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Ogni deroga è lecita per il riarmo

di Federio
Giusti

I dati dovrebbero essere punti fermi nel bene e nel male,  se Istat fotografa un deficit del 3,2 a Primavera e a inizio autunno del 3,1, restiamo dentro la procedura di infrazione.

Ma dietro alla querelle sui numeri, sulle promesse mancate, si celano le spese militari, stiamo parlando del fatto che un Paese con deficit inferiore al 3 per cento potrà aumentare le spese militari pià di una Nazione sorvegliata speciale per eccessivo debito.

La soluzione al problema esiste ed è quella di andare in deroga alle norme vigenti per consentire di accrescere le spese militari senza conteggiarle, basta solo trovare un accordicchio con Bruxelles

L’accordicchio, come lo definiamo noi, non è semplice, si tratta di trovare una intesa che possa servire anche , per casi analoghi, in futuro, senza mandare all’aria i fragili equilibri finanziari e politici.

L’aumento delle spese militari e di quelle energetiche è un impegno prioritario rispetto alla conservazione del deficit sotto il 3 per cento? Parrebbe proprio di si

Qualcuno ipotizza che il Governo Italiano voleva spendere le sue carte a ridosso delle elezioni e per questo faceva affidamento nel rientro del deficit sotto la soglia del 3 per cento rinviando al 2027 un bel pacchetto di bonus elettorali

Il problema non è solo il 3 per cento ma la capacità di garantire alle prossime leggi di Bilancio una spesa che tenga a bada il defict, impresa non facile quando si è prossimi alle elezioni

Bru­xel­les è comunque disposta alla “fles­si­bi­lità” nel nome del Riarmo, devono trovare un accordo che salvi la credibilità della UE e non desti malumori tra i paesi membri , impresa tutt’altro che scontata perchè in tempi di difficoltà i compromessi sono sempre ardui, del resto non stiamo parlando di deroghe ai tetti di spesa per finanziare sanità, welfare, manutenzione dei territori, scuola, le deroghe sono pensate per le armi e questa scelta la dice lunga sulla vera essenza della Unione Europea, una Ue a trazione militarista dopo lustri nei quali la finanza  ha dilapidato un capitale di diritti acquisiti nei 30 anni post seconda guerra mondiale.

Federico Giusti

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