Intervento di Luciana Castellina all’ incontro seminariale degli ex pduppini su “Il pensiero politico di Lucio Magri”. Recanati, sala della Biblioteca Comunale 25 e 26 maggio 2018.
“ Il miglior ritratto di Lucio è stato fatto da Perry Anderson (1) sulla New Left Rewiew ed è stato inserito nella postfazione del libro “Alla ricerca di un altro comunismo” (saggi sulla sinistra italiana) che abbiamo curato e realizzato ad un anno dalla sua scomparsa (con Aldo Garzia e Famiano Crucianelli, ndr)
Quando Lucio alla fine del 2004 si stancò di scrivere e chiuse la rivista del manifesto (seconda versione in edicola per cinque anni dal 1999) so per certo che visse male, a volte si arrabbiava anche con me ed una volta mi disse che ero come una gallina impazzita perché andavo a picchettare qua e là. Oggi, più di ieri, affermo di essere -sono – pessimista sulla possibilità di ricostruzione della sinistra, ma sento di poter dire che, come i benedettini cercarono di preservare gli strumenti utili di conoscenza e la memoria della civiltà classica, oggi noi possiamo costruire, conservare e sviluppare reti, esperienze e memorie che rievochino e siano di base alle forme organizzate di democrazia che nel paese sono venute meno, le casematte per un potere diverso, vedi le ultime analisi e proposte fatte da Streeck (2). Possiamo farlo?
Non è una domanda retorica, ma sappiamo di vivere in una fase lunga di imbarbarimento della società dove non vincerà né l’uno, né l’altra. Quindi il richiamo ai benedettini non è retorico(3)
Ma conservare la memoria non basta: il comunismo resta per noi il movimento reale che rimuove lo stato di cose presenti, quella Aufhebung (superamento) in Marx che supera Hegel e propone una nuova dialettica sociale, e non solo esso, ma viste le circostanze, anche il presente stato d’ animo di quasi tutti noi. E dovremo impegnarci a correggere e risolvere le ragioni di questa debolezza. Negli scritti che Lucio ci ha lasciato c’è sempre qualcosa di utile. (4)
Forse perché scriveva sempre alla vecchia maniera (niente computer, il digitale per lui era un problema, e nemmeno la macchina da scrivere gli serviva) le sue idee, sia che scrivesse di getto, sia che si soffermasse per un ripensamento o riflessione, apparivano alla fine convincenti ed al suo gramscismo dovremmo rifarci per capire le specificità di oggi, il quadro nazionale, le nuove modalità di attivazione, militanza ed impegno sociale (5)
Ad esempio i ragazzi della Rete della Conoscenza, che fanno inchiesta e lavorano nel sociale possono far partire una riflessione politica anche oltre i naturali confini del loro spazio d’ intervento. Capire chi sono ci sarebbe utile, non solo, ma anche le questioni che affrontano, ad esempio l’indagine sul grillismo -ed i grillini -sono esempi di una attitudine propositiva.
Oltre a quella politica, infine c’è l’indagine sociale. Un filo rosso che si è mantenuto. Noi allora, studenti, eravamo andati nelle fabbriche ed allora esaminammo, analizzammo, affrontammo il tema della condizione sociale, del lavoro operaio, oggi che altri giovani vivono in una nebulosa di lavoro/nonlavoro, quello dell’industria 4.0, le figure di riferimento sono confuse ed indistinte, quella realtà non esiste più, vi sono studenti/lavoratori ( precari o inoccupati) in un quadro di decomposizione culturale del mondo del lavoro e delle sue identità e soggettività di riferimento.
La scuola stessa oggi è diventata una istituzione che insegna ad essere precari e subalterni, soggetti disponibili per le aziende e per le logiche di consumo del mercato.
