Prendiamo la questione da lontano. I rapporti sociali di produzione capitalistici nella loro continua evoluzione e trasformazione – un punto di vista è la ‘Distruzione creatrice’ di Schumpeter che Stefano Lucarelli propone di rileggere con alcune avvertenze1 che vadano oltre una vulgata che ne riduce il pensiero ad una sorta di darwinismo economico sociale – hanno via via sussunto nel proprio processo di valorizzazione in maniera sempre più profonda e pervasiva i processi di cooperazione e riproduzione sociale, assieme a quelli di riproduzione della vita, ha distrutto e ricreato le condizione della propria riproduzione e soprattutto in processi non lineari che hanno prodotto salti di qualità nei processi di innovazione e loro socializzazione, producendo momenti di rottura nella forma della guerra e delle crisi economiche nelle quali si rompono tutti gli equilibri, le proporzioni del processo di valorizzazione nel ciclo denaro-merce-denaro.
Il processo di sussunzione reale conosce ulteriori salti di qualità entro l’innovazione tecnologica prodotta dagli ecosistemi tecnologici dell’Intelligenza Artificiale (I.A.)e delle biotecnologie, che si innestano sempre più profondamente nei rispettivi processi di produzione e condivisione delle conoscenze e del mondo della vita dal livello cellulare agli ecosistemi. Potremmo definire questo salto di qualità come un tentativo di prendere il controllo definitivo sulla complessità del reale, quanto meno nei termini che si pongono nello spazio del nostro pianeta e del circostante in cui si muove e nei tempi di evoluzione storica dell’umanità.
Gli sviluppi attuali, focalizzandoci su I.A. e biotecnologie, sono il prodotto necessario della fase di sviluppo precedente nella quale la mole e i flussi di dati prodotti sono cresciuti esponenzialmente e richiedevano di essere governati e valorizzati e le conoscenze acquisite su genetica ed epigenetica aprivano a possibilità di manipolazione della vita mai sperimentate in precedenza. La vita dal livello cellulare a quello degli ecosistemi poteva essere modellizzata attraverso una potenza di calcolo e una complessità algoritmica che l’innovazione digitale metteva a disposizione. Oggi il connubio I.A. e biotec approssima la realizzazione dei cosiddetti ‘gemelli digitali’ del mondo della vita.
Il contesto in cui questa vera e propria ‘rivoluzione tecnologica’ avviene purtroppo per noi tutti è quella crisi climatica, che non è di oggi; le rilevazioni sistematiche delle emissioni di anidride carbonica iniziano a metà del secolo scorso2, benché nel secolo XIX alcune ricerche abbiano anticipato quello che oggi è definito come effetto serra, come ci informa l’I.A di Google3
La crisi climatica indotta dal riscaldamento globale introduce un elemento del tutto nuovo nel ventaglio delle modalità di crisi e rottura drastica dei propri equilibri nella formazione sociale globale, vale a dire la possibilità al limite della scomparsa del mondo della vita come noi lo conosciamo, quantomeno la possibilità che la vita delle popolazioni umane e degli ecosistemi diventino impossibili in ampie regioni del globo. Già in queste settimane nell’emisfero boreale stiamo sperimentando condizioni che ci pongono al limite delle possibilità di sopravvivenza, nelle quali avviene una selezione drammatica dei soggetti più fragili. In passato i processi di antropizzazione hanno portato alla crisi sino all’estinzione di formazioni sociali a livello locale e regionale, nulla di paragonabile comunque alla crisi globale entro cui stiamo precipitando.
Il panorama delle crisi, delle rotture degli equilibri del sistema economico-sociale si arricchisce quindi di un elemento che in passato non era mai stato preso in considerazione, nulla di paragonabile a ciò sono le devastazioni che il processo di colonizzazione, le forme di sviluppo economico diseguale e a livello globale, hanno prodotto.
Nulla di ‘naturale’ in questa crisi del contesto climatico e ambientale, le emissioni, idroelettrico dell’anidride carbonica e degli altri gas climalteranti sono il prodotto esplicito dell’attuale modo di produzione nel suo uso dei combustibili fossili. All’interno dello stesso sistema la risposta è quella dello sviluppo delle tecnologie delle cosiddette fonti rinnovabili, solare, eolico, idroelettrico e geotermico in sostituzione dei combustibili fossili. La loro adozione tuttavia avviene entro i vincoli imposti dal processo di valorizzazione capitalistico nel contesto della competizione globale, a cui non sfugge neppure la Cina che con il suo primato nell’adozione e nello sviluppo tecnologico delle fonti rinnovabili mantiene saldamente il primato nella emissioni attuali di gas serra assieme a quello nell’uso del carbone; certo la politica dell’attuale governo degli USA e le retromarce dell’UE nella strategie del Green Deal vanno in direzione contraria.
