editoriali

DisertiAMO

di Roberto
Musacchio

Lottiamo, non per le loro guerre ma per il nostro futuro.
Con queste parole gli studenti europei (mi fa molto piacere usare in questo caso la parola europei) stanno organizzando per il 20 novembre una giornata di lotta del vecchio continente contro la militarizzazione. Contro quella leva che da “volontaria” rischia di farsi obbligatoria vista la quasi totale diserzione che ha risposto signor no alla chiamata retribuita.
È una data che mi sono segnato in mente e che mi dà speranza.
Veniamo da una estate in cui abbiamo toccato con mano che ormai il disastro climatico è destinato a rendere le nostre vite precarie non più solo socialmente ma come specie che può estinguersi dal Pianeta.
Pagheremo bollette che saranno più care di quelle dell’inverno perché refrigerarsi artificialmente è diventato sopravvivenza e intanto le guerre ormai infinite rendono l’energia un campo di battaglia e di profitti. 

Invece che lavorare alla Pace, che sarebbe il compito della politica, i dominanti continuano negli scannatoi, dove naturalmente la carne da macello siamo noi. 

Come siamo noi a pagare i debiti di guerra che vengono contratti, a miliardi, e si accumulano a quelli contratti con la finanza.
Gli allarmi sulla IA si fanno angosciosi, ricordano HAL di Odissea nello spazio e il fatto che tutto sia in mano agli stessi dominanti, o ai loro contigui, a disposizione dei signori delle guerre, fa di questo 2026 una data assai più angosciosa di quel 2001 di Kubrick del film o del 1984 del libro di Orwell. Non siamo infatti nella distopia ma nella realtà che le va oltre.
Ne hanno scritto in tanti, fatto film. Ma oggi I dominanti arrivano a chiedere di togliere perfino la cittadinanza a chi ha osato fare un film, Naza, su come funziona un genocidio.
Magari chiederebbero l’esilio per Boris Vian che scrisse una splendida poesia, il disertore, per invitare i dominanti ad andare loro a morire in guerra, e il diritto nostro, i dominati, a disertare. Mi è venuto in mente vedendo le “reazioni” gridate rivolte a Virginia Libero, segretaria dei giovani democratici, per le parole dette, compresa la indicibile “disertori”. Io non la voglio interpretare o buttare nello scontro “politico”.
Abbiamo bisogno di parole e pensieri diversi e dunque le apprezzo per quello. 

Certamente ci sono due questioni politiche urgentissime. Fermare le guerre e fermare il riarmo. Come? Con la politica che reincontra le lezioni del suo passato. L’Educazione europea, per citare il bellissimo romanzo di Romain Gary. Scritto nella Resistenza che era contro la guerra. La Resistenza, la Rivoluzione, il Socialismo sono contro le guerre scatenate dai dominanti. La lezione dell’educazione europea è di ripudiare la guerra. La ritroviamo nelle parole di Edgar Morin, di monsignor Ricchiuti (scritte a Schlein), dei giovani e delle giovani che stanno disertando la militarizzazione. Non sta invece nel modo di essere dell’Europa Reale che la lezione l’hanno obliata. Ma veramente dopo quasi 5 anni di massacro, di ecatombe di centinaia di migliaia di persone, si può pensare ancora di non cercare una fine della guerra, condivisa, come è dovere dei dominanti che si sono accaniti a intervenire ma non a risolvere. Ormai l’Angelus Novus che richiama Benjamin non ha la testa verso i massacri del passato ma fissa un presente, che si fa eterno, di carni straziante.
Non si può stupirsi se torna addirittura il nazismo in una situazione in cui la lezione del Novecento viene calpestata tutti i giorni, da tanto tempo. 

La politica ha il dovere di tornare all’educazione europea. Disertare le loro guerre è il modo antico e nuovo insieme di essere Partigiani. Della Vita, contro la morte. 

Roberto Musacchio

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