Le forze afferenti al PPE, delle destre xenofobe, con l’ausilio anche non necessario di esponenti liberali, hanno dato ieri il via libera alle nuove norme sui paesi terzi e paesi di origine sicuri che saranno di fatto svincolati dai vincoli internazionali sul diritto d’asilo. Vale sempre la pena ricordare che ogni forma di asilo o protezione umanitaria, per chi fugge da un determinato contesto, andrebbe esaminata sulla base della vicenda riguardante il singolo soggetto che ne fa richiesta, indipendentemente dal paese di provenienza. Ma, ed era chiaro con il Pact of migration and asylum del 2024, che entrerà in vigore nel giugno prossimo, che tale vincolo viene nei fatti cancellato, uccidendo la natura stessa di tale diritto. Dalla sua approvazione: Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia sono considerati sicuri per i propri cittadini.
Anche i paesi candidati all’adesione all’UE saranno considerati paesi di origine sicuri, salvo circostanze pertinenti, quali violenze indiscriminate nel contesto di un conflitto armato, un tasso di riconoscimento delle domande di asilo a livello UE superiore al 20% o sanzioni economiche dovute ad azioni che incidono sui diritti e sulle libertà fondamentali. Vengono poi stabilite nuove condizioni per consentire ai governi dei Paesi UE per determinare se un paese terzo è da considerare sicuro per richiedenti asilo che non ne sono cittadini In base alle nuove norme, spetterà al singolo richiedente dimostrare che tale disposizione non dovrebbe applicarsi nel suo caso, a causa di un fondato timore di persecuzione o del rischio di subire gravi danni in caso di rimpatrio. Sarà quindi possibile deportare con maggiore agilità, persino per procura.
Le stesse domande di protezione presentate in un paese UE, attraverso accordi da definire, potranno essere esaminate e valutate in paesi terzi, si veda l’uso che potrà essere fatto dei centri permanenti per il rimpatrio realizzati dall’Italia in Albania. Per essere esatti, con 408 voti a favore, 184 contrari e 60 astensioni, martedì 10 febbraio il Parlamento europeo ha approvato la creazione di un elenco UE di un elenco di paesi di origine sicuri, dove quindi le procedure di rimpatrio potranno avvenire in maniera accelerata e senza troppi vincoli ostativi.
Con una maggioranza leggermente difforme di 396 a favore, 226 contrari e 30 astensioni si è inoltre approvato un regolamento relativo all’applicazione del cd paese terzo sicuro. La Commissione europea monitorerà la situazione nei paesi inclusi nell’elenco e interverrà qualora le circostanze cambino. Potrà decidere temporaneamente che un paese non è più considerato sicuro o proporne la rimozione permanente dall’elenco. I paesi UE potranno inoltre designare ulteriori paesi di origine sicuri a livello nazionale, ad eccezione di quelli rimossi dall’elenco UE. La lista potrà essere ampliata attraverso la procedura legislativa ordinaria.
La nozione di “Paese terzo” rappresenta la pietra miliare della fine del diritto d’asilo. Gli Stati membri potranno applicare tale concetto a un richiedente asilo che non sia cittadino di quel determinato paese, e quindi dichiarare la sua domanda di protezione a livello UE inammissibile. Per poterlo fare, una delle tre seguenti condizioni deve essere soddisfatta: l’esistenza di un legame tra il richiedente e un paese terzo, come la presenza di familiari, una precedente permanenza nel paese o legami linguistici, culturali o simili; il fatto che il richiedente sia transitato da un paese terzo prima di arrivare nell’UE dove avrebbe potuto richiedere una protezione effettiva; l’esistenza di un accordo o intesa con un paese terzo, a livello bilaterale, multilaterale o dell’UE, per l’ammissione dei richiedenti asilo, ad eccezione dei minori non accompagnati.
Tali accordi conclusi dall’UE o dai suoi Stati membri con un paese terzo per applicare il concetto di paese terzo sicuro devono includere una disposizione che obblighi il paese terzo a esaminare nel merito qualsiasi richiesta di protezione effettiva presentata dalle persone interessate. Inoltre, il ricorso contro una decisione di inammissibilità di una domanda di protezione non sospenderà automaticamente una decisione di rimpatrio. La designazione di un paese terzo come sicuro, sia a livello UE che nazionale, potrà avvenire anche con eccezioni per specifiche parti del territorio o per categorie chiaramente identificabili di persone. Questa disposizione e quelle relative alle procedure accelerate di frontiera per i richiedenti la cui nazionalità presenta un tasso di riconoscimento dell’asilo inferiore al 20%, potranno applicarsi prima dell’entrata in applicazione della legislazione UE sull’asilo, prevista per giugno 2026. Il relatore per la proposta sui paesi di origine sicuri è stato il parlamentare europeo del gruppo ECR, in Italia eletto per FdI, Alessandro Ceriani. In merito alle regole sui “paesi terzi sicuri”, la relatrice + stata la tedesca Lena Düpont (PPE), Entrambi gli europarlamentari hanno elogiato il voto del parlamento in quanto, a loro detta, finalmente si introducono normative comuni atte a garantire asilo a chi ne ha realmente diritto e allontanare coloro la cui domanda è manifestamente infondata. La parola definitiva spetta ora al Consiglio Europeo che dovrà ratificare le votazioni e le decisioni contenute, l’obbiettivo è l’adozione delle nuove normative con l’entrata in vigore del Patto, a giugno. Quella sarà un’altra data orrenda per l’UE.
Stefano Galieni