affrontare un dilemma, in particolare in materia di immigrazione e difesa, per una serie di ragioni. La crisi migratoria di massa innescata dai disordini in altre parti del mondo ha già fatto aumentare la popolarità dei partiti di estrema destra. L’amministrazione Trump ha espresso il suo sostegno a molti di questi partiti e sta anche esortando l’Europa ad adottare misure più incisive in materia di immigrazione e difesa. Per questo motivo, molti leader centristi e liberali europei hanno già iniziato ad agire in questi ambiti. Ad esempio, la maggior parte dei Paesi europei sta già lavorando per rafforzare le proprie difese militari e reprimere l’immigrazione (di cui, in realtà, le società europee hanno un disperato bisogno per garantirsi la propria sopravvivenza demografica ed economica; si veda il nostro articolo qui). La Danimarca è stata all’avanguardia nell’attuazione di politiche sempre più restrittive nel suo sistema di immigrazione e asilo, con i massimi dirigenti che puntano a “zero richiedenti asilo” in arrivo nel Paese. Di recente, anche il Regno Unito ha dichiarato di star studiando il modello danese. Oltre a ciò, idee un tempo considerate marginali dall’estrema destra, come la reimmigrazione – l’idea di espellere forzatamente i cittadini europei non bianchi – stanno guadagnando terreno tra i conservatori di estrema destra in Europa. L’idea è stata promossa da Herbert Kickl, leader del Partito della Libertà (FPO) austriaco, partito di estrema destra anti-immigrazione, e da Alice Weidel, leader dell’AfD in Germania. Intanto, il Parlamento europeo ha ucciso il diritto d’asilo la scorsa settimana.[]
  5. Rubio ha sostenuto che l'”euforia” della vittoria occidentale nella Guerra Fredda aveva portato a una “pericolosa illusione di essere entrati nella ‘fine della storia’”, in cui ogni Paese sarebbe stato una democrazia liberale e “avrebbe vissuto in un mondo senza confini, in cui tutti sarebbero diventati cittadini del mondo”. Ha usato questo come punto di partenza per attaccare l’apertura “delle porte a un’ondata senza precedenti di migrazione di massa che minaccia la coesione delle nostre società, la continuità della nostra cultura e il futuro del nostro popolo”. “La migrazione di massa non è stata e non è una preoccupazione marginale di scarsa importanza. È stata e continua a essere una crisi che sta trasformando e destabilizzando le società in tutto l’Occidente”, ha affermato. Prendendo di mira le politiche progressiste, ha aggiunto che, per “placare il culto del clima, ci siamo imposti politiche energetiche che stanno impoverendo la nostra gente”.[]
  6. La dottrina Trump-Vance-Rubio è spogliata di quella che Rubio ha definito la “pericolosa illusione” di un mondo pacificamente unito dal mito che il libero scambio liberi i popoli o che l’ordine internazionale sia veramente “basato su regole”.[]
  7. Rubio ha incontrato lunedì a Budapest Orbán e ha dichiarato che le relazioni bilaterali stanno vivendo un’“età dell’oro”, mentre l’Ungheria si avvia alle elezioni parlamentari di aprile. Le parole calorose di Marco Rubio a Viktor Orbán rafforzano i timori dei leader dell’UE che gli Stati Uniti cerchino di fomentare la disunità in Europa. In una conferenza stampa congiunta in occasione dell’ultima tappa del suo tour europeo, Rubio ha elogiato una partnership che ha definito “la più stretta che potessi immaginare”, sottolineando la “relazione straordinariamente stretta” del presidente Donald Trump con il leader ungherese e sostenendo che “il vostro successo è il nostro successo”. Trump ha espresso il suo sostegno a Orbán, il leader più longevo dell’UE, all’inizio di questo mese, affermando di avere il suo “pieno e totale appoggio per la rielezione”. Orbán ha coltivato un forte rapporto personale con Trump nel corso degli anni, anche per quanto riguarda le loro politiche intransigenti in materia di immigrazione.[]
  8. Il presidente della Conferenza sulla sicurezza, Wolfgang Ischinger, ha osservato che mentre Vance parlava della NATO con il termine “loro”, Rubio si riferiva all’alleanza con il termine “noi”. Ciononostante, ha affermato che il discorso di Rubio era una “visione del mondo nettamente americana”. In realtà, la difesa dell’alleanza da parte di Rubio ha appena sfiorato le minacce provenienti dalla Russia e da altri avversari, ed è stata molto più una difesa dell’eredità cristiana bianca che, a suo dire, unisce l’Europa e gli Stati Uniti.[]
