Poche note sui temi che nelle cronache e nelle nostre analisi si intrecciano: la transizione tecnologico-digitale, la crisi climatica, la diffusione delle guerre con l’incremento delle spese militari ed infine, il gonfiarsi della bolla finanziaria legata al settore dell’IA ed all’incremento del debito sovrano. Un intreccio di processi che è ormai usuale definire come policrisi, salvo confrontarsi su una interpretazione teorica, di definizione di modelli del sistema che queste crisi genera e sulle pagine di questa rivista già se ne è discusso e se ne discute, confrontandosi con l’abbondante letteratura che continuamente viene prodotta.
Nel precedente articolo abbiamo reso conto del moltiplicarsi dei cosiddetti ‘bed behavior’, cattivi comportamenti degli agenti di IA che continuano a verificarsi, e in proposito le valutazioni tendono a divaricarsi, sulla valutazione dei rischi che si generano nello sviluppo dell’IA e sui controlli o meno che si devono stabilire a livello sistemico, all’interno dei laboratori e a livello normativo. La questione tiene banco, non si può ignorare. Il luogo dove si succedono episodi, interventi e provvedimenti sono gli Stati Uniti le Big Tech e l’amministrazione Trump. Quest’ultima dopo aver convocato un incontro con i dirigenti delle Big Tech ha preso diversi provvedimenti che tendono da un lato a garantire a toglie ogni vincolo allo sviluppo delle tecnologie di IA, garantendo al contempo il supporto dell’amministrazione con l’obiettivo di mantenere e incrementare il primato degli USA.
L’America si dota di una Super Intelligence Force (SIF) per garantire la superiorità statunitense nella corsa e lo sviluppo dell’AI. A presiedere il comitato sarà Jay Clayton, da pochi mesi direttore della National Intelligence (DNI)1. L’annuncio è arrivato su Truth domenica mattina e riportato su X2 da parte della Casa Bianca. Il presidente Donald Trump nel suo post ha fatto riferimento all’accordo storico sulla Super intelligence citando l’incontro alla Casa Bianca della settimana scorsa con i big del comparto e dell’hi tech nei quali «hanno confermato la loro responsabilità nei confronti degli americani».
Si aprono molti interrogativi sul ruolo di questa SIF. Politico3 osserva che la scelta di Clayton segnala la volontà di perseguire una sorta di via di mezzo, mantenendo un approccio in larga parte improntato al laissez-faire e allo stesso tempo mostrando che l’amministrazione è attenta al potenziale destabilizzante della tecnologia. Osserva inoltre che la doppia carica di Clayton dà alla comunità militare e di intelligence una voce diretta sulla politica nazionale, in una fase in cui il settore della sicurezza sta già integrando le tecnologie della Silicon Valley nel targeting, nelle operazioni cyber e nell’analisi. La stessa scelta può riattivare un ruolo di coordinamento nato dopo l’11 settembre e da alcuni considerato poco incisivo.
Il New York Times4 nota che non è chiaro se il mandato affidato a Clayton includa la revisione dei nuovi modelli o la definizione di standard di sicurezza. Il Congresso teoricamente dovrebbe affrontare il tema nella sessione post-elettorale varando qualche forma di legislazione, ma l’intesa politica appare lontana.
Del resto l’approccio retorico e assieme strategico dell’amministrazione Trump è evidente nell’ordine esecutivo 144345 col quale si stabilisce che il Governo Federale userà il termine Super Intelligence (SI) in luogo di Artificial Intelligence (AI).
Il presidente Trumpp ha meesso inoltre l’ordine esecutivo 143636 ‘LAUNCHING THE GENESIS MISSION’ nel quale si afferma.
“Questo ordine lancia la “Genesis Mission” come uno sforzo nazionale dedicato e coordinato per scatenare una nuova era di innovazione e scoperta accelerate dall’IA che possa risolvere i problemi più difficili di questo secolo. La Genesis Mission costruirà una piattaforma integrata di IA per sfruttare i dataset scientifici federali — la più grande collezione mondiale di tali dataset, sviluppata in decenni di investimenti federali — per addestrare modelli scientifici di base e creare agenti AI per testare nuove ipotesi, automatizzare i flussi di lavoro di ricerca e accelerare le scoperte scientifiche.”
