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Edoardo Salzano: la buona urbanistica e la passione civile

di Stefano
Nutini

Edoardo Salzano (1930-2019) è stato un urbanista di grande spessore culturale, politico ed etico. Ha saputo coniugare – come pochi altri – dimensioni diverse, come la passione politica, l’impegno sociale, la competenza scientifica, la presenza istituzionale, l’attività accademica, la militanza nei movimenti per il diritto alla città, il legame coi centri urbani (Venezia, in primis) in cui ha operato e vissuto.

Un libro collettivo recente (Edoardo Salzano. La buona urbanistica e la passione civile)[1], curato da amici, compagni e allievi (Mauro Baioni, Paolo Berdini, Ilaria Boniburini, Vezio De Lucia, Francesco Erbani, Maria Pia Guermandi, Daniele Iacovone, Giancarlo Storto, Giulio Tamburini e Giuseppina Tonet) e introdotto da Tomaso Montanari, gli rende un sobrio e prezioso omaggio, frutto di un incontro organizzato nell’ottobre 2024 – a cinque anni dalla sua scomparsa – dall’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli in collaborazione con la Soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, Carteinregola, Eddyburg, Emergenza Cultura e Italia Nostra.

Gli interventi dei vari ospiti si snodano lungo l’arco professionale, culturale e politico della vita di “Eddy”, ricostruendone i passaggi e gli impegni che le conferiscono colore e carattere, per poi dare spazio, nella seconda parte del testo, a un’antologia (un brano all’anno) dei suoi interventi comparsi in un ventennio (1972-1992) su Urbanistica Informazioni, la rivista che l’Istituto nazionale di urbanistica (Inu) – di cui Salzano fu presidente dal 1983 al 1991 – volle avviare per corroborare con una maggior tempestività e diffusione la propria presenza culturale anche in ambiti meno strettamente professionali, come quelli delle forze sociali e politiche e degli enti locali[2].

Dopo la laurea nel 1957, Salzano ottiene la libera docenza in Urbanistica nel 1967, confermata nel 1972, anno in cui inizia l’attività didattica presso il Corso di laurea in Urbanistica dell’Istituto universitario di architettura di Venezia, dove dal 1976, da professore ordinario, insegna Urbanistica e dal 1979 Pianificazione del territorio, con successivi incarichi di presidente di Corso di laurea e di preside di Facoltà. L’attività universitaria s’intreccia con quella politica e amministrativa di consigliere comunale del Pci a Roma (1966-1975) e, a seguire, di assessore all’Urbanistica a Venezia fino a circa metà degli anni Ottanta. Partecipa alla redazione di piani territoriali e strumenti urbanistici per molti Comuni italiani e stimola i colleghi a una forte attenzione nei confronti dell’attività programmatoria degli enti locali, anche dirigendo collane editoriali.

Se questo, sia pur riassunto in breve, è il fitto tragitto professionale e politico di Salzano, ciò che più importa, e che il libro contribuisce bene a mettere in evidenza, sono appunto i passaggi, le transizioni e le interazioni tra tali dimensioni e gli atteggiamenti che “Eddy” mostra nell’approccio a questi mondi. A partire, per esempio, dalla sua formazione culturale e dall’avvicinamento alla politica, temi ricordati da Giulio Tamburini nel suo contributo: dai primi anni Cinquanta, nell’impegno di base nelle periferie di Roma, maturato in un collettivo di giovani cattolici che tentano di coniugare Mounier, Gramsci e Maritain, con le prime prove di “dialogo” tra credenti e non credenti (in particolare marxisti) e l’avvio dei contatti con Rodano e poi Napoleoni, che resteranno in seguito tra i suoi principali riferimenti.

Da lì inizia il suo rapporto con il Pci, che passa sia da iniziative culturali come la collaborazione alla Rivista trimestrale, grazie alla quale Salzano entra con autorevolezza e determinazione politica nelle questioni della “capitale corrotta” e partecipa alle lotte popolari per il miglioramento dell’ambiente urbano, sia da un più diretto e coinvolgente impegno politico-amministrativo, che lo porta, come già detto, a essere eletto consigliere comunale nel 1966, come indipendente nelle liste del Pci.

A seguire, lo si è detto, comincia ai primi degli anni Settanta la sua collaborazione con Urbanistica Informazioni: nell’antologia riportata nel libro, si trovano le tracce tangibili del suo impegno e del suo giudizio etico-politico rispetto all’atteggiarsi della disciplina urbanistica a fronte delle esigenze della società italiana, sempre in una prospettiva di radicale cambiamento. Il diagramma che ne emerge, però, evidenzia un progressivo e deliberato declino delle politiche pubbliche in tema di città, davanti alla “reazione proprietaria” e immobiliaristico-speculativa, oltre che un rattrappimento corporativo della propensione pubblica e democratica della disciplina urbanistica. Anche solo a scorrere i titoli di questi interventi, si nota come Salzano colga nel segno e individui il senso di queste dinamiche.

