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Non c’è più tempo

di Riccardo
Rifici

Il recente rapporto IPCC, pur non dicendo nulla di particolarmente nuovo circa le previsioni emerse, in molte sedi scientifiche, in questi ultimi anni, mette la parola fine a ogni discussione sugli effetti dei cambiamenti climatici e sull’urgenza di mettere in atto interventi drastici per contrastarne gli effetti (almeno per limitarne i danni più gravi). L’importanza del rapporto sta nell’ufficialità della fonte e nella durezza dell’esposizione. Il messaggio appare chiaro: Non c’è più tempo! Bisogna agire subito e a livello globale.

Ma quali sono le risposte sinora adottate?

Dopo l’uscita scena (almeno per il momento) del negazionista Trump, la nuova presidenza USA sembra riprendere il confronto con il resto del mondo e la Cina fa importanti promesse. Ma non sembra esserci ancora una strategia mondiale, tanto meno una strategia forte, all’altezza della sfida. Ad esempio, a livello politico, nessun organismo internazionale e nessun paese (almeno tra quelli più ricchi) ha espresso una forte condanna al governo brasiliano, intraprendendo azioni ed emanando sanzioni, per fermare la continua distruzione della foresta amazzonica che oggi si avvia a diventare un emettitore netto di CO2, invece che esserne un consumatore.

Ma tralasciando l’analisi e le considerazioni sulle risposte messe sinora in atto a livello globale, vale la pena guardare in casa nostra soffermandosi sulle caratteristiche e sulla efficacia reale delle risposte date a livello Europeo e Italiano.

I documenti più recenti prodotti a livello europeo sono contenuti nel “pacchetto” relativo alla Comunicazione delle Commissione ‘FIT FOR 55’ (COM 2021/550 del 14 luglio) mirante a ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, obbiettivo necessario per il conseguimento di un impatto climatico zero entro il 2050.

Il pacchetto in questione si articola in una serie importante di proposte di Direttive e Regolamenti, la cui caratteristica principale non si discosta, però, dalle precedenti, come filosofia ed impostazione.

Il fulcro principale delle proposte risiede sempre nel tentativo di regolare le emissioni tramite meccanismi di mercato. Infatti, la proposta principale è quella della revisione del sistema ETS, cioè quel sistema che serve a far pagare le emissioni dei CO2 da quei grandi produttori che superano determinati limiti di emissione.

La revisione del sistema dovrebbe prevedere la riduzione del limite massimo delle emissioni e l’aumento del tasso annuo di riduzione richiesto. La Commissione propone inoltre di eliminare gradualmente le quote di emissioni a titolo gratuito, oggi esistenti, per il trasporto aereo, e di includere per la prima volta nell’ETS dell’UE le emissioni generate dal trasporto marittimo.

Come novità in questo meccanismo, oltre alla previsione di utilizzare le entrate derivanti dal sistema ETS per l’innovazione e la modernizzazione, vi è la previsione di utilizzarne una quota significativa per ovviare all’eventuale impatto sociale per le famiglie, gli utenti dei trasporti e le microimprese più vulnerabili. Vi è inoltre l’intenzione di controllare meglio le emissioni prodotte fuori dall’Europa “contenute” nei prodotti importati

Accanto a questa proposta vi sono: quella della revisione dei Regolamenti delle emissioni dei trasporti dei veicoli (in pratica si prevede di arrivare, entro il 2035, ad avere solo veicoli ad emissioni 0 (idrogeno o elettrico) e quella di rivedere la tassazione sui prodotti energetici. Vengono affrontate inoltre, forse per la prima volta dopo decenni di inerzia, con una proposta di Direttiva, le questioni inerenti all’uso del suolo e quello della gestione delle foreste. Certamente un fatto interessante (più di ciò che accade a livello nazionale), ma di difficile applicazione (oltre che di improbabile approvazione), per il modo confuso ed estremamente complesso con cui vengono articolate.

In sostanza, come premesso, la parte più concreta delle proposte di azione riguarda meccanismi di mercato o, al massimo aggiustamenti dei meccanismi di regolazione di attività esistenti.