Segue poi l’elenco dei delle agenzie federali, soggetti dell’amministrazione chiamati a collaborare.
Nella sezione 4 si afferma.
Identificazione delle sfide nazionali di scienza e tecnologia. (a) Entro 60 giorni dalla data di questo ordine, il Segretario dovrà identificare e presentare all’APST un elenco dettagliato di almeno 20 sfide scientifiche e tecnologiche di importanza nazionale che il Segretario ritiene potenziali da affrontare attraverso la Missione e che coprono ambiti prioritari coerenti con il Memorandum Nazionale di Scienza e Tecnologia 2 del 23 settembre 2025, inclusi:
(i) advanced manufacturing; (ii) biotechnology; (iii) critical materials; (iv) nuclear fission and fusion energy; (v) quantum information science; and (vi) semiconductors and microelectronics
Gli interventi dell’amministrazione Trump mostrano come lo sviluppo dell’IA sia ormai componente ineludibile, anzi strategica nella competizione globale, nella definizione dei rapporti di forza tra i diversi poteri all’interno delle principali potenze del globo, Cina e Stati Uniti in primis e quindi nelle traiettorie di sviluppo e trasformazione sociale nelle diverse regioni del globo. In questo contesto anche la politica di laissez faire dell’amministrazione USA si coniuga con la necessità di farne uno strumento fondamentale delle proprie strategie. Come sempre la logica del profitto della centralizzazione e concentrazione dei capitali e del potere produce processi che allargano le contraddizioni su tutti i piani, questo accade particolarmente in periodi nei quali le trasformazioni siano particolarmente radicali e pervasive. L’innovazione tecnologica legata all’IA interviene su tutti piani da quello finanziario a quello delle tattiche e strategie militari, dell0innovazpone di tutti i sistemi d’arma, dall’organizzazione del lavoro ai livelli più profondi dello sviluppo cognitivo.
A fronte di tutto questo abbiamo le dimissioni di David Robinson7 della redazione dei rapporti di sicurezza pubblicati dall’azienda in occasione dei principali lanci dei diversi modelli di IA. Dimissioni che si basano in sintesi sulle considerazioni seguenti.
«Il futuro dipende da una saggezza che manca alla Silicon Valley. Saggezza su come gestire tecnologie pericolose e, ancor più fondamentalmente, saggezza su cosa significhi prendersi cura delle persone. Questo momento richiede un grado di umiltà che non è naturale per chi ha avuto successo grazie alla propria estrema sicurezza», si legge nella lettera dell’esperto AI. «I miei ex colleghi di OpenAI sono stati lungimiranti: hanno compreso le leggi di scalabilità secondo cui sistemi di intelligenza artificiale più grandi sarebbero stati più intelligenti, e quindi si sono impegnati a fondo nella costruzione di sistemi più grandi, a caro prezzo. Un atteggiamento propositivo, volto a raggiungere l’apparentemente impossibile, unito a scadenze di lavoro che si traducono in sprint perpetui, è comune in tutto il settore. L’approccio alla sicurezza che emerge da una tale cultura parte da un ottimismo senza ostacoli nel poter risolvere i problemi man mano che si presentano. OpenAI ha prosperato grazie al tentativo ed errore (che chiama “deployment iterativo”), cercando problemi e migliorando le sue barriere in risposta. Ma questo approccio, per sua stessa natura, garantisce guasti periodici—e la portata di questi fallimenti cresce man mano che i sistemi diventano più capaci.”
Oggi invece il Ceo Sam Altman è stato chiaro, in un’intervista alla testata Decoded:8 “Crediamo che il mondo debba accettare che accadano cose negative per i benefici che questa tecnologia offre alle persone e per il potere decisionale che hanno”. Un punto, a detta dell’amministratore delegato di OpenAI, che lo differenzierebbe da Dario Amodei, Ceo dell’azienda concorrente Anthropic. Di Amodei si cita uno scambio di opinioni avvenuto su X con un investment manager9.
