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L’ICE è ormai la principale minaccia terroristica interna degli Stati Uniti

di Alessandro
Scassellati

L’amministrazione Trump sta consolidando la consueta macchina del terrore tipica degli Stati autoritari. L’agente federale che ha ucciso Renee Nicole Good a Minneapolis le ha sparato perché sapeva di poterlo fare, perché l’amministrazione Trump ha deliberatamente dato a queste forze dell’ordine federali il potere di agire impunemente. L’amministrazione Trump ha incolpato la vittima e pochi giorni prima aveva dichiarato che avrebbe avviato quella che sarebbe stata la “più grande operazione fino ad oggi” dell’ICE nella città. Sotto Trump, l’ICE è stata trasformata di fatto in milizia paramilitare con raid nei quartieri, abusi di ogni genere, uso della forza contro civili, totale impunità politica pur di colpire le persone migranti. Ovunque vada l’ICE, incontra scherno, resistenza e disprezzo da parte della gente comune statunitense.

Il 7 gennaio, un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), un’agenzia militare che fa parte del Dipartimento per la Sicurezza Interna (Homeland Security – DHS) e ha il compito principale di trovare, detenere ed espellere gli immigrati clandestini negli Stati Uniti1, ha assassinato Renee Nicole Good a Minneapolis, Minnesota. L’agente è stato identificato come Jonathan E. Ross, residente in Minnesota e veterano di 10 anni nelle forze dell’ordine federali. L’amministrazione Trump è immediatamente entrata in azione per propagandare l’accaduto. La portavoce del DHS, Tricia McLaughlin, ha affermato che Good “ha armato il suo veicolo, tentando di investire i nostri agenti delle forze dell’ordine nel tentativo di ucciderli”. Nel frattempo, la Segretaria del DHS Kristi Noem ha affermato: “È stato un atto di terrorismo interno” e che la donna uccisa stava “molestando e ostacolando le operazioni delle forze dell’ordine.” Ha sostenuto che l’agente dell’ICE che le ha sparato stava agendo per “legittima difesa” perché lei aveva cercato di investirlo2.
Il presidente Donald Trump ha pubblicato su Truth Social: “La donna che urlava era, ovviamente, un’agitatrice professionista, e la donna alla guida dell’auto era molto turbolenta, ostacolava e opponeva resistenza, e poi ha investito violentemente, volontariamente e brutalmente l’agente dell’ICE, che sembra averle sparato per legittima difesa. In base al filmato allegato, è difficile credere che sia vivo, ma ora si sta riprendendo in ospedale. La situazione è in fase di studio, nella sua interezza, ma il motivo per cui questi incidenti si verificano è perché la Sinistra Radicale minaccia, aggredisce e prende di mira quotidianamente i nostri agenti delle forze dell’ordine e dell’ICE. Stanno solo cercando di fare il loro lavoro: RENDERE L’AMERICA SICURA. Dobbiamo stare al passo e proteggere i nostri agenti delle forze dell’ordine da questo movimento di violenza e odio della Sinistra Radicale!”.
Ancora ieri, durante un’intervista con la CBS News, Trump ha difeso la repressione sempre più violenta dell’immigrazione da parte della sua amministrazione, descrivendo Renee Good (il cui padre è un convinto sostenitore di Trump), uccisa dagli agenti federali, come probabilmente una “persona molto solida e meravigliosa” le cui azioni “dure” giustificavano una risposta letale.
Anche il vicepresidente JD Vance si è scagliato contro i media e gli attivisti di “sinistra”, da lui ritenuti responsabili della morte di Renee Good. Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca un giornalista gli ha chiesto se ci fosse qualcosa che potesse dire per unire l’America in seguito all’uccisione di Good e Vance ha risposto attaccando immediatamente i media. “La cronaca di questo caso è stata uno degli scandali più grandi che abbia mai visto sui media”, si è lamentato Vance. “Non ho mai visto un caso così travisato. Abbiamo un tizio che si stava difendendo, e che ora viene trattato come una specie di assassino federale da così tante persone in questa stanza”. Vance ha anche descritto Good come “una donna che ha puntato la sua auto contro un agente delle forze dell’ordine e ha premuto sull’acceleratore”.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha dichiarato in modo lapidario dopo la sparatoria: “All’ICE: andatevene da Minneapolis”. “Le persone sono ferite. Le famiglie vengono distrutte. I residenti di Minneapolis di lunga data, che hanno contribuito così tanto alla nostra città, alla nostra cultura, alla nostra economia, sono terrorizzati, e ora qualcuno è morto”, ha detto Frey. In un primo momento, il governatore del Minnesota Tim Walz non aveva escluso la possibilità di schierare la Guardia Nazionale dello Stato per proteggere i residenti dall’ICE. L’8 gennaio le autorità di Minneapolis hanno annullato le lezioni scolastiche in tutta la città a causa di preoccupazioni per la sicurezza e della crescente tensione politica3. Decine di membri del clero di ogni estrazione religiosa si sono radunati insieme a centinaia di persone sul luogo della sparatoria a sud del centro di Minneapolis a mezzogiorno per dimostrare che la città era unita nella sua risposta. “Renee Good ha difeso i suoi vicini. Ora dobbiamo difenderla”, ha detto JaNaé Bates, co-direttrice esecutiva del gruppo interreligioso Isaiah. La folla ha scandito “ICE out now” per tutta la durata dell’evento, nonostante i segni visibili della tragedia: sulla neve era scritto “ICE kills” (l’ICE uccide) e sulla strada c’erano scritte che invitavano l’ICE ad andarsene. 

