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In cammino verso … fuori e contro una realtà violenta e ingiusta?

di Roberto
Rosso

In queste ultime settimane il ritiro delle truppe degli Stati Uniti e della NATO dall’Afghanistan, assieme all’esodo di centomila civili ha riempito le cronache e polarizzato il dibattito politico. È stato l’ultimo atto della cosiddetta ‘guerra permanente contro il terrorismo’. Si è aperto un dibattito sull’uso della guerra, più o meno asimmetrica nell’uso di tutti gli strumenti e le tattiche militari disponibili, nella regolazione dei conflitti e nel confronto strategico a livello globale, sul rapporto tra lo sviluppo della guerra -in tutte le sue forme- delle forme di violenza endemica e la sostanziale ingiustizia del sistema economico-sociale globale; ne abbiamo discusso in modo approfondito sulle pagine di questa rivista on-line; nelle righe che seguono facciamo un salto dall’orizzonte globale ad una dimensione locale e nazionale, seguiamo il filo di un ragionamento che ci fa ritrovare il senso di questo salto vertiginoso e la connessione tra i due piani.

È passato un anno dalla notte tra il 5 ed il 6 settembre in cui Willy Monteiro Duarte fu assassinato dalla squadretta dei fratelli Bianchi a Colleferro, colpendolo selvaggiamente e ripetutamente mentre difendeva un amico dalla loro aggressione. L’eco di questo episodio fu immediato su tutti gli organi di informazione a livello nazionale, mentre la mobilitazione nelle tre città coinvolte fu immediata coinvolgendo tutto il territorio circostante. La gratuità e la ferocia di quell’uccisione, messa a confronto con il gesto e la figura di Willy, iconicamente espressa dall’immagine sorridente di Willy, ha fattto di questa immagine il simbolo della rivolta contro il proliferare della violenza altrettanto simbolizzata da quell’atto bestiale. Ne abbiamo parlato subito dopo anche su queste pagine1. In quell’articolo abbiamo descritto il contesto sociale, culturale e anche politico del territorio, contesto di degrado e trasformazione -comune a molte altre parti della nostra nazione- in seguito al processo di de-industrializzazione della città di Colleferro e del resto della Valle del Sacco in cui Colleferro si trova, ma anche di riscatto prodotto da oltre 10 anni di lotte contro l’inquinamento lasciato in eredità dal precedente ciclo industriale e dai nuovi impianti, discariche e inceneritori, legati al ciclo dei rifiuti. Un riscatto prodotto dalla nascita di una rete di associazioni che ha trasformato un territorio ‘a bassa reattività sociale’ nel suo contrario dove l’attivazione e l’organizzazione, la solidarietà, l’apprendimento collettivo dei cittadini ha costruito e anche vinto molte lotte ed ha cambiato profondamente anche il modo di far politica, di amministrare e governare il territorio.

Questo contesto, questa società locale viva e ricca di connessioni ha reagito ad un atto di violenza del tutto inaspettato, figlio purtroppo di una realtà di degrado che coesiste con il suo risveglio civile.  La banda dei fratelli Bianchi si è mossa negli anni in uno spazio di paura e di omertà, dove la loro prepotenza trovava spazio nell’opportunismo di chi si voltava dall’altra parte e nella rete di spaccio. Willy non si è voltato dall’altra parte ed ha interrogato col suo gesto, continua ad interrogare tutti noi che viviamo in queste terre e non solo.

Così si concludeva l’articolo dello scorso anno.

“L’uccisione di Willy nella sua esemplarità, nella apparente semplicità del contrasto tra il bene il male -un male percepito come assoluto- è capace di illuminare le contraddizioni profonde ed i bisogni radicali che non riusciamo ad esprimere. Le emozioni che ci prendono in questi giorni possono far maturare sentimenti profondi, scuotere l’indifferenza e la rassegnazione, rianimare la volontà di affrontare alla radice la nostra condizione, il male vero.”

“Affrontare alla radice la nostra condizione, il male vero” in queste ultime parole, nei propositi riportati nell’articolo si esprimeva un programma di ricerca-azione, capace di coinvolgere le diverse figure sociali, le soggettività che compongono la società, in una esplorazione condivisa della propria condizione da cui è scaturito un evento traumatico che ha segnato una sorta di spartiacque nella nostra vita associata.

