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Fortezze antiche e basi NATO

di Marino
Calcinari

Da sempre ai confini col mondo slavo e tedesco ,la storia del Friuli Venezia Giulia non manca di raccontare vicende , fatti ed episodi che meriterebbero di essere studiati non per la memoria , pur importante che custodiscono , ma per gli elementi propositivi ed esemplari che evidenziano ed ostentano nella materialità delle testimonianze , che contrassegnando il suo territorio , ne individuano valori e peculiarità. Ed anche opportunità.

Noi vi siamo sentimentalmente affezionati , non per motivi campanilistici o autocelebrativi , né certamente siamo inclini o giustifichiamo derive su malsane concezioni di autonomie dfferenziate , ma perché vogliamo, in direzione ostinata e contraria , sviluppare quello spazio , che è anche culturale, sentimentale, fantastico e vogliamo guardare al futuro.

Dal Passo di Monte Croce Carnico al mare di Grado , da Trieste a Cividale , da Aquileia a Palmanova la regione FVG custodisce non solo le tracce di un percorso storico complesso ,che inizia con la descrizione dello storico e geografo Pomponio Mela nel I° sec.d.C, e che poi si sviluppa nel tempo fino ai giorni nostri, quando così essa venne denominata da colui cui dobbiamo la nostra identità plurale : Graziadio Isaia Ascoli , storico e intellettuale ebraico , nativo di Gorizia , di cui , ahimè , poche sembrano avere oggi contezza o memoria..

I confini della regione invece hanno storia più recente ,ed ancora oggi c’è chi mugugna , specula , stravede o rivendica improponibili riaggiustamenti confinari vaneggiando le “ terre perdute”, quelle del litorale dalmatico esaltate dal D’ Annunzio ; certo è che Trieste con i castellieri , roccaforte di Istri , Liburni e altre tribù dalmatiche , con una “romanizzazione “ incompiuta , limitata al Colle Capitolino , faceva storia a sé , non potendo contare né competere con la piu’ grande e magnificente Aquileia e poi con Venezia che da essa nacque ; ma la sua collocazione , all’ estremo punto nord dell’ Adriatico sarebbe stata – e lo è ancora oggi- centrale per lo sviluppo e la modernità del porto e della presenza industriale dedicata alla logistica che veicola merci verso Amburgo .

Trieste evolve dopo la “ dedizione” all’ Austria (1382) e poi col Porto Franco (1719).

I liberi commerci, l’ attività portuale e marittima , le costruzione navali si sostituirono al parassitismo delle grandi famiglie e diedero linfa alla crescita della città.

Prima di quella data c’ era stata solo una .. ristrutturazione poliorcetica , la messa in atto di misure difensive che aveva interessato il Castello, distrutto al tempo della guerra di Chioggia ( 1380-1381). Vennero costruite ed estese alcune opere di rafforzamento : il Bastione Rotondo e il Bastone Lallio ( dal nome dell’ architetto che aveva costruito per gli Asburgo le fortificazioni di Klagenfurt, Graz, Marburgo e Radkersburg ).

Contro il pericolo turco che poi sarebbe stato definitivamente risolto nel 1664 a Mogersdorf , auspice il leggendario Montecuccoli ,anche a Trieste si trovò modo di festeggiare .

Lo storico e sacerdote Vincenzo Scussa, nato nel 1620 annotava nelle sue Storie i cambiamenti che mutarono il corso della storia triestina dopo questi fatti “.. la galeotta Zrina nello spuntare delle barche fuori di Grignano , la fortezza di Trieste e la città accolsero il sovrano “( Leopoldo I° , c’è ancora la sua statua sopra una colonna , oggi , in Piazza della Borsa a Trieste )

Mai stata libero comune ma amministrata da tredici casate , Trieste seppe dunque evolvere ; l’ idea del canale di Suez , nacque qui ispirata dalla volontà di Pasquale Revoltella , un facoltoso capitalista che nel 1858, creò quella Società del Canale, ancora oggi in attività.

Il suo ruolo fu fondamentale per la realizzazione di quella gigantesca opera , la sua visione lungimirante , anche se doveva fare i conti con lo scenario di guerra allora esistente in Europa , tra la guerra di Crimea , la crisi danese , le due guerre “ risorgimentali” 1859 , 1866 , si dimostrò vincente anche perché quell’ obiettivo di progresso andava in controtendenza .

Da quella vicenda nacque la moderna Alessandria d’ Egitto che al tempo attirava manodopera triestina , viste le opportunità occupazionali che quel nuovo scenario offriva , ed a Trieste si soprannominavano “ alessandrine ” quelle donne , ragazze , triestine e slovene , dalmate o croate che avevano avuto la possibilità di andare a servizio con persone influenti , imprenditori , commercanti e affaristi nella città egiziana , gente che faceva la spola tra l’est-nordest dell’ Adriatico , la Grecia e la “nuova “ Alessandria d’ Egitto .