Nonostante le richieste delle autorità locali affinché le forze dell’ordine federali abbandonino lo Stato, il New York Times ha riferito che l’amministrazione Trump dispiegherà più di altri 100 agenti e funzionari dell’ICE in Minnesota (oltre al contingente di circa 2.000 agenti federali già presenti). Le emozioni sono rimaste alte in città e in tutti gli Stati Uniti, poiché i fatti fondamentali dell’incidente sono ancora oggetto di un acceso dibattito. Il controllo delle indagini sulla sparatoria mortale sono state assunte dall’FBI, tagliando completamente fuori l’ufficio di polizia criminale del Minnesota. È molto difficile che si possa ottenere un’indagine che sia effettivamente seria ed imparziale4. E questa decisione ha portato alle dimissioni di una mezza dozzina di procuratori federali del Minnesota, che si sono opposti alla gestione delle indagini sull’omicidio da parte del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI, considerando che questi due enti federali hanno definito l’incidente un “atto di terrorismo interno”, accusando Good di essere una “agitatrice professionista”. Pertanto, il Dipartimento di Giustizia ha fatto sapere che non aprirà un’indagine penale sui diritti civili sulla morte di Good, una netta rottura con i precedenti storici5.

Questa è stata una tragedia nazionale. Una giovane donna (37 anni), Renee Nicole Good, cittadina statunitense, poetessa, scrittrice, moglie e madre di tre figli, è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco da un agente dell’ICE. Un incidente mortale avvenuto a meno di un miglio dal luogo in cui George Floyd fu assassinato dall’agente di polizia di Minneapolis Derek Chauvin nel 2020, innescando il movimento di protesta Black Lives Matter. Una morte del tutto evitabile se solo gli agenti dell’ICE avessero esercitato un minimo di moderazione. Se solo il DHS non stesse invadendo attivamente Minneapolis e prendendo di mira indiscriminatamente i suoi residenti, cittadini e immigrati. Non importa se le persone sono cittadine statunitensi6, hanno permessi di lavoro, visti o se sono in fase di richiesta di asilo: le persone vengono arrestate e trattenute. Anche dopo aver sparato a Good, gli agenti dell’ICE si sono rifiutati di permettere a un medico presente sul posto di prestare soccorso. Quando un’ambulanza è arrivata 15 minuti dopo, è stata bloccata dai veicoli dell’ICE. Gli agenti l’hanno molestata, le hanno sparato e, se c’era anche la minima possibilità che potesse essere sopravvissuta, gliel’hanno tolta.
Una tragedia nazionale che è stata la conseguenza inevitabile di una pericolosa escalation innescata il giorno in cui le prime colonne corazzate dell’ICE (e poi della Guardia Nazionale e dei Marines) sono avanzate nei quartieri operai di Los Angeles a giugno, seminando caos e spargendo lacrimogeni (si vedano i nostri articoli qui, qui e qui). La dichiarazione di emergenza che ha creato l’emergenza, e da allora tiene ostaggio il paese. Al 7 gennaio, l’ICE aveva arrestato quasi 70.000 persone, un numero record, mentre l’amministrazione ha dichiarato di aver deportato 605.000 persone tra il 20 gennaio e il 10 dicembre 20257. Molte di queste sono state arrestate senza processo in violente retate armate contro le comunità di lavoratori e migranti. Una volta arrestate, scompaiono nel labirinto di oltre 200 centri di detenzione, dove vengono trasferite da una struttura all’altra per nasconderle da familiari, avvocati e tribunali. Il giusto processo, un tempo un diritto costituzionale garantito a tutti negli Stati Uniti, non esiste più.

