I molteplici terreni di crisi, di confronto immediato e strategico, l’instabilità globale riempiono le cronache e si offrono all’analisi da molteplici punti di osservazione e di vista. Una dimensione in queste turbolenze regionali e globale è praticamente se non scomparsa, totalmente marginalizzata ed è la crisi climatica indotta dal riscaldamento globale. Le pretese di Donald Trump sulla Groenlandia hanno evidenziato come la riduzione dei ghiacci artici e della stessa Groenlandia aprano nuove rotte più brevi e convenienti per le catene logistiche fornitura globale1, nuovi assetti strategici per il confronto militare, nuove possibilità di estrazione di idrocarburi e materie prime strategiche -le ormai famose terre rare, ottavo paese a livello mondiale come riserve, due depositi già aperti, ma non sfruttati – considerazioni che non portano l’attenzione sulla necessità di lottare contro il riscaldamento globale, ma articolano l’analisi sulle nuove poste in gioco del confronto strategico e sulla linea di condotta, gli obiettivi dell’amministrazione USA. La stessa Cina, come abbiamo già avuto modo di evidenziare, ha dichiarato il suo interesse per l’Artico dichiarandosi potenza artica, con un impegno di alcune compagnie di trasporto navale.
La regione artica è un hotspot del riscaldamento globale. Il riscaldamento dell’Artico, noto come amplificazione artica, avviene molto più velocemente che nel resto del mondo (2-4 volte più rapido) a causa del ritiro dei ghiacci che espongono l’oceano scuro, assorbendo più calore solare in un ciclo di feedback positivo. Questo fenomeno causa la perdita di ghiaccio marino, scioglimento delle calotte (innalzamento del livello del mare), rilasci di metano, incendi più frequenti e alterazioni della corrente a getto2, influenzando il clima globale con eventi meteorologici estremi. Quando parliamo di regione artica intendiamo l’area che circonda il Polo Nord, a nord del Circolo Polare Artico (66°33′ N), includendo il Mar Glaciale Artico e le terre di otto paesi (Canada, Danimarca/Groenlandia, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia, USA).
Ricordiamo che lo scioglimento della calotta glaciale artica provoca l’immissione di acqua gelida nell’oceano influenzando la circolazione delle correnti oceaniche nell’Atlantico, rallentandone il flusso. Si tratta del cosiddetto AMOC che sta per Atlantic Meridional Overturning Circulation (Circolazione Meridionale Atlantica di Capovolgimento), un’importante corrente oceanica che agisce come un gigantesco nastro trasportatore di calore nell’Atlantico, spostando acqua calda verso nord in superficie e fredda in profondità verso sud, influenzando significativamente il clima globale, soprattutto quello dell’Europa. Questo sistema, cruciale per la distribuzione del calore, è quindi a rischio a causa del cambiamento climatico, che ne minaccia l’equilibrio con lo scioglimento dei ghiacci artici. Il suo rallentamento o collasso potrebbe causare eventi climatici estremi, benché recenti studi ne rendano meno probabile il collasso definitivo, senza escludere conseguenze importanti sul clima, dell’Europa in particolare.
La trasformazione in corso in questa regione è dunque sempre più veloce per cui le poste in gioco aumentano di conseguenza; la mossa trumpiana ha quindi un suo senso ovviamente all’interno della sua strategia complessiva, della linea di condotta -se così si può la si può definire- fondata sul primato dell’uso della forza. La competizione crescente è con la coppia russo-cinese, nella quale da un lato la Russia è una potenza artica a tutti gli effetti, mentre la Cina ha le risorse e gli interessi per intervenire con tutti i mezzi a sua disposizione.
La regione artica quindi come hotspot del riscaldamento globale e delle dinamiche geopolitiche; questa considerazione ci porta a dire che il generale il riscaldamento globale ed il conseguente cambiamento climatico, in tutte le articolazioni di una dinamica complessa, ha rilevanti conseguenze sulla formazione sociale globale, sulle trasformazioni in corso in tutte le regioni del globo, interagendo con tutte le dinamiche socio-economiche, demografiche e quant’altro che le caratterizzano.
La crisi climatica gioca nel contesto, nell’intreccio dei diversi processi di crisi, laddove l’uso del termine crisi ha senso in quanto siamo in presenza di una instabilità complessiva a tutti i livelli e in tutte le dimensioni che descrivono le dinamiche socio-economiche, rottura di equilibri che hanno caratterizzato i decenni precedenti, trasformazioni radicali di quegli assetti. Questa dinamica complessiva, giova ricordarlo, è stata descritta recentemente col termine di policrisi che, con tutti i limiti del tentativo di sintetizzare situazioni complesse in un solo termine, definisce un punto di vista secondo il quale non è possibile analizzare ognuno dei macro processi che individuiamo fonti di instabilità del tutto separatamente dagli altri. salvo questo è ovvio, attrezzarsi per comprenderne i caratteri storicamente determinati ed assieme innovativi della situazione precedente, dinamiche che si fondano sui caratteri specifici e le reciproche influenze. Ne abbiamo abbondantemente discusso nei nostri precedenti articoli.
