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Biodiversità, la vita in gioco tra sesta estinzione e terza guerra mondiale a pezzi

di Roberto
Rosso

Il sottotitolo di questo articolo dovrebbe essere ‘L’antropizzazione patriarcale‘, sarà chiaro nel paragrafo finale, con ciò si vuole indicare il rimosso profonda che è alla base dell’attuale fase di sviluppo capitalistico, che viene giustamente definito come era dell’Antropocene, rispetto al ruolo dell’attuale forma di antropizzazione del globo, specificato in Capitalocene in riferimento ai rapporti sociali di produzione.

Dopo tre giorni di negoziati, si è conclusa anche la seconda parte della Cop16 sulla biodiversità1, interrotta a Cali nel novembre 2024 e ripresa alla sede FAO di Roma dal 25 al 27 febbraio 2025, con una strategia comune per mobilitare le risorse finanziarie necessarie per la protezione della biodiversità2.  Come nell’ultima COP sul clima, la posta in gioco erano i finanziamenti, i flussi finanziari globalmente investiti rispettivamente nel rallentare il cambiamento climatico -provocato dalle emissioni del gas climalteranti- mitigarne gli effetti e nel difendere la biodiversità. Nell’un caso come nell’altro accade si tratta innanzitutto di bloccare gli investimenti che vanno in direzione opposta, aggravando il riscaldamento globale e distruggendo biodiversità. Dopo il sostanziale fallimento della COP 16 a Cali, nella sessione romana si è giunti a un accordo, caratterizzato purtroppo da una inadeguatezza degli stanziamenti e soprattutto dalla mancanza di vincoli cogenti che impongano ai contraenti il rispetto dei patti siglati. Analogamente gli stanziamenti previsti dagli accordi della COP sul clima sono al di sotto del minimo necessario. Se l’accordo di Roma appare più come una promessa che un impegno cogente, altrettanto è la natura degli obiettivi che erano stati chiaramente delineati nella COP153 di Montreal con il cosiddetto Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (GBF)4. La sessione di Montreal della COP15 era stata preceduta da una sessione online a causa della pandemia da Sars-Cov-25  che si era chiusa con la cosiddetta Dichiarazione di Kumming e l’istituzione del Kumming Diversity Fund. La conferenza ha trovato una conclusione a Montreal, ma ha trovato passaggi drammatici e lasciate irrisolte le sue principali contraddizioni. Anche dopo l’approvazione del documento finale da parte della presidenza, affidata alla Cina, sono sorti dei malumori. In particolare, i negoziatori del Camerun, dell’Uganda e della Repubblica del Congo e altri Paesi africani hanno mostrato incredulità per la fretta con cui è stata data per buona l’ultima versione, accusando la Cina di essere stata antidemocratica 3.

Che riduzione della biodiversità negli ecosistemi e cambiamento climatico, dovuto al riscaldamento globale, siano due facce di una stessa medaglia è del tutto intuitivo – anche se merita di essere schematicamente analizzato- espressione di uno stesso complesso processo globale, che per sua natura richiede di essere affrontato da una azione altrettanto globale e complessa nel modificare radicalmente il processo di antropizzazione del mondo. Una necessità più volte affermata ed analizzata sulle pagine di questa rivista. Globalmente invece si afferma una logica di competizione, di esasperazione dei conflitti, di ricorso alle armi per conquistare la supremazia, per spostare a proprio favore i rapporti di forza; assistiamo ad una gradazione infinita di conflitti, guerre, guerre civili, il tutto connesso in una fitta rete di flussi di armamenti, materie prime, capitali finanziari e popolazioni spossessate di ogni possibilità di sopravvivenza. Un contesto, un intreccio di processi per il quale recentemente è stato coniato il neologismo di policrisi -anch’esso più volte citato su queste pagine6-  col quale si definisce l’intreccio inestricabile, la reciproca dipendenza dei processi, dei fenomeni che definiamo di crisi, di rottura di equilibri preesistenti  da cui non emerge altro che un acutizzarsi delle contraddizioni ed una instabilità crescente dele formazioni sociali, a livello locale, regionale e globale.

