Sandro Medici, sa scrivere. Sa fare le lotte, Sa governare. Se mettiamo insieme queste tre cose ne viene fuori una lettura piacevole e utile. Tanto più oggi che le città sono ormai massacrate dal warfare, con l’Europa che si consegna al “suo” complesso militare industriale, che si lega al neoliberismo e alla austerity, e militarizza un territorio che non persegue più il benessere e l’effetto urbano ma incuba odio e razzismo iniettati dalle destre accanto alla mercificazione e alla finanziarizzazione dell’urbano. Sulle città, sul welfare, in questa UE di Maastricht si pratica un “estrattivismo” furioso di quel patrimonio di ricchezza, e bellezza, sociale condivisa accumulato nei secoli e accumulato per le persone nel trentennio glorioso del vero modello sociale europeo. Quello per cui l’età media in Europa è diversi anni superiore a quella. USA. Da Berlino a Milano a Roma, l’estrattivismo sociale è stato profondissimo. Privatizzazioni di beni e servizi. Finanziarizzazione e tagli. Espulsioni di massa e gentrificazione. Però l’effetto urbano reagisce. Se Milano è un modello disastroso, se a Roma si apre finalmente un dibattito di fondo, se a Barletta e a Graz sindaco e sindaca sono un comunista e una comunista, se a New York Mandami è un sindaco di fatto socialista non solo a parole, vuol dire che questo libro di Medici non parla del passato ma è una cassetta degli attrezzi per l’oggi e il futuro.
Con una bella prefazione di Bertinotti il libro di Sandro Medici, intitolato Roma anni zero. Cronache dal municipio ribelle (edizioni Momo), non è un’opera teorica ma un racconto in prima persona di ciò che un municipio di Cinecittà (Roma XV) ha effettivamente realizzato tra il 2013 e il 2023: una politica «del possibile» che ha messo al centro il bene collettivo, l’abitare, i servizi, la memoria antifascista e i diritti. Diremmo oggi, intersezionale. Sulla struttura e sulla sovrastrutture.
Ribellione istituzionale concreta contro le ingiustizie sociali
Medici mostra che la «ribellione istituzionale» non è solo un’idea, ma una pratica amministrativa: il municipio ha usato i propri strumenti normativi e discrezionali per difendere persone e beni comuni contro logiche di mercato e abbandono istituzionale.
Alcuni esempi:
Requisizione di interi palazzi per ospitare centinaia di famiglie sfrattate, trasformando occupazioni abusive in case d’accoglienza sotto la tutela amministrativa.
Impedimento di speculazioni immobiliari e cementificazioni selvagge, con l’uso di valutazioni tecniche, opposizioni a progetti e protezione di aree verdi.
Creazione di ambulatori popolari, servizi sociali autogestiti, biblioteche e centri culturali, spesso a partire da spazi vuoti o degradati.
Il libro non propone una rivoluzione astratta, ma dimostra che, anche in un contesto nazionale difficile, un livello locale può fare politica «dal basso» ascoltando i cittadini, usando la legge in modo creativo e accettando il conflitto con chi vuole privatizzare il pubblico. In questo senso, la possibilità concreta di ribellione istituzionale è trattata come: possibile, limitata, ma dimostrabile nella pratica quotidiana.
Pratiche di mutualismo
Il mutualismo nel libro è presentato come una forma di politica solidale: non assistenza «calata dall’alto», ma reti di sostegno reciproco tra cittadini, cooperative, associazioni e amministrazione locale.
Tra le pratiche:
Servizi sociali autogestiti e ambulatori popolari dove la cura e l’accompagnamento sono gestiti in collaborazione con i destinatari.
Progetti per disabili e «sventurati vari» realizzati insieme a cooperative di lavoro, in cui le persone non sono semplici utenti ma parte attiva della soluzione.
Trasformazione di occupazioni abitative in strutture d’accoglienza: chi aveva occupato diventa parte di un sistema di inclusione, con regole condivise e supporto amministrativo.
Medici descrive questo come «la politica del possibile»: un mutualismo che si istituzionalizza senza perdere la sua natura di pratiche concrete tra persone.
L’esperienza della cooperativa trattata nel libro
Uno dei nuclei dell’esperienza è il rapporto con cooperative di lavoro e di servizi, spesso nascoste da contesti di emergenza o marginalità. Il municipio ha:
Promosso cooperative di lavoro che offrono occupazione a persone escluse dal mercato tradizionale.
Sostenuto progetti per disabili, dove la cooperativa diventa strumento di inclusione sociale e lavorativa, non solo di produzione.
Collaborato con queste cooperative per gestire servizi: ambulatori, centri culturali, spazi di accoglienza, trasformando la loro presenza in parte della risposta pubblica.
L’esperienza cooperativa è quindi presentata come un laboratorio di mutualismo istituzionalizzato: le cooperative non sono semplicemente «partner», ma veri e veri attori di una politica che ridefinisce il pubblico come spazio condiviso. Occupazione di Lucha y Siesta: la Casa delle donne
Il libro racconta l’esperienza della Casa delle donne Lucha y Siesta, occupata in un immobile di via Lucio Sestio, gestito inizialmente come spazio di accoglienza per donne vittime di violenza.