È necessario osservare come condurre analisi sul filo dell’instabilità, sull’orlo o nel flusso di dinamiche caotiche non sia il terreno di confronto preferito da parte di analisti di vaglia della situazione globale, di ben altra caratura rispetto a chi scrive. Il terreno dei rapporti di forza tra i principali contendenti gli Usa e la Cina è il terreno su cui si tende a dare per verificato un rovesciamento definitivo dei rapporti di forza tra i due, la fine del dominio americano, il passaggio dal secolo americano a quello cinese. Non v’è dubbio che ambedue i contendenti, con strategie diverse, ma sicuramente conflittuali tra loro, agiscano consapevolmente in una situazione assai più indeterminata, instabile rispetto al passato, nella quale i rapporti di forza, le rispettive aree di influenza stiano decisamente cambiando e che le loro strategie si regolino di conseguenza. La scelta di operare in base ad un puro uso della forza da parte dell’amministrazione trumpiana ha -almeno in parte- una sua logica, un suo contenuto strategico che è quello appunto di entrare in dinamiche, situazioni di per sé instabili, senza rispettare equilibri, diplomazie residuali, con la logica di conquistare risorse e posizioni di vantaggio con l’uso della forza, di pratiche violente di appropriazione al di fuori di ogni regola formale più o meno vigente. Il famoso diritto internazionale.
Tornando allo specifico della crisi climatica, si gioca sulle conseguenze più che combatterne le cause alla radice. Se è vero che la Cina ha indubbiamente un primato nella produzione e nell’uso di tecnologie che sfruttano fonti di energia rinnovabili e riducono l’uso delle fonti fossili in particolare nei mezzi di trasporto delle persone e delle merci, ciò nonostante fa largo uso del carbone per supplire al crescente consumo energetico3.
L’aspetto apparentemente contraddittorio della strategia energetica cinese, si spiega con la necessità di operare in un contesto globale nel quale non esiste alcuna forma di collaborazione per interdire l’avanzare della crisi climatica ed il prevalere di rapporti sociali di produzione, di produzione, consumo e sfruttamento delle risorse naturali che richiedono comunque un alto contenuto energetico per unità di prodotto e servizio.
Del resto la competizione su quell’insieme di materie prime definite come ‘terre rare’ è al cuore dell’innovazione tecnologica che ne richiede l’utilizzo e dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l’attualità del concetto dei ‘limiti dello sviluppo’ insito nella finitezza delle risorse minerarie e delle risorse che gli ecosistemi mettono a disposizione della riproduzione sociale. Il fallimento delle conferenze mondiali delle COP sul clima, la biodiversità e l’uso degli oceani sono la plateale dimostrazione dell’incapacità dell’attuale modo di produzione globalmente inteso di affrontare una crisi che mina alla base le sue possibilità di sopravvivenza e con esso di gran parte dell’umanità. Non v’è dubbio che al di là delle differenti strategie di Cina, USA e a scendere delle altre potenze, con un respiro globale o regionale, la logica degli scambi a tutti i livelli, produce un’appropriazione di risorse da parte dei soggetti più forti sia che ciò avvenga con il puro uso della forza o con lo scambio di materie prime contro infrastrutture, tecnologie e risorse finanziarie. Lo scambio diseguale è la ratio dominante in tutti i rapporti a tutti i livelli.
Ancora sul clima di acqua tocca parlare, anche perché queste riflessioni sono state sollecitate dalla considerazione degli eventi in corso e da un articolo del Guardian -poi ripreso dal Corriere della Sera- sull’incombere di una crisi idrica globale4, articolo che a sua volta fa riferimento ad un rapporto dell’ONU5 Global Water Bankruptcy Living Beyond our Hydrological Means in the Post-Crisis Era.
In sintesi si dice che “L’uso eccessivo e l’inquinamento dell’acqua devono essere affrontati con urgenza, ha detto l’autore principale del rapporto, perché nessuno sa quando l’intero sistema possa crollare, con implicazioni per la pace e la coesione sociale. Tutta la vita dipende dall’acqua, ma il rapporto ha rilevato che molte società utilizzano da tempo l’acqua più velocemente di quanto possa essere rifornita annualmente nei fiumi e nei suoli, oltre a sovrasfruttare o distruggere le scorte d’acqua a lungo termine in acquiferi e zone umide. Questo ha portato al fallimento idrico, secondo il rapporto, con molti sistemi idrici umani oltre il punto in cui possono essere ripristinati ai livelli precedenti. La crisi climatica sta aggravando il problema sciogliendo i ghiacciai, che immagazzinano acqua, causando altresì sconvolgimenti tra periodi di siccità e periodi di precipitazioni straordinarie.
(…) Il risultato è stato un mondo in cui il 75% delle persone vive in paesi classificati come insicuri dal punto di vista idrico o gravemente insicuri dal punto di vista idrico e 2 miliardi di persone vivono su terreni che stanno sprofondando a causa del collasso delle falde acquifere sotterranee.”