Le transizioni gemelle.

Come nel titolo dell’articolo citato il termine, assai più tradizionale, che affianca policrisi per definire lo stato delle cose è transizione, anzi transizioni al plurale; molti sono i parametri che definiscono le trasformazioni, i cambiamenti in atto con i quali possiamo individuare una condizione di transizione, un percorso  di abbandono di equilibri fondamentali verso un futuro ignoto, tuttavia la sintesi, il cuore è dato dalle transizioni gemelle quella energetica-climatica-ecologica e quella tecnologico-digitale. La prima vede nei termini climatica ed ecologica, la rottura in atto del sistema del clima e degli ecosistemi indotta dal riscaldamento globale, mentre il termine energetica è più che altro una trasformazione, una transizione auspicata e solo in minima parte realizzata con l’abbandono delle fonti fossili, il cui utilizzo produce l’emissione dei gas climalteranti. La seconda definisce sinteticamente il processo di innovazione tecnologica, passaggio continuo dalla ricerca di base alle applicazioni tecnologiche in un vero e proprio ecosistema di conoscenze e tecnologie, sempre più interconnesso, innervato dal complesso delle tecnologie digitali. L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale, delle tecnologie di I.A. degli ultimi anni produce letteralmente un salto di qualità nella transizione tecnologico-digitale, che ha innovato radicalmente la competizione globale, soprattutto tra i due sistemi cinese e statunitense, nel quale è difficile farsi strada tra gli annunci e la realtà delle innovazioni. Di sicuro equilibri, gerarchie che si davano per assodate saltano con estrema facilità, cambiano i parametri della produttività dei dispositivi, delle soluzioni tecnologiche e quindi degli investimenti miliardari. È naturale associare la capacità di indagare, riprodurre sistemi complessi da parte dell’I.A. con la complessità del clima e degli ecosistemi. Negli ultimi anni e decenni la comprensione delle dinamiche ecologiche e climatiche si è avvalsa della possibilità di trattare contemporaneamente moli di dati crescenti (bigdata)  e sistemi  -individuabili e definibili come tali- di complessità crescente; vale l’esempio di Alphafold 7, il dispositivo di I.A. col quale si sono individuate le configurazioni possibili di 200 milioni di proteine.

Questa associazione possibile e auspicabile in parte si realizza, in termini di analisi, certamente non si produce come sforzo, cooperazione globale per invertire il corso delle crisi climatica ed ecologica. L’analisi e modellazione dei processi complessi ci fa comprendere come la loro evoluzione non sia lineare, presenti delle soglie oltre le quali il loro comportamento cambia radicalmente e come nel sistema di relazioni interne esistano degli elementi  che possiedono relazioni col circostante di uno o più ordini di grandezza superiori agli altri, ragione per cui la loro eliminazione porta ad un collasso totale  o parziale di tutto il sistema, di sicuro ad una riduzione drastica di complessità, si tratta di veri e propri nodi privilegiati della rete o hub.

Nel caso degli ecosistemi la biodiversità, la numerosità delle specie presenti è un indice della complessità delle relazioni che li costituiscono, della necessità di preservarla, del ruolo cruciale che vi gioca ogni specie ed alcune in particolare. La storia delle specie selezionate dalle società umane per comporre le proprie catene alimentari, si presenta come un processo di selezione a partire da una biodiversità originale, con una riduzione della ricchezza del patrimonio genetico che ne sta alla base. A quella diversità, se possibile, si ritorna quando il cambiamento climatico, l’impoverimento dei suoli, la selezione e l’adattamento degli agenti patogeni, l’indebolimento della resistenza specie selezionate all’aggressione dei parassiti, i processi di antropizzazione in generale, rendono sempre meno produttive le coltivazioni. Il problema nasce quando di quella diversità non è rimasta traccia o si è ridotta drasticamente.

Appropriazione privata della vita e Cyborg globale.