  9. Nel corso degli anni, la Conferenza sulla sicurezza di Monaco è diventata un palcoscenico per i futuri candidati alla presidenza degli Stati Uniti e un’opportunità per loro di affinare le proprie credenziali in politica estera. Quest’anno, importanti esponenti del Partito Democratico si sono presentati a Monaco con il messaggio che i leader centristi e liberali europei devono opporsi a Trump. Il governatore della California, Gavin Newsom, il senatore dell’Arizona Ruben Gallego e la governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer, erano tutti presenti, ma è stata la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez a ricevere la maggiore attenzione, con speculazioni sul fatto che la sua presenza possa indicare una possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028. Delineando quella che ha definito una “visione alternativa” per una politica estera di sinistra degli Stati Uniti, Ocasio-Cortez ha accusato Trump di fare a pezzi l’alleanza trans-atlantica e di cercare di introdurre un’“era di autoritarismo”. Alla domanda se il prossimo candidato presidenziale del Partito Democratico dovrebbe riconsiderare gli aiuti militari del Paese a Israele, Ocasio-Cortez ha affermato che “l’idea di un aiuto completamente incondizionato, indipendentemente da ciò che si fa, non ha senso”.[]
  10. Il primo ministro danese, Mette Frederiksen, e il suo omologo in Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, hanno tenuto un incontro di 15 minuti con Rubio a margine della conferenza di venerdì, che Frederiksen ha descritto come “costruttivo”. Il giorno dopo, tuttavia, durante una tavola rotonda sulla sicurezza nell’Artico, ha dichiarato di credere che Trump desideri ancora possedere la Groenlandia, nonostante abbia ridimensionato le sue recenti minacce di impossessarsene con la forza. “Tutti ci chiedono: pensiamo che sia finita? Voglio dire, no, non pensiamo che sia finita”, ha detto Frederiksen. Trump ha escluso per ora l’acquisizione della Groenlandia con la forza militare e si è tirato indietro (almeno per il momento) dall’imporre sanzioni economiche agli alleati, tra cui Regno Unito, Francia e Germania, che ostacolavano l’acquisizione dell’isola artica da parte degli Stati Uniti. È stato istituito un gruppo di lavoro tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia per discutere le preoccupazioni di Washington in materia di sicurezza nell’Artico, ma Frederiksen e Nielsen hanno approfittato della loro apparizione di sabato per affermare che la pressione esercitata sulla popolazione dell’isola è stata “inaccettabile”.[]
  11. Prontamente, i massimi capi militari britannici e tedeschi hanno sottoscritto un appello congiunto esortando l’opinione pubblica sulla necessità di essere preparati alla guerra con la Russia e ai costi che ne conseguono, con “il più grande aumento della spesa militare dalla fine della guerra fredda”. “La nostra sicurezza è più incerta che mai. Ma lavorando insieme e dimostrando forza, Gran Bretagna, Germania e il resto d’Europa possono preservare la pace. Nei primi anni delle nostre carriere, l’Europa stava emergendo dall’ombra della guerra fredda. Governi di ogni colore politico scelsero di adottare quello che era noto come il ‘dividendo della pace’: investire nei servizi pubblici e ridurre la spesa per la difesa. All’epoca, fu una scelta comprensibile. Ora è chiaro che le minacce che affrontiamo richiedono un cambiamento radicale nella nostra difesa e sicurezza”. Aggiungono che: “C’è una dimensione morale in questo sforzo. Il riarmo non è guerrafondaio; è l’azione responsabile di nazioni determinate a proteggere i propri popoli e a preservare la pace. La forza scoraggia l’aggressione. La debolezza la invita”. Su questo obiettivo di militarizzazione, ci deve essere un impegno totalizzante delle società: “la complessità delle minacce richiede un approccio che coinvolga l’intera società e un dialogo onesto e trasversale con l’opinione pubblica, affinché la difesa non possa essere appannaggio esclusivo del personale in uniforme. È un compito che riguarda ciascuno di noi. La difesa dell’intera società richiede infrastrutture resilienti, ricerca e sviluppo in tecnologie avanzate da parte del settore privato e istituzioni nazionali pronte a operare sotto minacce crescenti. Il percorso da percorrere richiede coraggio e un dialogo onesto con i nostri cittadini. La sicurezza dell’Europa è una nostra responsabilità condivisa e intendiamo affrontarla insieme. Quando l’Europa agisce unita, siamo una forza formidabile. E se agiamo insieme, non siamo solo la Gran Bretagna e la Germania”.[]
