La morte di Willy, il dolore, la rabbia, la solidarietà, il cambiamento

di Roberto
Rosso

L’uccisione di Willy Monteiro Duarte a Colleferro, ha suscitato una reazione straordinaria a livello nazionale, ha occupato le prime pagine dei giornali nazionali e l’apertura dei telegiornali.  Ha colpito la assoluta gratuità e drammaticità dell’episodio, il superamento di ogni limite, la ferocia di un episodio che travalica i comportamenti che normalmente caratterizzano i fine settimana attorno ai locali dove si riuniscono centinaia di ragazzi.

La partecipazione alla fiaccolata a Paliano ed ai funerali celebrati allo stadio del paese ha testimoniato della emozione, dei sentimenti, del raccapriccio che si sono diffusi immediatamente[i]. Alla rabbia manifestata all’uscita dalla caserma degli accusati sulle auto dei carabinieri, con le grida e le esclamazioni che possiamo immaginare, hanno fatto da contrappeso, durante la celebrazione dei funerali, le parole del vescovo di Tivoli e Palestrina Mauro Parmeggiani[ii] che ha osato parlare anche di un ‘percorso di rieducazione’ per chi ha massacrato di botte Willy, così come la pacatezza delle parole dei suoi familiari.

Come scrive Rocco D’Ambrosio[iii] “A Colleferro, il male di questi ragazzi, nei confronti di Willy, sembra aver superato parecchi limiti. I nostri progenitori greci direbbero che hanno/abbiamo perso il “metron”, la misura. Non solo, principalmente, l’hanno persa questi ragazzi, l’hanno persa anche coloro che sono coesistenti a questi ragazzi e ai loro atti. Mi riferisco a genitori, parenti, amici, docenti, catechisti, pastori, vicini di casa, operatori sociali, politici e così via. Perché, piaccia o meno, un metron, una misura c’è sempre e non va superata.

 (…) L’aggressività, il desiderio di distruttività verso sé, gli altri, la natura, Iddio, prima di essere nell’istituzione, è nella persona e da qui si estende all’intero corpo sociale. Per questo motivo il rimedio – cioè l’educazione alle virtù – è lo stesso per il singolo come per l’istituzione. Consegue che ogni volta che prendiamo coscienza della violenza in noi e attorno a noi, dobbiamo contestualmente e senza ritardi dare inizio a percorsi di pace.”

D’Ambrosio richiama all’assunzione di responsabilità e tematizza “Il decadimento morale della nostra società lo si evince anche dal fatto che, dopo questi fattacci, esiste un gioco squallido di deresponsabilizzazione oppure di gratificazione nel aver trovato i colpevoli, che diventano il capro espiatorio (René Girard) per non individuare la cause sociali remote che portano a queste manifestazioni di odio, nell’illusione di vivere in isole felici dove questi fattacci sono eccezioni. No, purtroppo eccezioni non sono. Ci sono ovunque e, spesso, sono in aumento.”

Mino Massimei –presidente del circolo Arci di Artena Montefortino 93[iv]– nell’intervista rilasciata ad Annalisa Ramundo dell’agenzia Dire[v] descrive il contesto da cui proviene la ’banda di Artena’, i 4 accusati dell’omicidio di Willy.

 “Hashish, marijuana, eroina. Ad Artena circola un po’ di tutto. Ma la regina è la cocaina“, racconta all’agenzia di stampa Dire Mino Massimei, presidente del circolo Arci Montefortino 93 e attivista locale che da anni nel centro storico di Artena lotta per strappare dal disagio giovani e giovanissimi, con attività di doposcuola, corsi di musica, inglese e informatica, una sala prove, tirocini e stage svolti nella sede messa a disposizione dal Comune. “Il fenomeno della droga si è acuito negli ultimi dieci anni in cui anche figure criminali che erano a riposo sono tornate in attività- continua- Sottovalutata dalle istituzioni”, la polvere bianca arriva nelle piazze di spaccio della città presepe, “che sono ovunque, anche in case private”, grazie a una rete di “spacciatori e di gruppi criminali organizzati di piccola e media grandezza, con legami verso Latina e la Campania. Non c’è un gruppo dominante- dice l’attivista- è così molecolare e diffuso il fenomeno che è anche difficile contrastarlo”.  Probabilmente, “questi gruppi criminali hanno un’egemonia anche sulle piazze di spaccio di Colleferro”

Mino sviluppa ulteriormente la sua analisi anche in un articolo per Dinamopress[vi].