Se certamente il pacchetto europeo è più incisivo del PNRR italiano (si veda il precedente articolo di Transform del 12/5/2021), a fronte del grido di allarme del rapporto del IPCC, appare certamente deludente. Nessuna azione di cambiamento dei modelli economici, nessuna messa in discussione dei modelli di mobilità delle persone e di trasporto delle merci, nessuna messa in discussione del modello estrattivistico.

Sembra che tutto sia riposto nella fiducia che il sistema economico (produttivo e commerciale) sia in grado di autoregolarsi e fornire tutte le soluzioni ai problemi solo grazie a qualche “spinta” o aiuto dato dai meccanismi di mercato. In sostanza, la cosiddetta Green Economy, grazie ai miglioramenti tecnologici, dovrebbe essere in grado di dare tutte le risposte: maggiore efficienza nel consumo di energia, minor emissioni, maggior capacità di recuperare e riciclare la materia, ecc… Come già detto, tutto senza mettere in discussione i modelli di consumo, i modelli di produzione e di commercio.

Magari apriremo un bell’impianto per riciclare il polistirolo a Cuneo o a Lione, magari copriremo di impianti fotovoltaici il Campidano, ma non smetteremo di trivellare il Mediterraneo o l’Artico per estrarre metano; non smetteremo di delocalizzare produzioni in paesi con meno vincoli ambientali e, soprattutto, con meno protezioni sociali; non smetteremo di importare soia dall’America Latina per i nostri allevamenti intesivi di bovini e suini.

Naturalmente, soprattutto in Italia, non ci preoccuperemo molto di costruire un efficiente sistema di trasporto pubblico, soprattutto locale e regionale (tanto ci saranno per tutti le auto elettriche, ibride e forse ad idrogeno) (chissà dove andremo a prendere il litio e altri metalli rari per le batterie, magari in Congo?);  non ci preoccuperemo di ripensare  ai modelli di distribuzione delle merci (in particolare quelle alimentari), lasceremo sempre tutto in mano alla Grande Distribuzione Organizzata (e magari anche alla Criminalità Organizzata), che si preoccuperà di decidere quanto pagare, per il loro lavoro, i contadini e gli allevatori, che cibi far arrivare sulle nostre tavole e da dove farli arrivare.

Il lavoro da fare per ridurre i danni già molto gravi prodotti in questi decenni è grande, sia nella ricostruzione di regole a livello internazionale, sia nella revisione dei modelli culturali, sia nella revisione del modello produttivo. Una questione appare dirimente, senza affrontare la quale, faremo solo un “maquillage” ai nostri paesi ricchi, esportando inquinamento verso i paesi più deboli e povertà alle popolazioni più povere di tutto i paesi (anche del nostro). Si tratta di un concetto “vecchio”, senza un modello di società che mette in discussione la “logica del profitto capitalista” non andremo da nessuna parte, avremo un mondo in cui le condizioni di vita saranno sempre peggiori per la stragrande maggioranza della popolazione.

Certamente è difficile pretendere che un’istituzione come la Commissione Europea, diventi una istituzione socialista, ma il comportamento che in questi decenni ha portato avanti nei confronti dei grandi gruppi e della logica del profitto è stato a dir poco deludente: qualche volta avanzato nelle parole, ma spesso di retroguardia nei fatti. Ultima vicenda, sempre nella logica che il profitto delle multinazionali viene prima di tutto, è stata quella della mancata sospensione dei brevetti sui vaccini, preceduta da molte altre (ad esempio le proroghe sulla possibilità dell’uso di alcuni erbicidi).

Forse un primo passo per cambiare qualcosa è quello di modificare il rapporto di poteri tra Commissione e Parlamento europeo, e quello di modificare la regola del voto unanime per decidere le regole. Cose simili andrebbero pensate anche per il nostro Paese dove in questi decenni, grazie alla sbornia “maggioritaria” e populista, si è ridotto fortemente il ruolo delle assemblee elettive a favore dei vari esecutivi (sia interni che esterni al quadro politico espresso dagli elettori). Ma questa è un’altra storia!

 

Riccardo Rifici

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1 Commento. Nuovo commento

  • Vittoriano Guala
    26/08/2021 13:31

    Quante belle considerazioni, però , come tutti, nulla sulla regolazione delle nascite , distribuzione a carico dei paesi ricchi di contraccettivi, e sulla propaganda per la procreazione cosciente.

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