Il giorno 14 settembre l’associazione GEA, nata nel 2021 per promuovere e diffondere la visione, la cultura, le proposte e le pratiche legate alla giustizia ecologica e ambientale, insieme all’Alleanza italiana per la Campagna per il Trattato sui combustibili fossili, ha organizzato un incontro al Senato della Repubblica per discutere di una transizione ecologica giusta e capace di mettere al centro salute, ambiente, lavoro e pace. È stato un confronto tra movimenti, associazioni e rappresentanti politici per rafforzare l’impegno italiano verso un Trattato internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili, quindi per un futuro libero da petrolio, gas e carbone.
A seguire i punti salienti degli interventi di Elisa Sermarini, Yuvelis Morales Blanco, Giuseppe De Marzo, Angelo Bonelli, Ilaria Fontana, Maurizio Acerbo, Silvia Paoluzzi e Roberto Musacchio.
Elisa Sermarini, presidente di GEA: “GEA è una scuola di alta formazione rivolta a giovani attiviste e attivisti sui temi dell’ecologia integrale. Ieri abbiamo concluso la nostra Scuola nazionale alla quale più di 130 giovani hanno partecipato a tre giorni di formazione, confronto e costruzione politica gratuita.
Parto da qui perché credo che questo dato dica qualcosa di importante al nostro Paese e alle forze politiche qui presenti. Quando parliamo di giovani, troppo spesso sentiamo dire che non partecipano, che non si interessano alla politica, che non hanno proposte. Non è vero.
I giovani e le giovani ci sono. Si formano, si organizzano, fanno domande, elaborano proposte e chiedono di essere ascoltati, di ricevere risposte, che le loro idee entrino nelle decisioni che riguardano il loro futuro. E soprattutto chiedono una cosa molto semplice: la possibilità di respirare, di vivere, di partecipare, di costruire il proprio futuro. Non vogliono, non vogliamo, essere costrette a vivere dentro un permanente lockdown climatico, determinato dall’inerzia delle istituzioni e dall’incapacità della politica di affrontare la crisi ecologica per quello che è: una questione sociale, economica, democratica e di giustizia. Oggi inizia la Settimana di azione globale per il clima, promossa dall’alleanza globale della quale facciamo parte come GEA e come Campagna italiana per il Trattato sui Combustibili fossili e questo è il primo di 6 appuntamenti che abbiamo organizzato. Finora le nostre sollecitazioni al Governo, così come gli appelli della comunità scientifica, sono rimasti senza risposta. Anzi, c’è una contraddizione che non può essere ignorata:
l’Italia partecipa a iniziative internazionali dedicate alla crisi climatica e alla riconversione ecologica, come quello di Santa Marta, ma allo stesso tempo le scelte concrete del Governo vanno in una direzione completamente opposta. Pensiamo a quanto fatto sul riarmo, sulle infrastrutture, sui trasporti, sulla distruzione della biodiversità e sul piano internazionale con gli accordi con l’Arabia Saudita, Israele e gli Stati Uniti d’America, in Europa. Per questo oggi è importante la presenza di 4 forze politiche che si definiscono alternative al Governo Meloni.
Auspichiamo che da questo avvicinamento nasca un’alleanza, che fino adesso è mancata e si traduca in partecipazione concreta alle discussioni politiche su questi temi.
Per coinvolgere le persone c’è bisogno da parte della politica di impegni chiari e verificabili sulle principali questioni del nostro tempo: crisi ecologica, guerre, povertà, lavoro, salute. Altrimenti assisteremo, con le elezioni del prossimo anno, a un ulteriore allargamento dell’astensionismo che investirà fasce della popolazione sempre più larghe.
Noi come GEA lavoriamo per un’alleanza tra movimenti, scienza e politica. Tra movimenti e scienza c’è già. Per questo chiediamo ai partiti qui presenti un sostegno concreto. Noi facciamo e faremo la nostra parte. Ma la politica non può limitarsi alle dichiarazioni.
La credibilità della politica si misura nelle scelte: negli investimenti, nelle infrastrutture che si decidono di finanziare, nelle relazioni internazionali che si costruiscono, nel modo in cui si affrontano le disuguaglianze e nella capacità di mettere al centro la sicurezza delle persone e del pianeta. Noi chiediamo che l’opposizione guardi con speranza e concretezza all’esperienza del percorso nato a Santa Marta in Colombia con la prima conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili e partecipi con protagonismo alla seconda che si terrà a Tuvalu nel 2027.
