La storia di un territorio, le sue trasformazioni, le sue lotte oggi contro l’espansione del ciclo militare-industriale, diventano un punto di applicazione di un movimento generale che a sua volta deve elaborare al suo interno e contribuire ad elaborare nel paese le ragioni e le risorse per un passaggio decisivo dello scontro sociale nel nostro paese in Europa.
Sabato 18 e domenica 19 ci troveremo ad Anagni sabato in piazza e domenica davanti allo stabilimento che fu della Winchester e che la società KNDS adibirà alla produzione di nitrogelatina, ossia nitroglicerina stabilizzata, la cui funzione per i proiettili di è quella di propellente per il lancio dei proiettili di cannone, che sarà utilizzata nello stabilimento KNDS di Colleferro.
Contro le fabbriche di morte, lo striscione che da anni portiamo in piazza oggi ha un doppio significato, allude alle fabbriche che hanno cosparso di veleni le acque ed il suolo della Valle del Sacco nei decenni passati ed alle fabbriche che producono ordigni di morte, del resto all’origine dell’industrializzazione di Colleferro c’è la fabbrica di esplosivi nel 1912.
Negli anni, mentre falliva il modello di industrializzazione del secolo scorso si è cercata la via del ciclo dei rifiuti con la discarica e gli inceneritori di Colleferro che la mobilitazione popolare, con la collaborazione delle amministrazioni ha fatto chiudere; ricordiamo la manifestazione di oltre 6000 persone l’8 luglio del 2017 contro la ristrutturazione degli inceneritori, che pose le basi della loro chiusura assieme a quella successiva della discarica. La lotta per la salute della popolazione e dell’ambiente ha rotto la deriva di un territorio, che nel suo degradarsi riepiloga i caratteri del degrado dell’intero paese.
Oggi il nuovo stabilimento di Anagni, destinato ad alimentare lo stabilimento principale di Colleferro si trova a 350 metri dall’ autogrill ‘La Macchia’ 350 SO e a 430 metri dall’Autostrada A1 Milano-Napoli 430 NO. Quali possano essere gli effetti dell’esplosione della produzione di un’ora o addirittura di una giornata su una concentrazione di persone su un’area di servizio, lungo una delle principali direttrici di traffico nazionali, è facilmente immaginabile, ma ci sono anche precise misure a centri concentrici dal luogo dell’esplosione, oltre al destino dei lavoratori.
Lo stabilimento di Anagni è finanziato dal programma ASAP, parte dell’European Defence Fund (EDF). Il programma ASAP – The Act in Support of Ammunition Production1 – mira a incrementare la capacità di produzione di munizioni in tutta Europa, aiutando così gli Stati membri a riempire le loro scorte e a consegnare munizioni all’Ucraina, anticipando strozzature e carenze nelle catene di approvvigionamento della difesa. Il programma ha attualmente individuato progetti con un bilancio superiore a € 500 milioni per stimolare la produzione di munizioni (…) Lo stabilimento produrrà nitrogelatina, sarà la Società KNDS Ammo Italy SpA, capofila del progetto RALLO2 che finanzia cinque società per un complesso di 41 .388. 025,99 euro, al progetto italiano vanno 24. 599. 570,98 euro3.
L’articolo citato ‘Alternative radicali e globali, contro la guerra in ogni territorio’ riprende la sessione del Laboratorio nazionale per la Riconversione Industriale di Pace -del 14 febbraio 2026- una sessione nella quale lo sviluppo dell’industria delle armi a Colleferro e nella Valle del Sacco è stato collocato e contestualizzato nella tendenza alla guerra, del processo di riarmo a livello globale, nazionale ed europeo. Un laboratorio che nei prossimi giorni conoscerà un ulteriore passaggio. Se il 26 febbraio si sono poste le basi dell’analisi, che nel frattempo ha portato ad alcune ipotesi sulle alternative possibili, il proseguimento non può che essere l’avvio di un percorso di ricerca-azione che radichi l’analisi nel tessuto sociale del territorio, nei conflitti e nelle contraddizioni che lo caratterizzano, dove i diversi soggetti che ne compongono il tessuto sociale diventino protagonisti della costruzione non solo dell’analisi, ma del conflitto, dell’elaborazione di piattaforme rivendicative di un progetto alternativo. Un tale percorso è necessario a fronte della frammentazione del tessuto sociale e politico. Un territorio caratterizzato da uno sviluppo diseguale nelle sue diverse componenti. Sul piano politico-amministrativo il tentativo di costruire un Coordinamento dei sindaci della valle del Sacco, una componente necessaria per l’elaborazione di un progetto condiviso, si è interrotto alcuni anni fa; un percorso che è possibile e necessario riprendere, in un territorio a cavallo di due province, connesso dallo sviluppo del Sito di Interesse Nazionale. La bonifica delle aree contaminate al suo non ha futuro, continuerà a procedere a rilento in assenza di una progettualità forte e condivisa. L’attuale perimetrazione del SIN è stata definita nel 2016, mentre un accordo di programma nel 2019 ha stanziato 53 milioni di euro per l’attività di caratterizzazione e bonifica
Se alziamo lo sguardo oltre i limiti della Valle del Sacco, arriviamo a Cassino, dove lo stabilimento Stellantis sta vivendo una lenta agonia, aprendo alla prospettiva del passaggio alla produzione bellica. Negli anni mobilitazioni si sono sviluppate in tutta la Valle, dando origine di volta in volta a vari coordinamenti di comitati ed associazioni, con diversi livelli di coinvolgimento delle amministrazioni. Colleferro resta comunque il comune dove più alto è stato il livello di mobilitazione per anni con un forte collegamento con una amministrazione che operato una vera rivoluzione in tutti gli assetti della città. Oggi a Colleferro ha il suo stabilimento storico la KNDS, in fase di ampliamento e la società AVIO che dalla realizzazione di vettori per la collocazione di satelliti in orbita bassa sta per lanciarsi nel settore dei vettori militari, dove si aprono notevoli prospettive di sviluppo, parola di amministratore delegato.