L’amministrazione Trump ha cercato disperatamente di politicizzare l’omicidio della Good per attaccare ulteriormente i suoi nemici politici. Gli agenti uccidono una donna innocente e poi l’amministrazione Trump usa la sua morte per demonizzare le persone che protestano contro il suo assassino. L’omicidio di Good e il regime di terrore guidato dall’ICE inflitto alle comunità di migranti in tutti gli Stati Uniti da quando Trump è entrato in carica un anno fa, sono sintomatici delle priorità del capitalismo americano nel momento attuale. La classe dirigente americana, sempre più preoccupata di mantenere il proprio dominio su un mondo in cui la Cina è in ascesa, si è schierata a fianco di Trump e del suo progetto di riaffermare aggressivamente la forza dell’imperialismo americano attraverso la forza bruta. All’estero, questo appare come un sostegno entusiastico al genocidio di Gaza e alle aggressive operazioni israeliane contro il regime iraniano e i suoi alleati in Medio Oriente. Significa una politica estera indifferente anche alla pretesa di un “ordine basato sulle regole” e più incline a strategie come il rapimento di capi di Stato stranieri nel buio della notte. In patria, dove l’amministrazione Trump è sempre più impopolare, l’opposizione deve essere intimidita o repressa con la forza. Gli attivisti palestinesi sono stati brutalizzati e presi di mira per l’espulsione, le libertà civili fondamentali sono state attaccate e i migranti sono stati usati come capri espiatori e rinchiusi nella rete di centri di detenzione statunitensi in rapida espansione.
Ci sono ampie prove video che mostrano che Good si stava allontanando in auto quando è stata colpita8. Nessuno degli agenti – che, per essere chiari, non avevano alcun diritto di molestarla o intimidirla in primo luogo – era in pericolo reale. Le hanno semplicemente sparato perché sapevano di poterlo fare. Le hanno sparato perché l’amministrazione Trump ha specificamente e intenzionalmente autorizzato queste forze dell’ordine ad agire impunemente per scatenare terrore e violenza contro le comunità di immigrati in tutto il Paese.
Non bisogna dimenticare che il presidente Trump ha detto esplicitamente alle forze dell’ordine: “Per favore, non siate troppo gentili. Come quando mettete qualcuno in macchina e gli proteggete la testa, sapete, come gli mettete la mano sopra. Ho detto, ‘Puoi togliere la mano, ok?’” Per Trump, non fa differenza se la persona è stata condannata o è semplicemente sospettata. Sceglie e promuove la violenza a ogni occasione.
Ciò che è particolarmente allarmante è come, nonostante l’abbondanza di prove video e testimonianze oculari, l’amministrazione Trump insista nel mentire. Per citare il famoso 1984 di George Orwell ,”Il Partito vi ha detto di respingere le prove dei vostri occhi e delle vostre orecchie. Era il loro ordine finale, il più essenziale.” E non riguarda solo l’amministrazione Trump. Anche i commentatori conservatori hanno amplificato questa palese falsità. Megyn Kelly ha mentito, “Questo poliziotto è stato quasi investito da questa donna, che gli è andata addosso a tutta velocità.” Matt Walsh ha incolpato la “manifestante” e i “Democratici che da mesi fomentano caos e violenza contro l’ICE”. Elon Musk, la cui X è l’ala propagandistica sui social media dell’amministrazione Trump, ha sostenuto l’agente dell’ICE: “Tentare di ucciderli con un’auto richiede ovviamente la legittima difesa.”
Anche in questo caso, dove le prove contro la loro propaganda sono sconcertanti; dove la persona assassinata era un cittadino americano bianco; e dove dire la verità sarebbe stato vantaggioso per loro, mentono. Se l’amministrazione Trump fosse stata anche solo lontanamente competente, avrebbe potuto sfruttare questo momento per ritenere questo agente dell’ICE responsabile dei suoi crimini ed evitare le proteste che le sue menzogne hanno provocato. L’amministrazione avrebbe potuto sfruttare la morte di Good per fingere di essere un governo legittimo e basato sulle regole. Ma non è riuscita a farlo. Spinta unicamente dall’arroganza, dal narcisismo e dal disprezzo assoluto per chiunque consideri parte del “nemico interno“, Trump e i suoi alleati non possono mai accettare la colpa.

L’amministrazione Trump ha rinunciato a ogni pretesto di essere parte dell’esecutivo di una democrazia vincolata alla Costituzione. Lo ha dimostrato rapendo il presidente Nicolás Maduro e cercando di imporre il dominio coloniale al Venezuela. E il 7 gennaio, lo ha dimostrato anche a livello nazionale. Da Caracas a Minneapolis, la minaccia è la stessa: un presidente americano che governa come un imperatore globale senza che per il momento nessuna forza e nessun potere sembra essere in grado e desideroso di contrastarlo. La più grande sorpresa del primo anno di Donald Trump al suo ritorno in carica è stata la rapidità con cui le istituzioni democratiche statunitensi si sono arrese al “bullo” narcisista e psicopatico. L’ammissione di Trump al New York Times di non riconoscere alcun vincolo al di fuori della propria moralità è stata un momento di terribile verità. Lui e i suoi scherani sono pronti a mentire in ogni momento. A ricorrere alla violenza in ogni momento. E ad uccidere coloro che mostrano anche solo un minimo di resistenza nei confronti del violento assalto contro i 15 milioni di immigrati irregolari, ma anche contro i 50 milioni di nati all’estero e i 68 milioni di ispanici che vivono nel paese.
