editoriali

Attenzione! Gli sgherri del Re sono alle porte!

di Giancarlo
Scotoni

Già a partire dal primo mandato Trump prese di mira le città statunitensi santuario di immigrazione illegale, estendendo anche agli Stati la corresponsabilità di non accettare le sue politiche sull’immigrazione. Oggi vi invia le truppe dell’Immigration and Customs Enforcement forzando la legalità costituzionale e provocando incidenti e morti. Il termine “santuario” veniva usato per le zone di concentrazione dei Viet-Cong durante la guerra in Viet-Nam, mentre questa tattica di procedere per spedizioni (para)militari di presa di possesso delle città potrebbe benissimo ricordare l’epoca dello squadrismo fascista.

I giornali e internet ci mostrano la grande lotta popolare contro l’I.C.E. in corso a Minneapolis. Sarebbe riduttivo definire altrimenti l’intreccio di proteste, momenti di resistenza personale e collettiva e gli attacchi e i sabotaggi che vengono portati dalla gente nei quartieri della città americana contro quelle che sono state -un poco impropriamente- definite le SA di Trump. (E infatti le SturmAbteilung naziste furono un corpo politico-militare che espresse leader competitivi verso lo stesso Hitler mentre l’I.C.E. forse consiste ancora in un esercito privato istituzionalizzato. Ma chi usa l’epiteto non sottilizza: assimilare il braccio armato di Trump alle SA porta a assimilare Trump al Fuerer e questo non è poi tanto sbagliato.)

Il manifesto del 20 gennaio pubblica un bell’articolo dell’inviata Marina Catucci. E’ lungo, articolato, corredato dalle voci di protagonisti. Merita di essere letto perché descrive bene lo sviluppo della lotta, le sue forme e le sue catratteristiche. Non intendo riassumerlo né tantomeno tentare un approfondimento,1 vorrei solo prendere spunto dai fatti di lassù che fanno parte di un’unica lotta con quella che vogliamo sviluppare qui e che ci vedrà a Bologna il prossimo sabato.

La città reagisce ai rastrellamenti, alle violenze intimidatorie, agli innumerevoli soprusi e agli omicidi di chi non vi sottostà.

Coloro che hanno da temere non si avventurano in strada; ma i cittadini e le cittadine che si possono muovere in relativa sicurezza gli aiutano facendo al posto loro la spesa e facendo per loro il bucato se, come molti negli Stati Uniti, non possiedono una lavatrice perché di solito usano le lavanderie pubbliche.

Minneapolis non brucia, ma ghiaccia: i manifestanti lanciano contro gli agenti e i loro mezzi dei palloncini pieni d’acqua che congela quasi istantaneamente, aggravando le difficoltà di un personale non abituato al gelido clima dell’Illinois. Trump ha già allertato l’undicesima divisione aviotrasportata, che è di stanza in Alaska e dunque perfettamente a proprio agio nel clima della città. Se la voglia impiegare nella capitale del Minnesota o in Groenlandia non è dato saperlo.

Intanto le persone lottano e si organizzano facendo rete attorno a punti di aggregazione più o meno… canonici. Ci sono chiese che già erano impegnate nel sociale, ma anche negozi e tra questi spicca un sexy-shop la cui poprietaria partecipa alla mobilitazione mettendo a disposizione il suo locale come luogo di incontro e coordinamento .

A noi cercare di immaginare quanta convinzione e iniziativa individuali sono necessarie per contrastare in quel modo le squadre dell’I.C.E., esponendosi immediatamente in prima persona per contrastarle e richiamando le altre e gli altri con un fischietto o organizzandosi per dare aiuto alla popolazione in difficoltà (coordinamento, divisione dei compiti, organizzazione…). Sono forme di lotta che vanno molto oltre la manifestazione, la protesta e anche lo scontro di piazza.

In questo rifiuto attivo di farsi complici della violenza organizzata, in questo rifiuto spontaneo, diffuso, cosciente, chi scrive trova delle assonanze con le mobilitazioni per Gaza dello scorso novembre. Ma in questo caso la guerra contro i deboli avviene isull’uscio di casa. I mostri armati e mascherati vanno a caccia di esseri umani nelle strade consuete, nei rioni familiari. E la mobilitazione e la lotta possono svilupparsi e sono straordinarie. Nelle strade si dispongono le vedette. Con i fischietti viene dato l’allarme: tre fischi brevi o tre fischi lunghi a seconda della gravità del pericolo chiamano a raccolta gli attivisti, fanno mettere al riparo le prede. «Tutti hanno un fischietto in tasca. Tre fischi brevi o tre lunghi, a seconda che ci sia un’azione o solo una presenza dell’Ice. Se sei in macchina, usi il clacson. Non è solidarietà, è sopravvivenza collettiva. Quello che sta succedendo è così grande che coinvolge tutti». Dove questa espressione “sopravvivenza collettiva” è un termine che deve interrogarci perché suggerisce qualcosa che va oltre la resistenza. E’ qualcosa di simile a un “restiamo umani” o al “Basta!” riferito al genocidio a Gaza: tutti e tutte ci dobbiamo chiedere cosa queste azioni di “sopravvivenza” esprimano, a quale umanità si riferiscano, come possano costituire una prospettiva praticabile.

Ed è tempo di fare un esempio di malinformazione. L’attivista di destra Jake Lang ha orchestrato un provocazione organizzando una sfilata a sostegno dell’ICE. Si tratta di un figuro accusato di di aver aggredito un agente con una mazza da baseball, di disordini civili e altri reati legati all’assalto al Campidoglio. E graziato da Trump. Alcune centinaia di persone hanno circondato Lang e la decina raccolti attorno a lui e li hanno messi in fuga. Il sole 24 ore titola “Minneapolis, i manifestanti anti-ICE aggrediscono l’influencer di estrema destra Jake Lang”.

Dal canto suo, tanto per fare un altro esempio,  questa volta di dis-informazione, Salvini dichiara di “non aver bisogno dell’I.C.E. perché in Italia si può contare sulle migliori forze dell’ordine europee”. Che maestro in comunicazione trasversale! Comunicazione peraltro gravissima perché dice in una frase sola che fa sua la politica di Trump e che le forze dell’ordine italiane hanno gli stessi compiti dell’I.C.E. (!)

E noi invece faremmo bene a comprare il nostro fischietto. Dai manifestanti viene costantemente rivolto un appello ”Non lasciateci soli, parlate di noi.” Questo sarebbe un bel modo di rispondere alle sorelle e ai fratelli di Minneapolis: dotarci tutti e tutte un fischietto e usarlo come strumento di comunicazione e di lotta. Per strada, alle manifestazioni, sui social tre trilli: Attenzione! Gli sgherri del Re sono alle porte.

Giancarlo Scotoni

  1. Alessandro Scassellati ne ha scritto spesso e approfonditamente qui su transform, anche la settimana scorsa.[]
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