Dal complesso e articolato intervento di Amodei possiamo estrarre il seguente paragrafo che offre una sintesi dei suoi argomenti. “Nel complesso, la mia opinione è che l’IA sia *strutturalmente* una tecnologia che tende a concentrare il potere, per ragioni che non hanno nulla a che fare con la regolamentazione (più che altro con le estreme implicazioni delle leggi di scaling). I sistemi a pesi aperti aiutano un po’ in questo senso, ma sono lontani da una soluzione sufficiente perché semplicemente spostano un po’ la concentrazione su chi ha più il massimo di potenza di calcolo e chip (che sono più o meno i laboratori di frontiera più forse i fornitori di hardware). Al contrario, penso che le giuste “linee guida” possano contemporaneamente (a) affrontare i rischi cyber/bio/allineamenti dell’IA, (b) limitare istituzionalmente il potere delle aziende di IA di frontiera e (c) lasciare spazio a modelli a pesi aperti affrontando anche i rischi specifici che comportano.”
Dai riferimenti precedenti si evince in modo chiaro quale sia la straordinaria lotta per il potere e il profitto che l’industria dell’IA genera e la sostanziale mancanza di sicurezza che il suo sviluppo allo stato attuale delle cose implica. Si può discettare su quanto sia probabile lo sconvolgimento sul funzionamento complessivo della rete globale da parte di agenti IA in libera uscita dai loro recinti digitali che Altman non ritiene possibile, ma l’insieme delle valutazioni sugli episodi che in questi mesi si sono succeduti e continuano ad accadere non lasciano alcuna certezza in proposito.
Il confronto in proposito, che si viene aggiornando quasi quotidianamente, rimanda ad un confronto più generale che riguarda i rischi che in questa epoca corre l’umanità nel suo complesso, le diverse regioni del globo, le differenti classi e ceti sociali che la compongono; una cultura dell’analisi di rischio che dovrebbe essere alla base di ogni considerazione sulle possibili e effettive trasformazioni in corso, sulle linee di governo delle nostre società. È del tutto evidente come l’evoluzione dei regimi politici a tutte le latitudini, in particolare in quei paesi nei quali vige un regime formalmente democratico fondato su libere elezioni, non veda la presenza di questa cultura tanto nei corpi elettorali quanto nelle classi dirigenti o presunte tali. Di società del rischio si cominciò a parlare ne La società del rischio. Verso una seconda modernità (Risikogesellschaft. Auf dem Weg in eine andere Moderne), un saggio del 1986 del sociologo tedesco Ulrich Beck, pubblicato in italiano da Carocci Editore nel 2000.
La tesi principale di Beck è la contrapposizione dell’attuale “società del rischio” alla precedente “società classista“. Il trapasso all’attuale società è stato favorito dal processo di modernizzazione, che ha permesso l’evoluzione della precedente “società di scarsità” (in cui il principale problema era la redistribuzione della ricchezza). Il nuovo problema è dunque la distribuzione del rischio, inteso come “un modo sistematico di trattare le insicurezze e le casualità indotte e introdotte dalla modernità stessa“. Il rischio che la società attuale è costretta ad affrontare trascende le abituali frontiere, è difficilmente riconoscibile (e pertanto difficilmente assicurabile) ed è sistemico (derivante cioè dalla natura stessa delle tecniche di produzione moderne, una sorta di “effetto indesiderato” delle stesse)10.
Da allora abbiamo in realtà la dimensione e la varietà dei rischi assieme al crescere della concentrazione della ricchezza e delle diseguaglianze sociali, quindi un crescere dell’esigenza di redistribuire la ricchezza, assieme ad una ineguale distribuzione dei rischi. Il dato fondamentale è che il potenziale di condivisione della conoscenza, di sviluppo e diffusione della capacità di critica correlato allo sviluppo scientifico, è legato in realtà ai caratteri di una scienza aperta, che indubbiamente non costituisce il paradigma dominante nello sviluppo tecnico-scientifico, tanto meno da quando è letteralmente esploso l’ecosistema tecnologico dell’IA.
Il proliferare del mondo delle merci ha prodotto la crisi climatica e ambientali, il riscaldamento globale assieme al collasso degli ecosistemi nella loro capacità di mantenere la biodiversità e gli equilibri climatici. La ‘società del rischio’ procede allegramente a passo spedito verso molteplici orizzonti catastrofici, dove la mancanza di effettivi ed efficaci processi, interventi di mitigazione dei rischi e l’intreccio dei processi di crisi, la sinergia tra loro come si usa dire, rendono l’orizzonte degli eventi imprevedibili, l’orizzonte oltre il quale le probabilità di eventi, rotture catastrofiche degli equilibri precari in cui viviamo si rende sempre più prossimo al presente. Già detto più volte, ma è bene ribadirlo.