Il movimento contro la guerra, il riarmo e le svolte autoritarie si è sviluppato nella storia e nella configurazione complessa di questo territorio, si compone di soggettività cresciute nel tessuto di mobilitazione che da anni lo caratterizzano. Una capacità di mobilitazione e di organizzazione che nel contesto dei movimenti STOP REARM e NO KINGS ha posto la giornata del 19 davanti all’ex-stabilimento Winchester come momenti di mobilitazione che va ben oltre il conflitto sul territorio.
L’appello alla mobilitazione intreccia come è giusto la lotta contro la guerra al complesso della condizione sociale e ambientale. Un dato che non certo una singolarità tra i territori coinvolti nei movimenti che stanno riempiendo le piazze nell’ultimo anno, la composizione dell’ultima manifestazione che ha portato oltre centomila persone in piazza ha mostrato da questo punto vista una straordinaria ricchezza. Questa ricchezza e complessità è una potenzialità che attraversa il movimento, sotto la cui sigla si moltiplicano le mobilitazioni.
Il movimento è un contenitore di una complessità che travalica le sue espressioni attuali, le sue piattaforme, ben oltre l’identificazione dei processi autoritari che l’attuale fase di trasformazione dello sviluppo capitalistico produce in ogni regione del mondo. Le forme della crisi che si stanno avvitando attorno al conflitto nel medio oriente, nel Golfo Persico, per un verso esaltano le ragioni di questo movimento, pongono l’urgenza di una risposta, ma mettono al centro l’interrogativo che è stato il titolo di un nostro articolo ‘Tra convergenze e differenze quale efficacia del movimento?’4.
Le conseguenze pesantissime del conflitto iniziato il 28 febbraio, stanno destabilizzando l’economia mondiale, ogni giorno che passa le conseguenze si aggravano e si proiettano in avanti nel tempo; una crisi che aggredisce le condizioni di vita di gran parte della popolazione del nostro paese che alza la posta dello scontro sociale nel nostro paese e richiede una convergenza della molteplicità di piattaforme rivendicative che emergono in risposta a bisogni sempre più drammatici, che emergono da decenni crescita delle diseguaglianze nel nostro paese. Il movimento, i movimenti, le organizzazioni politiche e sociali si trovano a dover costruire una risposta in tempi brevi, entro il quadro di una crisi che oltre ad aggravarsi rischia di precipitare, una crisi che propria anche dell’Europa nel suo complesso, dopo che il vecchio assetto economico a guida tedesca si era già abbondantemente degradato. Tanto per riprendere un tema abusato, il tasso di imprevedibilità della situazione si sta alzando, il famoso orizzonte oltre il quale gli eventi sono imprevedibili si approssima alla settimana successiva se non al giorno dopo. Una porta stretta, strettissima per un movimento che impone al movimento di sviluppare tutte le potenzialità che contiene, suscita a cui è necessariamente connesso. L’esito del referendum ha terremotato gli equilibri politici ed istituzionali, ha visto l’irruzione di nuove generazioni, che hanno invaso anche le piazze, tanto più significativo in un contesto in cui la condizione giovanile è sempre più precaria e la composizione disgregata.
