articoli, recensioni

Il pensiero di Gramsci

di Stefano
Nutini

Da qualche anno a questa parte si stanno intensificando le biografie di Antonio Gramsci; in particolare nell’ultimo biennio sono comparsi alcuni importanti profili dell’intellettuale e militante comunista sardo che meritano di esser segnalati. È ovviamente da menzionare, per prima, la sistemazione corposa che si deve ad Angelo d’Orsi1, che arriva a perfezionare e completare, sulla scorta di decenni di studio, quella affidata alle sue precedenti stesure2. Non è un caso che nel passaggio fra l’edizione del 2017-18 e quella risalente al 2024 il sottotitolo venga riformulato, da “Una nuova biografia” a “La biografia”: segno della sua consapevolezza per quanto riguarda questo grande sforzo storiografico e intellettuale del carattere compiuto, tendenzialmente conclusivo, della pubblicazione.
“Tendenzialmente”, si badi: d’Orsi è ovviamente ben avvertito del progredire continuo, intenso e diffuso delle ricerche, segno della grande vitalità del contributo di Gramsci e della sua utilità per l’oggi, e quindi non può che disporsi positivamente, sulla scorta delle sue acquisizioni, a propri o altrui ulteriori approfondimenti, quanto mai auspicabili e preziosi.
A proposito di questa reviviscenza di indagini biografiche su Gramsci, vanno ricordati per esempio quella di Romain Descendre e Jean-Claude Zancarini3 o quella di Angelo Villa4: se la prima s’impone per un’attenta ricostruzione problematica di quell’“opera-vita”, affrontata processualmente e diacronicamente con grande profondità, il secondo saggio ripercorre l’esistenza di Gramsci in modo molto meno puntuale (e quindi con un approccio meno strettamente biografico), incrociandola con l’interpretazione di matrice psicoanalitica di alcune contingenze o persistenze che caratterizzano la vita di Gramsci.

L’infittirsi delle biografie gramsciane è un fenomeno che ha un suo significato, oltre che una sua spiegazione. Da un lato, esso si deve certamente all’arricchirsi del giacimento di fonti e documenti a lui relativi e al progredire delle imprese di pubblicazione dei suoi testi come ad esempio l’edizione critica dei Quaderni del carcere, dell’epistolario o degli altri scritti , che hanno consentito una profonda riconsiderazione della sua elaborazione complessiva, anche con affondi su periodi e problematiche finora scarsamente analizzati. Dall’altro, esso deriva dalla notevole crescita e diffusione delle indagini a lui dedicate nel mondo, in particolare rispetto ai cultural studies, ai subaltern studies e agli studi post-coloniali, che hanno contribuito ormai da tempo a configurare un “Gramsci globale”5 che testimonia l’attualità e la fertilità del suo apporto, capace di suscitare innovativi interessi di ricerca, oltre che teorizzazioni politiche di grande originalità. Semmai, per quanto riguarda l’Italia, sono da stigmatizzare la ricorrente rimozione o la persistente deformazione del suo pensiero in ambito politico, salvo lodevoli eccezioni, abbinate però, nel settore degli studi, a indagini significative, che portano a preziose acquisizioni.

A sessant’anni dalla celebre biografia di Giuseppe Fiori6, esce ora Il pensiero di Gramsci, di Marcello Mustè7, che propone una biografia intellettuale di grande efficacia, che ha il pregio di una notevole sintesi e densità, tanto da configurarsi come un’eccellente guida/introduzione problematica a Gramsci.
L’autore affronta la materia con una doppia attenzione: la ricostruzione strettamente biografica, che è decisamente tenuta sullo sfondo, come contesto necessario di riferimento, e in parallelo la più argomentata considerazione della formazione della cultura politica e del profilo intellettuale di Gramsci, che sono gli assi decisamente prevalenti della trattazione.

Il “ritmo del pensiero in isviluppo” – come tratto peculiare e perspicuo del metodo di ricerca di Gramsci – viene messo alla prova e applicato da Mustè come un fil rouge della sua indagine, per agevolare l’individuazione dei temi e delle parole-chiave del suo pensiero, nel suo farsi e atteggiarsi, indagandone le ascendenze culturali e politiche, provenienti da altre elaborazioni da lui fruite, filtrate e risemantizzate, e poi seguendone le successive inflessioni diacroniche. Se per l’appunto, per riprendere un passo di Gramsci stesso, “la ricerca del leit-motiv, del ritmo del pensiero in isviluppo, deve essere più importante delle singole affermazioni casuali e degli aforismi staccati”8, ciò è tanto più vero se posto intelligentemente a confronto con alcuni testi del pensatore-militante sardo, come in particolare i Quaderni, che nella loro struttura spezzata (per i ben noti e cogenti vincoli materiali di scrittura) ma ricorsiva e reticolare9 resistono efficacemente alle tentazioni di una lettura episodica e aforistica, in virtù di una coerenza interna che si afferma e si chiarisce progressivamente, nelle varie stesure succedutesi. 

