Da Prodi a Conte

di Roberto
Musacchio

La telenovela del governo, che tale sarebbe se non fossimo in piena pandemia, si è conclusa con un tirare a campare di Conte.

Con concorsi vari di costruttori e volontari che dovrebbero far sorridere se si pensa al vincolo di mandato con cui i Cinquestelle vorrebbero stracciare un altro pezzo di Costituzione.

Alla Camera la coalizione prende una trentina di voti in meno del suo debutto.

Al Senato si ferma sotto la maggioranza assoluta e con 156 si pareggiano i 140 no e le 16 astensioni (che col vecchio regolamento si sarebbero sommati).

Ora si vedrà.

Si cercherà di coagulare una qualche quarta gamba politica di maggioranza tra ex di vario tipo in attesa che magari nasca “Insieme” il progetto attribuito a Conte.

Il dibattito parlamentare non è stato niente di che. D’altronde, nel merito, le convergenze sarebbero diverse dalle divergenze che si hanno sul governo. Basti pensare al Mes o alla Tav. Ancora di più il Next generation fund sostanzialmente copre lo status quo, in cui fa la parte principale confindustria. Che non si accontenta ma vorrebbe tutto, cioè anche quel po’ che va alle “sopravvivenze” delle persone.

Quel po’ di dibattito vero l’avrebbe aperto Draghi dicendo che ci sono imprese che non hanno speranza e bisognerebbe lasciarle andare per concentrarsi sul “nuovo”.

Draghi ha anche parlato dei rischi che questo tipo di imprese lascino crediti deteriorati e che questo abbia le conseguenze sul sistema finanziario e bancario per il quale c’è il Mes riformato.

Draghi meriterebbe una risposta da sinistra su un futuro da non affidare alle imprese ma ricostruendo il pubblico, a partire da sanità e farmaceutico, e su una Europa da cambiare sul serio e non per evocare governi del tirare a campare.

Che è quello che invece ha fatto Conte riaprendo l’ombrello UE inaugurato con l’elezione di Von der Leyen e sotto cui si sono riparati ormai anche i grillini. Ma non la Bonino.

Col Pd “bettiniano” a tenergli bordone ammantando il tutto di una improbabile nuova alleanza storicamente riformatrice.

Nel suo svolgimento sono tornati ad avere ruoli da “caratteristi” anche vecchi attori abituati a calcare le scene.

Lo “spettacolo” non aveva grandi novità rispetto al repertorio solito.

Il fatto è che da quando c’è la “seconda Repubblica” i “giochi” dei partiti si consumano alle spalle di “personaggi” più o meno di “livello” che assurgono per una fase a leader politici sostanzialmente non essendolo, o non esprimendo i consessi organizzati della politica.

Nella prima Repubblica a dirigere i governi c’erano i “cavalli (più o meno) di razza” della DC e poi anche di altri alleati. Da De Gasperi a Craxi. C’era una responsabilità politica che chiamava i partiti in causa direttamente.

Per altro i governi erano “variabili dipendenti” degli equilibri sociali e politici. Mentre ora è il contrario.

Poi sono arrivati gli “outsider” più o meno con lignaggio.

Dini, Ciampi, Monti dalle “istituzioni economiche”. Prodi, un “dirigente pubblico” diventato grande privatizzatore.

E ora l'”avvocato” Conte.

I partiti? Berlusconi se ne è creato uno che ne sostenesse le gesta.

Il Pds, Ds, Pd non ha prodotto leader significativi. L’unico che ha provato a sfondare è stato Renzi, con i risultati noti.

Per il resto si è specializzato nel vivere “dietro” le figure di turno. Formalmente sostiene. La dialettica politica è più complessa ma il dentro-fuori la rende opaca.

I Cinquestelle, in attesa di far decidere tutto alla rete, si sono acconciati a far governare chiunque.

In Germania un partito vero, la Cdu, con una discussione vera ha scelto il successore di Merkel che è stata una leader vera. Ha scelto chi non voleva rincorrere le destre. Vedremo cosa succederà. Ma la scelta politica è trasparente e le responsabilità certe.

Ma in Germania non sono passati mai alla seconda Repubblica e ci tengono alla loro Costituzione.

Qui, purtroppo, non solo la forma e la sostanza della Costituzione sono stati più volte lacerati, ma è stata lacerata anche la coscienza popolare.

Quanti dei tanti che inveiscono contro Renzi, colpevole di rompere il “loro governo”, erano tra il milione e mezzo che alle primarie del Pd lo ha incoronato segretario?

Ma, soprattutto, quanti di loro non hanno mosso un dito quando il loro, a suo tempo, segretario e poi presidente del loro governo toglieva l’articolo 18, faceva il jobs act, la buona scuola e mille altre porcherie?

Si sono financo letti “paragoni” tra Renzi e Bertinotti fatti da chi ha realizzato il record di privatizzazioni, ha mischiato ex democristiani ed ex comunisti consentendo a Renzi di fare il segretario di ciò che ne veniva fuori e si è impegnato a distruggere ogni sinistra autonoma col risultato di favorire le destre.

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