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NO KINGS, dal processo di convergenza alla fase costituente

di Roberto
Rosso

L’assemblea di Genova dei NO KINGS ha dimostrato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la sua ricchezza, l’articolazione sociale, culturale e territoriale delle sue componenti, la complessità dei conflitti e delle analisi. Tuttavia si sono mostrati anche i limiti dello strumento assemblea come momento di confronto, sintesi e organizzazione in grado di attuare le potenzialità del movimento, dei movimenti delle realtà che lo compongono, c’è una ricchezza che eccede di gran lunga lo strumento organizzativo, senza per questo volerne sottovalutare gli effetti non misurabili immediatamente nelle dichiarazioni finali, nelle sintesi dei gruppi di lavoro.

Una assemblea estremamente partecipata, che ha riempito la sala del palazzo Ducale di Genova dove si erano riuniti i potenti del G8, che si è tradotta in un puzzle di contenuti, una scacchiera di partecipazione e di attenzione al flusso degli interventi. Si modifica la mappa cognitiva che ognuno dei partecipanti elabora, nei gruppi di lavoro si sono precisate mappe condivise, progetti di lavoro e di azione. La modalità dell’assemblea mostra comunque l’inadeguatezza della formula attuale, del l’impossibilità di contenere e far esprimere le esperienze e le soggettività che vi convergono. Decine di interventi -ognuno attorno ai tre minuti- hanno richiesto di prolungare bel oltre il previsto la plenaria schiacciando i tempi dedicati ai gruppi di lavoro.

L’assemblea nella sua linearità per quanto articolata in momenti di confronto di gruppo è solo un momento del processo complesso, di quanto emerge nel divenire, prende forma, si caratterizza sotto l’etichetta di NO KINGS; è al processo che dobbiamo necessariamente guardare.

È necessario condividere una riflessione sul processo, sulla complessità di percorsi che costituiscono ciò che noi sia per convenzione che per convinzione chiamiamo movimento, potremmo dire un momento di introspezione di autoanalisi se consideriamo il movimento, se ci consideriamo entro certi limiti un soggetto unitario. Possiamo affermare con una certa sicurezza il fatto che questo movimento sia nato, si sia coagulato attorno a grandi mobilitazioni su tematiche condivise che riguardano la guerra e la militarizzazione delle società, le tendenze autoritarie già organizzate formalmente sotto sigle come le reti NO REARM e NO BAVAGLIO, la mobilitazione contro il genocidio di Gaza esploso al momento della repressione israeliana contro la Sumud Flotilla. Nello spazio creato si è poi espresso l’ampio spettro delle contraddizioni su cui i diversi soggetti si sono costituiti e si mobilitano quotidianamente, secondo una dinamica che i movimenti da sempre conoscono che ritroviamo nel movimento contestò il G8 del 2001, che diede vita alla grande mobilitazione contro l’invasione dell’Iraq che attraversò la stagione dei Forum Sociali, mondiali continentali e nazionali sino alla grande crisi del 2008-2011.

La composizione del movimento, dell’assemblea, delle voci che hanno preso parola va dalle organizzazioni nazionali che agiscono sul piano sociale, politico e culturale, alle singole realtà locali, costituite in tempi più o meno recenti; definire locali alcune realtà che agiscono da decenni in alcune aree del paese da decenni è ovviamente inadeguato essendo portatrici di culture politiche che vengono da lontano. Soggiacente al confronto che ha preso forma nell’assemblea e che si dipana nel percorso, brevissimo se consideriamo l’arco temporale dal luglio 2001 ad oggi, è il confronto politico e culturale, il dipanarsi ci esperienze organizzative che hanno uno sbocco nella assemblea del 18 luglio nel percorso di questi ultimi mesi.

Tutti noi entro lo spazio che definiamo movimento, che verso di esso è attratto che ad esso è correlato abbiamo la necessità di quella autoanalisi cii si è accennato di una attività rivolta a noi stessi, al contesto in cui ci muoviamo e ci motiva che ha necessariamente i caratteri della ricerca-azione.

Partendo dagli esiti dell’assemblea del 18, dalle sintesi dei gruppi di lavoro e dall’agenda dele mobilitazioni dei prossimi mesi, in previsione anche della prossima assemblea di ottobre, è necessario che l’articolazione delle macro questioni su cui ci siamo confronti nei gruppi di lavoro e negli interventi in plenaria si strutturi in una attività stabile, in processo di confronto che non è ovviamente possibile nella linearità di una o più chat, che deve trovare articolazioni territoriali e momenti di confronto on line che si succedano in modo ordinato, costruiscono e incrementino basi di conoscenza da condividere entro i singol percorsi di elaborazione e trasversalmente. Sono modalità di organizzazione che nulla tolgono alla autonomia dei diversi soggetti, che i singoli soggetti e organizzazioni sperimentano orami da anni con ovvie diversità a seconda delle complessità delle organizzazioni e dei terreni di intervento.

