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Torna il fascismo e non trova il socialismo

di Roberto
Musacchio

All’inizio del ‘900 il mondo liberale, il suo pensiero, la sua economia, la sua “geopolitica” entrarono in crisi. Un’ideologia povera e presuntuosa insieme, classi dirigenti ristrette e auto riprodotte, appetiti imperialistici portarono alla deflagrazione della Grande guerra. Da cui la Russia, quella del vero zarismo, sorti con la Rivoluzione d’Ottobre che rese Storia il pensiero socialista, nella versione marxista, che si era andato producendosi con la crescita del quarto stato. Dall’altro lato, contrapposto, emerge il fascismo come braccio violento di un capitalismo che i liberali non riescono più a sostenere da soli. Non a caso il grande impero capitalista nascente, gli USA, una forma assai diversa dal classico imperialismo delle baleniere e delle compagnie, ne risulta, inizialmente e per un po’ troppo tempo, affascinato. Quando il nazismo trasforma il “giovanilismo” fascista in un progetto di suprematismo globale, sarà il movimento comunista e socialista, comprensivo del socialismo reale con tutte le sue contraddizioni, a farsi carico della Resistenza in attesa dell’arrivo dei liberali. Questa è Storia e solo le borghesie decerebrate, per avidità e interesse, per la bramosia famelica di riprendersi tutto, possono negarla. Col rischio di ritrovarci nell’incubo, stretti tra guerre imperialiste e di potenza, militari, economiche e sociali, la lotta di classe rovesciata, e la congiunzione transatlantica e poi globale, dei nuovi fascismi, col riemergere del magma 900 esco che incontra il tecno fascismo di oggi.
Finché il socialismo è stato in campo come possibilità concreta, movimento reale e incidente nella realtà, la situazione ha mantenuto elementi comprensibili e agibili per uscire dal delirio. Se si legge Enrico Berlinguer, nel 1984, prevedere che fine avrebbe fatto una Europa che si fosse voluta potenza e vediamo che Paolo Gentiloni titola un suo libro “Diventare una potenza“ capiamo perché siamo ridotti così.
Così, significa che tra pochi mesi l’Europa potrebbe avere i suoi principali Stati in mano alle destre radicali, mentre continua la guerra e l’escalation e le provviste energetiche si vi saranno ma sarà come se non ci fossero per chi non ha i mezzi per sostenere prezzi esorbitanti, come mi è capitato di sentir dire da un ineffabile Commissario europeo all’energia.
E questo mentre in America Latina il trumpismo sfonda e tocca all’80 enne Lula, operaio, sindacalista, socialista non pentito, cercare di tenere il fronte che nel ‘900 ha retto e dato alla fine un segno positivo al secolo lungo e terribile. Ci proverà al ballottaggio e noi siamo con lui.
Fa bene in Spagna Sanchez ad andare al voto sull’onda dell’indignazione per lo sfratto di Maricarmen, 87 enne e malata. Sarà bene ricordare che la Spagna ha una struttura di proprietà edilizia diffusa, come l’Italia. La fanteria della rendita e del blocco edilizio chiamava i piccoli proprietari un grande urbanista come Francesco Indovina. Però questa fanteria era anche fatta di piccolo risparmio che cercava di mettersi in sicurezza con un tetto sulla testa in Paesi, come anche l’Italia, dove l’edilizia popolare era ben misera, niente a fronte delle percentuali a due cifre di case popolari dei Paesi nordici. Ma oggi anche questo sta cambiando ormai da qualche decennio. Nel colossale processo di estrattivismo della ricchezza pubblica e sociale, che il modello sociale europeo aveva portato ad essere dieci punti in più della media mondiale (30% contro 20%), iniziato dopo l’89 e con Maastricht, la privatizzazione delle case pubbliche è stata gigantesca (3 milioni su 4 in Germania), la loro costruzione è crollata quasi ovunque, gli affitti sono lievitati a dismisura, la finanza dilaga intrecciando alla rendita con Bed and Breakfast, gentrificazione e quant’altro. Milioni di persone sono espulse dalle città. E i risparmi privati crollano e ora Von Der Leyen li chiama pigri e li vuole per le armi.
Bene dunque che si voti in Spagna contro gli speculatori, veri invasori, per le persone. Anche il vergognoso voto di Junts, il partito della destra catalana, mostra che pure una cosa seria come l’autonomia passa in secondo piano per alcuni di fronte agli interessi del capitale. I liberali sono così. Il governo Sanchez ha difeso l’autonomia catalana e viene ripagato così. Vedremo cosa farà Junts se le destre vinceranno. Ma intanto va fatto di tutto perché non accada. Si vota sull’onda di un movimento. A conferma che è stata la spinta da sinistra, di movimenti e sinistra radicale, a tenere a galla una esperienza diversa anche se con problemi. Diversa su tante cose sociali e anche su Netanyahu e il riarmo di Trump che sono nemici che l’hanno giurata. Problemi sulla guerra ucraina. Che poi è il problema di capire  dove va il Mondo e  dove finisce una Europa che invece che cercare la pace alimenta la guerra. Il problema di aver dismesso, come socialisti europei, il socialismo come progetto da quasi 40 anni.
Anche a Berlino la questione casa è stata determinante nella vittoria della Linke. Una Berlino con una sindaca come Elif Erap farebbe della capitale tedesca un punto di riferimento di alternativa. Come Mamdami a New York. È proprio questo che i liberali dal pensiero corto non vogliono. Fortunatamente, ma forse Marx ci aveva pensato, è proprio in USA che il socialismo diventa parola non più demonizzata o da élites ristrette ma fruibile. Un drappo rosso per il toro Trump.
Si può capire che questo quarantennio orribile abbia creato rabbia e disillusione. Verso chi si è affrettato a buttare più il bambino che l’acqua sporca per mettersi a svendere cose e idee pubbliche. Purtroppo non siamo riusciti ad impedirlo. Anche per questo, perché siamo all’orchestrina sul Titanic, ai mostri di Dylan Dog (sarà un caso ma compie 40 anni) bisogna farsi forza e costruirli questi fronti antifascisti. Con una prospettiva socialista. Che, se ci pensiamo, è ancora più attuale con l’intelligenza artificiale di quanto lo fosse con la falce e con il martello. Che restano i simboli più belli.

Roberto Musacchio

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