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Crisi locali/globali, movimenti e trasformazione sociale

di Roberto
Rosso

In questi giorni si discute molto della disastrosa situazione della raccolta dei rifiuti nella città di Roma, un’area urbana di oltre 2.800.000 abitanti aggravata dall’incendio che ha colpito una delle due linee di trattamento del TMB di Malagrotta, da qui l’ennesimo allarme sulla situazione emergenziale che si ripete ormai da anni, senza che nessuna delle soluzioni proposte sia mai stata minimamente attuata.

Il punto su cui ci vogliamo soffermare è il livello di reazione a questa situazione da parte della popolazione romana, di partecipazione alla ricerca di soluzioni efficaci ed eventualmente il livello di mobilitazione e conflitto di fronte alla inanità dei pubblici poteri. La situazione, soprattutto nella stagione estiva, è tale da creare disagi importanti nella vita quotidiana, ciò nonostante la reazione in questi anni si è limitata alla ristrettissima rete dei comitati ambientalisti e di quartiere a fronte della passività della popolazione in generale.

Se ci soffermiamo sulla complessità della struttura, urbana e sociale della capitale, della complessità in sé della composizione dei rifiuti quotidianamente prodotta si può intuire come l’organizzazione di una efficace ‘raccolta differenziata’ rappresenti una vera e propria operazione di ‘ingegneria sociale’; in città molto più piccole le amministrazioni hanno impiegato anni per giungere ad un buon risultato. Parliamo di ingegneria sociale in quanto sì deve coniugare una complessa infrastruttura tecnica ed un processo organizzativo e di gestione che coinvolge le singole unità famigliari in quanto tali, i condomini ed i quartieri in una attività quotidiana dove ogni singolo atto che produce un rifiuto richiede una scelta basata sulla conoscenza della classificazione della materia, dell’oggetto da ‘buttare’. Un corpo sociale in tutte le sue articolazioni si deve mobilitare, la macchina urbana si deve riorganizzare. Ogni singola unità familiare ed attività economica deve essere motivata ed acquisire la conoscenza necessaria, complessivamente tutta la comunità urbana deve essere motivata e consapevole. In base a queste considerazioni le azioni messe in campo negli anni dalle amministrazioni appaiono del tutto inadeguate. Se questa è la criticità della gestione del ciclo dei rifiuti (termine che dovrebbe essere sostituito dalla nozione di ciclo delle materie prime-seconde) nell’area metropolitana romana, il problema deve essere definito nell’intero ciclo di produzione delle merci dalle materie prime, ai prodotti finali, al recupero dei materiali che residuano dalla produzione, dall’uso e dal consumo. Per quanto efficiente non ci può affidare ad una virtuosa gestione del ‘ciclo dei rifiuti’ quanto ad una riprogettazione complessiva dei cicli produttivi, dei processi di antropizzazione che in tutta evidenza entrano in conflitti con i caratteri dei rapporti sociali dominanti. Il ritmando quindi è ai caratteri del processo di riproduzione sociale complessivo.

Si può facilmente e giustamente argomentare come qualsiasi problema sociale che riguardi una porzione del corpo sociale, anche se limitata, può presentare complessità analoghe; considerazione che stimola ad alzare lo sguardo su un orizzonte più ampio, che racchiude i processi globali di degrado ambientale e cambiamento climatico, concentrando sempre l’attenzione sul grado di partecipazione sociale ai processi organizzativi e decisionale, sulla concentrazione dei poteri e le diseguaglianze sociali. Non si può parlare astrattamente o invocare la partecipazione senza prendere in considerazione le diseguaglianze sociali.

Il caso in esame, di cui sottolineiamo le complessità, appare quasi insignificante rispetto alle problematiche sollevate dal cambiamento climatico indotto dal riscaldamento globale che riguardano, in maniera fortemente diversificata, tutte le regioni del globo, ne è al contempo un esempio emblematico. Non solo, la situazione urbana presenta una complessità più che proporzionale rispetto alla frazione di mondo in essa racchiusa, questa considerazione è essenziale per il nostro ragionamento. Essa è al contempo un luogo ben individuato -chi non conosce la ‘città eterna’- ed assieme un punto di incrocio di processi globali, sociali economici, climatici.

