Nonostante l’esistenza dei negazionisti (dichiarati e camuffati) è evidente che i cambiamenti climatici stanno procedendo con rapidità ed effetti maggiori di quelli ottimisticamente stimati da molti scienziati e da molte autorità ed istituzioni che se ne sono occupati o se ne dovevano occupare.
Infatti, obiettivi come quelli previsti con l’accordo preso a Parigi nel 2015 (contenere l’aumento della temperatura media del pianeta al di sotto dei 2°) sembrano già falliti.
Infatti i vari eventi catastrofici che stanno colpendo varie parti del pianeta si susseguono sempre più frequentemente e sempre con maggiore intensità. Lunghi periodi di caldo estremo, ghiacciai che si sciolgono sempre più velocemente, periodi di siccità prolungata alternata ad eventi meteorici estremi, alluvioni, incendi sempre più intensi e distruttivi, El Niño che fa i capricci, ed altro ancora.
Tutti eventi che sembrano in contradizione tra di loro, ma che hanno un unico fattore causale: l’aumento dell’energia che, a causa del cambiamento climatico in corso, si accumula nell’atmosfera e nei mari.
Per nostra sfortuna alcuni di questi effetti procedono con più rapidità in alcune parti del globo, Ad esempio sembra ormai accertato che l’Europa e il Mediterraneo si scaldi più velocemente di altre parti del pianeta.
A questo proposito, sembra che l’estate rovente che sta affliggendo l’Europa, abbia un costo enorme non solo sotto il profilo sociale (non sappiamo ancora esattamente quanti decessi di persone fragili siano dovuti alle ondate di caldo estremo (si stima un numero dell’ordine di decine di migliaia)), ma anche sotto gli aspetti economici.
Uno studio appena pubblicato dalla Triodos Bank, una banca etica con sede nei Paesi Bassi, che ha analizzato l’impatto economico delle alte temperature registrate in Europa in questi mesi, sul prodotto interno lordo dei paesi membri dell’UE, ha stimato una perdita economica di circa 180 miliardi di euro per l’intera UE. Ciò come conseguenza del calo della produzione agricola ed energetica, dei prezzi alimentari più alti, di quelli dell’elettricità, dell’aumento dei costi di trasporto, della riduzione della produttività nel lavoro e degli incendi.
A questa drammatica situazione la risposta della politica è debole (se non assente), sia a livello globale che a livello locale.
Infatti, a livello internazionale, a parte forse la Cina, che pur con i suoi problemi, sta impostando delle serie politiche, a medio e lungo termine, per contrastare il cambiamento climatico (fonti energetiche sostenibili, piantumazione di miliardi di alberi, ecc…), gli altri principali attori istituzionali hanno rallentato o rinviato molte delle iniziative già programmate (si veda, ad esempio, ciò che sta accadendo nella UE sotto la pressione delle lobbies delle fonti fossili). Tutto ciò, mentre ai problemi causati dalle consuete politiche energetiche e produttive, si aggiungono quelli provocati dalle guerre in corso!
Ma, tralasciando, le grandi questioni “globali”, è opportuno soffermarsi su delle questioni di carattere locale, che riguardano, sia il modo in cui le principali forze politiche italiane affrontano il problema.
Sorvolando sul il modo e le idee con cui l’attuale governo sta affrontando la questione, che, talvolta, rasenta il ridicolo, sia per come si intende contrastare il cambiamento climatico, sia per alcuni riferimenti al concetto di “adattamento” di alcuni ministri. Basta ricordare cose come il rilancio del nucleare, la difesa delle fonti fossili, scarso o nullo impegno su importanti questioni che riguardano l’acqua, i suoli, i trasporti, le città, le grandi attività che consumano energia. Da sottolineare, in infatti che, l’anno passato ha visto una crescita dell’uso di gas, petrolio e carbone per coprire il fabbisogno energetico.
