Il 2026, forse l’anno più caldo degli ultimi secoli, forse quello più fresco tra gli anni futuri!
Il 2026 l’anno che ha contato oltre 35.000 morti in Europa per il caldo.
L’arrivo ritardato dell’autunno 2026, che come ampiamente previsto anche dai meteorologi nostrani, ha visto arrivare puntualmente eventi metereologici estremi nelle nostre regioni meridionali, dove gli effetti combinati delle alte temperature delle acque marine con i primi venti più freschi provenienti da ovest, hanno provocato disastri ambientali in Sicilia e Calabria.
Insomma, niente di imprevisto!
Tutto ciò mentre anche le istituzioni politiche che fino a qualche anno fa sembravano più avanzate nel mettere in atto politiche per contrastare il cambiamento climatico hanno progressivamente “tirato i remi in barca”.
Tra queste istituzioni, la più importante è proprio l’Unione europea.
Si, proprio la UE, colei che solo pochi anni fa (nel 2019) aveva varato quello che fu denominato “Green Deal”
Il Green Deal europeo era la strategia presentata dalla Commissione Europea per rendere l’Unione Europea il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.
Tra gli obiettivi principali dichiarati vi erano:
- Neutralità climatica: Azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050.
- Taglio, entro il 2030, di almeno il 55% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990.
- Proposta approvata dal Parlamento Europeo per una riduzione del 90% entro il 2040.
- Energia rinnovabile: Portare la quota di energie rinnovabili ad almeno il 42,5% entro il 2030.
Tra i principali strumenti da utilizzare per raggiungere gli obiettivi vi erano:
- Il sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS): un tetto alle emissioni del settore industriale, energetico e dell’aviazione (coprendo circa il 40% delle emissioni UE), con un obiettivo di riduzione di circa il 60% entro il 2030 rispetto al 2005.
- il Regolamento sulla condivisione degli sforzi (Effort Sharing): Impone obiettivi nazionali vincolanti (dal 10% al 50% in meno rispetto al 2005) per i settori non coperti dall’ETS, come trasporti stradali, edilizia, agricoltura e rifiuti.
- Energia e mobilità: Traguardo del 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 e stop alla vendita di nuove auto con motore a combustione interna (benzina e diesel) previsto per il 2035.
- il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM): Tassa sulle importazioni ad alta intensità di carbonio per evitare la delocalizzazione delle emissioni
Gli obiettivi fissati non sono stati cancellati formalmente, ma grazie alle pressioni di potenti lobbies e di alcuni paesi (tra cui l’Italia), la messa in funzione degli strumenti prima indicati sono stati ritardati o spostati “sine die” o addirittura cancellati.
Si veda come esempio la data in cui era prevista la fine della vendita di motori a scoppio, o la pressione per eliminate il sistema ETS (si veda in proposito i continui pronunciamento del nostro Governo contro l’ETS).
Insomma, così siamo ben lontani dalla possibilità di raggiungere gli obiettivi previsti dalla UE!
Unendo a ciò i problemi ambientali dovuti alle guerre in corso e al sostanziale immobilismo degli attuali principali paesi emettitori di gas serra (a parte forse la Cina che sembrerebbe rispettare gli obiettivi che lei stessa si era data, pur non aderendo agli accordi internazionali per quanto riguardava la tempistica).
Potremmo, quindi, affermare che entro i prossimi lustri, se non fritti, saremo bolliti, noi umani assieme a molte altre creature viventi del pianeta terra.!
Questo breve e confuso raccontino sulla situazione attuale, per sottolineare la scadenza del 16 ottobre, in cui i giovani torneranno in piazza in tutta Italia, in sciopero contro chi non sta difendendo il pianeta dai cambiamenti climatici provocati dall’uso delle fonti fossili.
Speriamo che le forze politiche della sinistra siano capaci di sostenere e dare continuità a queste lotte e alle giovani generazioni!
Riccardo Rifici