Complessità e conoscenza

Le complessità da affrontare nel governo della riproduzione di una area metropolitana o di una regione del globo non possono essere ridotte oltre un certo limite e non possono essere isolate dai processi che le attraversano. Questo dato rimanda al livello di conoscenze condivise e competenze particolari necessario ad affrontare questa situazione, al livello di cooperazione sociale, a livello locale -nel luogo- e lungo le linee di interscambio e relazione col resto del mondo. Le inadeguatezze che rileviamo sono paradossali se teniamo conto del tipo di società in cui viviamo ossia il livello raggiunto nella raccolta e trattamento di dati, nell’estrazione di informazioni, da questa mole crescente di dati che fluisce in tempo reale in dispositivi algoritmici sempre più sofisticati. Le diseguaglianze economiche e sociali comprendono anche un divario crescente nella quota di conoscenze a disposizione, nelle competenze e negli strumenti necessari a trattarle ad usarle nelle relazioni sociali.

C’è un abisso tra accesso, uso pubblico dei dati e loro appropriazione privata; ritorniamo quindi alla crisi delle forme di partecipazione sociale, popolare democratica ai processi decisionali, al governo delle società. Il conflitto tra pubblico e privato sulla gestione dell’informazione, sul potere di disposizione sul flusso dei dati si genera e attraversa ogni singola molecola dei corpi sociali, è appunto un conflitto tra poteri non partecipati e sempre meno legittimati; è più un conflitto orizzontale tra i poteri statuali e le corporation tecnologiche nelle varie versioni, più che un conflitto orizzontale tra organizzazioni sociali e poteri centrali, oligarchici a livello politico, economico e tecnologico.

Se torniamo alla città di Roma, essa è investita dai processi globali che riguardano la crescita verticale del costo delle materie prime energetiche e alimentari -conseguenza del conflitto globale indotto dall’invasione dell‘Ucraina da parte della Russia- e la carenza d’acqua potabile prodotta da un lungo periodo di siccità; se sui rifiuti abbiamo visto la scarsa reattività della popolazione su inflazione, carenza d’acqua e ondate di calore, aggravate dalla struttura urbana, ci possiamo aspettare passività e rassegnazione.

Certo che è assai difficile connettere la sofferenza individuale, familiare, locale prodotta dalla scarsità d’acqua e dalle ondate di calore alla incapacità dei governi locali e nazionali, dei consessi globali come la COP26 di affrontare il cambiamento climatico; se una quota di informazione in merito circola e fasce di popolazione ne sono consapevoli è assolutamente problematica una reazione, la capacità di produrre un conflitto sociale, necessariamente di lunga durata. Il movimento dei Fridays For Future è stata la prima manifestazione globale e partecipata con tutte le caratteristiche dei movimenti caratterizzati da figure carismatiche, uso delle reti tecnologiche per comunicare e diffusione globale; se la pandemia ha imposto un arresto delle mobilitazioni, il fallimento sostanziale della COP26 ha costituito l’esito finale della prima fase di mobilitazione; come per ogni movimento globale, in particolare quelli caratterizzati in termini generazionali, è necessario comprenderne la possibile evoluzione successiva, la sua influenza sul resto delle società.

Il periodo prolungato di siccità e ondate di calore che sono partite a marzo nell’emisfero boreale, cominciando da Etiopia, Kenya e Somalia1 si è incrociata prima con le turbative che hanno investito le catene logistiche, le linee di approvvigionamento prodotte dalla pandemia che imposto continui ‘stop and go’ ai processi economici, successivamente l’interruzione delle forniture e l’innalzamento dei prezzi in conseguenza del conflitto russo-ucraino.

