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Crisi climatica da Belem a Teheran

di Roberto
Rosso

La cooperazione globale è la condizione necessaria per un’azione efficace contro il riscaldamento globale, cooperazione che deve essere in grado di mobilitare tutte le risorse necessarie. Mobilitare le risorse necessarie implica mettere al primo posto la lotta al riscaldamento globale e la mitigazione dei suoi effetti già oggi abbondantemente presenti rispetto, per fare un esempio non banale, agli investimenti in campo bellico, significa  trasferire risorse finanziare verso i paesi meno sviluppati -che spesso sono i più colpiti pur essendo i meno responsabili in termini di emissione di gas climalteranti- significa altresì condividere tutte le conoscenze necessarie in termini di ricerca di base e di sviluppo tecnologico, adattandole alle condizioni specifiche di ogni paese e regione del globo.  Il problema del trasferimento di risorse e di superamento delle diseguaglianze si pone non solo nelle relazioni tra paesi diversi, ma anche all’interno della singola nazione.

Lo stato reale delle cose a proposito di diseguaglianze è analizzato dal report sulle diseguaglianze a livello globale redatto per il G20 da un gruppo di lavoro diretto da Joseph E. Stiglitz., G20 Extraordinary Committee of Independent Experts on Global Inequality. A fronte dei dati forniti dal report che non fanno che confermare le tendenze degli ultimi decenni nella creazione e distribuzione della ricchezza, sta l’abnorme sviluppo degli investimenti in campo militare e più in generale l’utilizzo dello sviluppo di nuove tecnologie piegato alle esigenze dell’industria bellica, alla creazione di nuovi sistemi d’arma e di capacità in generale di integrazione del flusso di informazione rispetto alla gestione da uno specifico campo di battaglia sino alla pianificazione strategica dei conflitti attuali o potenziali, mentre la pratica genocidiaria esercitata sulla popolazione di Gaza si avvale del dispositivo di I.A. Lavender per individuare gli obiettivi analizzando i comportamenti dei singoli nel contesto generale dei movimenti della popolazione. La sproporzione tra le risorse tecnologiche e finanziarie dedicate all’industria bellica ed alla gestione degli apparati militari, di sicurezza e di informazione è tale da non dare molte speranze su esiti positivi della 30 conferenza delle parti sul clima in corso a Belem.

Ricordiamo che gli impegni elle COP sono volontari e la valutazione sui flussi finanziari necessari per una azione globale sul clima parlano di un flusso di 1,3 trilioni di dollari sino al 2035. Infatti al centro dei colloqui a Belém ci sarà il Rapporto sulla tabella di marcia da Baku a Belém per 1,3 trilioni di dollari1, preparato dalle presidenze COP29 e COP30, che stabilisce cinque priorità per la mobilitazione delle risorse, tra cui il potenziamento di sei fondi multilaterali per il clima, il rafforzamento della cooperazione sulla tassazione delle attività inquinanti e la conversione del debito sovrano in investimenti per il clima, una mossa che potrebbe sbloccare fino a 100 miliardi di dollari per i paesi in via di sviluppo.

“La trentesima Conferenza delle Parti (COP30) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) ha ufficialmente preso il via con una plenaria di apertura sorprendentemente puntuale ed efficiente. Un contrasto evidente con quanto avvenuto lo scorso anno a Baku, quando la plenaria inaugurale della COP29 si trascinò per un’intera giornata a causa di lunghe dispute sull’approvazione dell’agenda.

Questa volta, invece, il presidente della COP ha proceduto con rapidità, approvando un punto dopo l’altro e mostrando così il risultato di un lungo lavoro diplomatico svolto dietro le quinte per garantire un avvio lineare e pragmatico dei negoziati.
L’agenda è stata adottata ufficialmente, dando il via ai lavori di COP30.

L’unico passaggio più delicato si è registrato con la presentazione di otto nuovi punti proposti da diverse Parti per essere inclusi nell’agenda ufficiale. La presidenza ha ringraziato per le proposte, definite “costruttive”, ma ha immediatamente chiarito che tre di esse non saranno incluse. Per le restanti cinque, invece, la decisione è stata rinviata: già alla fine della giornata sono state aperte delle consultazioni con le delegazioni, confermando la volontà della presidenza di procedere a passo spedito, e si chiuderanno entro mercoledì.

Tra gli elementi non ammessi figurano:

  • finanza climatica a lungo termine (item 8a: Long-term climate finance);
  • revisione periodica degli obiettivi climatici di lungo periodo e dei progressi correlati (item 13: Periodic review of the long-term global goal under the Convention and of overall progress towards achieving it);
  • un tavolo negoziale aggiuntivo sull’attuazione della decisione 1/CMA.5, riguardante gli esiti del primo Global Stocktake”2.