Il confronto che ne è nato ha coinvolto in un primo momento la totalità delle associazioni, le condizioni imposte dalla pandemia da Sars-Cov-2 ha limitato le occasioni di confronto allo spazio virtuale, le diverse sensibilità, forme d’organizzazione, terreni e metodologie di intervento hanno visto l’abbandono del percorso da parte di realtà che in un primo momento ne facevano parte, mentre altre si sono aggiunte. Il confronto puramente in uno spazio virtuale non ha certo favorito questo confronto, comunque dopo mesi di ipotesi, di progetti e sporadiche iniziative2si è decisa una iniziativa che in una giornata, ad un anno dalla morte di Willy trattasse della dicotomia violenza-non violenza. Inizialmente si era pensato ad una marcia che sul modello della Perugia-Assisi vedesse convergere due cortei rispettivamente da Paliano ed Artena su Colleferro. Alla fine si è optato per un unico evento a Colleferro, mentre simbolicamente alcuni runner convergevano su Colleferro da Paliano e Artena a cui si è aggiunta Segni.

Veniamo allora all’evento che è stato realizzato domenica 5 settembre3, alla pluralità di voci di coloro che hanno deciso di partecipare ed hanno dato il proprio contributo, hanno espresso un sapere plurale -che qualcuno ha avuto l’ardire nel proprio commento di definire un mero esercizio retorico- in realtà una tappa di un percorso, molto faticoso, che ha messo alla prova gli strumenti culturali e organizzativi, la solidità e assieme la versatilità delle relazioni di cui dispone il tessuto civico, sociale, culturale e associativo del  nostro territorio. Dentro queste relazioni dal settembre dello scorso anno in poi si sono rivelati anche i limiti nella capacità di cooperare, di contemperare esigenze diverse, di comprendere la difficoltà di intervenire concretamente su una realtà sociale nella quale il legame sociale per un verso ha una tenuta di fondo, mentre dall’altra vede fratture sul piano generazionale, della condizione sociale le quali del resto non sono certo proprie del solo nostro territorio.  I buoni propositi di coinvolgere nell’attività le scuole si sono innanzitutto scontrati con la mancanza di agibilità del periodo pandemico; del resto il metodo richiesto di ricerca-azione richiede di suscitare provocare, far esprimere soggettività, aiutare a connetterle, non si trattava certo di intervenire con il ditino alzato facendo la morale, semmai trovare luoghi e modi per tradurre esperienze e linguaggi differenti, un processo di lungo periodo, che nel caso delle scuole dovremo riprendere, interno al ruolo che la scuola ha in rapporto alla società nel suo complesso4.

Arriviamo dunque dopo queste avvertenze a ciò che è stato realizzato il 5 settembre, tappa di un percorso che intende proseguire. Sulla pagina Facebook di ‘In cammino verso’ se ne trova la sintesi, anche se non può rendere ldel tutto a ricchezza dei contributi, anche delle controversie, prodotti da chi a quel percorso ha partecipato anche solo per una sua parte; esso va visto comunque come una rete di conoscenze, esperienze e valori che vanno ulteriormente condivisi e sviluppati, di cui rivendichiamo tutta intera la ricchezza.  Gli interventi in video dei molti che sono stati impossibilitati a partecipare di persona, ma ci hanno messo la faccia, ci forniscono testimonianze e spunti per comprendere le origini della violenza, dell’ingiustizia nei rapporti sociali e personali, il loro divenire storico.

Il villaggio delle associazioni denominato i ‘Cantieri di pace’ è stato innanzitutto uno spazio inclusivo di collaborazioni, paritario dove tutti i discorsi, esperienze e linguaggi hanno avuto la stessa dignità. Ognuna di loro ha mostrato un diverso aspetto dell’impegno contro le diseguaglianze, in difesa dei diritti fondamentali di ogni persona, dalla cultura, all’eguaglianza di genere, alla difesa dell’ambiente, al soccorso ai migranti, con il contributo delle comunità di fede presenti sul territorio. È solo un inizio, uno stimolo a tessere legami concreti e fattivi tra associazioni, nazionali e locali, comitati e singoli cittadini. Sentiamo la necessità una capacità maggiore di penetrare le contraddizioni profonde e laceranti della società in cui viviamo, soprattutto quelle che isolano, ghettizzano maggiormente persone, gruppi e comunità: a nulla servono le mere elencazioni, la citazione rituale dei problemi.