Prima di questa tragedia la città di Colleferro, assieme al suo circondario, era nota alle cronache per la sua storia di polo dell’industria delle armi, per l’inquinamento del fiume Sacco e negli ultimi per le lotte ambientali che hanno portato alla chiusura degli inceneritori di Colle Sughero e della discarica di Colle Fagiolara: sabato 8 luglio 2017 si è mossa una manifestazione di oltre 5.000 persone, per la chiusura degli inceneritori. Associazioni e cittadini sono stati i protagonisti di queste mobilitazioni, che sono state precedute da altre manifestazioni, sono il frutto di oltre dieci anni agitazione, ricerche, costante acquisizione e condivisione di conoscenze. Attività accompagnata costantemente dalla amministrazione comunale eletta nel 2015, dove il sindaco Pierluigi Sanna è il fondatore di una delle associazioni ambientaliste  l’UGI[vii] (Unione Giovani Indipendenti). La storia industriale di Colleferro e della Valle del Sacco ha lasciato in eredità una costellazione di siti inquinati, che si succedono da Colleferro a Ceprano, collegati dal fiume Sacco contaminato dal β-HCH (β-esaclorocicloesano[viii])  : una area vasta 7.300 ettari, racchiusa entro i confini del Sito di Interesse Nazionale (SIN) del fiume.

Dalla crisi del ciclo industriale novecentesco non è nato un nuovo modello di sviluppo anche se di recente è stata istituita l’Area di Crisi Complessa di Frosinone[ix], che comprende Colleferro e altri 8 comuni della provincia di Roma.  Una condizione che la Valle del Sacco condivide con gran parte del nostro paese, in stridente contraddizione le mobilitazioni che negli anni hanno attraversato il territorio, con il fitto tessuto di associazioni che la anima. Un tessuto associativo, dalle cui pratiche di denuncia dell’eredità che il passato ci ha lasciato e di opposizione a ricorrenti tentativi di nuove devastazioni ambientali, nasce anche la riflessione sul futuro di questo territorio, su un nuovo modello di sviluppo che necessariamente travalica i suoi confini, verso quella che è stata chiamata ‘Vertenza per la Valle del Sacco’, percorso avviato con un avviato con una manifestazione il 13 aprile 2019 a Frosinone[x].

Già nel 2012 una riflessione sul futuro fu sviluppata in un convegno “Quando la volontà collettiva diventa un progetto: come ricostruire un territorio”, che prendeva lo spunto dalla esperienza di risanamento della Ruhr[xi] . La storia delle mobilitazioni, delle vertenze di questi anni la si può ricostruire andando sul sito della associazione ‘Rete per la Tutela della Valle del Sacco’ (RETUVASA) retuvasa.org.

Artena invece è un sito di passaggio, non fa parte della valle del Sacco, confina con Colleferro e si trova sulla via di collegamento con il territorio dei Castelli da una parte e della Pianura Pontina dall’altra, una postazione da sentinella abbarbicata sulla collina con il palazzo della famiglia Borghese, ed i suoi nuovi quartieri dispersi nella piana, come nella descrizione di Mino Massimei.

Alle sue parole, ai ragazzi dobbiamo tornare con la nostra riflessione, “Per un ragazzo qui ad Artena è più facile intraprendere un’attività di spaccio, anche piccola, che tentare un tirocinio formativo o un primo contratto di lavoro subordinato, perché tra l’altro si guadagna di più. Poi un segmento di popolazione giovanile è affascinato dalla vecchia criminalità di 50-60enni e da un immaginario legato al culto della forza”.