D’altra parte, l’omicidio di Renee Good è arrivato il giorno dopo un’invettiva fascista di Stephen Miller, un alto funzionario dell’amministrazione Trump, vice capo di gabinetto per le politiche e consigliere per la sicurezza interna, figura centrale dietro la sua fervente posizione anti-immigrazione e le azioni guidate dall’ICE. Come ha spiegato Miller a Jake Tapper della CNN, “viviamo in un mondo in cui puoi parlare quanto vuoi delle sottigliezze del diritto internazionale e di tutto il resto, ma viviamo in un mondo, il mondo reale, Jake, che è governato dalla forza, che è governato dalla violenza, che è governato dal potere. Queste sono le ferree leggi del mondo che esistono fin dall’inizio dei tempi”. Miller ha poi continuato a giustificare l’attacco di Trump al Venezuela e ad avvertire che, ai suoi occhi, sarebbe stato accettabile per gli Stati Uniti prendere il controllo della Groenlandia e di altri Paesi governati in modo indipendente. 

Sono ormai mesi che agenti dell’ICE, della Customs and Border Protection e della Homeland Security Investigations – quasi tutti mascherati e armati di fucili – aggrediscono persone in cantieri, ristoranti, centri commerciali, ferramenta e palestre, o fuori da case e scuole nelle zone a forte presenza di immigrati in diverse città. Hanno aggredito violentemente immigrati clandestini e cittadini statunitensi, inclusi attivisti e manifestanti. Dall’inizio della seconda amministrazione Trump, gli agenti dell’ICE sono stati collegati a 14 sparatorie, di cui almeno quattro mortali, secondo i dati raccolti da Trace, una redazione no-profit specializzata nella violenza armata negli Stati Uniti. A settembre, gli agenti dell’ICE hanno sparato al collo a “distanza ravvicinata” a Silverio Villegas González, padre e cuoco di origine messicana, mentre presumibilmente fuggiva da un’operazione di sequestro di migranti. Anche lui è morto. In diverse occasioni, i giudici hanno archiviato casi in cui gli agenti dell’ICE hanno accusato le persone da loro colpite di aver tentato di ferire gli agenti con i veicoli. Anche le sparatorie non mortali da parte degli agenti dell’ICE hanno sfigurato cittadini e residenti statunitensi e stravolto le loro vite. Marimar Martinez, una cittadina trentenne di Chicago, avrebbe pedinato gli agenti del DHS nella sua auto durante un’operazione in ottobre, gridando “la migra”, un termine gergale spagnolo comune per gli agenti dell’immigrazione che i sostenitori urlano come avvertimento. Un agente del DHS ha sparato a Martinez cinque volte prima di presumibilmente andarsene, lasciandola sanguinante nella sua auto. Miracolosamente, è sopravvissuta. I procuratori federali hanno cercato di perseguire penalmente Martinez per l’incidente, ma il caso contro di lei è rapidamente crollato e le accuse sono state archiviate. Il giorno dopo l’omicidio della Good, agenti della polizia di frontiera (Border Patrol) hanno sparato a due persone, ferendole, fuori da un ospedale a Portland, Oregon9.
Le sparatorie non sono state l’unica causa di morte durante i raid dell’ICE. A ottobre, un honduregno di 24 anni è morto mentre cercava di sfuggire agli agenti dell’ICE in Virginia. A luglio, un bracciante agricolo è morto cadendo dal tetto di una serra durante un raid dell’ICE in California. Nel 2025, 32 persone sono morte sotto la custodia dell’ICE, rendendolo l’anno più mortale per l’agenzia dal 2004. Quattro migranti sono morti sotto la custodia dell’ICE nei primi 10 giorni del 2026.
I raid dell’ICE e della Border Patrol, sebbene sconvolgenti per la maggior parte degli statunitensi, sono familiari a molti immigrati provenienti da Honduras, Guatemala ed El Salvador, paesi perseguitati dagli squadroni della morte finanziati, armati e addestrati dalla CIA. Orrori da cui sono fuggiti e che ora sono riapparsi come fantasmi del passato per le strade di Chicago, Minneapolis e Los Angeles. Sanno fin troppo bene che i danni collaterali sono una caratteristica di tutti i paramilitari.