Abbiamo evidenziato come ogni formazione sociale possa essere definita in base alla tipologia di fonti di energia che le muove -fonti e flussi- ed alle forme che assumono la generazione, la condivisione dell’informazione, il lor strutturarsi in termini di conoscenze, sistemi culturali, le forme che assume l’informazione all’interno dei processi di regolazione dei rapporti sociali di ogni tipo. Il nesso energia/informazione possiamo dire parametrizza ogni modello di società. Utilizzare estrarre più informazione per utilizzare meno energia nei processi di riproduzione sociale è necessario per interdire il riscaldamento globale. La riproduzione sociale si basa sempre di più su un rapporto col mondo della vita, gli ecosistemi, la biodiversità, l’umanità come specie forma, di vita nei suoi rapporti col resto del mondo della vita, basato su una interazione sempre più complessa con l’informazione che il mondo della vita esprime, dalla genetica/epigenetica, alla dinamica delle popolazioni, dei nessi interspecifici, agli ecosistemi, all’interazione tra ecosistemi e clima. Eppure nonostante questa straordinaria comprensione di come si articola il nesso informazione/energia -per dirla in breve- stiamo portando il nostro habitat globale al collasso.
D’altra parte ci proiettiamo come civiltà delle macchine verso la realizzazione di inserti artificiali nei nostri rapporti sociali e nell’interazione col mondo della vita, è ciò che abbiamo definito cyborg sociale. Cerchiamo di realizzare supporti artificiali alla riproduzione degli ecosistemi da cui dipende la nostra sopravvivenza, man mano che essi si frammentano sino al punto in alcuni casi di non essere più in grado di riprodursi, soprattutto di generare al proprio interno nuova biodiversità. A questo cerchiamo di sostituire lo sviluppo delle tecnologie che manipolano il patrimonio genetico e le dinamiche epigenetiche connesse. La stabilità stessa dei sistemi sociali con tutto il loro sostrato materiale -la cui materialità è sempre più complessa- dipende dall’inserimento di nuovi dispositivi tecnologici; si stabilisce una concorrenza tra il tentativo di ridurre e governare la complessità, sempre di più con l’uso della forza l’introduzione di meccanismi di coercizione e l’emergere invece di dinamiche non previste e ingovernabili.
Per concludere nelle nostre società le dinamiche sociali portano ad una concentrazione del potere assieme ad una instabilità complessiva dei loro assetti pi fondamentali, mentre la legittimazione del potere nelle sue varie forme si vuole legittimare come fattore di stabilità, di garanzia contro l’imprevedibilità del futuro, una minacciosa instabilità degli assetti sociali che invece contribuisce a generare. Dinamica di cui noi cittadini del mondo in larghissima maggioranza siamo ignari al massimo grado.
Roberto Rosso
- https://www.startmag.it/innovazione/cosa-fara-la-super-intelligence-force-varata-da-trump/ [↩]
- https://x.com/whitehouse/status/2106731532694028310?s=12&t=zeLc_Vm7OE40iZKICc9BlA [↩]
- https://www.politico.com/news/2026/10/04/jay-clayton-ai-trump-01106137 [↩]
- https://www.nytimes.com/2026/10/02/us/politics/trump-jay-clayton-ai-czar.html?smid=nytcore-ios-share [↩]
- https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2026/09/inaugurating-the-era-of-super-intelligence/ [↩]
- https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/11/launching-the-genesis-mission/ [↩]
- https://www.open.online/2026/10/04/openai-david-robinson-dimissioni-lettera-aperta/ [↩]
- https://www.politico.eu/article/sam-altman-to-decoded-the-world-should-accept-some-bad-things-happening-for-the-benefits-of-ai/ [↩]
- https://x.com/darioamodei/status/2088758816376807762?s=46&t=tyAekIY8SQG-jGnejLynfw [↩]
- https://it.wikipedia.org/wiki/La_societ%C3%A0_del_rischio [↩]