Queste parole rimandano immediatamente ad una condizione giovanile generalizzata, che in alcuni territori è più grave che in altri, su cui è inutile in questo contesto fare sintesi statistica o sviluppare una analisi sociologica. Veniamo allora all’iniziativa delle associazioni del territorio, di cui Artena, Colleferro e Paliano fanno parte, una ‘Lettera aperta ai dirigenti scolastici e agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado del territorio’, affinché ci sia una riflessione, una presa di parola ed una esternazione e condivisione dei sentimenti di ognuno, soprattutto dei più giovani, il cui testo ritroviamo sulla Pagina Facebook [xii]dell’ARCI di Artena e delle altre associazioni.

“Ai dirigenti scolastici e al corpo docente del nostro territorio chiediamo, pur nella complessità dell’inizio di questo particolare anno scolastico, di impegnarsi a creare, nei primi giorni di scuola, un momento di ascolto di studentesse e studenti sulla notte tra il 5 e il 6 settembre a Colleferro.

Facciamo parlare i nostri giovani. Uno dei modi per giungere preparati a questo momento ci sembra che possa essere quello di partire da cosa gli insegnanti hanno provato e chiedere ai ragazzi delle loro sensazioni, delle loro emozioni, del loro quotidiano e di come hanno vissuto la notizia. Elaborare, all’interno di un confronto a tutto tondo, delle riflessioni che facciano venir fuori una comunità che reagisce e cresce.

Tenere al sicuro gli studenti significa aiutarli nella crescita dei loro strumenti di comprensione e formazione. E’ uno sforzo difficile ma dobbiamo farlo tutti insieme.”

È giusto un appello a discorsi pace, ad una azione pedagogica condivisa, ad un approfondimento culturale, partendo dalla constatazione del deserto culturale in cui molta parte della popolazione vive ed è costretta a vivere. Se questo è necessario fare tuttavia non è sufficiente e non sarebbe certo la prima volta che ciò accade, benché la straordinarietà del fatto dia un impulso straordinario. Nel frattempo le cronache offrono altre tragiche occasioni di riflessioni.

Con il superamento dell’infanzia e della pre-adolescenza l’orizzonte della vita futura, delle sue possibilità ed opportunità, si comincia a delineare. Incide sulla formazione dei ragazzi la dimensione della vita pubblica, nella sua qualità vera, che viene percepita nella sua concretezza al di là di ogni retorica dominante.

Quello che personalmente ho potuto constatare- in alcuni anni di corsi di educazione ambientale nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, di intervento con l’alternanza scuola-lavoro svolti in quanto associazione RETUVASA, sempre sui tempi delle crisi ambientali e climatiche, sulla critica al modello di sviluppo vigente- è una distanza per gran parte delle ragazze e dei ragazzi dai temi di interesse pubblico e generale, la mancanza di una esperienza di confronto riflessione e mobilitazione  su di essi. Parlo delle scuole di un territorio che negli anni ha visto una continuità di mobilitazioni sui temi ambientali ed a partire da questi un costante dibattito pubblico sul modello socio-economico vigente e sulle forme della democrazia e dell’esercizio del potere.

L’azione di partecipazione dei cittadini di questo territorio negli anni è stata di aprire vertenze e forme diverse di mobilitazione e conflitto, sino al blocco stradale dei camion che portavano i pezzi necessari a riparare gli inceneritori, la partecipazione di massa, la mediazione di sindaci che si sono sdraiati dava ti ai camion coi cittadini, hanno evitato che il livello di scontro di alzasse.

Il modello di partecipazione, di costruzione, assunzione di responsabilità, rivendicazione del proprio futuro che si può offrire alle ‘nuove generazioni’ -poste di fronte all’incertezza de futuro, se sono ancora a scuola, o all’esperienza della precarietà e della svalorizzazione del proprio lavoro- non può che essere conflittuale e richiedere una condivisione di esperienze, bisogni, intelligenza e volontà. Sappiamo quanto sia difficile, poiché la costruzione di percorsi condivisi ha bisogno di fare esperienza di questi stessi percorsi, richiede la creazione di un circolo virtuoso, ribaltando un circolo vizioso, in cui chi sfrutta le energie e le intelligenze dei ragazzi, li mantiene.