La risposta delle comunità locali all’afflusso dell’ICE si è dimostrata rapida e decisa. Migliaia di persone sono state formate come osservatori legali negli ultimi mesi. Oltre 20.000 persone hanno preso parte a una serie di corsi di formazione per diventare osservatori delle attività di controllo in Minnesota dalle elezioni del 2024, ha affermato Luis Argueta, portavoce di Unidos MN, un’organizzazione locale per i diritti umani. “È un ruolo che le persone scelgono di assumere volontariamente, perché scelgono di prendersi cura dei propri vicini”, ha affermato Argueta. Le chat di Neighborhood Signal sono piene di frequenti avvistamenti dell’ICE e dettagli sui veicoli sospetti dell’ICE. Gli osservatori pattugliano gli angoli delle strade nelle zone più trafficate di Minneapolis come di altre città. Chiamano le linee di assistenza che ricevono segnalazioni di attività dell’ICE e documentano la presenza dell’ICE. Suonano fischietti o clacson quando confermano la presenza dell’ICE. Se una persona viene prelevata dall’ICE, i volontari lavorano per aiutare chi è rimasto indietro a trovare servizi legali, cibo, assistenza per il pagamento delle bollette e supporto emotivo.
L’amministrazione Trump ha giustificato la sua massiccia – e in definitiva mortale – dimostrazione di forza a Minneapolis come necessaria per sradicare gli immigrati clandestini criminali, un ritornello usato in altre operazioni. Ma un’analisi preliminare della Minnesota Public Radio sugli arrestati durante i raid mostra che la maggior parte delle persone prese di mira non ha condanne penali. Nel complesso, la maggior parte degli immigrati arrestati dall’ICE dall’inizio del secondo mandato di Trump non ha precedenti penali.

Dall’inizio di dicembre l’amministrazione Trump aveva aggiunto centinaia di agenti federali dell’ICE in Minnesota, quando il presidente si è concentrato sui residenti somali (neri e musulmani), che ha definito “spazzatura”. I media di destra hanno focalizzato l’attenzione su casi di frode nei servizi sociali (nei programmi di ristorazione durante la pandemia) che coinvolgevano alcuni somali. Dopo che un video di un influencer di destra che si recava negli asili nido della zona con il pretesto di scoprire frodi è diventato virale, a novembre l’amministrazione ha annunciato che avrebbe inviato 2.000 agenti dell’ICE. Ora ha annunciato che sta revocando lo status di protezione temporanea (TPS) per i somali residenti negli Stati Uniti, dando a circa 3mila persone due mesi di tempo per lasciare il Paese o rischiare la deportazione10. Trump e i suoi alleati hanno attaccato il governatore del Minnesota, Tim Walz (candidato alla vicepresidenza alle ultime elezioni presidenziali), per i casi di frode e hanno diffuso teorie del complotto sugli omicidi di una parlamentare statale e di suo marito. Walz ha annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni governatoriali.
Ore dopo la morte di Good, a circa 5 km dal luogo in cui era stata uccisa, agenti dell’ICE armati si sono scagliati contro la scuola superiore Roosevelt di Minneapolis, hanno aggredito le persone, ammanettato due membri dello staff e lanciato armi chimiche sui passanti, hanno riferito i funzionari scolastici. D’altra parte, negli ultimi giorni in diversi casi gli agenti dell’ICE sono sembrati compiacersi dell’omicidio di Good per mano loro, allo scopo di intimidire i manifestanti e gli osservatori legali. “Non avete imparato niente? Ecco perché abbiamo ucciso quella stronza lesbica”, ha detto una donna, una veterana dei Marine, a Status Coup News, dopo che gli agenti dell’ICE le avevano detto di averla arrestata con la violenza per averli seguiti, un’accusa sostenuta dalla sua amica. “Non avete imparato niente dagli ultimi due giorni? Non avete imparato niente?”, ha detto un altro agente a una manifestante prima di cercare di strapparle il telefono. “Non avete imparato nulla da quello che è appena successo?”, ha detto un agente mascherato a un uomo, dopo averlo rimproverato con rabbia per averli seguiti. “Per voi è un grosso problema?”, ha chiesto un altro agente mascherato mentre si avvicinava a un manifestante che aveva denunciato l’accaduto. “Ecco perché quella signora si è fatta male l’altro giorno”.

