editoriali

La prova del Safe

di Roberto
Musacchio

Ad un certo punto arriva la notizia che il governo Meloni ha chiesto l’accesso al Safe. Arriva da Tajani, e questo già è un segnale. Dopo un po’ lo stesso Tajani “precisa” che il Safe è stato solo prenotato. Per una quindicina di miliardi. Si vedrà poi se e quanto ne verrà usato. E Borghi, della Lega, “apprezza” e dice che deciderà il Parlamento. Ora, per le persone normali, cioè tutte noi, bisogna spiegare due cose. La prima è cosa è il Safe. La seconda è a che gioco stanno giocando.
Il Safe è uno strumento di prestiti per le azioni di difesa europea, in sostanza fare armi. Copre fino a 150 miliardi garantiti dalla UE. L’indebitamento è nazionale. E agisce su due livelli. Quello diretto e quello legato alle regole di bilancio europeo. C’è una apparente flessibilità per poter spendere ma poi devi soddisfare le regole di bilancio stabilite durante l’austerity. Insomma non è certo propaganda dire che prendi soldi per fare armi e devi poi tagliare la spesa sociale. In Europa i partiti italiani si sono divisi non per schieramenti ma in modi più trasversali. È difficile anche ritrovare i bizantinismi delle espressioni di voto. Sommariamente Fratelli d’Italia e Forza Italia a favore decisamente. La Lega contro. Il Pd addirittura difficile da capire, con una linea che parla di contrarietà ad aumentare la spesa nazionale e di puntare sulla difesa europea e quindi critica quella nazionale ma con divisioni nei voti per paragrafi, emendamenti, testi finali. Contro Cinquestelle e Avs.
A che gioco stanno giocando? Nei giorni scorsi 13 “riformisti” (le virgolette sono d’obbligo) del Pd hanno fatto uscire un testo che, levate le chiacchiere, ha come cuore proprio l’accettazione del Safe, spacciato come nazionale ed europeo insieme. Ecco che l’uscita di Tajani appare come un amo lanciato a chi voglia abboccare. Tra I due fatti, il documento dei 13 è l’annuncio di Tajani, c’è la brutta intervista di Schlein al Foglio che ha sollevato molte giuste critiche e mostrato la debolezza di un tatticismo che non fa i conti con la pesantezza della situazione, guerre e economia, e, di fatto, l’esaurirsi del ruolo del PD come garante della Europa Reale per manifesto fallimento e per scavalco da parte delle destre.
I 15 miliardi del Safe vanno a pesare drammaticamente su un quadro economico e sociale devastato. Se fossero 15 miliardi sarebbero il secondo prestito più pesante dopo quello polacco. Se poi parliamo di energia le pompe vanno ormai oltre i due euro per benzina e gas (in Spagna si sta a 1,6). Nonostante i piccoli abbattimenti fatti con interventi sulle accise che anch’essi vanno a debito e chiedono flessibilità (a caro prezzo) dalla UE. Il dato energia è strutturale non per le sciocchezze sul nucleare ma per le imposte indirette e per i contratti spot alla mercé della speculazione finanziaria fatti col governo Monti. E per le migliaia di miliardi di incentivi dati dalla fine ‘900 alle energie assimilate alle rinnovabili, turbo gas, inceneritore, riciclo di scarti industriali, che sono stati pagati dai cittadini in bolletta e con il debito.
Le tasse in Italia sono o sul lavoro, che è sempre più povero, o indirette sui consumi. E siccome i salari sono ormai i peggiori d’Europa (dove pure i profitti vincono ovunque), sotto il 1990, si capisce che l’abbinata col caro energia è tragica.
Ecco che il gioco politico si intreccia con quello economico. Come si fa una legge di stabilità finanziaria in questa situazione? Come si sta dentro lo sciagurato pareggio di bilancio messo addirittura in Costituzione? Chi, e quanto, paga? È ci metterei anche la famigerata Alta Velocità di cui bisognerebbe sempre ricordare che è per ampio distacco la più cara al km del Mondo.
Si può immaginare che in molti del “gioco politico” si stiano interrogando su quali carte giocarsi.
La strada dritta è quella che in tanti indichiamo da tempo. Dire no al Safe e in generale al riarmo. Dire no a costruire un complesso militare industriale che finisce di distruggere il modello sociale europeo. Mettere mano ad un’altra Europa perché quella Reale è un disastro. In autunno la lotta contro il riarmo, per la pace, contro la manovra economica deve essere di massa.

Roberto Musacchio

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