La pace quindi come leva anche per far crescere o suscitare nuove forme di via sociale , opportunità di lavoro e progresso presero piede , come Marx annotò da giornalista già nel 1857 e

che durarono fino al 28 giugno 1914 . Poi quel mondo , a Sarajevo, si frantumò.

Palmanova fino al 1500 era un piccolo borgo di contadini ed artigiani che si sviluppava e si sosteneva con il lavoro delle campagne e riforniva di prodotto agricoli i centri più grandi del Friuli e le tenute dei signorotti .Ma divenne un secolo dopo una città fortezza , punto avanzato delle operazioni belliche veneziane. Per difendersi dalle invasioni turche e altri pericoli ..

Ippolito Nievo , patriota e scittore utilizzò il castrello d Colloredo che circondato da vigneti e campagne suscitava quella quiete a lui necessaria per scrivere le sue “ Confessioni di un Italiano”. Udine ,sino al 1900 non aveva più di 30mila abitanti ed era molto meno famosa e frequentata di Cividale , città ricordata da Paolo Diacono , e che per difendersi dagli Ungari , poi dai Turchi ed infine dagli Asburo dovette arrendersi a Venezia nel 1530 .

Sul castello di Duino , nei pressi di Trieste , che ( forse) ospitò Dante Alighirti in esilio per un breve periodo non c’è traccia di un suo uso militareI e va bene così.. n questo castello lo scrittore e poeta Rainer Maria Rilke, ideò e iniziò nel 1912 la composizione delle Elegie duinesi ospite dellaprincipessa Maria della Torre e Tasso.

Ma in defnitiva cio’ che conta rilevare è che quest’ area di Europa pur attraversata da conflitti e lacerazioni portava con se’ una memoria multietnica , che andrebbe riscoperta e valorizzata .

Invece non è così ; anche se dopo l’ 89 non esisteva più il pericolo da oriente , caserme e basi NATO ( a Aviano) sono rimaste .Le prime , come a Gradisca sono centri di detenzione per i migranti ,la seconda ospita anche bombe nucleari .

Su questo aspetto va ricordato l’ impegno del Movimento pacifista negli anni‘70 e ‘80 , del secolo scorso , contro le servitù militari , per il disarmo, per l’ affermazione di un nuovo modello di difesa che salvaguardasse le comunità dalle ricadute belliciste che la militarizzazione del territorio, sempre più allargandosi , comportava .

Allora il Movimento per la Pace , il Movimento democratico dei soldati si legavano in prospettiva di un superamento dell’ orizzonte di guerra . Ora quello scenario è cambiato e ritornerà a presentarsi se non si sarà in grado di dire di no , che la guerra non è una soluzione , ma la fine della democrazia fondata sulla pace , sulla carta dell’ ONU e che la guerra è bandita dalla nostra Costituzione , che il riarmo è l’ inizio di una sciagura , non una soluzione di ricomposizione dei conflitti ma la spinta alla deflagrazione .

Non è questo il futuro che vogliamo .

Il 25 marzo facciamo ripartire un percorso di speranza , contro Trump, Putin , Zelenski, Von der Leyen. Un’ ALTRA EUROPA è POSSIBILE

Il 25 marzo 1957, venivano firmati i Trattati di Roma, considerati come l’atto di nascita della grande famiglia europea.

Si istituiva una Comunità economica europea (CEE), ed anche dell’energia atomica,Euratom. La seconda è superata , ma la prima non puo’ fondarsi se non su coordinate ecosolidali , di pace e giustizia sociale , sulla democrazia , su una visione di futuro .

Il 25 marzo possiamo farci sentire e dare una possibilità alla pace , contro il riarmo , contro le guerre , contro ogni pulsione di morte e di barbarie. Una data che va ricordata percio’ promuoviamo una giornata di mobilitazione nelle mille piazze d’ Italia .

Post Scriptum : A Trieste e Gorizia c’era stato il cd. “ festival del cambiamento” nel maggio 2024 , un evento che magnificava tra l’ altro la competizione geopolitica regolamentata e che senza mai usare il termine “liberismo “ e men che meno il termine lavoro, forniva però l’ occasione di spendersi con iniziative mirate su progetti di lavoro , sviluppo e collaborazione extrafrontaliera. Oggi Gorizia /nova Gorica è capitale della cultura 2025 .

Potremmo far ripartire da Gorizia o lanciare un messaggio di pace ora e per il 25 marzo e il 25 aprile .

Marino Calcinari

 

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