Abbiamo sottolineato in diversi articoli su questa rivista il prevalere dei conflitti geo-strategici, delle diseguaglianze globali e della mancanza di sovranità su elementi fondamentali della riproduzione sociale delle singole regioni del globo2, rispetto alla capacità di cooperazione su processi che non possono essere affrontati a livello locale o regionale3. Nell’articolo citato della Fondazione Hinrich ritroviamo il neologismo Cleantech4 che definisce l’insieme delle tecnologie e delle nuove filiere produttive messe in campo per contrastare il cambiamento climatico ed i processi di contaminazione ambientale ingenerale, su cui si è accesa una fortissima competizione globale.

Abbiamo assunto l’area metropolitana romana come esempio del riprodursi di complessità a tutti i livelli della riproduzione delle formazioni sociali, la passività del corpo sociale, l’inadeguatezza delle forme di partecipazione e conflitto sono a loro volta emblematiche di una inadeguatezza globale dei movimenti sociali e politici nell’affrontare le crisi intrecciate tra loro che investono in maniera differenziata le diverse regioni del globo.

Quando parliamo di cambiamento climatico facciamo riferimento ad una delle crisi intrecciate che attraversano le nostre società, come la crisi finanziaria, la pandemia e la guerra, le cui conseguenze si manifestano congiuntamente e sinergicamente. La guerra che si manifesta oggi nel cuore dell’Europa e si presenta come confronto diretto di fatto anche se non dichiaratamente tra alleanze globali e grandi potenze, è l’esplicitazione di uno stato di belligeranza tra i poli della competizione geostrategica, stato in cui -come è ampiamente documentato- enormi risorse produttive, tecnologiche e finanziarie sono impiegate a scapito di altre necessità, funzioni e settori della società. Il cambiamento climatico tuttavia non è semplicemente uno dei principali processi di crisi, esso costituisce il contenitore di tutte le crisi il cui andamento determina passaggi cruciali per ogni altro processo, affrontarlo significa dislocare diversamente ogni tipo di risorsa e ristrutturare ogni momento della riproduzione sociale. Purtroppo è del tutto evidente come il confronto geostrategico, lo stato di belligeranza permanente, in termini volgari la guerra, concentra le risorse, determina le strategie, l’equilibrio dei poteri. Un esempio della riflessione che scaturisce da queste considerazione, per quanto parziale, è il report del SIPRI Environment of Peace: Security in a New Era of Risk5

Sempre tornando all’esempio della città eterna è necessario allora mettere in campo un livello di partecipazione, di condivisione delle conoscenze del tutto inedito, superare attraverso il conflitto la passività e la rassegnazione, conflitto nel quale la cosiddetta ‘cittadinanza attiva’, la rete dei comitati e delle associazioni mobilità una parte consistente della popolazione. L’equivalente a livello globale parla di movimenti globali, organizzazione politica e sociale a livello dei singoli paesi, una capacità di condividere conoscenze a tutti i livelli, di combattere l’appropriazione privata delle conoscenze e delle reti comunicative. Il quadro che emerge non è quello certo del confronto tra democrazie e regimi autocratici, rilevanti sono le differenze nella possibilità e capacità di esprimere conflitti, organizzazioni e rivendicazioni sociali, culture critiche e quindi di competere per la trasformazione delle società e degli stati. Un movimento per la pace, come semplice movimento di opinione per quanto necessario è del tutto inefficace, esso può incidere se si esprime come uno dei caratteri di un movimento, di una rete di movimenti di trasformazione dello stato reale delle cose.

Roberto Rosso

 

  1. https://reliefweb.int/report/ethiopia/unprecedented-drought-brings-threat-starvation-millions-ethiopia-kenya-and-somalia-issue-date-9-june-2022 []
  2. https://www.hinrichfoundation.com/research/wp/tech/geopolitics-climate-change-cleantech/ []
  3. quando parliamo di regioni, intendiamo regioni del globo[]
  4. cos’ recita Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Clean_technology : Clean technology, in short cleantech, is any process, product, or service that reduces negative environmental impacts through significant energy efficiency improvements, the sustainable use of resources, or environmental protection activities. Per avere una idea della composizione e della dimensione del settore https://www.cleantech.com/ https://www.unido.org/GCIP []
  5. https://sipri.org/publications/2022/other-publications/environment-peace-security-new-era-risk []
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