Le 150 ore del lavoratore che con la legge 300 non erano più aggiuntive dell’apprendistato ma tempo che il lavoratore si riprendeva per accrescere il suo sapere, oggi si sono rovesciate in una parodia, ad esempio lo stage che non è remunerato e non costituisce rapporto di lavoro, ed in questo venir meno di diritti sociali finisce la rappresentanza sociale e la legittimazione della sinistra. Ed in tale contesto si afferma la casualità del voto; nel venir meno della connessione tra occupazione/ lavoro/condizione sociale e partiti di riferimento il voto elettorale risulta incomprensibile, aldilà delle manipolazioni compiute e nell’ affermarsi del sistema maggioritario, noi stessi siamo diventati “predicatori di valori” e perciò siamo compresi più nei quartieri alti che nelle periferie. Mentre cresce un nuovo proletariato, altrettanto instabile, diversificato, diviso, incomunicante nelle sue componenti su cui è difficile poter intervenire ed evocare il termine “populismo” non aiuta a capire le dinamiche sociali di cui quel corpo è formato.
Ma è vero che la filosofia del capitale ha saputo coinvolgere il lavoratore nel suo stesso sistema e tramettere parte di quel sistema e dei suoi aspetti più.. appariscenti(?) quindi minicrediti, finanza domestica, piccolo risparmio, tempo libero, consumismo all’ ennesima potenza. Da una parte il declino del welfare, le privatizzazioni, l’ indebolimento della coesione sociale, l‘ impotenza delle classi subalterne, dall’ altro la difficoltà di declinare il “NOI” che una volta era la sinistra.
Forse dovremo rileggere gli atti del Seminario di Bellaria ma non c’è più un gruppo sociale che possa diventare soggetto e agente dell’alternativa, allora la polemica era contro il “ bisognismo” del Movimento del’ 77, oggi il superamento (Aufhebung) dovrebbe andare oltre i limiti dello statalismo e della concezione totalitaria del partito, ma anche della stessa socialdemocrazia oltre al già esaurito socialismo reale. (mia nota: Luciana è convintamente “partitista” infatti dall’ estinzione dello stato propugnato da Lenin si concretizza prima il sistema dei soviet come “consigli” espressione di democrazia diretta ma infine si afferma la burocrazia e l’innovazione che il partito avrebbe dovuto praticare è stata sconfitta, è importante imparare da questi errori, dice. (6)
Lucio aveva visto lontano e non si meraviglierebbe a sapere che noi, ancora, qui stiamo.
Che poi non solo i partiti, ma anche i movimenti spesso hanno incontrato difficoltà. Che fine ha fatto il Movimento per l’acqua? Quello del referendum del 2011?
Anziché consolidare la propria organizzazione di fatto s’è squagliato, e questo è il quadro in cui oggi si deve agire. Serve una base di lavoro.
note
(1) Perry Anderson, fondatore della New Left Rewiew ha partecipato a molte iniziative del PdUP ed è intervenuto nel dibattito politico al IV° Congresso Nazionale del marzo 1984; ha pubblicato nel 2014 un libro “The italian disaster” sul corrompimento della democrazia parlamentare e le interferenze dell’allora presidente della repubblica, l’ex comunista Giorgio Napolitano.