“Questo rapporto racconta una scomoda verità: molti sistemi idrici critici sono già in bancarotta” ha affermato Madani, dell’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite. “È estremamente urgente [perché] nessuno sa esattamente quando potrebbe crollare l’intero sistema”.
In alcuni dei bacini fluviali più densamente popolati al mondo, tra cui l’Indo, il Giallo e il Tigro-Eufrate, i fiumi si prosciugavano periodicamente prima di raggiungere l’oceano. “In molti bacini, la ‘normalità’ a cui un tempo speravano di tornare i gestori delle crisi è di fatto scomparsa,” afferma il rapporto. Anche i laghi si stavano riducendo, dal Lago Urmia, in Iran, al Salton Sea, negli Stati Uniti, e al Lago Ciad. La fauna selvatica ne ha sofferto così come le persone, poiché gli esseri umani “rubano” acqua alla natura, ha detto Madani.
L’eccessivo sfruttamento delle acque sotterranee stava causando l’attenuazione delle città in tutto il mondo, con Rafsanjan, in Iran, che affondava di 30 cm all’anno; Tulare, negli Stati Uniti, di circa 28 cm all’anno, e Città del Messico di circa 21 cm all’anno. Jakarta, Manila, Lagos e Kabul sono state altre importanti città colpite. Tra i segnali più visibili di questo fallimento idrico, secondo il rapporto, ci sono 700 doline punteggiate nella pianura densamente coltivata di Konya in Turchia. Città come Teheran, Città del Capo, San Paolo e Chennai hanno tutte affrontato crisi idriche nel giorno zero del giorno, ha rilevato il rapporto, mentre il numero di conflitti legati all’acqua nel mondo è passato da 20 nel 2010 a oltre 400 nel 2024.
Infine. Un recente rapporto sull’acqua guidato da Van Dijk6 ha evidenziato il clima sempre più irregolare. “L’aumento della variabilità è un problema tanto quanto la scarsità“, ha detto. “A volte c’è più acqua disponibile in generale, ma arriva sempre più a raffiche, nel posto e nel momento sbagliato. Questo rende la gestione davvero più difficile. Ad esempio, i livelli dei bacini idrici delle dighe devono essere mantenuti bassi per mitigare le inondazioni, ma alti per garantire l’approvvigionamento durante le siccità.”
Dai ghiacciai dell’Artico e della Groenlandia a tutte le regioni del globo in cui si manifesta a crisi idrica globale la crisi climatica connessa alla devastazione degli ecosistemi, mostra tutti i suoi tragici effetti avvertendoci che si possono superare soglie in un tempo che è nelle vite delle generazioni presenti, oltre le quali salta tutto il sistema su cui si basa la riproduzione delle società e della vita in generale sul nostro pianeta.
I rapporti sociali di produzione -nella loro articolazione, ma assieme nella loro sostanziale omogeneità- sono fondati su riproduzione e approfondimento delle diseguaglianze, su un sistema di relazioni sociali e di scambio profondamente diseguali, che per loro natura non sono in grado di prendersi carico della crisi climatica e degli altri processi di crisi ad essa intrecciati, che in quanto tali si esaltano reciprocamente. L’esito ulteriore di queste diseguaglianze globali a tutti i livelli è lo scoppio di conflitti che andranno ad alimentare ulteriormente l’instabilità delle formazioni sociali sollecitando risposte fondate su logiche di dominio, comunque praticate. Dominio, autoritarismo, diseguaglianze che si alimentano e alimentano la tendenza strutturale all’armamento e alla guerra. Vale la pena anche ripartire dalle ragioni dell’acqua.
Roberto Rosso
- e rotte polari sono più corte di circa 5.000 miglia.[↩]
- La corrente a getto o jet stream è un flusso d’aria veloce, stretto e canalizzato, situato nella parte alta della troposfera e nella bassa stratosfera, che scorre principalmente da ovest verso est, guidando i sistemi meteorologici globali e influenzando significativamente il tempo atmosferico e l’aviazione. Si forma ai confini tra masse d’aria con forti gradienti di temperatura, come tra l’aria polare fredda e quella tropicale calda.[↩]
- https://www.energiaitalia.news/news-da-asvis/il-paradosso-della-cina-record-di-emissioni-e-leadership-nella-transizione-energetica/47156/; https://www.energiaitalia.news/policy/policy-mondo/in-cina-boom-di-centrali-a-carbone-nel-2024-quale-futuro-il-rapporto-del-crea/52293/; https://globalenergymonitor.org/it/press-release/chinas-coal-power-continues-on-the-uptick-despite-clean-energy-records-climate-deadlines/.[↩]
- https://www.theguardian.com/environment/2026/jan/20/era-of-global-water-bankruptcy-is-here-un-report-says.[↩]
- https://unu.edu/inweh/collection/global-water-bankruptcy.[↩]
- https://www.globalwater.online/globalwater/report/index.html.[↩]