L’anno scorso, i repubblicani hanno approvato il disegno di legge di politica interna più rappresentativo di Trump, noto come “One Big Beautiful Bill Act” (si vedano i nostri articoli qui e qui), che ha stanziato la sbalorditiva cifra di 170 miliardi di dollari in quattro anni per il controllo delle frontiere e dell’interno, più del budget annuale di tutte le forze dell’ordine locali e statali degli Stati Uniti messe insieme. La quota maggiore dei fondi è stata destinata all’ICE per arrestare, detenere ed espellere gli immigrati, nonché per reclutare fino a 10.000 nuovi agenti. L’ICE ha assunto in un anno 12.000 agenti reclutati da un bacino di 220.000 candidati senza andare tanto per il sottile, fra facinorosi ed esclusi dalla polizia, indotti con stipendi d’oro che variano da 49.739 a 89.528 dollari all’anno, oltre a un bonus di 50.000 dollari alla firma, suddiviso in tre anni, e fino a 60.000 dollari per il rimborso dei prestiti studenteschi. Praticamente chiunque può diventare un agente dell’ICE con una formazione minima o controlli dei precedenti, compresi adolescenti di appena 18 anni, e ci sono stati diversi casi di funzionari dell’ICE con legami con gruppi neonazisti e altri suprematisti bianchi che sono stati scoperti solo dopo anni di lavoro. Inoltre, l’ICE sta costruendo nuovi centri di detenzione in 23 città in tutto il Paese. Promette che, una volta pienamente operativi, svolgeranno operazioni porta a porta nell’ambito della più grande iniziativa di espulsione nella storia americana.
Le deportazioni di massa guidate dal regime di Trump sono un tentativo di pulizia etnica gradita alla base elettorale bianca MAGA del presidente. Gli agenti dell’immigrazione prendono di mira lavoratori pacifici in base alla loro razza. Li rapiscono e li incanalano in centri di detenzione dove sopportano condizioni orribili, con pochi diritti e ancor meno un giusto processo. Vengono strappati al lavoro, alle famiglie e alle comunità. Con una violenza come quella scelta dall’agente dell’ICE a Minneapolis, il governo sta cercando di dire agli statunitensi che resistere a questa ingiustizia non vale la pena; sarà solo punito.
Questo non è vero. Le aggressioni agli immigrati hanno suscitato una giusta indignazione morale da parte di coloro che sono nati in America e di coloro che sono protetti dai diritti di cittadinanza, e ovunque l’ICE e il DHS abbiano intrapreso le loro sadiche e razziste ondate di rapimenti, hanno incontrato la resistenza degli americani che odiano la tirannia e amano il prossimo. Questi manifestanti affrontano con rabbia le forze armate di un aspirante autocrate nel tentativo di proteggere gli innocenti. Sebbene non sappiamo ancora molto di lei, o della sua presenza in quella strada di Minneapolis – la madre di Good afferma di credere che sua figlia non fosse coinvolta nella protesta, sebbene i video dell’incidente la facciano sembrare tale – ciò che sappiamo suggerisce che Renee Nicole Good rappresentasse lo spirito del movimento: l’odio per l’ingiustizia, il desiderio di proteggere gli innocenti, un senso di responsabilità verso chi la circondava. Ora, è diventata una martire della causa.

È facile, mentre l’amministrazione Trump tenta di consolidare il potere autoritario e di riorganizzare gli Stati Uniti in una formale autocrazia nazionalista bianca in cui il potere è definito da dimostrazioni di dominio violento, pensare che la degenerazione morale rappresentata dagli agenti dell’ICE e da coloro che li comandano rappresenti una verità fondamentale dello spirito statunitense: che il Paese sia malato nella mente e nell’anima, incapace di realizzare i nobili obiettivi di dignità e uguaglianza per tutti che hanno così a lungo animato i miti nazionali. C’è del vero in questo pensiero oscuro. Ma c’è anche un’altra verità: ovunque l’ICE vada, incontra scherno, resistenza e disprezzo da parte degli statunitensi comuni, disarmati e inflessibili, che hanno affrontato rapitori e bulli in proteste persistenti e azioni di strada, a volte riuscendo persino a liberare un vicino rapito o a cacciare i teppisti dai loro quartieri. Anche questa è una verità di questo Paese: che persone come Martinez e come Good sono più numerose dei razzisti e degli autocrati.
Mentre Trump intensifica quella che è diventata una campagna di controllo federale sempre più violenta e mentre circolano immagini di agenti mascherati e armati di fucili che arrestano immigrati negli autolavaggi, nei tribunali e persino negli edifici residenziali, secondo il Pew Research Center, il 53% degli americani afferma che l’amministrazione Trump sta facendo “troppo” quando si tratta di deportare gli immigrati che vivono negli Stati Uniti senza autorizzazione, rispetto al 44% di marzo.
Le sparatorie dell’ICE e della Border Patrol hanno scatenato oltre mille veglie e proteste nello scorso fine settimana sotto la sigla “ICE Out for Good” in tutto il Paese. Sono state organizzate da parte di gruppi come Indivisible, 50501, la Disappeared in America Campaign, Voto Latino, Democratic Socialists of America e l’American Civil Liberties Union che avevano anche organizzato le manifestazioni “No Kings” e “Hands Off” dello scorso anno. Le proteste hanno condannato l’omicidio di Renee Good da parte dell’ICE e “un regime disposto a uccidere i propri cittadini”. Milioni di manifestanti hanno chiesto all’ICE di lasciare le comunità statunitensi e a Trump di porre fine al bellicismo in Venezuela e altrove. Grandi folle hanno marciato a Boston, San Francisco, a Philadelphia e Portland. A Minneapolis, innevata, il dipartimento di polizia ha stimato che la folla abbia raggiunto le decine di migliaia di persone, scandendo: “Fuck ICE, ICE out!” e il nome di Renee Nicole Good.