  12. Entro il 2029, il bilancio della difesa tedesco sarà superiore a quello del Regno Unito e della Francia messi insieme, arrivando a spendere 150 miliardi di euro all’anno. Lo scorso anno la Germania ha esentato la maggior parte delle spese per la difesa dal suo “freno al debito” costituzionale e ha stanziato più di 500 miliardi di euro per la difesa tra il 2025 e il 2029.[]
  13. Colby ha parlato di “buon senso e realismo flessibile”, liquidando i discorsi sui valori condivisi come “osanna o slogan”. “Dal nostro lato dello spettro politico, non sono sicuro che sia vero”, ha detto. Invece, “basiamo la nostra partnership su qualcosa di più duraturo e concreto, come gli interessi condivisi”, ha detto Colby. “I valori ci sono ovviamente, e la storia c’è”, ha aggiunto. Ma “non si può basare un’alleanza solo sul sentimento” e “forse ci sono differenze di valori”. Questo messaggio è stato recepito molto meglio dagli europei, come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che nel suo discorso di apertura alla Conferenza ha affermato con decisione: “Le guerre culturali del movimento MAGA non sono nostre”. La visione di Colby di un rapporto di interessi condivisi è molto più vicina a dove gli europei vogliono essere, con il suo aperto impegno per la difesa collettiva e la garanzia nucleare americana. Colby ha insistito sul fatto che col tempo l’Europa dovrà difendersi da qualsiasi guerra convenzionale, sottolineando che la presenza degli Stati Uniti al centro della NATO è fondamentale per garantire che un conflitto convenzionale non si trasformi in uno nucleare.[]
  14. Il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha offerto all’Europa una frase che suona gentile: l’Europa “ha il diritto” di partecipare ai negoziati, perché il conflitto è sul suo continente, e non dovrebbe essere “nel menù” ma “al tavolo”. L’Europa rivendica presenza, ma fatica a produrre una proposta autonoma che non sia la prosecuzione della pressione fino al cedimento dell’avversario russo. Anche se questo comporta il sacrificio di centinaia di migliaia di vite ucraine e la completa distruzione del Paese.[]
  15. La Francia, che è al centro di aspre battaglie sulla sua spesa pubblica, si colloca al terzo posto nell’UE in termini di debito in proporzione al PIL, dopo Grecia e Italia. Secondo il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, la Francia deve aumentare la spesa per la difesa affinché l’autosufficienza europea diventi realtà, ossia Parigi deve dare concretezza alle proprie parole. Le critiche di Wadephul giungono in un contesto di tensioni nell’alleanza franco-tedesca, tradizionalmente considerata la forza trainante della cooperazione dell’UE. La Germania ha ripetutamente respinto le richieste di Macron di un debito comune per stimolare gli investimenti, mentre tra Parigi e Berlino sussistono contrasti sui piani per costruire un jet da combattimento europeo di nuova generazione (Fcas) e un nuovo carro armato (Mgcs) e siglare un accordo commerciale tra l’UE e un gruppo di paesi sudamericani (Mercosur). Francia e Germania non riescono a mettersi d’accordo per produrre armi, figuriamoci sulla “sovranità” europea dell’arsenale nucleare di Parigi che punta sul ritiro statunitense per conquistare la leadership militare d’Europa.[]
  16. A questo proposito, il modello potrebbe essere quello statunitense, messo in piedi da Trump con l’ICE, una forza militare che agisce impunemente e che per ora è impegnata nel rapimento, detenzione e deportazione dei migranti che non hanno un permesso di soggiorno regolare, ma che ha anche occupato militarmente diverse grandi città governate da esponenti del Partito Democratico, reprimendo violentemente le proteste popolari e uccidendo cittadini statunitensi. Si vedano i nostri articoli qui, qui, qui e qui.[]
Articolo precedente
Alternative radicali e globali, contro la guerra in ogni territorio
Articolo successivo
Le contraddizioni delle destre, le debolezze delle sinistre

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.