Il contesto globale comunque è quello che va preso in considerazione per cogliere l’andamento dei processi. La crisi climatica è crisi ecologica e sociale, ovviamente. Il riscaldamento globale opera in modo sinergico con la rottura locale e globale degli equilibri ecologici e ambientali, che distruggono le condizioni di sopravvivenza delle popolazioni delle diverse regioni del globo. La riproduzione della popolazione globale di oltre 8 miliardi di persone produce un consumo di risorse messe a disposizione dall’ambiente superiore al loro ciclo di riproduzione, ne è la misura il cosiddetto Overshoot Day4 che definisce -globalmente e per ogni singolo paese- il giorno in cui il budget annuale per la biocapacità del pianeta verrebbe esaurito se tutti sulla Terra consumassero tanto quanto i residenti di quel particolare paese. Una definizione indubbiamente soggetta a critiche che semplifica le conseguenze del processo complessivo di antropizzazione sul nostro pianeta, ma indubbiamente una buona indicazione degli effetti dell’attuale modo di produzione, modello di sviluppo. Ovviamente le critiche vengono da dalle posizioni dell’ecomodernismo5 una filosofia ambientale che sostiene che lo sviluppo tecnologico può proteggere la natura e migliorare il benessere umano attraverso il disaccoppiamento eco-economico, vale a dire separando la crescita economica dagli impatti ambientali.
Il dato forse più immediato è significativo sul procedere della crisi climatica e ecologica, e dei nessi che legano le diverse regioni del globo è quello del ‘land grabbing’ accaparramento delle terre6, l’acquisizione su larga scala di terreni agricoli da parte di governi, multinazionali o investitori privati. Spesso attuato nei Paesi in via di sviluppo, questo fenomeno sottrae risorse alle comunità locali per destinarle a monocolture intensive o biocarburanti, violando i diritti umani e danneggiando l’ambiente. Assieme al ‘land grabbing’ dobbiamo anche considera lo water grabbing7. Ovviamente quello che definiamo come ‘furto dell’acqua’ è del tutto connesso con l’accaparramento delle terre ed incrementato sempre più dal cambiamento climatico. In questo conteso la prospettiva, la speranza dell’affermarsi di una forma di eco-socialismo appare quanto mai lontana e legata ad una rottura globale degli attuali rapporti sociali di produzione e richiama alla necessità di un intreccio di movimenti globali. La concentrazione della popolazione mondiale in ambito urbano, con la creazione di megalopoli sempre più dipendenti dalle reti logistiche, dalle linee di approvvigionamento globale entro la divisione globale della produzione, produce un sistema soggetto a rischi crescenti prodotti dall’andamento dei mercati, in termini di costi e possibilità di approvvigionamento, soprattutto nei macrosettori energetici e dell’agroalimentare, come abbiamo potuto sperimentare recentemente con la chiusura dello stretto di Hormuz e negli anni scorsi con gli effetti della pandemia del Covid sule linee di approvvigionamento, con il succedersi di blocco dei rifornimenti ed intasamento nodi di scambio, in particolare dei porti.
La crisi climatica e ambientale costituisce un contesto che esalta gli effetti di ogni altra rottura degli equilibri, un contenitore di ogni altro processo di crisi, contenitore e connettore. Essa richiede, richiederebbe per essere affrontata una forma di cooperazione globale, guidata da strategia di lungo, lunghissimo periodo, con la convergenza ed il trasferimento di risorse finanziarie, tecnologiche e materiali, nel senso della fisicità dei trasferimenti, dal macchinario, ai prodotti agroalimentari, a informazioni e conoscenze: quanto più lontano dallo stato attuale delle cose, caratterizzato da un livello crescente di competizione e conflitto in tutte le sue forme possibili.
Più volte abbiamo sottolineato come la complessità della crisi climatico-ecologica richiederebbe assieme al massimo della cooperazione l’uso intenso delle tecnologie, in un contesto di trasformazione radicale delle società in cui viviamo, dei rapporti sociali di produzione. In realtà lo sviluppo straordinario del comparto digitale applicato all’I.A. va in tutt’altra direzione, con la concentrazione di risorse finanziarie per gli investimenti, una crescita ipertrofica dei valori borsistici, una. competizione feroce tra USA e Cina, che in questa competizione ricorre a strategie in parte alternative sull’uso del software libero e delle soluzioni tecnologiche nelle infrastrutture di calcolo. Di fatto l’ipertrofico sviluppo finanziario delle Big Tech espone il sistema finanziario globale aò rischio di uno scoppio della bolla finanziaria che si sta creando con conseguenze catastrofiche a livello globale, evenienza sulla quale si stanno esercitando i soggetti che dominano il mercato borsistico e finanziario globale.
