Forse è vero che AfD avrebbe potuto essere portato davanti alla Corte Costituzionale tedesca già da tempo, e con l’obiettivo esplicito di arrivare al bando del partito per la sua ispirazione chiaramente nazista. Il Bundestag era uno dei soggetti che potevano chiedere alla Corte di avviare quel procedimento, e nel 2025 aveva davanti a sé precisamente una proposta per farlo, ma non lo fece. Ora, tanto la CDU che la SPD che i Verdi giudicano il risultato del voto nel piccolo Länder molto preoccupante. La Linke parla di «un giorno nero per la Sassonia-Anhalt» per i possibili effetti su minoranze, persone queer e settori economici che dipendono dall’immigrazione. E si è detta disposta, nonostante l’opposizione nel Bundestag, di sostenere un governo presieduto dalla CDU. La BSW, invece, si è dichiarata, localmente, a sostenere un governo AfD.
Tutto ciò, però, porterà a rafforzare quello schema che afferma: «non disturbate il manovratore, cioè Merz, perché altrimenti arrivano i nazisti». Che Merz e le politiche del suo governo abbiano accentuato l’impostazione neo-liberista è un fatto – Merz le considera riforme necessarie «a salvare il Sozialstaat», ma nei fatti si è trattato di un ulteriore smantellamento del welfare. E più Merz insiste sulla necessità di queste riforme, più il suo governo perde consenso, mentre AfD cresce. Dopo il risultato in Sassonia-Anhalt, dove AfD è arrivata intorno al 44% e la CDU è crollata intorno al 18%, AfD oggi viene data intorno al 28% a livello nazionale, mentre il consenso personale di Merz è precipitato.
Così, ora, c’è bisogno di rafforzare l’idea che il “grande nemico” sia il neo-nazismo in ascesa e tutto verrà fatto passare «perché altrimenti, arrivano i nazisti», perché se non si accetta quello che propone Merz, si indebolisce il governo democratico, e quindi si favorisce AfD. Si finirà per affermare il principio «volete davvero far cadere il governo e consegnare il paese ai nazisti?».
La Sassonia-Anhalt è una regione di poco più di due milioni di abitanti, con una demografia in declino da decenni e una densità di popolazione bassissima per gli standard tedeschi. Non è nemmeno il Land più spopolato: Brandeburgo e Meclemburgo-Pomerania Anteriore hanno densità ancora inferiori. Ma il punto è che stiamo parlando di circa 2,1 milioni di abitanti su una Germania che ne conta più di 83 milioni. Il risultato elettorale, però, potrà dare sostegno a CDU e SPD e a Merz, con l’idea che «guardate cosa succede se non sostenete noi».
Ma quest’idea del «altrimenti arrivano i nazisti» ha le gambe corte perché così insistendo i nazisti arriveranno comunque. Perché nella Germania orientale AfD non cresce semplicemente perché la gente è povera: cresce perché la gente si sente più povera, più marginale, più abbandonata rispetto al resto del Paese. È una differenza fondamentale. Le ricerche sull’elettorato AfD nell’Est mostrano proprio questo insieme di fattori: redditi inferiori, percezione di deprivazione relativa, sfiducia nelle istituzioni, spopolamento e progressiva perdita di servizi locali.
Dopo la riunificazione, l’Est era stato tenuto insieme anche attraverso una quantità enorme di trasferimenti, welfare, pensioni, infrastrutture e spesa pubblica. Ma l’industria e la popolazione si concentrarono altrove, nell’Ovest, smantellando quanto vi era nell’Est. Ed ebbe luogo una migrazione anche maggiore di quella dal Sud al Nord Italia negli anni Cinquanta e Sessanta. Ad esempio, un fenomeno che non viene considerato è che per decenni le giovani donne sono emigrate dalle campagne orientali in misura maggiore degli uomini. Prima verso l’Ovest, poi sempre più verso le città. Il risultato è che in molte aree rurali dell’Est, proprio nelle fasce tra i 18 e i 35 anni, gli uomini sono nettamente più numerosi delle donne. È un fenomeno demografico studiato da anni, talmente pronunciato da essere considerato anomalo persino rispetto al resto dell’Europa. Potremmo dire che nell’Est, tra i giovani, un maschio ogni sei è demograficamente un “incel”. C’è stata poi la riduzione della spesa sociale e le regioni dove sono stati applicati localmente tagli più pesanti al welfare sono anche quelle dove AfD registra picchi di consenso. La Sassonia-Anhalt è forse la regione dove tale fenomeno è stato più spettacolare: una regione che ha subito per decenni deindustrializzazione, spopolamento e progressiva riduzione della funzione compensativa dello Stato sociale. AfD era al 20,8% nel 2021. Oggi è intorno al 44%. Ciò che è accaduto anche in Sassonia e in Turingia. Se si scende dal livello del Land a quello dei singoli comuni, AfD cresce proprio nelle zone che hanno perso più popolazione, servizi pubblici e possibilità economiche.