La porta stretta determinata dall’andamento della crisi è delimitata anche dalla scadenza elettorale del prossimo anno che pesa su un governo che ha ricevuto lo schiaffo del referendum e non pare in grado di governare in alcun modo l’aggravarsi delle condizioni di crisi. Con tutte le mediazioni del caso non si può ignorare lo sbocco politico del prossimo anno, uno sbocco politico che mette all’ordine del giorno scelte fondamentali nel governo del paese, totalmente connesse all’evoluzione delle istituzioni europee, dei vincoli imposti dai trattati, dalle strategie della BCE e della Commissione. Nel lungo periodo di instabilità che ci aspetta, tocca costruire un nesso tra battaglie per bisogni immediati e occasioni di ribaltamento di assetti istituzionali, politici ed economici più generali. Certo ciò richiede una maturazione del personale politico, come si usava dire, una maturazione dei livelli organizzativi che stanno crescendo nelle mobilitazioni e nei conflitti di questi mesi, ben oltre la lotta per l’egemonia assembleare e nella conduzione dei cortei, su cui molti si stanno esercitando.
Le questioni che vanno oggi sotto l’etichetta della comunicazione sono la semplice -si fa per dire- superfice delle problematiche di elaborazione di piattaforme, tattiche di lotta, di definizione delle poste in gioco complessive da giocare anche sul piano istituzionale, del governo del paese, per porre una ipoteca sulle soluzioni politiche, i programmi che potranno emergere dallo scontro elettorale. Purtroppo non si è in gado di riconoscere la necessità di strumenti, piattaforme di condivisione delle conoscenze complesse sul contesto in cui le lotte si sviluppano, della composizione sociale e politica del nostro paese nelle sue più diverse articolazioni. In un modo o in un altro questi strumenti vanno costruiti, condivisi e fatti crescere.
Il referendum ha semplificato l’espressione dell’opposizione all’attuale governo, alla situazione sociale, ma è stato solo l’inizio. Al di là della costituzione che detta i principi, i valori e le regole fondamentali tutto è in discussione; l’esito del referendum può, deve essere l’occasione non solo per difenderla per elaborare una trasformazione radicale degli assetti istituzionali, il riferimento può essere il processo riformatore che fu il prodotto dei movimenti di lotta a cavallo tra li anni ’60 e ’70 del secolo scorso, anche se le condizioni non sono in alcun modo paragonabili. Di fronte abbiamo un governo che oltre alla pioggia di norme securitarie propone interventi disparati per la propria base elettorale, dalle norme sulla rappresentanza sindacale a quelle sulla caccia, mentre è impotente sul piano economico.
Attraverso la porta stretta delle scadenze della crisi e delle istituzioni deve passare ed evolversi il complesso delle forme di lotte, delle organizzazioni, delle culture, dei programmi emergenti nel conflitto sociale nel nostro paese.
Certo un respiro lungo va oltre la scadenza del prossimo anno, la crisi in atto pone assieme urgenze e l’orizzonte di trasformazioni radicali per cui lottare, ma molto si gioca entro questi margini stretti se si pensa possibile realizzare una convergenza più profonda di quella che individuiamo oggi nel movimento, una connessione sentimentale, come qualcuno tra noi ha suggerito, che solo la percezione di una svolta possibile può creare.
Per finire una annotazione sull’esito delle elezioni ungheresi, che mostrano in modo evidente la banalizzazione da parte di molti dell’esito sul carattere del vincitore, senza alcuna considerazione di almeno due elementi, Il primo è l’inesistenza delle forze progressiste e di sinistra dopo gli anni del dominio di Orban, l’altro ovviamente è la scelta di maggioranza di elettori, di cittadini ungheresi di esprimere il rifiuto della dittatura democratica orbaniana, nell’’unico modo possibile, che ha portato le nuove generazioni di elettori a votare in massa portando i votanti a circa l’ottanta per cento. Un risultato straordinario. Il passaggio da un regime che aveva di fatto ridotto gli spazi di opposizione e di conflitto ad una condizione nella quale conflitto ed opposizione possono esprimersi anche nei confronti del nuovo governo che è portatore di contenuti conservatori e reazionari, ma si appresta a smontare la costituzione autoritaria costruita dal suo predecessore. Se oggi se si festeggia è assieme alle folle che hanno festeggiato nelle strade di Budapest, senza alzare il ditino che segnala l’assenza di un governo di sinistra.
Roberto Rosso
- https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-defence-industry/asap-boosting-defence-production_en[↩]
- PROduction of ModuLar charges with TripLe and Double base PrOpellant https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/portal/screen/opportunities/projects-details/44181033/101172125/EDF? isExactMatch=true&frameworkProgramme=44181033&order=DESC&pageNumber=NaN&sortBy=title [↩]
- https://transform-italia.it/alternative-radicali-e-globali-contro-la-guerra-in-ogni-territorio/ [↩]
- https://transform-italia.it/tra-convergenze-e-differenze-quale-efficacia-del-movimento/ [↩]