Si tratta operativamente di convergere verso processi in cui confronto, l’elaborazione e la condivisione della conoscenza, la creazione di processi decisionali prendono una forma più stabile, fondati sempre sulla libera adesione ed il consenso.  È un passo necessario motivato da quanto la realtà del movimento, dell’intreccio di pratiche, di reti, organizzazioni che lo compone e lo attraversa ecceda la sua attuale formula organizzativa. Possiamo definire questo passaggio possibile come una transizione dalla pratica della convergenza -che rimane la dinamica fondamentale- ad un processo costituente. Siamo di fronte ad un passaggio critico che ogni movimento nella sua crescita deve affrontare. Un passaggio nel quale il carattere democratico del movimento si consolida e si concretizza oltre le tradizionali gerarchie e ruoli dirigenti che di fatto si esprimono. Prendono forma anche i limiti di quell’ambito d’organizzazione ed azione che chiamiamo movimento o meglio si esplicitano; un movimento resta fondamentalmente un luogo di convergenza, nelle sue esperienze migliori laddove non si chiami movimento lo spazio di egemonia di una singola opzione politica culturale ben definita con un suo centro organizzativo.

Le questioni sono tutte sul piatto in un contesto in cui urgenze, caratteri ormai consolidati della realtà del nostro paese, le scadenze inevitabili come quelle elettorali si saldano sono intrecciate con i processi a livello continentale e globale, senza darne qui l’ennesima definizione. La dimensione europea dello scontro politico, economico e sociale, caratterizzato dalla corsa verso dallo sviluppo ipertrofico degli apparati militari e di sicurezza incombe sulla forma, i terreni gli esiti possibili dello scontro nel nostro paese. Ciò implica la proiezione sul piano continentale, la creazione di legami concreti che attraversino le frontiere, si tratterà di prendere atto della eterogeneità dele situazioni, delle diversità dei movimenti che nei diversi paesi si confrontano con il processo di militarizzazione ed i vincoli imposti dall’attuale organizzazione dell’Unione Europea.

Siamo tutti consapevoli delle trasformazioni globali che attraversano le nostre società, quella che possiamo definire come la formazione sociale globale, vale a dire la crisi climatica e l’innovazione-rivoluzione tecnologico-digitale, un contesto per i movimenti che si rispecchia nel titolo di un precedente articolo Movimenti di liberazione dentro complessità del reale1. Crisi e transizione che si svolgono entro un contesto globale caratterizzato da conflitti e competizione certo non da cooperazione a livello globale, competizione globale che vira verso il confronto militare piegando al processo di militarizzazione le strategie delle principali potenze che competono sul piano globale.

Nel confronto in assemblea sono emerse su questo riflessioni e proposte, ma abbiamo bisogno di un confronto più serrato e continuo, di una condivisione di conoscenze più strutturato e articolato; soprattutto a fronte della miseria del confronto politico, della svolta sempre più reazionaria e autoritaria dell’attuale maggioranza di governo, dello spazio politico che comunque ad essa fa riferimento. Maggioranza politica che a sua volta è attraversata da contraddizione, alla ricerca di una nuova identità, di un nuovo baricentro a fronte dell’incapacità di affrontare le gigantesche contraddizioni del nostro paese nel processo di crisi-transizione globale, nella condizione di stagnazione che lo caratterizza dalla fine del secolo scorso.

In questa condizione si sviluppa la svolta autoritaria, il tentativo di fascistizzazione di larghe fette della popolazione italiana, dell’elettorato sul piano della competizione politica, entro una condizione di precarietà materiale, esistenziale profonda che caratterizza una parte crescente della popolazione, che sperimenta diseguaglianze sociali sempre più profonde, unendo lo smarrimento degli uni alla difesa feroce di privilegi assoluti o relativi degli altri. Un processo che analizza nel suo articolo La cupola di vetro: capitalismo, patriarcato e riscatto della mascolinità mutilata Alessandro Scassellati.

Una svolta reazionaria ed autoritaria che è in corso sul piano politico e delle scelte di governo, che può trovare forme politiche differenti da quelle di oggi, ma che si fonda ed ha l’obiettivo della più profondai fascistizzazione del sentire di una sempre più larga parte della popolazione e dell’annichilimento di goni altro tipo di opinione e di cultura politica.

La complessità quindi dei conflitti e delle trasformazioni locali e globali con cui ci andiamo confrontando passano quindi entro la porta stretta del processo di questo tentativo e processo in atto e dei suoi esiti sul piano elettorale il prossimo anno, che costituirà un vincolo forte su quanto accadrà dopo sulla quota di conflitto che sarà possibile esercitare.

La necessità di attraversare questa porta stretta non è in contraddizione con l’altrettanto necessario affrontamento della complessità del contesto in cui ci muoviamo e il necessario passaggio ad una dinamica costituente del movimento, tutt’altro, l’una cosa giustifica l’altra. Solo la comprensione condivisa della realtà complessa in cui muoviamo, che ognuno di noi soggetti sociali, politici e cultuali attraversiamo nei rispettivi percorsi, ci metterà in grado di prendere decisioni condivise da qui alle scadenze che ci sono imposte nel prossimo anno, di comprendere ed agire nel corso di eventi che più mutevole non potrebbe essere.

Roberto Rosso

 

  1. https://transform-italia.it/movimenti-di-liberazione-dentro-complessita-del-reale/ []
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