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Il Partito Popolare ottiene una maggioranza senza precedenti in Andalusia. Batosta per la sinistra

di Alessandro
Scassellati

Il Partito Popolare (PP) spagnolo ha ottenuto una clamorosa maggioranza assoluta alle elezioni regionali in Andalusia, in una vittoria senza precedenti che lo libera dal dover fare affidamento sul partito di estrema destra Vox per governare nella regione meridionale più popolosa del Paese (8,5 milioni di abitanti). Il PP, all’opposizione a livello nazionale, ha vinto 58 seggi, tre in più dei 55 necessari per ottenere la maggioranza. È il miglior risultato di sempre del partito nella regione. “Abbiamo fatto la storia in Andalusia“, ha dichiarato domenica sera il leader del PP nella regione, Juan Manuela Moreno. Il risultato è stato più del doppio dei 26 seggi che il partito aveva vinto nelle elezioni del 2018.

Vox, il partito nazionalista di estrema destra1 fondato nel 2014 fa da Santiago Abascal, un ex dirigente basco del PP, e da altri ex membri del PP, e ora il terzo gruppo più numeroso nel parlamento nazionale, ha ricevuto 14 seggi, aggiungendone altri due al risultato del 2018, quando era diventato il primo partito di estrema destra a trionfare alle urne dal ritorno della Spagna alla democrazia. Una vittoria che era in netto contrasto con la sconfitta del partito di centrodestra, ormai in declino ovunque, Ciudadanos (Cittadini), ma per 4 anni al governo regionale come partner minore nella coalizione guidata dal PP. Questa volta Ciudadanos non è riuscito a vincere neanche un solo seggio alle elezioni regionali ed è quindi scomparso dal parlamento andaluso. Molti elettori di centrodestra sono tornati all’ovile del PP quando hanno visto reali possibilità per il governo da solo del partito: se il PP ha avuto 500 mila voti in più rispetto al 2018, Ciudadanos ne ha persi 500 mila.

Anche il campo della sinistra ha subito una dura batosta, con il Partito Socialista dei Lavoratori (PSOE), che è al potere a livello nazionale, che avuto 30 seggi – tre in meno rispetto al 2018, il loro precedente peggior risultato in assoluto nella regione – mentre i raggruppamenti di sinistra Por Andalucía (con 5 deputati regionali può costituire un gruppo parlamentare2) e Adelante Andalucía3 hanno vinto un un totale di 7 seggi, rispetto ai 17 del 2018.

Un grande fallimento per il blocco di sinistra, al quale è mancata una leadership riconoscibile e si è presentato frammentato tra tre partiti, mentre l’elettorato andaluso ormai da diversi si è spostato verso la destra. Il risultato è un duro colpo in particolare per i socialisti che fino al 2018 avevano governato la regione per 36 anni (dal 1982 al 2018), perdendola dopo essere stati travolti da scandali per corruzione4, a favore di una coalizione formata tra il PP e i centristi di Ciudadanos, sostenuta nel parlamento regionale da Vox.

Il PP ha vinto in tutte le circoscrizioni elettorali, compresi tre dei feudi storici del PSOE: Huelva, Jaén e, soprattutto, Siviglia, dove i socialisti non avevano perso una sola elezione finora: né generali, né regionali, né municipali né europee. Un’inversione di tendenza che il PP cercava sin dall’inizio della campagna elettorale. Ha vinto anche nelle 12 città più grandi, quelle con più di 100.000 abitanti. Il PSOE passa dallo stato di shock del 2018 allo stato di shock del 2022, essendo sceso dagli oltre due milioni di voti nel 2004 e nel 2008 a meno di un milione.

