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Le vittime ai confini orientali dell’Europa

di Gavin
Rae

Ai confini dell’Unione Europea si sta verificando una nuova emergenza umanitaria: i profughi sono intrappolati tra la Polonia e la Bielorussia mentre il governo polacco intraprende un’azione sempre più aggressiva e ha persino dichiarato lo stato di emergenza in due regioni.

Meroledì 20 ottobre un altro profugo è stato trovato morto al confine tra Polonia e Bielorussia. Il numero complessivo di persone morte nelle ultime settimane nel tentativo di passare dalla Bielorussia alla Polonia è così salito a otto. Gruppi di profughi – provenienti da Afghanistan, Iraq, Kurdistan, Siria – sono stati lasciati in questa “terra di nessuno”, fatta di foreste e paludi, lungo il confine tra i due Paesi, senza cibo, acqua, vestiti e riparo e la situazione è destinata a peggiorare con l’avvicinarsi dell’inverno. Alcuni dei profughi hanno accusato le autorità polacche e bielorusse di averli trattati brutalmente.

Nelle ultime settimane migliaia di profughi sono arrivati in Bielorussia con l’aspettativa di poter proseguire il viaggio verso l’Unione Europea. Il governo polacco e l’Unione Europea hanno attivamente sostenuto il movimento di opposizione in Bielorussia e le autorità bielorusse hanno risposto non impedendo ai rifugiati di tentare di attraversare il confine polacco. Il governo polacco li ha accusati di impegnarsi in una “guerra ibrida” con la Polonia e di incoraggiare attivamente i profughi a tentare di entrare in Polonia. Se questo è vero, allora il governo polacco ha fatto il gioco del governo bielorusso attraverso il trattamento disumano dei rifugiati, permettendo loro di dipingere la Polonia come uno Stato che non rispetta i diritti umani.

Il governo polacco ha mantenuto la dura posizione assunta nel 2015 nei confronti dei richiedenti asilo. Successivamente, il nuovo governo del PiS ha rifiutato di accettare la quota di profughi precedentemente concordata come stato membro dell’Unione Europea. Durante la campagna elettorale parlamentare di quell’anno, il PiS aveva fomentato l’ostilità nei confronti dei rifugiati, sostenendo, con le parole del suo leader Jarosław Kaczyński, che potessero essere portatori di malattie.

Questa volta il governo è andato ancora oltre sia nelle sue azioni sia nella sua retorica: le forze di sicurezza polacche avrebbero respinto illegalmente i profughi, compresi i bambini, oltre il confine con la Bielorussia; lungo il confine sono stati schierate centinaia di soldati ed è stata costruita una recinzione di filo spinato. Alla fine di agosto il presidente Andrzej Duda, su richiesta del governo, ha promulgato un decreto per introdurre lo stato di emergenza nella regione lungo il confine della Polonia con la Bielorussia (voivodati di Podlaskie e Lublino), nella quale sono stati sospesi alcuni diritti costituzionali (come i raduni pubblici) e solo a chi vive o lavora nella zona è consentito entrare nella regione. Il decreto vieta alle persone di scattare fotografie intorno all’area di confine, alle guardie, alla polizia, ai militari e alle infrastrutture di confine. Alla fine di settembre, il Parlamento polacco ha votato per estendere ulteriormente lo stato di emergenza allo scadere del periodo iniziale di 30 giorni. A metà ottobre, poi, i parlamentari hanno votato per la costruzione di un nuovo muro al confine con la Bielorussia, il cui costo stimato supera i 353 milioni di euro.

Lo stato di emergenza impedisce agli attivisti, alle organizzazioni non governative e ai giornalisti sia di registrare quanto avviene lungo il confine sia di aiutare i gruppi di profughi che vi sono accampati, consentendo al governo di disumanizzare ulteriormente queste persone e di distogliere l’attenzione della società dalla loro sofferenza. Durante una conferenza stampa, i ministri del governo hanno affermato di aver trovato nei telefoni cellulari dei profughi immagini pedopornografiche ed elementi che li collegano a organizzazioni terroristiche. Nonostante la fragilità di queste prove, il governo sta cercando di dipingere i richiedenti asilo come pervertiti e come minaccia terroristica.