Non possiamo continuare a considerare la dipendenza dai combustibili fossili e dalle rotte strategiche del petrolio e del gas come una garanzia di sicurezza. È vero il contrario: quella dipendenza ci rende più vulnerabili, insicure, precarie. Basta guardare quello che succede con la crisi di Hormuz. Dobbiamo progressivamente sganciarci da quelle logiche e costruire una sicurezza diversa: fondata sulla giustizia energetica, sulla cooperazione internazionale, sulla pace. Costruire relazioni internazionali diverse: relazioni basate non soltanto sull’interesse economico o sulla competizione per le risorse, ma sulla cooperazione, sulla solidarietà, sulla tutela dei diritti e sulla difesa della vita.
È fondamentale quindi che le forze politiche di opposizione sostengano la campagna e il lavoro che stiamo facendo dal basso, in Italia come nel resto del mondo, mobilitandoci per difendere la terra, i diritti delle comunità e la vita stessa.
In Colombia, chi difende il territorio e i diritti ambientali continua a essere esposto a una violenza drammatica. È uno dei Paesi al mondo più pericolosi per chi difende l’ambiente e i diritti umani. E questo ci riguarda, perché non possiamo chiedere transizione ecologica senza chiederci anche chi paga il prezzo delle nostre scelte economiche, energetiche e commerciali.
Questa è l’unica prospettiva che ci darà la possibilità di invertire la rotta e costruire un futuro dignitoso per tutte le entità viventi che abitano il pianeta.
Per questo oggi siamo qui con una delegazione delle persone che hanno partecipato alla Scuola e insieme alle tante realtà che hanno scelto di aderire alla Campagna italiana.
Non siamo soli. Siamo insieme a un terzo della popolazione globale che reclama questo”.
Yuvelis Morales Blanco, Alianza Colombia Libre de Fracking e premio Goldman 2026: “Il rapporto finale della Conferenza di Santa Marta ha presentato la visione per la transizione, basata sulle soluzioni e sulle proposte discusse durante i dialoghi. Basato sui contributi di 57 paesi ,tra cui 20 europei, e di migliaia di parti interessate in 14 settori, questo documento (il più sostanziale mai prodotto da un processo multilaterale su questo tema) rivela che l’80% dei contributi settoriali ha esplicitamente richiesto un quadro internazionale per gestire una transizione equa a livello globale. Tuttavia, la presenza europea è piena di contraddizioni: per esempio i Paesi Bassi, co-organizzatori della prima conferenza, rimangono uno dei maggiori produttori di gas in Europa.
Sebbene l’Accordo di Parigi e le nuove tabelle di marcia della COP30 offrano quadri volontari fondamentali per la riduzione delle emissioni e i piani nazionali di eliminazione graduale, non hanno il potere di affrontare la causa principale: l’espansione della produzione di combustibili fossili su scala globale. L’iniziativa del Trattato sui combustibili fossili fornisce il tassello mancante nella governance climatica internazionale, proponendo uno strumento vincolante per eliminare gradualmente l’approvvigionamento di petrolio, gas e carbone, garantendo al contempo l’equità.
Per l’Europa, portare avanti il proprio impegno nel processo di Santa Marta e sostenere l’elaborazione di un Trattato sui combustibili fossili non è solo una responsabilità storica; è un investimento strategico nella sovranità energetica, nella stabilità economica e in nuove relazioni diplomatiche che potrebbero trasformare la grande vulnerabilità del continente in un punto di forza. In primo luogo, sostenendo una transizione graduale verso l’abbandono dei combustibili fossili gestita a livello globale ed equa, l’Europa garantirebbe la stabilità dei prezzi a lungo termine di cui i suoi cittadini e le sue industrie hanno disperatamente bisogno. L’argomento economico è già evidente in nazioni come la Spagna, che hanno dimostrato come accelerare la transizione equa verso le energie sostenibili offra riduzioni tangibili dei prezzi dell’elettricità, proteggendo i consumatori dai mercati volatili dei combustibili fossili. In secondo luogo, al di là dell’economia, si tratta di un imperativo diplomatico.
Mentre le alleanze tradizionali si frantumano e gli Stati Uniti si ritirano dai consessi multilaterali, il Gruppo dei Paesi che discutono un futuro trattato sui combustibili fossili offre un’opportunità unica per stringere partnership solide e reciprocamente vantaggiose con il Sud del mondo.