Del volume di Mustè merita mettere in evidenza – accanto alla puntuale e competente analisi di numerose categorie e parole-chiave, colte nel loro vario atteggiarsi nel tempo, e per le quali si rinvia alla considerazione più ravvicinata del testo – un’importante e innovativa acquisizione che l’attraversa e che è riassumibile in questi termini: l’immagine di Gramsci come teorico delle “vie nazionali al socialismo” (e, in particolare, com’è ovvio, di quella italiana) – operazione che aveva evidenti ragioni tattiche e strategiche, connesse alla sua “acclimatazione” e “accreditamento” nel dopoguerra, ad opera di Togliatti e del Pci – può e deve essere sostituita, oggi, da un’interpretazione che lo vede come autore di una lettura originale dei fenomeni in chiave planetaria. Afferma persuasivamente l’autore: “Il dato prevalente e unificante, dagli articoli giovanili fino alla trama dei Quaderni, è lo studio dei mutamenti del capitalismo mondiale a partire dalla frattura della Grande guerra e l’analisi della crisi della morfologia politica moderna, incardinata nelle figure della sovranità e dello Stato nazionale. Gramsci si rivela, dall’inizio (con le suggestioni che gli provennero dallo studio di Norman Angell o dalla politica di Thomas Woodrow Wilson) alla fine (con le indagini sull’americanismo), come un pensatore dell’interdipendenza mondiale; e ogni suo pensiero, anche dove si concentra sulla vicenda italiana, è sorretto da quel nesso nazionale-internazionale che costituisce il fulcro autentico della teoria dell’egemonia”10. Non poi così incidentalmente, per esempio, in questa chiave si possono leggere la ripetuta evocazione, tutt’altro che retorica, del “mondo grande e terribile” o la dialettica tra ottica nazionale e cosmopolitismo presente nei Quaderni, o ancora, nella scia degli interessi di ricerca dei post-colonial studies, quella tra colonia (nello specifico, la Sardegna natale), la nazione (l’Italia) e il mondo.
Si fa largo in Gramsci, quindi, una visione in cui l’internazionalismo politico-culturale forza i limiti di una considerazione tutta e solo nazionale, ma – al contempo e inversamente –, essendo egli consapevole della problematicità del nesso tra la rivoluzione mondiale, a partire dall’esempio dell’Ottobre, e quella in Europa, processi entrambi bloccati, s’interroga anche sul caso italiano, segnato negativamente dall’affermazione del fascismo11.
“Il tempo mi appare come una cosa corpulenta, da quando lo spazio non esiste più per me”, confida Gramsci a Tatiana Schucht, in una lettera del luglio 1929 opportunamente citata da Mustè in esergo di un capitolo del suo libro, quello relativo alla dialettica tra “frammento e sistema”12. Sia pur nella costrizione spaziale a cui era obbligato dalla detenzione in carcere, Gramsci sapeva ancora attivare uno sguardo critico, attento sia allo spessore storico dei contesti che alla sapiente “traducibilità” dei saperi e dei concetti, in funzione della trasformazione del mondo, anche al di là delle brucianti sconfitte della storia.

Stefano Nutini

  1. A. d’Orsi, Gramsci. La biografia, Feltrinelli, Milano 2024.[]
  2. Id., Gramsci. Una nuova biografia, Feltrinelli, Milano 2017, successivamente confluita nell’edizione economica, rivista e accresciuta, ma dal titolo invariato (Feltrinelli, Milano 2018).[]
  3. R. Descendre, J.C. Zancarini, L’opera-vita di Antonio Gramsci, Einaudi, Torino 2025.[]
  4. A. Villa, Memoria dell’utopia. Gramsci e noi, Castelvecchi, Roma 2025.[]
  5. E. Filippini, Gramsci globale. Guida pratica alle interpretazioni di Gramsci nel mondo, Odoya, Bologna 2011.[]
  6. G. Fiori, Vita di Antonio Gramsci, Laterza, Bari 1966.[]
  7. M. Mustè, Il pensiero di Gramsci, Carocci, Roma 2026.[]
  8. A. Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica a cura di V. Gerratana, vol. III, Einaudi, Torino 1975, pp. 1841-1842.[]
  9. M. Mustè, Il pensiero di Gramsci, cit., p. 85.[]
  10. Ivi, p. 15.[]
  11. Ivi, p. 67.[]
  12. Ivi, p. 85.[]
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