I tre punti non ammessi sono in modo del tutto evidente di primaria importanza in quanto riguardano il tema della finanza – quindi in particolare il tema degli aiuti ai paesi contemporaneamente più poveri, privi di risorse e più danneggiati dal riscaldamento globale- la necessità di seguire in tempo reale l’evoluzione del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, che si manifestano in maniera diseguale nelle diverse regioni del globo, tipico è l’andamento dell’innalzamento delle temperature nella regione artica e nel mediterraneo.

Il terzo punto è particolarmente significativo infatti l’esito del primo bilancio globale ( Global Stocktake  GST-1), adottato in occasione della COP28/CMA5 del dicembre 2023, è la decisione 1/CMA.5. La decisione conclude che le attuali azioni nazionali per il clima sono insufficienti per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e chiede una transizione dai combustibili fossili verso sistemi a zero emissioni nette in modo giusto e ordinato. I risultati principali includono l’accordo su un quadro globale di bilancio per informare i futuri piani climatici nazionali, la richiesta di una maggiore ambizione e di azioni specifiche da parte dei paesi e l’operatività del fondo per le perdite e i danni.

Ricordiamo che “L’ACCORDO DI PARIGI FISSAVA DI CONTENERE l’aumento della temperatura entro 1,5°C rispetto al periodo preindustriale. Sta di fatto che negli ultimi anni la crisi climatica ha subito una accelerazione che ha sorpreso gli stessi studiosi. Secondo l’IPCC, Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, il riscaldamento del pianeta sta avvenendo ad una velocità superiore a quanto ci si potesse aspettare. Se nel 2021 si riteneva che la soglia di 1,5 °C sarebbe stata raggiunta nel 2040, due anni dopo si indicava nel 2030 l’anno del superamento. Ma l’Organizzazione meteorologica mondiale ha certificato che il 2024 è stato l’anno più caldo finora registrato e l’aumento della temperatura media globale è stata di 1,6°C.” GLI SCIENZIATI NON VOGLIONO TRARRE considerazioni affrettate, perché è necessario valutare se quello del 2024 è un valore isolato, ma se il dato dovesse confermarsi anche nel 2025 e negli anni a venire, saremmo di fronte agli effetti di un vero e proprio «collasso climatico». In ogni caso, per rimanere entro la soglia fissata dall’Accordo di Parigi sarebbe necessario tagliare le emissioni di gas serra del 65% entro il 2035, un taglio sei volte maggiore di quanto previsto finora3.

Queste rapide osservazioni ci dicono che non ci possiamo aspettare molto da questa trentesima conferenza dele parti sul clima, nonostante che la scelta della città amazzonica come sede della Conferenza abbia un elevato valore simbolico e sia stata fortemente voluta dal presidente Lula da Silva con lo scopo di rilanciare il protagonismo del Brasile nella lotta al cambiamento climatico. Gli ultimi tre appuntamenti (Cop27 in Egitto, Cop28 negli Emirati Arabi, Cop29 in Azerbaijan), in tre Stati che basano la loro economia in gran parte sui combustibili fossili, si sono conclusi con risultati deludenti, senza che fossero varate misure efficaci e impegni vincolanti in grado di contrastare l’aumento di temperatura del pianeta.
Come riportato nell’articolo di Claudia Fanti sul Manifesto «Così l’agribusiness detta la linea», allarme delle organizzazioni indigene4, “Tra le organizzazioni della società civile e dei popoli originari, che, parallelamente alla COP ufficiale, si riuniranno a partire da domani nel Vertice dei popoli, le aspettative, tuttavia, sono molto più basse. Di una «grande farsa» parla esplicitamente il leader del Movimento dei Senza Terra João Pedro Stédile, convinto che saranno il capitale finanziario, le transnazionali e l’agribusiness a dettare la linea. Non per niente tra i principali sponsor della COP figurano l’impresa mineraria Vale, responsabile dei disastri ambientali di Mariana e Brumadinho, e la JBS, il colosso brasiliano della lavorazione della carne, al primo posto nella classifica delle 45 maggiori aziende di carne e latticini responsabili di una quantità di emissioni di gas serra superiore a quella dell’intera Arabia Saudita.”