La biodiversità si esprime non solo in termini di specie, di variabilità genetica, anche ad un livello intermedio di ricchezza delle sostanze della rete di composti chimici che rendono possibili le diverse forme di vita e le loro relazioni; non a caso le case farmaceutiche sono a caccia di queste sostanze negli habitat più ricchi come le foreste pluviali, per individuarle, comprenderne le funzioni nella fisiologia degli organismi viventi ed infine brevettarle8, in questa ricerca si avvalgono anche delle conoscenze che le popolazioni indigene di quegli habitat hanno sviluppato nella loro storia  millenaria; possibilmente prima che quegli habitat e quelle popolazioni scompaiano. Come si afferma nell’articolo citato, la comprensione dell’enorme patrimonio di sostanze racchiuso nella biodiversità degli ecosistemi può portare ad una pratica di loro conservazione, certamente siamo per lo più in presenza di una logica di appropriazione privata di un bene comune nel significato più ampio e profondo del termine. Una industrializzazione più raffinata dei processi di riproduzione della vita, entro quella tendenza che abbiamo definito come creazione del Cyborg Globale9, ovvero l’intermediazione di processi di riproduzione/conservazione artificiale della vita negli ecosistemi, non si tratta più della semplice addomesticazione  e selezione di specie animali e vegetali, ma di inserimento di processi artificiali che operano sino al livello genetico, che riproducono ambienti complessi, laddove le relazioni degli ecosistemi preesistenti sono state irrimediabilmente interrotte. In altri termini si tratta del tentativo di creare una complessità artificiale, in luogo di una persa complessità naturale, come avviene per un corpo umano assistito da protesi, innesti e farmaci. Un orizzonte, che definirei distopico, che unisce gli interventi sulle forme di vita,  le loro relazioni e processi di riproduzione dal livello genetico-cellulare a quello delle specie e degli ecosistemi assieme alla geoingegneria, la manipolazione del clima10. Vero è che Ogni riduzione delle emissioni invece fa la differenza tra un mondo vivibile e uno invivibile: ogni decimo di grado conta, soprattutto quando si è l’orlo del  baratro ed ogni centimetro ci avvicina o ci allontana da un salto definitivo; si tratta allora di comprendere quanto siamo vicini a quest’orlo, quante soglie abbiamo già superato quanti siamo gli abissi che si sono aperti e si stiano aprendo nelle diverse regioni del globo. Il regime di competzione globale favorisce la logica della crescita ininterrotta, dello svuluppo perpetuo, impedisce qualsiasi riflessione, opzione concreta della decrescita, aggiornandone la concezione riconoscendo le radici della società umana nell’evoluzione delle forme di vita, dell’ecosistema planetario11.

Alla base delle diverse crisi e delle condizioni di vita che diverse popolazioni, regioni e classi sociali sopportano in queste crisi, ci sono le diseguaglianze sociali che producono e si alimentano di quei giganteschi processi di migrazione che gonfiano le aree urbane e metropolitane, riempiono i campi profughi con popolazioni in fuga da crisi estreme, alimentano flussi migratori verso le regioni e i continenti più sviluppati.

Siamo in presenza di una diserzione sostanziale in luogo di una cooperazione globale orientata al contenimento e inversione di segno della riduzione drastica della biodiversità e del riscaldamento globale, ciò avviene in nome di una logica di potenza di competizione nel mercato globale. La criticità delle risorse dipendenti dalla ricchezza e stabilità degli ecosistemi, della vivibilità di ampie regioni del globo, di una popolazione globale sempre più concentrata nelle aree metropolitane, produce un acuirsi della competizione e dei conflitti che si sostituisce e toglie ogni spazio di espressione alle necessarie logiche cooperative e solidali.  I protagonisti sulla scena mondiale agiscono certo in modo diversificato, un salto di qualità è agito dall’attuale amministrazione USA, con ovvi effetti globali, ma l’una azione scompone e ricompone assetti e relazioni, retroagisce con effetti negativi sulla situazione che l’ha generata, amplificandone l’instabilità.