L’opinione pubblica statunitense deve essere consapevole che ha un’arma formidabile nelle sue mani: può votare per strappare almeno la Camera dei Rappresentanti ai Repubblicani a novembre, il che agirà come un freno immediato al potere autoritario di Trump. In patria e all’estero, significa superare la paura, unire le forze e ammettere la minaccia che ora affrontiamo.

Alessandro Scassellati

  1. L’ICE è stata creata solo nel 2003 nell’ambito dell’Homeland Security Act del 2002, come parte della paranoica repressione della sicurezza americana da parte di George W. Bush durante la “Guerra al Terrore” in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. Prima del 2003, non esisteva l’ICE, e per giunta, nemmeno il Dipartimento della Sicurezza Interna. Oggi, un osservatore critico come Chris Hedges definisce l’ICE “la nostra Gestapo americanizzata”. Il DHS sta cercando di convincere l’opinione pubblica che gli agenti “rischiano la vita per liberare il paese dai peggiori tra i peggiori”. A posteriori, queste parole suonano come una minaccia, una scusa preventiva per mettere in atto una violenza senza limiti.[]
  2. Un promemoria politico del DHS del 2023 afferma che gli ufficiali federali “possono ricorrere alla forza letale solo quando necessario”, ossia quando hanno “la ragionevole convinzione che la persona sottoposta a tale forza rappresenti una minaccia imminente di morte o di gravi lesioni personali” per sé stessi o per un’altra persona.[]
  3. Da lunedì 12, le scuole pubbliche del Minnesota inizieranno a offrire lezioni a distanza per il prossimo mese, in risposta al timore che i bambini o i loro genitori possano sentirsi insicuri nell’uscire mentre la tensione rimane alta.[]
  4. Una sparatoria della polizia locale di solito avvia un’indagine multi-agenzia e la minaccia di un procedimento penale. Una sparatoria di un agente dell’ICE viene gestita quasi interamente all’interno del governo federale, dove è molto più difficile ottenere le dovute responsabilità. Secondo due fonti vicine alla vicenda raccolte da Zeteo, gli investigatori federali stanno indagando sull’attivismo di Good. L’indagine sarebbe destinata a verificare i potenziali legami della vittima e di sua moglie, Rebecca Good, con “reti terroristiche di sinistra” e con gruppi di osservatori legali e per la giustizia razziale nell’area di Minneapolis, comprese organizzazioni che hanno ricevuto finanziamenti o sovvenzioni legate al finanziatore liberale George Soros, perenne spauracchio per i conservatori.[]
  5. Il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, ha annunciato lunedì 12 una causa legale contro il governo federale, nel tentativo di porre fine all’ondata di agenti dell’ICE nello Stato. La stessa azione è stata intrapresa dal procuratore generale dallo Stato dell’Illinois. “Sosteniamo che l’uso eccessivo e letale della forza da parte del DHS, i suoi arresti senza mandato e razzisti, i suoi attacchi ai nostri tribunali, alle nostre chiese, ai luoghi di culto e alle scuole costituiscono una violazione dell’Administrative Procedures Act (Legge sulle procedure amministrative) sulle azioni federali arbitrarie e capricciose. E chiediamo che il tribunale ponga fine all’aumento di migliaia di agenti del DHS in Minnesota”, ha dichiarato Ellison durante una conferenza stampa. “Le persone vengono sottoposte a profilazione razziale, molestate, terrorizzate e aggredite. L’invio di migliaia di agenti armati del DHS in Minnesota ha causato gravi danni al nostro Stato. Si tratta essenzialmente di un’invasione federale delle Twin Cities [Minneapolis e St. Paul] e del Minnesota, e deve cessare”, ha affermato, sottolineando la chiusura delle scuole e delle attività commerciali locali. “Questa ondata ci ha reso meno sicuri”.[]
  6. Secondo l’organizzazione giornalistica ProPublica, nei primi nove mesi della presidenza Trump si sono verificati più di 170 incidenti in cui agenti federali hanno trattenuto cittadini statunitensi contro la loro volontà. In questi casi erano coinvolti anche cittadini statunitensi sospettati di essere immigrati clandestini.[]
  7. Ha inoltre affermato che 1,9 milioni di immigrati si sono “autodeportati volontariamente”, a seguito di un’aggressiva campagna di sensibilizzazione pubblica che incoraggiava le persone a lasciare il Paese autonomamente per evitare arresti o detenzioni.[]
