Non è andata bene e sarà difficile cambiare

di Roberto
Musacchio

“Andrà tutto bene” si è detto all’inizio di questa terribile esperienza.

Difficile dire che sia andata, e stia andando, così.

Basta pensare al numero enorme di morti, molti dei quali vittime non solo del “flagello” ma dell’impreparazione a gestirlo.

Tanto più colpevole visto che si conosceva il rischio.

Tanto più odiosa perché figlia di politiche che hanno indebolito le nostre difese per ideologia e bramosia, che sono le due caratteristiche del mondo in cui viviamo.

La parabola dei 37 miliardi dei tagli in sanità inferti al servizio pubblico italiano e che ora sarebbero restituiti come in una favola dal Mes “buono” ci dice che che ciò che ci attende difficilmente sarà come ce lo raccontiamo nei tanti web seminari che facciamo.

La gestione dell’emergenza è stata pesantemente gravata da come il mondo è diventato dopo 30 anni di liberismo reale: globale e sconnesso.

Tutti i problemi della globalizzazione che hanno velocizzato il diffondersi del virus. Tutte le sconnessioni del capitalismo liberista che ha reso fragili le difese. Economiche, sociali e politiche.

Purtroppo quello che si dice del mondo lo si può dire della UE e anche dell’Italia.

Se vogliamo essere sinceri la “dialettica” vera è stata ed è tra il virus e i poteri, e dei poteri tra loro. USA e Cina. UE e Stati. Stato e interessi economici.

Ciò che si sta decidendo in questo periodo lo conferma.

La UE, lungi dal cambiare, “sospende” qualcosa e poi ripropone la sua architettura.

I tre prestiti architettati, Mes, Sure e Bei per le aziende, vanno in questa direzione.

Alla fine di riffa o di raffa sono soldi alle imprese più debito per gli Stati.

Del Mes abbiamo parlato tante volte. In sostanza l’eurogruppo conferma le regole per cui è un soggetto indipendente che si muove come l’Fmi e che è regolamentato in modo incardinato con il trattato che regola il funzionamento della UE e con i regolamenti che presiedono al semestre europeo, cioè al controllo di bilancio. Che non sono sospesi. Dunque si entra “light” come già previsto e poi si sta a quelle regole. Che restano quelle dell’austerity.

Di eurobond non si parla. Il Recovery è tutto da definire.

Ciò che tiene è la Bce, precisamente in una dialettica tra poteri che avviene tra Bruxelles e Berlino.

La Bce è centrale ma proprio per questo andrebbe riformata. Invece staremo a vedere come andrà con gli acquisti e i precedenti di Draghi, tutti pro banche e sistema, non incoraggiano.

In Italia non è un bello spettacolo. Difficile vedere una linea guida nei provvedimenti che non sia il seguire le spinte dei poteri economici e politici.

Confindustria prevale e i soldi vanno a ripartire come prima. Anche se la Padania si è dimostrata un disastro. Pochi soldi alla scuola. Il Sud “premiato” per essere risultato meno pervasivo al virus, e forse qualche ragione ci sarà e andrebbe indagata, con il rischio di dirottare ancora più risorse al Nord. La vicenda migranti trattata come al mercato degli schiavi.

E i “governatori” che dopo i disastri del feudalesimo che ha sostituito il regionalismo tornano alla carica, senza vergogna, per avere più poteri per fare pessime cose.

Le clausole sociali e sanitarie di garanzia sono minime, frastagliate e ferraginose.

Reddito di esistenza, riduzione d’orario, clausole che non diano soldi a chi ha sede fiscale estera, niente.

Intervento pubblico per riconvertire un’economia malata, ambientalmente e socialmente? Non se ne parla.

Garanzie per la sanità? Se si pensa che si blocca l’Irap che è una delle tasse che la finanzia, che la si vorrebbe affidare al Mes che è anche transitorio, che le Regioni vogliono controllarla, che gli appetiti privati sono tutti lì, che non c’è nessun piano per ricostruire un servizio nazionale sul modello della 833, non c’è che dire.

E noi, che facciamo? Stiamo a guardare? Oggi ci accorgiamo quanto pesi, soprattutto in Italia, la mancanza di una Sinistra degna di questo nome.

L’attuale governo mette insieme una forza pessima sull’economia e l’Europa come il Pd e una pessima su migranti e garantismo come i Cinquestelle. All’orizzonte c’è il soccorso pro-Mes di Berlusconi. E c’è una destra pessima in economia e diritti. Poi c’è sempre Draghi.

Eppure cose di sinistra da fare ce ne sono. Non accettare il Mes e tener duro sulla Bce e gli eurobond. Cancellare ovunque e per sempre il Patto di Stabilità. Ridisegnare il pubblico a partire da sanità e scuola. Ripartire dal Sud bonificando la Padania. Ripensare l’economia dalla crisi della globalizzazione liberista e puntando su equità e ambiente. Bloccare la Tav e reimpegnare i fondi nel trasporto pubblico. Bloccare le produzioni di armi. Dare cittadinanza ai migranti. Fare il vero reddito di cittadinanza. Ridurre gli orari. Bloccare il “feudalesimo differenziato” e ricostruire lo Stato ordinamento e il regionalismo.

Come? Come un tempo. Con la lotta luogo su luogo, euro su euro, norma su norma.

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