Oggi nel nostro paese siamo giustamente presi dalla congiuntura che attraversa il nostro continente, prodotto delle politiche dei decenni, dei trent’anni precedenti, politiche e strategie oggi in crisi, da cui purtroppo sembrano scaturire scelte per quanto possibili peggiorative, con al centro l’appello ad armarsi, a ritrovare in questo una identità comune, che cancella in un solo colpo le ragioni della crisi specifica che attraversa il nostro continente, versione regionale delle crisi globali.

Detto questo, la totale irrilevanza attribuita all’evento della COP16 sulla biodiversità di Roma, di fatto da parte di tutti i soggetti in campo nello scontro politico, evidenzia in modo drammatico la perdita di orizzonte, di orizzonti e speranze di cambiamento radicale.

Antropizzazione patriarcale.

La supremazia del processo di antropizzazione su ogni altra forma di evoluzione della vita sul nostro pianeta è l’equivalente della logica patriarcale che definisce una gerarchia nelle relazioni tra i generi, basata su una funzione strumentale, subordinata e delegata alla riproduzione della vita, nello stesso momento in cui ne definisce la sacralità in quell’ordine gerarchico. Il sistema capitalistico sta raggiungendo un livello parossistico della sua evoluzione, nel quale si sviluppano forme nuove di autoriflessione della macchina sociale -vedi l’Intelligenza Artificiale – che supportano principalmente- certo non esclusivamente- nuove forme di astrazione sociale e di dominio, in assenza di un efficace movimento di rivolta che vada in direzione contraria.

La separazione della forma di vita umana, la pretesa di fondare sempre più la propria riproduzione sulla riproduzione artificiale dei meccanismi della vita, sul dominio come logica di relazione con le altre forme di vita, diventa l’ideologia con la quale si giustificano e si legittimano gli esiti dell’evoluzione del sistema capitalistico, nelle sue più diverse espressioni. In questo contesto ogni movimento che abbia la pretesa di fondare rapporti sociali su principi di eguaglianza ed assieme di massima espressione delle diversità non ha alcuna reale possibilità di affermarsi, si troverà ad essere contrastato e sopraffatto da un movimento reazionario che si rinnoverà di volta in volta e troverà le sue ragioni profonde in quello stato di cose.

Roberto Rosso

  1. https://www.legambiente.it/news-storie/natura-e-biodiversita/cop16-a-roma/ []
  2. https://www.legambiente.it/news-storie/natura-e-biodiversita/cop-16-raggiunto-accordo-per-la-biodiversita/  []
  3. https://asvis.it/notizie/2-14118/laccordo-sulla-biodiversita-che-provera-a-fermare-lera-dellestinzione [][]
  4. https://www.cbd.int/gbf  https://www.theguardian.com/environment/2022/dec/19/cop15-key-points-of-nature-deal-at-a-glance-aoe  https://www.cbd.int/conferences/2021-2022/cop-15/documents[]
  5. https://asvis.it/notizie/2-10627/cop15-la-dichiarazione-approvata-a-kunming-e-rilevante-ma-non-vincola-i-paesi  []
  6. https://transform-italia.it/facciamo-il-punto-transizioni-e-policrisi/ []
  7. https://www.agendadigitale.eu/sanita/alphafold-come-lintelligenza-artificiale-rivoluziona-la-biologia/ https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-molecole-proteine-nuovi-farmaci-studio/ []
  8. https://theconversation.com/how-profits-from-big-pharmas-use-of-genetic-information-could-revolutionise-nature-conservation-240565 []
  9. https://transform-italia.it/il-ruolo-dellindia-nella-creazione-del-cyborg-globale/  []
  10. https://www.wired.it/article/clima-geoingegneria-sole-temperature-caldo/  https://ilbolive.unipd.it/it/news/record-2023-involontario-esperimento-geoingegneria []
  11. https://transform-italia.it/crisi-e-transizioni-catastrofe-stato-stazionario-o-decrescita/ []
biodiversità, Crisi Climatica, patriarcato, policrisi
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