Anche se la retorica del governo polacco è particolarmente brutale e xenofobica, le sue azioni sono generalmente supportate dall’Unione Europea. Ogni anno migliaia di profughi muoiono cercando di entrare nella UE e molte di queste morti sono state attribuite all’agenzia dell’Unione Europea Frontex, che respinge i rifugiati in fuga dalle guerre. Il capo degli affari esteri della UE Josep Borrell ha affermato che l’Europa è “solidale con Lituania, Lettonia e Polonia ed è pronta ad adottare tutte le misure necessarie a sostenere questi Paesi se la situazione continuasse a deteriorarsi“. Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo e attuale leader del principale partito di opposizione polacco, la Coalizione Civica (KO), ha fatto eco alla dura posizione del governo contro i profughi, affermando [su Twitter]: “I confini della Polonia devono essere a tenuta stagna e ben protetti. Chiunque lo metta in dubbio non capisce cosa sia uno Stato. Questa protezione non consiste nella propaganda anti-umanitaria, ma nell’azione efficiente. Con il PiS al governo un numero record di migranti illegali ha attraversato il confine polacco”.

L’ondata di propaganda negativa ha portato a una crescita dell’ostilità verso l’accoglienza dei profughi in Polonia. In un recente sondaggio di opinione quasi il 55% degli intervistati ha affermato che la Polonia non dovrebbe consentire ai richiedenti asilo di entrare in Polonia (il 21,1% sostiene che assolutamente non dovrebbe); il 38% crede che invece dovrebbe (solo il 7,4 afferma che dovrebbe assolutamente). Inoltre, oltre il 47% dei polacchi è favorevole alla costruzione di un muro sul confine polacco-bielorusso e solo poco più del 22% è contrario. Il governo polacco è riuscito a convincere la maggioranza della società che i rifugiati sono una minaccia per la società e ha distolto l’attenzione dalla loro sofferenza. Tuttavia, il peggioramento della situazione umanitaria al confine sta iniziando a spostare l’opinione pubblica. Per esempio il 49% degli intervistati considera negativamente il fatto che il governo polacco abbia rimandato oltre confine un gruppo di famiglie irachene e curde e una percentuale minore (il 36%) lo valuta positivamente.

Nonostante il sostegno di Tusk alle misure per impedire ai profughi di attraversare il confine, alcuni politici del suo partito KO hanno attivamente fatto una campagna per aiutarli e i parlamentari dello stesso partito hanno votato contro l’estensione dello stato di emergenza e la costruzione di un muro di confine. Il KO chiede sostegno all’Unione Europea e ha sollecitato il governo a consentire alle forze di sicurezza di Frontex di contribuire alla sorveglianza del confine orientale della Polonia, anche se il modo in cui Frontex ha operato in passato fa supporre che questo non migliorerebbe la situazione. In effetti, i politici del PiS fanno regolarmente riferimento al sostegno che hanno ricevuto dall’Unione Europea e sostengono di agire in linea con i suoi desideri.

Il gruppo di centrosinistra (Lewica) in Parlamento ha assunto una posizione di principio di opposizione alle azioni del governo. Si è concentrato sulla questione della protezione della salute, della vita e dei diritti dei profughi e si è opposto al loro respingimento oltre confine. Gruppi di attivisti e Ong (come la Fondazione Ocalenie) hanno cercato sia di aiutare i rifugiati sia di sensibilizzare la società sulla loro situazione. Le mobilitazioni contro le azioni del governo erano inizialmente di dimensioni ridotte, ma sono cresciute man mano che la situazione al confine andava peggiorando. Domenica 17 ottobre si sono svolte manifestazioni in tutto il Paese, anche nella capitale Varsavia, dove migliaia di persone hanno marciato con lo slogan “Stop alla tortura alla frontiera”. I manifestanti portavano bandiere fatte di coperte termiche per simboleggiare l’attuale sofferenza dei profughi e la necessità di fornire loro aiuto e sostegno. Tali azioni sono essenziali per mantenere la pressione sul governo polacco e sull’Unione Europea e ricordare alla popolazione i terribili eventi che si stanno svolgendo ai suoi confini.

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