(2) “ Come finirà il capitalismo – Anatomia di un sistema in crisi “…il matrimonio fra democrazia e capitalismo – partner male assortiti convolati a nozze tra le macerie della Seconda guerra mondiale – è giunto al capolinea, le istituzioni di regolamentazione che un tempo arginavano gli eccessi del settore finanziario sono ora crollate e, dopo la vittoria del capitalismo alla fine della Guerra fredda, non esiste più un organo politico in grado di arrestare l’avanzata della liberalizzazione dei mercati. Il nostro è ormai un mondo definito da una crescita in costante declino, dalla governance oligarchica, da una sfera pubblica sempre più ristretta, dalla corruzione istituzionale e dall’anarchia internazionale, e nessuna cura per questi mali s’intravede all’orizzonte. “(dalla prefazione all’edizione italiana. Il testo originale risale al 2016). Wolfgang Streeck, (n. 1946 ) è economista e sociologo, direttore del Max Planck Institut di Colonia
3)I Benedettini seppero conservare il sapere antico e furono attivi nella rinascita economica e spirituale dell’ anno 1000
(4) Ricordo una lucida analisi di L.M. su La Rivista del manifesto di settembre 2000: “La situasiun a l’è cula ca l’è” sul fallimento del csx e la pochezza della sinistra della sinistra, con alcune domande niente affatto retoriche che mantengono oggi inalterata una attualità che rimanda alla necessità di una risposta. “Perché il mondo dell’ambientalismo, nel momento in cui riemergono con più forza i temi più radicali dai qual era mosso si fa rappresentare da un ceto politico diviso e impallidito, e le associazioni svolgono una pratica accuratamente ai margini della politica e hanno ridotto la loro ambizione alternativa? Perché le “Associazioni per unire la sinistra” invece unirsi tra loro si moltiplicano?” per citarne solo due, di stretta attualità dopo il G20 e la COP26. Allora L.M. poneva domande che oggi non hanno trovato risposta forse perché ”..questa sinistra alternativa è frammentata e continua a frantumarsi- diversi gruppi o iniziative non riescono a produrre azione comune anche quando sono molto simili o sono percorsi da conflitti ricorrenti anche quando sono già organizzati-discute poco, poco liberamente, e con poca disponibilità autocritica; è povera di quadri e pochi ne produce; ha un radicamento sociale non solo limitato ma isolato; ognuno dei suoi frammenti è geloso della sua identità non tanto perché ci crede troppo ma in quanto la sente fragile”.
(5) Come riferimento, cfr par.5 dedicato a Gramsci nel saggio “ Problemi della teoria marxista del partito rivoluzionario” nel Quaderno 2 de “il Manifesto”, 1974 ed.Alfani. Nel merito della scrittura cito questo passo di Simone Oggionni a pag191 del suo libro “Lucio Magri non post-comunista ma neo-comunista” : che la definisce.. ”lunga, meditata, meticolosa, intensa, appassionata “in riferimento a “Il sarto di Ulm” e che a buona ragione io considererei – lo scrivere bene, pregio che caratterizza non solo il suo testamento spirituale ma anche complessivamente tutto quanto Lucio ha prodotto in mezzo secolo di attività politica – come epitome esemplare della sua perizia stilistica, non formale tecnica ma caratteristica di quel lavoro “certosino” che derivava dal suo “apprendistato” giovanile nella Dc e dalla formazione politica acquisita in quegli anni.
(6) E qui ricordo quanto disse Lucio, e che compare in quarta di copertina del libro intervista: “Puoi fare tutte le manifestazioni che vuoi sull’ articolo 18, sulla pace, sui diritti dei cittadini, su una giustizia giusta, ma se queste mobilitazioni non si sedimentano, se non vi è un progetto politico, se non vi è un partito capace di raccogliere queste esperienze- come dimostra la storia di questi anni-ogni patrimonio politico rischia di disperdersi”.
Nel merito delle manifestazioni di questi giorni sul green pass e di quanto è successo a Trieste in cui si è gridato a vanvera la parola “libertà” varrebbe la pena di citare quanto ebbe a scrivere Engels in una lettera a August Bebel (1875): “finché il proletariato ha ancora bisogno dello Stato ne ha bisogno non nell’ interesse della libertà, ma nell’interesse dello schiacciamento dei suoi avversari e quando diventa possibile parlare di libertà allora lo Stato come tale cessa di esistere” ma significa richiedere troppo alle capacità di comprensione, attualizzazione, realizzazione di una politica che unisca e non divida quanti, lavoratori e non, oggi insistono all’ interno (e non oltre) di un contesto i cui limiti (invalicabili) sono tracciati da uno Stato da cui essi sono esclusi.
Marino Calcinari