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E’ tempo di “Zeitenwende” per la Germania?

di Franco
Ferrari

Nei giorni scorsi la Ministra della Difesa tedesca, la socialdemocratica Christine Lambrecht, ha tenuto un articolato discorso nel quale ha delineato il nuovo ruolo che la Germania dovrà assumere sul piano militare. Date le dimensioni, la collocazione geografica, la potenza economica i tedeschi non possono che svolgere un ruolo di guida, che lo vogliano o no, ha sostenuto la Lambrecht.

E’ quindi tempo di una svolta fondamentale per la politica tedesca, già annunciata dal Cancelliere Olaf Scholz, e questo si traduce in un significativo incremento delle spese militari, in parte già deciso con un consistente impegno di 100 miliardi di euro da aggiungere al bilancio ordinario. Questa ingente investimento è solo una parte della più generale riconsiderazione del ruolo militare che la Germania dovrà assumere sempre di più sia all’interno dell’Unione Europea che della NATO. Già previsto l’aumento ordinario delle spese militari al 2% del PIL, un impegno da tempo chiesto da tutte le Amministrazioni americane e che ora i vari paesi europei ancora reticenti stanno assumendo con maggiore convinzione. Come ha provveduto a fare anche il Parlamento italiano con un voto convergente di PD e Fratelli d’Italia.

Per la Lambrecht è finito il tempo in cui la Germania, uscita dalla seconda guerra mondiale con il carico di responsabilità per aver scatenato il conflitto, scelse la strada di assumere un basso profilo militare. Un orientamento che fu spesso messo in discussione dalle componenti più oltranziste dell’alleanza conservatrice CDU-CSU. In particolare dalla componente bavarese della famiglia politica dominante della Germania fino alla fine degli anni ’60, sotto la guida dello spregiudicato Franz Josef Strauss, che ritemeva ormai chiuso il periodo del “senso di colpa” tedesco.

Non tutto il partito socialdemocratico sembra apprezzare questa “Zeitenwende”, questa svolta militarista della politica tedesca o quanto meno volerne limitare le interpretazioni più estremiste . Il parlamentare Ralf Stegner ha parlato di “bellicismo chic” basato su una neolingua orwelliana avendo di mira un intervento giornalistico di Constanze Stelzenmuller, Direttrice del Centro per gli Stati Uniti e l’Europa collegato alla Brookings, uno dei maggiori think-tank degli Stati Uniti.

La Stelzenmuller, con un articolo sul Financial Times, ha sostenuto che non basta questa revisione strategica del ruolo della Germania e del peso che d’ora in avanti dovrebbe avere l’azione militare nella politica di questo Paese, ma conta l’immediato impegno ad inviare armamenti sempre più sofisticati in Ucraina.

Si tratta soprattutto di carri armati Leopard 2 e di altri armamenti pesanti che il governo ucraino ha già ripetutamente richiesto. Il governo tedesco ha avuto qualche remora a compiere un ulteriore passo nel proprio coinvolgimento nel conflitto in Ucraina. Ma all’interno della stessa coalizione di governo vengono spinte sempre più forti in tale direzione soprattutto dai Verdi e dai Liberali.

Ricarda Lang, co-presidente del gruppo parlamentare Verde al Bundestag, ha twittato che “i sistemi d’arma occidentali possono fare la differenza” ed è quindi ora di mettere fine “al tempo dell’esitazione” e di “fornire di più” valutando meglio tutto il potenziale dell’industria militare tedesca e della Bundeswher. Non da meno la Liberale Marie-Agnes Strack-Zimmerman che ha chiesto l’immediato invio di armi pesanti all’Ucraina.

Le residue remore di una parte della socialdemocrazia, guidata da un Cancelliere che si sta rivelando piuttosto scialbo, sembrano destinate a soccombere a fronte dell’offensiva militarista di cui sono interpreti soprattutto i Verdi (ormai ribattezzati “verde-olivo” per ricordare il colore delle tute militari).

La politica perseguita dalla coalizione tedesca sta avendo un pesante impatto negativo sul sistema economico tedesco al punto da metter in discussione il futuro di un modello produttivo fondato soprattutto sulle esportazioni (si veda l’ampia analisi condotta da Alessandro Scassellati qui e qui).

Questa strategia è stata oggetto di un duro attacco da parte di Sahra Wagenknecht, parlamentare della Linke, che ha accusato la “coalizione semaforo” di provocare una “catastrofe sociale ed economica” a causa degli effetti delle sanzioni sulla Russia. I suoi interventi (un articolo sul quotidiano Junge Welt e un discorso nel dibattito parlamentare) hanno suscitato un ampio dibattito anche all’interno del suo partito, nel quale non sono mancate espressioni di dissenso.

La Wagenknecht ha fatto presente che un’attività economica tedesca su tre rischia la bancarotta e dei blackouts energetici non possono essere esclusi per l’inverno. “Mentre le imprese petrolifere e produttrici di armamenti registrano profitti record, i consumatori in Germania dovrebbero pagare sempre più per le forniture di gas, secondo le richieste che la lobby dell’energia ha dettato al Ministro dell’Economia (Verde, ndr) Robert Habeck.

Pesanti le parole della parlamentare della Linke che ha definito quello tedesco come ”il più stupido governo europeo” e ha chiesto le dimissioni del Ministro Habeck. “L’idea che noi puniamo Putin impoverendo milioni di famiglie tedesche e distruggendo la nostra industria mentre Gazprom sta registrando profitti record…quanto è stupido?”.

La Wagenknecht, che ha fatto appello alla mobilitazione popolare contro la politica governativa (sostenuta anche dalla CDU) di subordinazione agli interessi degli Stati Uniti, ha respinto anche l’accusa di “fare il gioco” della destra populista di Alternative fur Deutschland: “chiunque rinunci a posizioni corrette e popolari solo perché alcune di queste sono anche rappresentate dall’AfD ha già perso la battaglia prima ancora di averla cominciata.”

Franco Ferrari

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