Nei nostri articoli precedenti dedicati ai cambiamenti climatici ed alle COP abbiamo sottolineato due concetti fondamentali, i cosiddetti Tipping Point, i punti di non ritorno ed i confini del mondo, il cosiddetto planetary boundaries framework -vedi da ultimo il nostro articoloTre conferenze, un’unica crisi: i veri confini del mondo’5- nei quali si svolge la riproduzione della vita, delle specie, degli ecosistemi e le dinamiche del clima che permettono la riproduzione della vita come noi la conosciamo. Giustamente dei primi ne parla Marinella Correggia sempre sul Manifesto6 che abbiamo preso come riferimento per la stampa quotidiana in occasione dell’apertura della COP30. Nel 2025 è stato rilasciato il The Global Tipping Points Report 20257 finalizzato ad intervenire sulla COP30il cui esordio è il seguente:
“Il mondo è entrato in una nuova realtà. Il riscaldamento globale supererà presto 1,5°C. Questo pone l’umanità nella zona di pericolo in cui molteplici punti di non ritorno climatici rappresentano rischi devastanti per miliardi di persone. Le barriere coralline di acqua calda stanno già attraversando il loro punto di non ritorno termico e stanno sperimentando una mortalità senza precedenti, minacciando i mezzi di sussistenza di centinaia di milioni di persone che dipendono da loro. Le calotte polari si stanno avvicinando al punto di non ritorno, impegnando il mondo a metri di innalzamento del livello del mare a lungo termine che interesserà centinaia di milioni di persone.
Ogni frazione di grado di riscaldamento in più aumenta il rischio di innescare ulteriori punti di non ritorno dannosi. Questi includono il collasso della circolazione atlantica meridionale (Atlantic Meridional Overturning Circulation AMOC) che minerebbe radicalmente la sicurezza alimentare e idrica globale e farebbe precipitare l’Europa nord-occidentale in inverni rigidi prolungati. Insieme, il cambiamento climatico e la deforestazione mettono la foresta pluviale amazzonica a rischio di un diffuso deperimento al di sotto dei 2°C di riscaldamento globale, minacciando danni incalcolabili alla biodiversità, sconvolgendo i modelli delle precipitazioni e colpendo molti milioni di persone nella regione e in tutto il mondo.”
Ormai il quadro analitico e concettuale, i modelli del clima a livello globale, regionale e locale, si sono straordinariamente evoluti negli ultimi dieci anni, arrivando a modellizzare gli andamenti climatici -non le semplici previsioni metereologiche- anche a livello locale, laddove i possibili sviluppi dipendono poi dallo sviluppo dell’azione antropica. I processi con cui si arrivano a produrre i rapporti dell’IPCC8 (Intergovernmental Panel on Climate Change) l’ultimo è il sesto9, il settimo è in preparazione ed è previsto per il 202910, sono estremamente complessi e vedono il contributo del mondo scientifico a livello globale.