Sembra, però. importante riflettere sull’impegno delle forze “progressiste” che dovrebbero fare della questione ambientale l’ossatura del proprio programma, sia, di conseguenza, per il modo con cui i nostri amministratori (sia di destra che di sinistra) si fanno carico delle politiche che riguardano il contrasto ai cambiamenti climatici e il cosiddetto “adattamento” agli effetti di tali cambiamenti.
Infatti, dopo le grandi manifestazioni dei giovani che, con il movimento dei “ Fridays for Future”, nel 2019, avevano riempito le piazze di molte città del mondo e, in particolare, dell’Italia, sarebbe stato logico, da un lato, aspettarsi che le principali forze politiche progressiste si sarebbero fatte carico di costruire i presupposti per dare continuità al movimento (che, come spesso accade, senza una struttura politica di riferimento, tende ad affievolirsi), e dall’altro (cosa ancora più importante!), di costruire un progetto politico per il cambiamento, in cui la questione ambientale e climatica potesse diventare una sorta di ossatura portante su cui caratterizzare anche gli altri punti del progetto riguardanti le questioni economiche e sociali. Insomma un progetto che prefigurasse un nuovo modello economico e sociale non basato sull’estrazione del valore dal lavoro e dall’ambiente.
Ma questo non è avvenuto! L’attenzione rivolta ai giovani è rimasta minima e la questione ambientale è rimasta un corollario insieme ad altre parole d’ordine (il salario minimo, la difesa della sanità pubblica, dell’istruzione pubblica, le questioni di genere, ecc… ) , tutte questioni rilevanti, ma senza che ciò diventasse un vero progetto politico con i vari temi tra loro connessi.
Ma ciò che provoca un vero e proprio malessere, è la pratica quotidiana che ha caratterizzato la politica di importanti amministratori locali della Sinistra.
Come è noto tra i principali problemi che caratterizzano la vita della città, in particolare nei periodi estivi, vi è quello dell’“isola di calore” che colpisce maggiormente le aree urbane a causa della cementificazione scriteriata delle superfici che da un lato accumulano calore e dall’altro impediscono l’assorbimento delle acque piovane nei terreni. Questo problema si unisce a quello sociale che, sempre più, rende difficile la vita quotidiana dei ceti più deboli e delle persone più fragili. Infatti, il caro affitti, il costo dell’energia, la carenza di strutture assistenziali e di sostegno alla vita sociale di anziani, giovani e cittadini comuni, unitamente ai problemi delle estati roventi, rendono sempre più difficile la vita in città,
L’esempio negativo più eclatante sembra essere quelle dei sindaci del PD di Roma e Milano, dove sotto il Totem della “valorizzazione immobiliare” sono andati avanti progetti speculativi sul territorio, caratterizzati, non dal recupero edilizio del costruito a fini sociali, dalla difesa delle alberature esistenti o dalla riduzione dell’impermealizzazione dei suoli, ma, viceversa, dall’espulsione dalla città dei ceti più deboli (a causa dei prezzi delle case e degli affitti), dall’aumento delle volumetrie del costruito (da destinare ai ricchi e ad alcune attività commerciali), e complessivamente dall’aumento delle superfici impermeabilizzate. Naturalmente, in queste edificazioni per benestanti, qualche bel giardinetto, in sostituzione di aree verdi ben più grandi (magari lasciate in abbandono per decenni), non poteva mancare!
Due esempi, tra molti, di queste politiche dei nostri amministratori sono riportati in un precedente articolo di Transform.
https://transform-italia.it/il-caldo-torrido-e-le-politiche-di-adattamento-a-livello-locale/
Forse i nostri amici del “campo largo, dovrebbero impegnarsi di più in questa direzione: costruire un vero progetto di cambiamento basato sui temi prima citati, unitamente a un programma di mobilitazioni di massa rivolte, in particolare, a giovani che più di altri saranno costretti ad affrontare i danni che l’attuale modello economico e sociale ha costruito.
Riccardo Rifici
