Il bandolo della matassa

di Roberto
Morea

Sembrano sempre più spuntate le carte del Mes e anche chi ne vantava le lodi oggi cerca di non “esagerare” a prenderne le parti.

Su questo strumento, dapprima D’Alema e poi anche lo stesso ministro Gualtieri, si sono detti scettici se non contrari, aprendo anche tra gli affezionati un confronto spesso poco raccontato.

Sappiamo quali siano i “contro” dell’utilizzo di quello che veniva definito il salva stati.

Messo in piedi dopo la crisi finanziaria del 2009/9 come una banca privata e fuori da ogni controllo sia della commissione europea che tantomeno dal Parlamento, è stato utilizzato da Cipro, Portogallo e Grecia, portando all’ingresso della cosiddetta Troika nella gestione delle economie di questi paesi imponendo tagli pesanti, proprio nei settori pubblici, nelle pensioni, arrivando persino a dismettere il corpo dei vigili urbani ad Atene. Nonostante tutta la propaganda di Gentiloni che ci vuole far credere che aver cambiato le regole “di accesso” togliendone le condizionalità (cosa di cui non si trova traccia nei documenti ufficiali) sia condizione sufficiente per accedervi senza paura, resta un istituto privato che presta soldi e ne richiede il rientro condizionandone persino l’utilizzo. 

Come transform! italia ci siamo immediatamente mobilitati contro la possibile utilizzazione di questo strumento, anzi ci sembrerebbe opportuno spostare i fondi destinati al MES sul Piano di Recupero promosso dalla Commissione in modo da implementarne la potenza economica.

Del resto a guardar bene le politiche della Troika da noi sono arrivate senza neanche bussare a questa porta. In uno stillicidio di misure anti popolari e anti sociali, che hanno trasformato il nostro paese in una economia dipendente e senza una propria prospettiva.

Privatizzazioni, lenzuolate di liberalizzazioni, taglio della spesa pubblica in Sanità, Scuola, Ricerca, Cultura, taglio dei Servizi Sociali e delle pensioni, ci hanno accompagnato sia con Prodi che con Berlusconi fino alla cigliegina Monti e continuando con Renzi, paradigmatico in questo la prossima nomina del Ministro delle Finanze del suo governo, Padoan, a presidente di UniCredit. 

Il motto “privato è bello e funziona meglio” ha talmente pervaso l’aria che non si trova più nessuno che osi contraddire il progetto di Confindustria, né tra le forze politiche ma neanche, aimè, tra quelle sociali.

Come in un paese dell’Est Europa abbiamo cancellato il senso dell’interesse collettivo per favorire privati e regole di mercato. Cosa che non può essere ricondotta solo alle scelte imposte dalla integrazione europea, visto che persino il Portogallo, colpito duramente come detto dalla Troika, può contare su un sistema sanitario nazionale che risponde meglio del nostro al servizio pubblico e che conta in tutto il territorio nazionale solo tre ospedali privati.

C’è qualcosa di “nostro” che vorrei uscisse fuori meglio e di più. 

L’attenti al Lupo ogni volta sbandierato per soccorrere questo governo, anche a sinistra e anche in queste ore, ha un che di insopportabile e catastrofico. 

La rincorsa verso un voto utile a fermare qualcos’altro, non ci ha fatto responsabilmente pensare all’essenziale, quasi sempre invisibile agli occhi… soprattutto ai mass media e alla pubblica opinione.

Forse il caso della pandemia che ci ha colpito e ci colpisce potrebbe rimescolare le carte in tavola, almeno è quello che si sperava. Farci riprendere il bandolo della matassa che si è via via ingarbugliata per dipanare le verità e le necessità. Un ritorno del Pubblico come attore principale di una pianificazione che rimetta al centro risorse, quindi un grande piano di occupazione, per la Sanità, la Scuola, la Ricerca, i Trasporti, la Cultura, il Lavoro, la Casa.

Niente di tutto questo al momento si vede all’orizzonte, solo timidi tentativi, meritevoli per carità, me del tutto insufficienti ad invertire la rotta. Un esempio ne è la riformetta dei decreti Salvini che da un lato toglie e da un lato mantiene la stessa struttura poliziesca persino alle lotte sociali che possano scaturire dalla crisi economica e che quindi niente hanno a che fare con le politiche migratorie e di respingimento, che comunque non vengono messe in discussione.

Niente per impedire che andare a lavorare, a scuola, o aprire le attività, sia messo in sicurezza con più mezzi pubblici e più personale a disposizione, niente sulla medicina di prossimità o la telemedicina, niente su tamponi e tempi di risposta. Dire che è una emergenza va bene ma farlo a otto mesi dal primo caso in Italia, ha un che di improprio, meglio dire una crisi a cui non vogliamo rispondere.

Ma allora a cosa serve veramente parlare del Mes, quali sono i “pro”.

Come diceva qualcuno a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca… a me sembra chiaro, serve solo a parlare di altro, per non affrontare le questioni vere. 

Serve a chi non vuole usare i fondi europei per ristabilire la priorità della spesa pubblica e mantenere la centralità dell’impresa privata, anche con un controllo militare usando perfino una “ginnastica di obbedienza” che investa anche la sfera personale. 

Tutto questo mentre in Cina l’epidemia è sotto contollo e la sua economia torna a crescere.

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Meeting the left: Katarina Peović

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