Riconoscere e rispettare la leadership del Sud del mondo non è solo una cortesia diplomatica; è la condizione fondamentale per una transizione energetica globale di successo. Con il 21% delle emissioni storiche e in quanto sede di giganti dei combustibili fossili come Shell, Repsol, BP e Total, l’Europa ha una profonda responsabilità e un’opportunità unica per dimostrare la propria leadership climatica globale e sostenere questo processo.
Il Sud del mondo ha costruito l’architettura e, grazie al ruolo di co-organizzatori svolto dai Paesi Bassi e dall’Irlanda, l’Europa ne ha sostenuto la struttura. Il continente deve ora passare dalla discussione all’azione concreta. Ciò significa impegnarsi esplicitamente sui meccanismi finanziari essenziali (come la risoluzione del debito, la riforma dell’ISDS e i club di acquirenti e venditori), amplificando al contempo in modo coerente la leadership del Sud del mondo, compresa quella del Gruppo di Paesi che lavora per garantire un mandato negoziale per un Trattato sui combustibili fossili a Tuvalu nel 2027.
L’Europa ha l’opportunità storica di fare da apripista a un nuovo sistema energetico mondiale basato sull’indipendenza, l’equità e la pace. Sostenendo lo sviluppo di un Trattato sui combustibili fossili guidato dal Sud del mondo, l’Europa può recuperare la propria eredità diplomatica (come ha fatto con i divieti sulle mine antiuomo e sulle sostanze che danneggiano lo strato di ozono) e trasformare un momento di pericolo in un risultato duraturo per i propri cittadini e per il mondo.
Lavorare insieme, con i politici e movimenti, è importante perché questo è il modo per raggiungere gli obiettivi”.
Giuseppe De Marzo, diretto scientifico scuola Gea, campagna italiana per il trattato di non proliferazione dei combustibili fossili: “Il trattato è un’iniziativa globale che promuove la cooperazione internazionale, per accelerare la transizione verso l’energia pulita per tutti e tutte. Ricordo gli ultimi dati dell’IPCC: ci hanno messo in guardia sul superamento della soglia di 1,5 gradi centigradi di aumento della temperatura globale, indicata come limite essenziale da non oltrepassare nel corso di questo secolo; una soglia che, nei dati registrati, abbiamo già superato. Ci hanno anche raccontato che gli effetti di fenomeni come El Nino possono amplificare la crisi climatica e produrre conseguenze potenzialmente catastrofiche per la specie umana. Il Trattato contribuisce alle condizioni necessarie alla pace perché, a differenza di quello che pensa questo Governo, sganciarci dall’economia fossile rende tutti più stabili politicamente e ci rende meno ostaggi di quello che succede a Hormuz. Ribadiamo oggi in Senato che la scienza è stata chiara: per salvare la specie umana dobbiamo lasciare sotto terra il 90% del petrolio, del gas e del carbone. Dobbiamo uscire dall’era dei fossili, se non vogliamo diventare noi i fossili. Le scelte di questo governo sono, per noi, scelte criminali e legate a un’economia di morte. Per questo, ritardare la riconversione rappresenta un rischio che non possiamo assumerci. Le nuove generazioni vengono criminalizzate dalla politica, ma loro rivendicano il diritto alla vita: una vita che gli viene negata dalle condizioni provocate dall’economia fossile. Nel nostro documento ci sono proposte concrete, quello che manca sono le scelte politiche coerenti. Per portare avanti il trattato concretamente servono nuove coalizioni nazionali e internazionali: la coalizione tra scienza e movimenti esiste già. Manca la politica. Noi per ora abbiamo il sostegno concreto di AVS: Angelo Bonelli ha sottoscritto la campagna. Oggi ci aspettiamo di sentire dal Movimento 5 Stelle e da Rifondazione Comunista che la campagna sarà sottoscritta e che ci sarà un impegno concreto da parte loro a sostenere le realtà che in questo Paese, da anni, vogliono costruire un futuro”.