La cosa più preoccupante per le forze politiche di sinistra è che la vittoria è stata una dimostrazione di forza per il nuovo leader del PP, Alberto Núñez Feijóo (per quattro mandati consecutivi presidente della regione nord-occidentale della Galizia), il quale, diventato presidente/segretario ad inizio di aprile, ha cercato di prendere le distanze dall’estrema destra e di rappresentare il partito come un’alternativa centrista moderata, dopo quasi quattro anni di lotte intestine, errori strategici e capovolgimenti ideologici che hanno rischiato che il partito venisse eclissato dal suo rivale di estrema destra Vox5. Eleggendolo presidente/segretario, i vertici del partito speravano che il moderato Feijóo riportasse il PP alla politica centrista, pur riconquistando gli elettori che hanno abbandonato il partito a favore di Vox. Le elezioni regionali in Andalusia hanno portato al primo successo di questa strategia centrista. “L’Andalusia ci mostra una strada”, quella della “moderazione, dialogo, progresso sociale“, ha dichiarato Feijóo, mentre Juan Manuel Moreno aveva chiesto un “voto utile” per “un governo forte“, che non fosse “condizionato” da Vox.

Pertanto, c’è una strategia molto visibile del PP di presentarsi come una ragionevole alternativa ai socialisti in vista delle prossime elezioni nazionali, un’opzione di centrodestra. Con la maggioranza assoluta andalusa in mano, Feijóo ha due strade: approfittare di questa vittoria per accelerare l’erosione del governo spagnolo. oppure interiorizzare un risultato storico e accettare veramente patti con la coalizione di governo per riformare la giustizia, promuovere misure contro le conseguenze della guerra ed evitare dissonanze in politica estera.

In ogni caso, il risultato del voto andaluso evidenzia le dimensioni della sfida che il PSOE, guidato da Pedro Sánchez, deve affrontare in vista delle elezioni nazionali previste per la fine del 2023. La perdita della loro ex roccaforte dell’Andalusia segue le perdite subite dal PP nelle precedenti elezioni regionali di Madrid (maggio 2021) e Castiglia e León (febbraio 2022).

Sánchez dovrà affrontare una dura battaglia per essere riconfermato alla guida del governo il prossimo anno, tra l’altro in una fase in cui tra gli elettori prevalgono le preoccupazioni sull’inflazione e il governo centrale cerca di contenere le ricadute economiche negative dell’invasione russa dell’Ucraina. Il pacchetto di misure, compresi gli aiuti al carburante, per il momento non ha avuto risultati positivi conclusivi.

I sondaggi che hanno preceduto le elezioni avevano suggerito che il PP non avrebbe raggiunto la maggioranza, costringendolo a fare affidamento su Vox. Mentre dopo le elezioni regionali del 2028 il partito di estrema destra aveva sostenuto la coalizione guidata dal PP dall’esterno, questa volta – probabilmente incoraggiato dal suo recente ingresso senza precedenti nel governo della regione Castilla y León – Vox aveva insistito sul fatto che il suo sostegno avrebbe dovuto essere legato alla sua partecipazione ad un governo di coalizione. Ma, Moreno, il leader del PP in Andalusia, aveva risposto invitando gli elettori a consentirgli di governare da solo.

Vox, che ha condotto una campagna che ha preso di mira gli immigrati irregolari, le attiviste contro la corrida e le femministe, è comunque riuscita ad aumentare di due il numero dei suoi seggi. La candidata del partito di estrema destra in Andalusia, Macarena Olona, una delle star nazionali di Vox, puntava sul contraccolpo di una serie di recenti misure femministe approvate in Spagna6, descrivendo il piano per il congedo mestruale come “insultante” per lei come donna e insistendo sul fatto che le giovani donne nel paese ricevono più aiuto per abortire che per crescere una famiglia. Il leggero aumento dei seggi non è il risultato che speravano, considerato che i sondaggi suggerivano che Vox avrebbe potuto vincere fino a 20 seggi. La sua crescita, invece, sembra essere stata rallentata. Come nota un editoriale de El Pais, lo spettro “di una svolta radicale a destra è stata sopravvalutata” ed è assai probabile che alle prossime elezioni nazionali ci sarà un recupero della concentrazione del voto nei vecchi partiti mainstream (PP e PSOE), a scapito dei nuovi sia di destra sia di sinistra.