Il dibattito finale ospitato nel teatro comunale5, reso disponibile dal sindaco Pierluigi Sanna, dopo che la pioggia abbondante l’aveva reso impossibile sul palco della manifestazione, ha offerto un ultimo spazio di riflessione che ha ripercorso e rievocato alcuni passaggi cruciali la storia degli ultimi decenni del nostro paese, è stato letteralmente squarciato dalle parole di Giovanna Marini e di padre Alex Zanotelli che hanno segnato una sorta di limiti estremi del discorso sulla e contro la violenza6.  Giovanna con la sua voce flebile, ma limpida ci ha detto che tutti, saputo dell’uccisione di Willy, avrebbero dovuto precipitarsi a Colleferro, di rammaricarsi per non averlo fatto, un urlo a bassa voce contro l’indifferenza, espresso come una personale, individuale sofferenza, un appello a tutte le coscienze individuali, al sentire di ognuno.

Padre Alex,7 con la citazione della sua esperienza decennale nello slum di Korogocho a Nairobi, che ha cambiato completamente la sua visione del mondo, la stessa considerazione della chiesa e della sua missione, ci parla, ci riporta alla dimensione globale dell’ingiustizia, alla condanna del sistema sociale in cui viviamo-le sue parole sono molto più precise, ascoltatele-  ovvero -in una mia sintesi personale- che indignarsi è necessario e ribellarsi è giusto. L’intervento di padre Alex chiude il cerchio con l’incipit di questo articolo, con le cronache di questi giorni che ci parlano della realtà afghana e lega una piccola realtà locale, una nostra riflessione particolare alla realtà globale che ci comprende tutti, dal clima, alla pandemia, all’ingiustizia sociale, madre di tutte le violenze.

Tra questi due estremi dalla più intima partecipazione alla più ampia critica al sistema sociale globale, sono racchiusi non solo tutti i contenuti del dibattito, ma dell’intera manifestazione, del futuro approfondimento che il percorso di ‘In cammino verso’ saprà, dovrà attraversare. La funzione del percorso è stata sottolineata nell’intervento che è stato inviato alla manifestazione dalla senatrice a vita Liliana Segre8.“

Infine

Un’ultima annotazione è necessaria su due tematiche. La prima è la cosiddetta ‘questione droghe’ connessa alla vicenda di Willy per il ruolo dei fratelli Bianchi nello spaccio, attività evocata in alcuni articoli come scorciatoia per il reddito nella condizione di povertà e disagio sociale del territorio. Una dimensione della nostra vita sociale straordinariamente complessa che richiede impegno, competenza e profonda partecipazione per essere affrontata; per il nostro territorio, come altrove, richiede quindi di non essere meramente citata, ma faticosamente affrontata concretamente. Si presenta come questione globale, elemento forte di propaganda ideologica e politica; negli anni è fallita l’ennesima guerra globale quella contro la droga dove in un regime proibizionista vincono le mafie. Chi scrive è per la liberalizzazione totale delle droghe, a cominciare dalle cosiddette ‘droghe’ leggere, come dispositivo necessario per la lotta contro le mafie. Vedremo come anche nel nostro territorio si svilupperà o meno il confronto e soprattutto l’iniziativa.

Questa prima questione ci riporta naturalmente alla seconda, le carceri ed il suo contesto la natura della pena. Le carceri sovraffollate lo sono anche da detenuti condannati o in attesa di giudizio per reati di spaccio e altri reati connessi oltre che -ricordiamolo sempre- alla criminalizzazione dell’immigrazione, nel loro ruolo di discarica sociale ospitano un numero non trascurabile di persone che soffrono di varie forme di disagio mentale  che la condizione carceraria contribuisce ad aggravare quando non a generare. Il sentimento che nasce di fronte all’efferatezza dell’uccisione di Willy produce il desiderio di seppellire in carcere i suoi autori, se non peggio. Ci riesce difficile ricordare -ma è assolutamente necessario farlo- che anche per loro la pena, il carcere compreso, oltre a una funzione retributiva ha anche una duplice funzione preventiva, di prevenzione speciale e generale9 L’articolo 27 della costituzione sancisce espressamente che le pene debbano assolvere alla funzione di rieducare il condannato, dopo aver affermato nella prima parte all’art. 3 che tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge10. È assolutamente necessario ricordarlo proprio per evitare che l’imbarbarimento delle relazioni sociali manifestato da un atto così efferato produca un ulteriore effetto con l’affermazione di uno puro spirito di vendetta che si sostituisce allo spirito di giustizia.