Durante il ciclo precedente, il gruppo di esperti ha già deciso di produrre una relazione speciale sui cambiamenti climatici e le città e una relazione metodologica, la cui pubblicazione è prevista per l’inizio del 2027. Per il 2027 è prevista la pubblicazione del Rapporto sui forzanti climatici di breve durata e il Rapporto metodologico sulle tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio11.
C’è una palese e drammatica contraddizione tra i pronunciamenti del mondo scientifico e le iniziative che potranno essere prese globalmente dai paesi più dotati di risorse tecnologiche e finanziarie. L’amministrazione Trump va ormai in direzione opposta a qualsiasi politica finalizzare a ridurre le emissioni di gas climalteranti, mentre l’Unione Europea è ormai avvita sulla strada di una riduzione progressiva degli impegni presi con la prima versione del proprio green Deal. La Cina si candida ad essere il paese capofila di una politica di riduzione delle emissioni e punta ad iscrivere questa sua strategia nella propria azione finalizzata di costruzione di alleanze e di allargamento della propria area di influenza a livello globale.
Possiamo fare riferimento in sintesi alla dichiarazione ministeriale del Gruppo dei 77 e della Cina12, che ha in premessa al primo punto su 439 quanto segue:
“I Ministri degli Affari Esteri degli Stati membri del Gruppo dei 77 e della Cina si sono riuniti il 24 settembre 2025, presso la sede delle Nazioni Unite a New York per la quarantanovesima riunione ministeriale annuale, pienamente convinti dell’imperativo di continuare ad agire in solidarietà e unità per un mondo pacifico, sostenibile e prospero che risponda alla loro aspirazione, hanno ribadito il loro impegno a favore dello spirito e dei principi del Gruppo dei 77 e della Cina, nonché per la difesa e la promozione dei loro interessi collettivi in un’autentica cooperazione internazionale per lo sviluppo e hanno adottato la presente dichiarazione ministeriale.”
Sappiamo tuttavia quale sia la dimensione delle risorse da mobilitare per bloccare e invertire il processo di riscaldamento globale e quanto nessun paese o alleanza di paesi abbia dei militi sostanziali per poter avviare il processo senza il contributo di tutti i paesi più sviluppati.
Del resto la posizione del governo brasiliano mostra dei limiti evidenti puntando, non potendo rinunciare all’apertura di nuovi campi di estrazione petrolifera alle foci del Rio delle Amazzoni per sostenere comunque il proprio processo si sviluppo economico.
Inoltre “Gli interessi del brasile nel campo dei biocarburanti porterà alla ribalta questi combustibili. Tra le proposte ci sarà quella di quadruplicare la produzione a livello mondiale entro il 2035, inserendo nella relazione finale questo obiettivo. Sarebbe, invece, necessario fermare la loro espansione perché siamo di fronte a una strategia climatica fallimentare: il 90% di essi deriva da coltivazioni che entrano in competizione con la produzione di cibo e, se si considera il loro intero ciclo di vita (dalla coltivazione alla trasformazione e combustione), risulta che generano il 16% di emissioni in più dei combustibili fossili (come dimostra il report della Ong Transport & Environment)”3.
Se siamo di fronte ad un sostanziale fallimento di una iniziativa dall’alto in grado interdire il cambiamento climatico, il riscaldamento globale nelle sue cause fondamentali, ci si può interrogare sulla capacità di un movimento, di movimenti dal basso -con tutte le implicazioni del caso a tutti i livelli culturali, sociali, politici e organizzativi- di operare in quella direzione.
Su questo si sono interrogati a suo tempo Emanuele Leonardi e Alberto Manconi nel loro articolo ‘Eco-social Convergence in Europe: Notes Toward a Renewed Internationalism in Times of War’13 da cui estraiamo alcune considerazioni da una analisi ben diversamente complessa.
Il nostro uso del termine convergenza eco-sociale ha origine dall’indagine militante condotta al GKN e dalle osservazioni di processi e riflessioni simili e contemporanee in tutta Europa che coinvolgono e intrecciano l’attivismo per il clima e il lavoro. Il termine convergenza eco-sociale cattura quindi la generalità di questo processo in corso su scala europea. All’interno di questo contesto più ampio, la lotta del GKN si distingue come forse il caso più “intensivo” di lotte operaie eco-sensibili, in cui i piani dal basso verso l’alto per la transizione ecologica sono emersi come un nuovo strumento. Questo è un caso in cui una lotta altamente “localizzata” rivela un chiaro potenziale trans-locale” (…)
In conclusione, la convergenza eco-sociale è un processo eco-sensibile, basato sulla classe, una possibile biforcazione dall’egemonia dell’attuale regime di guerra. In quanto fenomeno europeo, non può essere ridotto a un quadro meramente nazionale, come evidenziato nell’introduzione di questo numero speciale. Tuttavia, rimane inadeguatamente collegato ai movimenti decoloniali e transfemministi, sia all’interno che all’esterno dell’Europa. Eppure le sue fondamenta insurrezionali sono sempre più minate dall’avanzata del regime di guerra e dalla concomitante ascesa dell’estrema destra.”  In queste due citazioni di un articolo da leggere nella sua interezza, come tutto il numero della rivista in cui è inserito, si enunciano alcune problematiche fondamentali nella creazione di un movimento efficace e duraturo fondato su una convergenza ecosociale.