Altra filiera tecnologica cruciale è l’economia dello spazio, la ‘space economy’ che vede la capacità di raccogliere e veicolare informazione, di realizzare una capacità totale e globale di sorveglianza ad uso di ogni attività umana sulla superfice del globo come componente cruciale per ogni filiera economica ed in particolare per la conduzione delle guerre. Settore nel quale si riproduce una concentrazione oligopolistica. Certamente l’apparato satellitare sempre più esteso e sofisticato permette una comprensione degli eventi metereologici e degli andamenti climatici sempre più accurata, al servizio della creazione di modelli del clima e di previsioni metereologiche sempre più precisi.
L’economia dello spazio, il suo apparato tecnologico diventa un elemento essenziale nella concentrazione dei poteri a livello economico e strategico, non da ultimo un elemento essenziale nella costruzione di apparati di sorveglianza che costituiscono elementi fondativi dei regimi politici che si vanno affermando, nelle loro costituzioni reali. Il suo valore strategico fa si che si preveda al conduzione delle guerre anche nell’ambiente fuori dell’atmosfera per accecare gli apparati di sorveglianza del potenziale nemico.
È questo il contesto nel quale ci siamo permessi di accogliere nel nostro apparato concettuale il termine di policrisi che definisce a livello fenomenologico l’intreccio di molteplici livelli di crisi, di rottura degli equilibri regionali e globali a diversi livelli; un intreccio che per la sua complessità rende praticamente impossibile operare previsioni di lungo termine ed anche di medio, che rende l’orizzonte della prevedibilità degli eventi sempre più prossimo al presente che scorre. Non è una conseguenza da poco anche se frustra il senso di onnipotenza e di onniscienza degli analisti più dotati ed ambiziosi, la loro hýbris. Soprattutto piega ogni strategia politica, di costruzione e conduzione di movimenti di lotta ed organizzazione politica, alla valorizzazione della coesione, della solidarietà interna, della capacità di elaborare conoscenze sempre più articolate su di sé ed il contesto in cui si opera. La ricomposizione di una composizione di classe sempre più frammentata, a livello dei locale, regionale e globale, richiede da un lato la rottura dei vincoli che operano la frammentazione ed il riconoscimento di interessi immediati essenziali per la qualità dei diversi soggetti sociali, componenti di classe. Tuttavia a fronte di trasformazioni radicali prodotte dall’innovazione tecnologica e dell’orizzonte di crisi in cui viviamo è necessario elaborare e rendere condivise visioni del tipo di società possibile e necessaria per indirizzare queste trasformazioni per combattere le concentrazioni di potere che li guida.
L’uso del termine policrisi -necessario per operare una sintesi- in questo contesto si basa sulla radice comune dei processi di crisi nel modo di produzione capitalistico, dei modi specifici con cui esso si sta trasformando e genera necessariamente momenti di rottura al proprio interno, come meccanismi inevitabili e necessari di aggiustamento, nei quali si giocano anche i rapporti di forz-a trai diversi centri di potere che lo dominano. Che se ne faccia un uso riduttivo è inevitabile, che poi se ne travisi l’uso nel contesto della nostra elaborazione può essere frutto di un fraintendimento o di malafede, ma poco importa. L’importante è mentre ci si confronta sull’analisi- ricavare una qualche indicazione utile per la pratica, cosa che nella complessità del contesto in cui viviamo e lottiamo è sempre più difficile, salvo consolarci con i momenti di mobilitazione, sollevamento o rivolta, da cui appare difficile ricavare una nascita e continuità di movimenti di liberazione.
È quanto succede nel nostro paese che ha conosciuto negli scorsi mesi momenti di straordinaria mobilitazione, si riflette oggi sulla difficoltà di riprodurli, oltre a non aver superato momenti di divisione che ne riducono la forza e riproducono contrapposizioni dure a morire.
L’assemblea dei NO KINGS del 18 luglio, nel contesto delle rievocazioni del venticinquennale del G8 di Genova 2001, ripropone da un lato il tema unificante dell’autoritarismo, della riduzione drastica degli spazi di democrazia nel contesto di una tendenza alla guerra, mentre articola il confronto nei molteplici aspetti che la crisi-trasformazione delle nostre società propone e dei terreni di conflitto che in essa si propongono e si praticano.
La complessità è irriducibile, salvo avere la forza di imporre una torsione, una polarizzazione del conflitto, dei conflitti, cosa che al momento non appare alle viste. Il paese in cui viviamo conosce quella stagnazione quel modello di sviluppo fondato sui bassi salari e la precarietà delle condizioni lavorative che i report statistici di questi giorni confermano drammaticamente, così come l’elenco dei contratti che da molti anni attendono di essere rinnovati. Un modello di sviluppo che è il combinato disposto dei comportamenti dei diversi soggetti sociali che ne determinano gli andamenti: mondo imprenditoriale e della finanza, organizzazioni sindacali e organizzazioni politiche, che in questi decenni si sono accomodati a vivere nella stagnazione italiana; salvo oggi dover fare i conti con una congiuntura internazionale che è fatta di militarizzazione, tendenza alla guerra, rivoluzione tecnologica, marginalizzazione dell’Europa nella competizione globale mentre si scopre campo di battaglia.