  8. Ci sono diversi video ripresi da diversi spettatori ne quali si vede una donna alla guida di un SUV coperto di adesivi sui paraurti che ha bloccato il traffico sulla strada residenziale, forse nel tentativo di impedire il passaggio ai veicoli dell’ICE. Nei video, un agente dell’ICE si avvicina al SUV urlando: “Scendi dalla macchina. Scendi da quella fottuta macchina”. Si posiziona al lato del guidatore, con i piedi fuori dal veicolo, e allunga la mano verso la donna. La donna inizia ad allontanarsi e un agente spara tre colpi, l’ultimo da dietro il veicolo mentre l’auto si allontana. Si sente anche che lo stesso agente dice “fucking bitch!”, un’affermazione maschilista oltraggiosa. Il SUV si schianta poi contro un veicolo parcheggiato, mentre gli astanti urlano disperati. “Avete commesso un omicidio, per cosa?”, grida uno dei manifestanti agli agenti. Dai video è chiaro che (1) la Good non sta cercando di investire l’agente, sta cercando di allontanarsi da lui (svolta a destra, allontanandosi dall’agente) (2) l’agente non è diventato più sicuro uccidendola, poiché non sarebbe cambiato nulla se si fosse semplicemente spostato dalla traiettoria dell’auto senza spararle, tranne che lei sarebbe rimasta viva, e (3) ha continuato a sparare anche quando era accanto all’auto, fuori dalla sua traiettoria.[]
  9. Si tratta di un uomo e di una donna che sono stati sparati durante un controllo stradale nel parcheggio di un complesso di centri medici. Ancora una volta gli agenti hanno affermato che le due persone avevano tentato di usare il veicolo come arma. Il DHS ha anche affermato che entrambi erano membri della banda venezuelana Tren de Aragua, pur non fornendo prove a sostegno dell’accusa. La coppia, che a quanto pare sarebbe sposata, è fuggita a piedi ed è stata successivamente trasportata in ospedale a Portland. L’uomo è stato colpito due volte e la donna ha riportato una ferita da arma da fuoco al petto. Il sindaco di Portland, Keith Wilson, ha chiesto all’ICE e alla Border Patrol di lasciare la città, affermando che “Portland non è un campo di addestramento per agenti militarizzati”. In genere, l’ICE opera all’interno degli Stati Uniti e con personale all’estero. La sua agenzia gemella, la US Customs and Border Protection, tecnicamente pattuglia i confini statunitensi. Ma questi ruoli sono diventati sempre più confusi, poiché l’amministrazione Trump ha ritirato agenti da diverse agenzie federali per partecipare alle attività di controllo dell’immigrazione. Gli agenti della Border Patrol operano sempre più spesso all’interno degli Stati Uniti, partecipando a raid con l’ICE.[]
  10. L’amministrazione Trump ha preso di mira il Minnesota nell’ultimo anno per accuse di frode, in particolare contro la popolazione somala dello Stato. I procuratori federali stimano che siano stati rubati fino a 9 miliardi di dollari in programmi presumibilmente legati alla popolazione somala dello Stato. Trump ha annunciato la fine alle tutele legali per gli immigrati somali nello Stato nel novembre 2025, affermando che “le bande somale stanno terrorizzando la popolazione di quel grande Stato e MILIARDI di dollari sono scomparsi. Rimandateli da dove sono venuti”. Trump si è scagliato anche contro Ilhan Omar, la rappresentante democratica del Congresso del Minnesota originaria della Somalia e cittadina statunitense, in un’invettiva xenofoba durante una riunione del governo. L’amministrazione Trump ha usato i problemi di frode del Minnesota come pretesto per inviare un’ondata di agenti dell’ICE nello Stato. Trump ha definito i somali “spazzatura” e ha fatto riferimento a rapporti non verificati, amplificati dai legislatori repubblicani, che suggerivano che il gruppo militante al-Shabaab in Somalia avrebbe beneficiato di frodi commesse in Minnesota, sebbene queste affermazioni non siano state comprovate. Le operazioni dell’ICE a Minneapolis hanno preso di mira le comunità latine e, in particolare, quelle somale. Trump ha chiuso gli Stati Uniti ai rifugiati provenienti da tutto il mondo fin dal suo primo giorno in carica. Il Minnesota, che ha una lunga storia di reinsediamento dei rifugiati di ispirazione luterana, ospita più di centomila persone di origine somala, quasi tutte cittadine statunitensi. Negli ultimi giorni, l’ICE ha arrestato decine di rifugiati, tra cui figurano anche bambini, in Minnesota e li ha trasferiti in Texas, affermano gli avvocati. I rifugiati, molti dei quali provenienti dalla Somalia, avevano superato i controlli di sicurezza prima di arrivare negli Stati Uniti.[]
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