Sarebbe stato bello e utile che di fronte al massacro dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere11 fossimo scesi in piazza, riaffermando e difendendo i diritti delle persone recluse compresi i fratelli Bianchi.

Non è un caso che l’art. 3 della costituzione mentre afferma l’eguaglianza di fronte alla legge affermi contemporaneamente la necessità di rimuovere le cause delle diseguaglianze che limitano la libertà e il pieno sviluppo della persona umana: Liberté, Égalité, Fraternité, l’ultimo termine della triade è la condizione per realizzare un movimento che affermi le prime due.

Abbiamo ancora molto terreno da dissodare, un lungo cammino da percorrere per trasformare una società ingiusta e diseguale.

  1. https://transform-italia.it/la-morte-di-willy-il-dolore-la-rabbia-la-solidarieta-il-cambiamento/ []
  2. tra queste l’incontro sulla non-violenza con Mao Valpiana https://fb.watch/7UD-hICcEX/  []
  3. Un evento che non è stata la commemorazione della morte di Willy che non si è sostituito ai momenti privati dei suoi familiari ed amici ed alle cerimonie pubbliche delle istituzioni []
  4. Per chi scrive affrontare una situazione sociale, un territorio in tutte le sue complessità è possibile solo con il metodo della ricerca azione, avendo la capacità di realizzare inchieste; a nulla valgono in questo senso le dichiarazioni di principio sulle necessità di intervento sociale, trasformato in piccola ideologia, facendone una bandiera per escludere ed escludersi, è un modo di essere che la sinistra conosce bene[]
  5. https://fb.watch/7U9lwbD4dl/ []
  6. Al dibattito, coordinato dal giornalista RAI Roberto Vicaretti, hanno partecipato anche Simona  Maggiorelli direttrice di Left, il fotografo e giornalista Francesco Malavolta ed il disegnatore Mauro Biani[]
  7. qui la sua pagina sul sito dei missionari Comboniani https://www.comboniani.org/?page_id=19557 []
  8. Che un ragazzo giovane, solare, sempre disponibile possa essere ucciso per nulla da un gruppo di balordi è intollerabile. Non è solo una questione di giustizia, che deve fare fino in fondo il suo corso, ma qualcosa che riguarda la nostra società, la qualità del nostro essere come singoli e come comunità. Il vostro progetto “In Cammino Verso”, indica la direzione giusta. Quella direi della “formazione permanente”; un processo ininterrotto di costruzione dell’𝐼𝑑𝑒𝑚 𝑆𝑒𝑛𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑑𝑒 𝑅𝑒 𝑃𝑢𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎, delle ragioni cioè dello stare insieme di una società che voglia dirsi civile. Tutti devono essere protagonisti di questo Cammino. Le istituzioni, la scuola, il mondo dell’informazione, i singoli cittadini. Solo però se sapremo illuminare il percorso con i valori della nostra Costituzione: democrazia, antifascismo, uguaglianza, giustizia, pace daremo senz’altro un senso e una direzione certa a questo processo.”  []
  9.   La funzione preventiva della pena ha due risvolti. Prevenzione generale: impedire agli altri soggetti dell’ordinamento di commettere delitti. Prevenzione speciale: impedire che il soggetto che ha commesso un delitto torni a delinquere. favorire un percorso rieducativo e di recupero.[]
  10. Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.[]
  11. https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Il-video-dei-pestaggi-nel-carcere-di-SMaria-Capua-Vetere-Domani-Nello-Trocchia-Quattro-ore-di-macelleria-f625fd04-2af2-4715-994b-3b0a15591699.html []
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