Angelo Bonelli, AVS: “Oggi più che mai è necessaria una grande mobilitazione globale per unire tutte le forze. L’attacco alla transizione ecologica è un attacco che proviene dagli interessi delle lobby petrolifere, che sono rappresentate dai governi, a cui hanno pagato le campagne elettorali: parlo di Donald Trump, ma anche di Giorgia Meloni, perché in Italia di politica energetica se ne occupa l’ENI. Stiamo vivendo una fase drammatica dal punto di vista storico perché il neofascismo globale si sta unificando e quindi noi abbiamo il dovere di congiungere la mobilitazione, ma anche di trovare i punti comuni sul piano politico per costruire una grande alleanza che metta al centro la transizione ecologica. La crisi climatica che viviamo oggi in Italia sta amplificando le disuguaglianze sociali: per farla molto semplice c’è chi può permettersi il condizionatore in casa e chi, invece, non può. C’è una grande urgenza di accelerare la costruzione di un’alleanza globale e politica, per far fronte alla destra che nega il cambiamento climatico”.
Ilaria Fontana, Movimento 5 Stelle: “Il Movimento 5 Stelle sottoscriverà il trattato. Oggi come non mai l’allarme rosso del cambiamento climatico deve essere, con speranza e responsabilità, la leva strategica del Paese che muove tutto il resto: la transizione energetica che supera i divari territoriali e che non accentua le disuguaglianze. Il nostro Paese concretamente deve raggiungere gli obiettivi dell’agenda climatica 2050, ma intanto dobbiamo partire dalla partecipazione dei cittadini: spesso l’energia rinnovabile viene vista in modo negativo dai cittadini, ma noi abbiamo il compito di spiegare tutti i percorsi che abbiamo intenzione di attuare, con trasparenza e responsabilità. Il clima è una sfida complessa ma noi dobbiamo e possiamo superarla. Dobbiamo costruire un paese che è in grado di superare gli effetti della crisi climatica”.
Maurizio Acerbo, Rifondazione Comunista: “Condividiamo totalmente gli obiettivi del trattato. Il fascismo planetario e il negazionismo climatico vanno di pari passo con la guerra: Donald Trump, per esempio, dichiara che il cambiamento climatico è una bufala. Le destre in Europa, a partire dal governo Meloni, hanno fatto pressione incessantemente per tornare indietro rispetto agli impegni per la transizione ecologica. Oggi più che mai la lotta contro il fascismo passa per la questione climatica e viceversa, ma passa soprattutto per la guerra: continuiamo dalla prima guerra del Golfo ad avere altre guerre per il petrolio e per le fonti fossili.
Il nuovo fascismo planetario, negando il cambiamento climatico, condanna i popoli del sud del mondo, che hanno subito secoli e secoli di rapine coloniali e imperialiste, a subire anche le conseguenze più gravi di questa situazione. Quando fuggono da lì e vanno al nord del pianeta diventano oggetto di propaganda razzista e xenofoba per la supremazia bianca. Il sostegno al trattato ha una fondamentale importanza per salvare gli ecosistemi e la vita umana sul pianeta, ma è importante anche per salvare la democrazia e fermare la guerra”.
Silvia Paoluzzi, Segretaria Nazionale Unione Inquilini: “Le questioni dell’ecologia, del collasso climatico e della necessità di una conversione ecologica, che guardi al diritto alla vita e che attacchi i grandi gruppi che invece la rallentano, sono questioni che ricadono su coloro che vivono la precarietà abitativa. Loro sono le persone che noi rappresentiamo e lavoriamo per spiegare che le scelte economiche ricadono su di loro. Un terzo della popolazione globale, come ha spiegato Elisa Sermarini, si batte per l’ecologia. Gli attivisti sono come degli anti-corpi che devono lavorare nei quartieri e spiegare alle persone cosa succede nelle loro terre. Come Unione Inquilini abbiamo lanciato un appello nei mesi scorsi alla Comunità Europea per chiedere la transizione ecologica e il contrasto alla povertà energetica. La politica deve accompagnarci”.
Roberto Musacchio, Transform!Italia: “Sono stato un parlamentare europeo, vice-presidente della Commissione Clima e ho partecipato a diverse conferenze dell’ONU sull’argomento. Questa piattaforma che viene presentata sotto forma di un possibile trattato internazionale è di grande importanza ed è un’agenda alternativa a quella dominante della guerra, della militarizzazione e della continuazione delle vecchie politiche che puntano ai profitti e non sicuramente al bene comune. È un’agenda che affronta i nodi intorno ai quali si è fermato il processo che voleva trattare le questioni climatiche, quindi il dopo Kyoto: è stato affidato tutto al mercato e alle imprese, ma abbiamo bisogno di affidarlo a un percorso di giustizia climatica, ambientale e sociale che è proprio quello che questa agenda definisce”.
Camilla Costantini
(articolo già pubblicato su L’Antidiplomatico)