L’articolazione dei temi proposti nei gruppi di lavoro da un lato costituiscono il censimento di pratiche reali, con il proposito di connetterle tra loro stabilmente, ma allora è necessario darsi un proseguimento dei lavori per definire i luoghi e gli strumenti di questa connessione, dall’altro impongono una selezione di macro temi, terreni di scontro per i prossimi mesi, con una articolazione di obiettivi immediati, ben definiti e prospettive di scontro, forme di lotta e organizzazione sulle trasformazioni radicali, intense e assieme di lungo periodo che stiamo vivendo.
La lotta sula salario, le condizioni di lavoro, la continuità del posto di lavoro sono obiettivi immediati rispetto ai quali le occasioni concrete di lotta si devono saldare con la critica radicale a chi ad oggi rappresenta l’organizzazione dei lavoratori, pretende di rappresentarne gli interessi. La condizione abitativa, la casa, la condizione urbana in generale, il diritto alla città, come il diritto alla salute e la scuola, sono altrettanti terreni di lotta immediata e certo praticata ad oggi in forme e luoghi diversi e molteplici. Nella immediatezza dei bisogni, della condizione sociale di vita, degli obiettivi che ne conseguono emerge tuttavia la necessità di attrezzarsi per sottrarsi alla tenaglia costituita da un lato dal modello di sviluppo vigente che si afferma e si riproduce in tutte le articolazioni della società, dall’altro dalle trasformazioni radicali che investono ogni articolazione delle società stesse. Cominciare a svincolarsi dalla morsa di questa tenaglia richiede la creazione di luoghi e metodi di confronto, di condivisione delle conoscenze, dei processi decisionali che oggi non esistono. Un luogo di convergenza come il movimento NO KINGS è in luogo dove lavorare per quella costruzione, un luogo certo transitorio, figlio di una momento specifico dello scontro politico e sociale del nostro paese, ma dove si può radicare – in modo non esclusivo – il processo necessario di costruzione di un movimento generale di liberazione, di rivolta contro lo stato presente delle cose nel nostro paese.
Roberto Rosso
- https://www.economiaepolitica.it/in-punta-di-teoria/distruzione-creatrice-sviluppo-economica-e-decadenza-un-invito-a-rileggere-davvero-schumpeter/ [↩]
- https://www.acs.org/education/whatischemistry/landmarks/keeling-curve.html https://gml.noaa.gov/ccgg/trends/ https://ambientenonsolo.com/hawaii-e-mondo-la-curva-dellanidride-carbonica-continua-a-salire/ [↩]
- 1824 – Joseph Fourier: Il fisico francese fu il primo a descrivere il funzionamento dell’atmosfera terrestre, paragonandola all’effetto di una campana di vetro, intuendo che alcuni gas intrappolano il calore del sole. 1859 – John Tyndall: Attraverso esperimenti di laboratorio, identificò e misurò l’assorbimento delle radiazioni infrarosse da parte dell’anidride carbonica e del vapore acqueo, dimostrando che anche minime tracce di questi gas influenzano la temperatura. 1896 – Svante Arrhenius: Il chimico svedese pubblicò il primo modello quantitativo sul clima. Calcolò che un raddoppio della concentrazione di CO₂ avrebbe aumentato la temperatura globale di diversi gradi e ipotizzò che le emissioni industriali prodotte dalla combustione del carbone avrebbero potuto riscaldare il pianeta nei secoli successivi. Stime retrospettive: Gli storici della scienza e progetti come il Global Carbon Project hanno successivamente calcolato che le sole emissioni globali di CO₂ derivanti dall’uso del carbone si aggiravano attorno a 1,3 – 1,8 miliardi di tonnellate (Gt) alla fine del 1800.[↩]
- https://overshoot.footprintnetwork.org/newsroom/country-overshoot-days/ https://en.wikipedia.org/wiki/Earth_Overshoot_Day [↩]
- https://en.wikipedia.org/wiki/Ecomodernism https://en.wikipedia.org/wiki/Breakthrough_Institute [↩]
- https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/2630-13106/accaparramento-della-terra-un-fenomeno-globale-che-non-accenna-a-diminuire [↩]
- https://wisesociety.it/piaceri-e-societa/water-grabbing-il-furto-dell-acqua/ https://jacobinitalia.it/il-furto-dellacqua-e-la-siccita/ [↩]