Punti chiave:
L’occupazione nasce come risposta all’assenza di servizi pubblici per le donne vittime di violenza: la casa diventa luogo di supporto, ascolto e protezione.
Il municipio di Medici tutelò la casa, riconoscendo il suo valore sociale e cercando di evitare sgomberi, trasformando l’occupazione in una forma di diritto abitativo legato alla funzione antiviolenza.
La vicenda giudiziaria ha visto l’associazione assistita e, in un momento successivo, assolta dall’accusa di occupazione abusiva, con la dichiarazione che «l’antiviolenza non si processa».
Nel libro, Lucha y Siesta è un esempio di come un’occupazione può essere «legittimata» attraverso la sua funzione pubblica riconosciuta: non solo nuclei abitativi, ma servizi essenziali per la città. Abitare: requisire case per famiglie senza alloggio
L’abitare è uno dei temi centrali. Medici descrive:
La requisizione di palazzi vuoti o abbandonati per ospitare famiglie sfrattate, evitando che rimanessero in strada o in condizioni di emergenza.
La trasformazione di occupazioni abusive in residenze regolari, con contratti, servizi e regole condivise, in modo che chi aveva occupato non fosse più in una condizione di illegalità permanente.
Un modello in cui il municipio non si limita a «gestire l’emergenza», ma usa strumenti amministrativi (requisizioni, accordi, convenzioni) per creare diritto abitativo concreto.
Questo approccio dimostra come la ribellione istituzionale possa tradursi in pratiche di abitare che rendono visibile una politica dell’uguaglianza: la casa come bene collettivo, non come merce.
Il Pratone come riserva di verde pubblico
Il Pratone, area vicina a Cinecittà, è raccontata come un esempio di lotta contro la cementificazione e di difesa del verde pubblico.
Medici descrive:
Il tentativo di trasformare parte dell’area in parcheggio o in spazio edificabile, contro cui il municipio ha opposto una resistenza attiva.
La scelta di considerare il Pratone come riserva di verde pubblico, tutelando la sua funzione ecologica e sociale (luogo di incontro, gioco, passeggiata).
L’uso di strumenti tecnici e politici per impedire speculazioni, mostrando come un municipio possa essere un argine contro la privatizzazione del territorio.
Il Pratone diventa così un simbolo di come la «ribellione istituzionale» possa proteggere beni comuni ambientali, anche in una città fortemente speculativa.
Testamento biologico e il caso Wilbi
Il municipio di Medici ha raccolto migliaia di testamenti biologici, anticipando e popolando una legge nazionale che poi sarebbe arrivata.
Punti rilevanti:
Il municipio ha creato un servizio per la raccolta e la registrazione dei testamenti biologici, permettendo ai cittadini di esprimere scelte su cure, fine vita e dignità.
Il caso Welby (una persona che ha vissuto questa esperienza) è trattato come esempio concreto di come un diritto individuale possa essere reso operativo attraverso un servizio pubblico locale.
In questo modo, il libro mostra come un municipio possa «fare legge» nella pratica, anche senza una norma nazionale completa: costruendo servizi che rendono effettivi diritti già esistenti o in divenire.
Registro delle coppie di fatto: un esempio di politica dei diritti
Il municipio ha autorizzato per primo in Italia le unioni civili e ha raccolto migliaia di registrazioni di coppie di fatto, anticipando la legge nazionale.
Elementi principali:
Creazione di un registro delle coppie di fatto, con riconoscimento di diritti e tutele locali, anche in assenza di una normativa nazionale.
Questa pratica ha dimostrato che un ente locale può riconoscere diritti nelle relazioni personali, rompendo la lunghezza dei tempi legislativi nazionali e dando visibilità a forme di famiglia non tradizionali.
Il registro delle coppie di fatto è quindi presentato come un esempio di come la ribellione istituzionale possa aprire spazi di diritti nuovi, rendendo la politica locale un laboratorio di cambiamento sociale.
Conclusione: cosa rimane di questo «municipio ribelle»
Roma anni zero. Cronache dal municipio ribelle non è un manuale, ma una testimonianza: mostra che ribellione istituzionale, mutualismo, abitare, verde pubblico e diritti possono essere praticati concretamente, anche in un contesto difficile.
Il libro offre:
Una prova che la politica «del possibile» esiste e può essere fatta, con risultati visibili per le persone.
Esempi reali su come un municipio possa trasformare occupazioni, vuoti urbani e assenze di servizi in diritti abitativi, sociali e di cura.
Un modello di mutualismo istituzionalizzato, dove cooperative, associazioni e cittadini diventano parte attiva della costruzione del bene collettivo.
Per chi cerca una visione di politica concreta, non retorica, questo libro è una fonte importante: non promessa di rivoluzioni lontane, ma racconto di ciò che è già stato fatto, con i suoi limiti, conflitti e speranze.
Roberto Musacchio