Trieste, “cara al cuore di tutti gli italiani “fu una città austriaca dal 1382 al 1918, poi venne l’Italia (monarchica prima, democristiana poi) ma dal 1945 in poi prese piede in seguito a quanto previsto dai trattati di pace, il municipalismo di Trieste Territorio Libero, poichè secondo quanto previsto dalle grandi Potenze il porto di Trieste, la città, la costituzione di una Zona A e di una Zona B (che interessava l’ Istria) avrebbero comportato, con la nascita della Repubblica socialista federativa in Jugoslavia, un cambiamento di fondo dei destini del Nordest italiano.
Le disposizioni del Trattato di Pace con l’Italia riguardanti il TLT (Territorio Libero di Trieste” )fu firmato il 10 gennaio 1947 a Parigi e la sezione terza di quel trattato stabiliva che Trieste avrebbe dovuto costituirsi in TLT, per cui era stato già scritto negli art.21 e 22, lo Statuto per la futura realtà politica, con il famigerato articolo VII (“strumento per il regime provvisorio del Territorio Libero di Trieste” ) che di fatto non fu mai applicato; addirittura l’art.30 prevedeva un “proprio sistema monetario” e un Governatore, e poi con l’allegato VIII (“strumento relativo al Porto Franco di Trieste”) che prevedeva un porto franco doganale, un Ente pubblico di gestione, zone speciali economiche ed altre agevolazoni.
Ovviamente la questione dei confini era ancora da definire, ma l’Italia era stata sconfitta, le acquisizioni territoriali del 1918 furono cancellate ed ebbe inizio il periodo degli esodi che non riguardavano solo Istria e Dalmazia ma anche Albania, Grecia, Dodecaneso, Abissinia e colonie etc.
Si prevedeva quindi per Trieste che una Commissione Internazionale si sarebbe fatta carico di procedere ad inchieste e studi per valorizzare e rendere operativo il Porto Franco.
Del resto Trieste era nata come porto nel 1719 e si era sviluppata grazie a quella visione di futuro che una borghesia imprenditoriale, sorretta dallo statalismo asburgico aveva concretizzato attraverso la costuzione di industrie, stabilimenti navali, ferrovie.
Ora infatti il porto di Trieste, soprattutto a partire dalla gestione di Zeno D’ Agostino, negli ultimi dieci anni è operativo al massimo e con la costruenda piattaforma Terminal Container che si articolerà nel Terminal multipurpose per container, Ro-Ro (traghetti rotabili) e merci varie, su una vasta area, ospiterà due banchine di 360 e 414 metri con fondali da 9 a 13 metri e rampe Ro-Ro dedicate. Su cui già operano ditte austriache e tedesche.
C’è attività 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con collegamenti diretti via ferrovia verso l’Europa centrale e orientale.
Quindi perché qualcuno guarda indietro? Che significa avere un porto franco? Più occupazione? Possibilità di investimenti economici? O non pagare più tasse?.
Pare di sì, che quest’ ultima convinzione abbia fatto presa sulla pancia di qualche vecchio nostalgico o facilmente raggirabile è un fatto indiscutibile. Dice un vecchio proverbio triestino: “Ogni giorno nasce un cucco, beato chi se lo cucca”.
Una volta col “triestinismo” qualcuno poteva anche far carriera, ma poi finiva lì… invece oggi assistiamo a qualcosa di potenzialmente più pericoloso.
Evasione fiscale protratta nel tempo,crisi indutriale e rarefazione delle attività produttive, inverno demografico, rotta balcanica e migrazioni, incidono pesantemente sulla coesione sociale e nella rarefazione del presidio democratico dei partiti, chi si impegna nei quartieri e lavora sui fronte della solidarietà ed inclusione, incontra molti ostacoli sul suo cammino.
Quindi se a Trieste qualcuno oggi ha potuto rispolverare una vecchia storia di campanilismo e secessionismo (la Lega Nord detto per inciso non nacque a Milano o Bergamo alta, ma con la Lista del Melone poi LPT, lista per Trieste nel 1978) e poi ha pure convinto oltre 500 triestini a sottoscrivere una petizione NoTax su un modulo predisposto dal movimento Trieste Libera, non stupisce. Questi ha potuto contare non solo sulla credulità delle persone, ma sul perdurare di una crisi della politica che in questo caso premia i furbi, gli arrivisti, e quanti al loro seguito si accodano sperando in una qualche utilità. Tanto più in un presenza di un governo nazionale che si accanisce ogni giorno contro ogni precetto democratico e costituzionale.
In Piazza della Borsa a Trieste, dunque, c’ è una palazzina liberty a tre piani con una ampia balconata protetta da una vetrata dove sta scritto a caratteri cubutali “USA – UK COME BACK”. E’ la sede di chi si ritrova sulle posizioni dei simpatizzanti del TLT che fa capo a Paolo Parovel “ideologo” e leader del “Movimento Trieste libera”.
Molti triestini, ingenuamente o meno si sono fidati ed hanno accolto l’invito a non pagare le tasse, ma anche qui, sulla regressione politico culturale che il qualunquismo ha potuto seminare a piene mani, c’è da riflettere. Ha pesato l’ assenza della sinistra su questo ed altri problemi su cui, in assenza di un programma vero, di cambiamento ed alternativa ha prevalso la demagogia.
Il “movimento” no tax quindi credendo di non pagare le tasse ha così indirettamente allertato la Cassazione, ed il ritorno alla realtà è stato, sarà, alquanto duro, ma necessario, visti i tempi che corrono. Così dopo dieci anni, perchè l‘avvenimento era partito da lontano, visto l’esito in Cassazione, oggi oltre 500 persone rischiano di pagare in solido 200.000 euro. Pagheranno caro… pagheranno tutto?
Marino Calcinari