Ciò successe già con la riforma Hartz IV, che ridusse brutalmente gli aiuti ai disoccupati di lunga durata. Nell’Est, dove la disoccupazione arrivava in alcune zone intorno al 20%, l’impatto fu enorme. Le famose dimostrazioni contro Hartz IV furono particolarmente forti proprio lì. Vent’anni dopo, è lì che si trova il cuore elettorale di AfD.
È una lezione fin troppo semplice: prima si tolgono a una parte della popolazione gli strumenti con cui riusciva, magari a fatica, a rimanere dentro il sistema. Poi quella popolazione si impoverisce, si incazza e smette di credere nei partiti che governano. Infine, arriva AfD e raccoglie quello che si è seminato. E oggi lasciare governare Merz perché «altrimenti arrivano i nazisti» non farà altro che creare, su scala nazionale, le condizioni perché i nazisti arrivino davvero.
La chiamata alle armi contro i nazisti può continuare a funzionare, forse, per un altro mandato o due, e non in tutto il Paese. Perché le stesse persone alle quali viene chiesto di avere paura dei nazisti hanno già paura di qualcosa di molto più vicino, concreto e quotidiano: il proprio futuro. Il lavoro, il timore di non arrivare alla pensione, di non poter pagare l’affitto e le bollette, di non avere più uno Stato che le può sorreggere.
Ai nazisti, cioè, basterà fare quello che stanno già facendo: dire che loro pensano ai bravi e buoni cittadini tedeschi, cioè alla maggioranza degli elettori (ma non i “non tedeschi”), e che sono lì per difenderli.
La fine dello Stato sociale e, soprattutto, il predominio del mercato e della finanza, hanno fatto sì che fasce crescenti di popolazione si sono sentite e sono state escluse. Il neoliberismo – nelle sue declinazioni liberali o socialdemocratiche – ha creato i presupposti perché la società di disuguali andasse spaccandosi. E ora i “nazisti” di AfD ne raccolgono i frutti.
Certo, saranno pure “nazisti”, ma non è questo ciò che conta. L’enfasi contro il riarmo, «la Russia non è il mio nemico», «basta con il sostegno all’Ucraina» fanno loro comodo sia perché fanno leva sull’antico sentimento di vicinanza dell’Est per la Russia, sia perché quello è chiaramente un modo per tagliare sulla spesa sociale e le altre funzioni. Poi, certo, il suprematismo “nazista” e la remigrazione sono funzionali e possono far leva sull’islamofobia, ma la Germania è piena di immigrati, da decenni (un quarto della popolazione). E se ora AfD dichiara che a loro va bene una popolazione ridotta di 20 milioni di persone, sanno che non potrà accadere (e chi manderà avanti la manifattura e i servizi?). Ma, nell’Est, questo discorso torna utile (la Sassonia-Anhalt, peraltro, è una delle regioni con meno immigrati, anche perché lì non c’è lavoro).
Ci sono molte lezioni, in controluce, per noi. Lo spauracchio antifascista può funzionare, ma fino a un certo punto. L’idea di avere in Parlamento o al Governo l’estrema destra, in fondo, è già stata sdoganata: perché preoccuparsi? Sicurezza e chiusura agli immigrati trovano il consenso dei ceti bassi (meno delle imprese), perché si fa credere loro che è quella la causa dei bassi salari, è quello il motivo per cui non ‘è welfare per tutti. È su altro che si dovrebbe insistere: perché come Afd, l’estrema destra – vedi Fratelli d’Italia, ma anche Vannacci – sono iper-liberisti e pro-capitalistici, non certo a favore dei ceti popolari, della re-distribuzione, di un sistema del welfare di nuovo all’altezza. Solo coniugando l’antifascismo con l’anti-neoliberismo iper-capitalista si può pensare di uscirne “da sinistra”, magari re-impossessandosi di un’antica parola che oggi riappare svegliare speranze: socialismo.
Pier Giorgio Ardeni