E’ il tema della trasformazione radicale della persona e della società, a cui tutti noi abbiamo diritto, nessuno escluso, che non verrà supportata da alcuna ‘gentile concessione’. Le diseguaglianze drammatiche delle nostre società si consolidano nella competizione feroce tra gli ultimi ed i penultimi, nella vendetta esercitata nei confronti del capro espiatorio di turno e si esasperano nella pandemia Covid-19, diventando pandemia sociale.

Nel frangente drammatico che l’uccisione di Willy fa vivere al mondo della scuola, i docenti si trovano di fronte ad un compito straordinariamente difficile che pesa sulle loro spalle e richiede tutta la loro esperienza e sensibilità, nelle difficoltà che l’istituzione sta vivendo e non da oggi. La proposta delle associazioni non è certo quello di sostituirsi o di invaderne il campo, ma semmai quella di cercare di costruire un percorso trasversale, come negli anni, su diversi temi con diverso successo, si è cercato di fare.

L’uccisione di Willy nella sua esemplarità, nella apparente semplicità del contrasto tra il bene il male -un male percepito come assoluto- è capace di illuminare le contraddizioni profonde ed i bisogni radicali che non riusciamo ad esprimere. Le emozioni che ci prendono in questi giorni possono far maturare sentimenti profondi, scuotere l’indifferenza e la rassegnazione, rianimare la volontà di affrontare alla radice la nostra condizione, il male vero.


[i] Mercoledì 16 una fiaccolata si svolge a Colleferro, dal castello Vecchio alla Piazza Italia, la settima successiva ad Artena.

[ii] https://www.avvenire.it/attualita/pagine/willy-monteiro-funerale

[iii] https://formiche.net/2020/09/morte-di-willy-senso-misura/

[iv] https://www.facebook.com/montefortino93

[v] https://www.dire.it/07-09-2020/499518-omicidio-willy-parla-un-attivista-ad-artena-in-corso-battaglia-sociale-basta-spazio-a-criminali-e-spacciatori/?fbclid=IwAR3uhcwRkULDwD7bhtKrQ-acG3JnwxmlW4L3nzd0qc2rtsOAisD-eBusY6M.

Mino e Annalisa sono ambedue attivisti delle lotte ambientali e territoriali di quel territorio a cavallo tra le province di Roma e di Frosinone, della valle del Sacco che da Colleferro si spinge sino a Ceprano-Falvaterra dove il fiume Sacco confluisce nel Liri.  Da ascoltare anche l’intervista a Radio Popolare di Milano. https://www.radiopopolare.it/podcast/prisma-di-gio-10-09/

[vi] https://www.dinamopress.it/news/omicidio-colleferro-la-banalita-del-male-dietro-casa/?fbclid=IwAR3uhcwRkULDwD7bhtKrQ-acG3JnwxmlW4L3nzd0qc2rtsOAisD-eBusY6M

[vii] https://www.facebook.com/unione.giovani.indipendenti

[viii] Il β-esaclorocicloesano è uno degli isomeri dell’esaclorocicloesano,  sottoprodotto della lavorazione dell’ insetticida il Lindano, altro isomero  il γ-esaclorocicloesano.

[ix] https://www.invitalia.it/cosa-facciamo/rilanciamo-le-aree-di-crisi-industriale/aree-complesse-centro-italia/frosinone/normativa

[x] http://www.retuvasa.org/eventi/frosinone-13-aprile-2019-manifestazione-unitaria-valle-del-sacco

[xi] http://www.retuvasa.org/acqua/quando-la-volont%C3%A0-collettiva-diventa-un-progetto-come-ricostruire-un-territorio

[xii] https://www.facebook.com/montefortino93

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