Si parte, nel 1972, con l’editoriale di apertura della rivista, con una titolazione inequivocabile, “Per un’urbanistica al servizio della società”, e con dichiarazioni altrettanto significative rispetto al ruolo e ai compiti dell’Inu: “in primo luogo, il rifiuto di un collegamento con le forze dirigenti del Paese che si riduca alla ricerca di accordi ai vertici governativi e ministeriali e l’impegno, invece, a porsi come strumento di stimolo e di servizio nei confronti delle classi lavoratrici, delle forze popolari, delle organizzazioni che le esprimono e le rappresentano, delle istanze di base. In secondo luogo il rifiuto di ogni collegamento – che non sia quello della critica e dello scontro aperto – con le forze, i gruppi, e le persone che tendono a utilizzare il territorio come luogo sul quale operare, in forme vecchie e nuove, per lo sfruttamento sull’uomo, per l’appropriazione individualistica o aziendalistica, o per la dilapidazione delle risorse della collettività. In terzo luogo, il superamento della tradizionale concezione ‘liberal-professionistica’ del ruolo dell’urbanista e quindi la sollecitazione e il sostegno al formarsi di strutture tecniche pubbliche democraticamente controllate per la gestione del territorio, a livello dei comuni, dei comprensori, delle regioni e degli organi centrali dello stato. In quarto luogo, infine, l’impegno all’approfondimento dell’analisi scientifica dei fenomeni che i manifestano sul territorio, delle forze che li determinano, delle alternative proponibili”[3]. Dove è perentoria e chiara la gerarchia tra i vari piani: si parte dall’assunzione di un mandato pubblico, democratico, alternativo ai poteri privati, per poi scendere ai doveri sociali connessi alla professione e alla sua qualificazione scientifica.

Già l’anno successivo (1973) Salzano centra il suo intervento su “Il degrado del territorio e la speranza della riforma urbanistica”[4], appellandosi a un “ottimismo della volontà” che è tenace ma consapevole degli ostacoli costituiti da una “riforma urbanistica degli Agnelli, Cefis e Petrilli”[5]. A valle del risultato elettorale del 15 giugno 1975, che fa crescere “La speranza per il governo della città e dell’ambiente”[6], si manifesta la preoccupazione per “Il fragile regime dei suoli”[7] (1976) e per le irresolutezze sull’abusivismo edilizio[8] (1977). Nel 1979, con il regresso elettorale del Pci, si segnalano “I primi cedimenti culturali”[9], che evidenziano gli errori delle sinistre[10]. Nel 1980 Salzano denuncia “L’abbandono della cultura del recupero”[11] (“e intanto i vecchi quartieri rischiano di continuare a perdere abitanti e attività originarie per lasciar posto ai turisti e alle seconde case, alle banche e agli alberghi”[12]: una lucidissima profezia rispetto all’oggi!). Lungo tutti gli anni Ottanta, si moltiplicano i “Segnali di involuzione culturale”[13] (1981) e i “Regali alla rendita immobiliare e l’aumento del consumo di suolo”[14] (1990) e avanzano potentemente “La distruzione dell’urbanistica e la svendita del patrimonio immobiliare pubblico”[15] (1992). Salzano ricorda persuasivamente, nel 1983, che “l’oggetto primordiale della nostra disciplina, quello a cui bisogna guardare con un’attenzione più marcata, e certo più incisiva e coerente, è il territorio, come realtà fisica nella quale è sedimentata e materializzata la storia della nostra civiltà e che costituisce non solo una primaria risorsa economica, ma la base stessa per la sopravvivenza, e per ogni possibile sviluppo, della nostra società”[16]: parole in cui si fanno sentire forti la sollecitazione ecologica, la cultura del limite, la consapevolezza del contesto sociale e ambientale.

Interventi come quelli antologizzati in questo piccolo volume – accanto alla sua produzione scientifica, culminata nei Fondamenti di urbanistica del 2004[17] e nelle Memorie di un urbanista del 2010[18] – restituiscono al lettore e alla lettrice la personalità completa di Salzano, peraltro testimoniata, in tempi più recenti, dal sito Eddyburg.it[19], fondato nel 2003 e tuttora consultabile, una vera e propria miniera di dati, valutazioni, prese di posizione sempre puntuali e lucide.

Per chi poi volesse sentire dalla sua viva voce un’antologia di giudizi e affermazioni, rinvio al video “Ciao Eddy. Un ricordo di Edoardo Salzano”, disponibile in rete[20]. Lì, in una dichiarazione ripetuta in tante occasioni, si trova esplicitata la sua sintomatica, validissima definizione tripartita del significato di “città”: urbs, come insieme di strutture fisiche, civitas, come società che l’abita conflittualmente, e polis, come società che si dà un governo democratico.

Stefano Nutini

 

[1] Edoardo Salzano. La buona urbanistica e la passione civile, Bordeaux, Roma 2026.
[2] La rivista è online: https://www.urbanisticainformazioni.it
[3] Ivi, pp. 75-76.
[4] Ivi, p. 77.
[5] Ivi, p. 79
[6] Ivi, p. 81.
[7] Ivi, p. 84.
[8] Ivi, p. 87.
[9] Ivi, p. 92.
[10] “Non è forse vero che le sinistre, con la politica urbanistica ed edilizia che hanno promosso e difeso e – nei limiti loro consentiti – praticato, hanno mostrato, almeno a determinate fasce dell’elettorato, solo il volto del rigore e della severità senza riuscire a rendere credibile un volto positivo di quella politica? E non è allora anche vero che in tal modo, anziché disgregare il ‘blocco edilizio’ e conquistare sia le ‘fanterie’ sia consistenti strati intermedi, si è giunti a consolidarlo e quindi a perdere prima sul terreno sociale e poi, di conseguenza, su quello elettorale?” (ivi, p. 93).
[11] Ivi, p. 95.
[12] Ivi, p. 97.
[13] Ivi, p. 98.
[14] Ivi, p. 126.
[15] Ivi, p. 131.
[16] Ivi, p. 103.
[17] E. Salzano, Fondamenti di urbanistica. La storia e la norma, Laterza, Bari-Roma 2004.
[18] Memorie di un urbanista. L’Italia che ho vissuto, Corte del Fontego, Venezia 2010.
[19] www.eddyburg.it
[20] https://www.youtube.com/watch?v=Pp-6hFChuGU

 

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