Alessandro Scassellati

  1. Vox si oppone al separatismo catalano, all’aborto e alle leggi sulla memoria storica e sulla violenza machista, mentre è favorevole ad un taglio radicale delle tasse, alla chiusura delle frontiere, alla deportazione dei migranti irregolari e anche di quelli che risiedono legalmente in territorio spagnolo, se hanno commesso gravi reati, e alla chiusura di tutte le moschee finanziate dal fondamentalismo. Vox è un partito apertamente euroscettico, xenofobo, razzista e anti-islamico che vuole sdoganare la corrida e vecchi slogan franchisti come “Dio, patria e famiglia” o “una Spagna grande e unita”, cattolica e monarchica.[]
  2. La confluenza di Izquerda Unida, Podemos, Más País e altre tre formazioni è stata chiusa al limite del termine legale per la registrazione, un mese dopo l’apertura delle urne. Sono arrivati in ritardo e quindi, legalmente, il partito fondato da Pablo Iglesias non ne fa parte, sebbene vi sia un legame politico. L’accordo consiste in una ripartizione degli incarichi e dei consiglieri e la convivenza nel gruppo parlamentare è molto difficile. La vicepresidente del governo, Yolanda Díaz, dopo un’iniziale indifferenza, si è profondamente coinvolta nella campagna della candidata Inmaculada Nieto. E se Por Andalucía è il seme andaluso del progetto di Díaz, Sumar, il viaggio inizia pieno di incertezze.[]
  3. Adelante Andalucía, il simbolo con cui la sinistra alla sinistra del PSOE aveva corso alle elezioni del 2018 e che si era spaccato nel mezzo della legislatura, ha ottenuto due seggi, in una campagna elettorale fatta praticamente senza risorse finanziarie.[]
  4. Due ex presidenti socialisti della regione che sono stati condannati per corruzione e uso improprio di fondi pubblici in una frode da 680 milioni di euro realizzata dal 2000 al 2010.[]
  5. Pablo Casado, che guidava il PP dal luglio 2018, è stato costretto a dimettersi a seguito del malcontento interno che è arrivato al culmine a metà febbraio, quando Casado ha annunciato pubblicamente che il partito stava indagando su Isabel Díaz Ayuso, il presidente del PP della regione di Madrid – una politica popolare considerata sua rivale – per presunta corruzione. La fine di Casado è arrivata anche dopo il risultato deludente per il PP nelle elezioni regionali di febbraio in Castilla y León. Casado, che aveva preso l’impegno di “riconquistare il cuore di tutti gli spagnoli” quando era stato eletto, ha avuto una relazione complicata con Vox, trascinando il PP ulteriormente a destra per rincorrere Vox, e aveva dato il via libera a una coalizione PP-Vox per governare Castilla y León. Ma, occasionalmente, ha anche polemizzato con i suoi alleati. Nell’ottobre 2020 aveva accusato Vox di praticare una politica basata su “paura, rabbia, risentimento e vendetta e di spacciare una “demagogia che offre soluzioni facili – e solitamente false – a problemi complessi“. Questi cambiamenti ideologici hanno finito per confondere gli elettori del PP e molti all’interno del partito, così come la fallita resa dei conti con Ayuso. I litigi interni del PP hanno lasciato il partito incapace di capitalizzare il malcontento nei confronti del governo di coalizione a guida socialista spagnolo.[]
  6. Il governo di coalizione a guida socialista ha promosso una legge che consente alle donne di età superiore ai 16 anni di abortire senza il permesso dei loro genitori o tutori e ha introdotto fino a cinque giorni di congedo mestruale al mese. La legge ha lo scopo di garantire che l’aborto sia disponibile per tutti coloro che utilizzano il sistema sanitario pubblico e che le mestruazioni siano trattate come un vero problema di salute. La normativa ha eliminato un provvedimento del 2015, introdotto dal Partito Popolare, che richiedeva alle donne di 16 e 17 anni di ottenere il consenso dei genitori per abortire. Ha cancellato anche il periodo di riflessione di tre giorni per coloro che chiedono di interrompere la gravidanza.[]
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