Presidenziali portoghesi: la sinistra in ordine sparso

di Franco
Ferrari

Domenica 24 gennaio, malgrado l’impatto della pandemia sia più pesante di quello registrato nella primavera scorsa, gli elettori portoghesi sono chiamati ad eleggere il loro Presidente della Repubblica. L’attuale, Marcelo Rebelo de Sousa, professore di diritto, esponente del Partito Socialdemocratico (in realtà di centro-destra), si ripresenta per un secondo mandato. Un sondaggio dei primi di gennaio gli attribuisce un 60,2% dei voti e, in generale, commentatori e analisti considerano certa una sua riconferma già al primo turno.

Il Presidente della Repubblica, benché scelto col voto popolare, ha poteri largamente onorifici, anche se può sciogliere il Parlamento e cercare di interferire nelle vicende politiche come fece Anibal Cavaco Silva, predecessore dell’attuale, quando provò ad impedire l’accordo di governo tra i socialisti e i partiti di sinistra.

Rebelo de Sousa, pur essendo chiaramente conservatore sui temi sociali, ha tenuto un profilo più defilato e questo gli potrà consentire di intercettare un ampio consenso. Il Partito Socialista, che dirige un governo monocolore, non ha presentato un proprio candidato ufficiale e non ha dato indicazione di voto.

Il sistema politico portoghese, tradizionalmente piuttosto stabile, è stato perturbato dall’ascesa di una forza populista di estrema destra, Chega (Basta!), che candida come Presidente il suo leader André Ventura, giornalista fuoriuscito dal Partito Socialdemocratico. Nelle elezioni legislative del 2019 ha ottenuto un seggo con l’1,36% dei voti, ma ora è dato dai sondaggi attorno al 10%. Se gli effetti della crisi finanziaria del 2008, con l’arrivo della trojka e l’imposizione di politiche di austerità, non aveva portato alla crescita dell’estrema destra, ora la situazione è cambiata. L’impatto della crisi ha favorito l’agitazione demagogica dell’ultradestra. In campagna elettorale Ventura ha attaccato soprattutto la sinistra e in particolare la candidata del Bloco Marisa Matias, con argomenti apertamente misogeni. Molte polemiche ha suscitato l’accordo siglato dalla destra tradizionale con Chega per il governo regionale delle Azzorre. A differenza di quanto avviene in Germania, dove il nuovo presidente della CDU ha confermato la linea di chiusura verso l’estrema destra sempre mantenuta dalla Merkel, in Portogallo, come in Spagna ed in altri Paesi, le forze aderenti ai Popolari europei non hanno adottato una linea di “difesa repubblicana” nei confronti delle emergenti forze neofasciste.

A sinistra del Presidente uscente si presentano tre candidati. L’ex europarlamentare socialista Ana Gomes, impegnata soprattutto nella denuncia di fenomeni di corruzione, è indicata dai sondaggi come la possibile seconda arrivata con una cifra superiore al 10%, ma il suo distacco nei confronti del candidato dell’estrema destra si è andato assottigliando nelle ultime rilevazioni e al momento sono testa a testa. Ana Gomes è sostenuta dal Partito Animalista e da Livre, due piccoli raggruppamenti presenti in Parlamento. Livre è sorto da una scissione della componente europeista del Bloco de Esquerda.

Il Bloco ha ripresentato come propria candidata, Marisa Matias, sociologa ed europarlamentare. Cinque anni fa aveva ottenuto più del 10% ma questa volta i sondaggi le attribuiscono un risultato decisamente più basso tra il 4 e il 6%. Su questo dato, se verrà confermato, si riflettono vari fattori. Sicuramente pesa la concorrenza di Ana Gomes che si unisce ad un momento di difficoltà del Bloco, registrato dai sondaggi che misurano il consenso alle forze politiche. Il partito, nato dalla confluenza di varie forze della sinistra radicale, mantiene una forte componente di elettorato di opinione che, in quanto tale, tende ad oscillare tra le diverse offerte politiche. Con il cauto spostamento a sinistra dei socialisti, una parte è tornata verso il principale partito di centro-sinistra, mentre un’altra parte probabilmente non condivide del tutto la linea decisamente eurocritica se non euroscettica che il partito ha adottato negli ultimi anni. Il Bloco, alla fine del 2020, ha scelto anche una linea più dura nei confronti del governo socialista. Ha deciso di votare contro il bilancio per il 2021, ritenendo insufficienti le misure previste per rafforzare la sanità, condizione indispensabile per affrontare le conseguenze della pandemia.

A differenza di quanto avveniva nella legislatura precedente, con la cosiddetta Geringonça, il Bloco come il PCP non sono più vincolati da un accordo programmatico con i socialisti ma decidono la loro posizione volta per volta. Da parte loro, i comunisti hanno deciso di astenersi nella votazione sul bilancio, consentendo pertanto al governo di non essere messo in minoranza. Il PCP ha ritenuto che le misure ottenute (innalzamento delle pensioni minime, mantenimento delle tutele per i lavoratori licenziati o in cassa integrazione) fossero sufficienti per non esprimere un voto contrario. Hanno comunque segnalato che l’astensione voleva comunque esprimere un atteggiamento maggiormente critico verso il governo di Antonio Costa.

Anche il PCP ha presentato un proprio candidato, l’europarlamentare Joao Ferreira, e i sondaggi gli attribuiscono tra il 3 e il 5% dei voti, ma va detto che spesso questi lo sottodimensionano rispetto al consenso reale. Il Partito mantiene un radicamento sociale ed una presenza organizzata maggiore del Bloco, soprattutto nelle regioni centrali del Paese che costituiscono le sue tradizionali roccaforti. Controlla numerose amministrazioni comunali ed è ancora la forza dominante nella organizzazione sindacale CGTP. Resta decisamente ostile all’Unione Europea. Ha una base elettorale che negli anni si è andata riducendo ma che resta abbastanza solida, mentre, a differenza del Bloco de Esquerda, non riesce ad intercettare il voto d’opinione orientato a sinistra, soprattutto quello giovanile.

Oltre ad eleggere il nuovo Presidente e ad affrontare una difficile situazione legata al COVID19, il Portogallo ha assunto la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. Questa funzione viene rinnovata ogni sei mesi e il primo ministro Antonio Costa subentra ad Angela Merkel. Il Presidente del Consiglio dell’Unione si dovrà affiancare alle altre due figure di vertice della struttura europea, la Von der Leyen e Charles Michel. Nei prossimi sei mesi il Portogallo potrà influire sulla prima fase di applicazione del Next Generation EU, nella nuova apertura di contatti dell’Europa con l’Amministrazione di Joe Biden e sui grandi dossier aperti nell’agenda europea. Tra gli obbiettivi specifici lo sviluppo dei rapporti con l’India del governo populista e sciovinista di Narendra Modi. È spettato invece alla Merkel riaprire il confronto, assai più rilevante, con la Cina, concludendo l’accordo sugli investimenti. Data l’esistenza di rapporti conflittuali tra indiani e cinesi, toccherà ad Antonio Costa cercare di tenere in equilibrio i rapporti con le due grandi potenze asiatiche emergenti.

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