Per concludere dal nostro articolo ‘Crisi e transizioni: catastrofe, stato stazionario o decrescita?‘14 riportiamo quanto segue:
“I Large Language Module costituiscono l’ultima straordinaria implementazione delle tecnologie che stanno alla base delle diverse aree dell’ecosistema dell’I.A., parte dell’ecosistema globale delle tecnologie digitali che indubbiamente costituiscono il motore delle complessive trasformazioni tecnologiche dell’attuale sistema capitalistico, dell’economia mondo, della formazione sociale globale, così come la vogliamo definire; quindi fattore fondamentale delle sue trasformazioni.  Possiamo definire quell’ecosistema tecnologico forza produttiva fondamentale, capace di strutturare pervasivamente i processi di innovazione trasformazione.
È fondamentale evidenziare ancora una volta il suo ruolo di potenziamento della capacità di intervenire sul mondo della vita, in tutta la sua complessità e stratificazione, sugli ecosistemi e sull’andamento climatico. Attraverso l’ecosistema digitale passa un flusso che cresce esponenzialmente le informazioni relative al mondo della vita, all’interazione tra la riproduzione sociale e ambiente, sistema climatico ed ecosistemi. Un flusso di informazioni sempre più complesso, un tasso di informazione per unità di prodotto che cresce esponenzialmente, questo dato ha portato a definire un processo di smaterializzazione dei processi produttivi, dei prodotti messi sul mercato, sino a definire una nuova ontologia della merce, il prodotto come servizio, come nodo di relazioni. Una sorta di utopia per cui crescendo il contenuto informativo di questa unità astratta ne sarebbe ridotto il contenuto energetico, creando quindi la soluzione al problema del riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra prodotte dall’uso dei combustibili fossili.
L’evoluzione concreta del sistema economico globale sta andando nella direzione opposta, l’utopia della crescita ininterrotta di una economia dematerializzata si sta rivelando al contrario una distopia. Lo testimoniano i dati sulla produzione energetica delle diverse regioni del globo, riassunti nel fallimento delle conferenze sul clima, la biodiversità e la desertificazione, assieme a quella sulla contaminazione delle matrici ambientali da  parte delle  materie plastiche, come riportato in alcuni articoli15; il 2024 si è rivelato l’anno più caldo di sempre con un aumento di 1,5° sul periodo preindustriale.
Se l’ecosistema dell’A.I. mostra le straordinarie possibilità di investigare i processi delle rel<ioni sociali, della produzione della conoscenza, della riproduzione ed evoluzione della vita, degli ecosistemi e delle dinamiche climatiche, altresì la crescita esponenziale del consumo di risorse idriche ed energetiche mostra che il sistema economico, finanziario e tecnologico prosegue nella sua traiettoria verso una catastrofe climatica globale. Nel frattempo la siccità investe l’Iran ed in particolare la sua capitale Teheran16: il 6 novembre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva avvertito che “milioni di persone dovranno essere trasferite dalla capitale se non pioverà entro la fine dell’anno”.

Queste prime note riprendono riflessioni che negli anni abbiamo sviluppato che descrivono una realtà che tanto la ricerca scientifica quanto le cronache descrivono abbondantemente e con nettezza e precisione, contro ogni stupido negazionismo. Commenteremo la prossima settimana lo sviluppo dei lavori della COP30. Ancora una volta siamo costretti a riferirci alla complessità delle dinamiche della formazione sociale globale, dei loro punti di svolta, soglie oltre le quali le dinamiche operano un salto di qualitativo e quantitativo.

Per rispetto a questo pensiero della complessità ci riferiamo al dibattito che la scomparsa di Paolo Virno necessariamente suscita, che non definirei e non liquiderei entro un quadro definito come ‘Questioni di dottrina’ come si titola in un articolo pubblicato in questo numero della rivista, ma anche di questo avremmo modo di parlare, mettendo a confronto le molte voci della redazione di questa rivista.

Roberto Rosso

  1. https://unfccc.int/sites/default/files/resource/Relatorio_Roadmap_COP29_COP30_EN_final.pdf.[]
  2. https://www.italiaclima.org/cop30-agenda/.[]
  3. https://ilmanifesto.it/cop30-al-via-sul-clima-che-brucia.[][]
  4. https://ilmanifesto.it/cosi-lagribusiness-detta-la-linea-allarme-delle-organizzazioni-indigene.[]
  5. https://transform-italia.it/tre-conferenze-ununica-crisi-i-veri-confini-del-mondo/.[]
  6. https://ilmanifesto.it/effetto-clima-a-cascata-i-punti-di-non-ritorno.[]
  7. https://global-tipping-points.org/-)).
    Sullo stesso sito è pubblicato un appello la ‘The Dartington Declaration:Tipping the Future’((https://global-tipping-points.org/the-dartington-declaration/.[]
  8. https://www.ipcc.ch/.[]
  9. https://www.ipcc.ch/report/sixth-assessment-report-cycle/.[]
  10. https://www.ipcc.ch/assessment-report/ar7/.[]
  11. Ibid.[]
  12. https://www.g77.org/doc/Declaration2025.htm.[]
  13. https://read.dukeupress.edu/south-atlantic-quarterly/article/124/4/847/401623/Eco-social-Convergence-in-Europe-Notes-Toward-a.[]
  14. https://transform-italia.it/crisi-e-transizioni-catastrofe-stato-stazionario-o-decrescita/.[]
  15. https://transform-italia.it/tre-conferenze-ununica-crisi-i-veri-confini-del-mondo/ https://transform-italia.it/sepolti-nel-deserto-sotto-una-piramide-di-plastica/  https://transform-italia.it/desertificazione-dei-suoli-e-delle-anime/.[]
  16. https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2025/11/10/iran-siccita-teheran.[]
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