Europa e rivoluzione

di Roberto
Musacchio

Tra falansteri, sciopero generale a oltranza e parlamentarismo il socialismo utopico, massimalista o riformista non prendeva molto in considerazione lo Stato come dimensioni del potere borghese nella sua complessità.

Ci vogliono Marx e il socialismo scientifico, Lenin di Stato e Rivoluzione e Gramsci di egemonia e Consigli per affrontare il tema del Potere.

La vulgata riduce l’Ottobre alla presa del Palazzo d’inverno ma se tra tante rivolte fallite quella fu una rivoluzione il “Che fare” c’entra.

Il preambolo per dire che di fronte alla nuova dimensione globale, ed europea, della politica, tutto questo manca.

Per venire al concreto guardo alle reazioni all’accordo del Consiglio Europeo.

Tra entusiasti che l’Europa cambia, quelli che tutto è uguale e il Recovery è un grande Mes, chi riparte a chiederlo il Mes e chi fa nascere Italexit ti viene la nostalgia di un po’ di analisi differenziata e di un po’ di teoria.

Di analisi differenziata di cosa sia questo accordo su Transform Italia ne abbiamo già fatta molta. Abbiamo forniti testi e letture. Analizzato ciò che succede. E visto anche lo scenario che è quello della globalizzazione nella crisi pandemica e delle borghesie che si riattrezzano.

Poi ci sono anche le miserie della politica italiana. La “riabilitazione” che Prodi fa di Berlusconi in nome dell'”europeismo” disvela ciò che si sapeva e si negava. Prodi e Berlusconi (e Orban) governano da tanto tempo insieme in Europa. E in Italia visto che da Maastricht al Fiscal Compact hanno votato insieme tutto il peggio.

Con l'”Europa reale”, quella di Maastricht,  c’è anche un “europeismo reale” che ha accompagnato una governance trasversale.

Certo, dopo 30 anni di voti chiesti e presi contro Berlusconi e di scomuniche a chi “non piaceva il presepe” il cinismo della disvelazione colpisce. Chissà se insegnerà qualcosa rispetto alla nuova chiamata alle crociate contro i sovranisti mentre si stipulano accordi tutti intergovernativi.

Ma torniamo al discorso principale.

Abbiamo messo nel mirino Maastricht come pietra miliare della fondazione dell’Europa reale. Abbiamo riportato la scorsa settimana le parole di chi militava su fronti opposti, Carli e Magri, ma di Maastricht dava la stessa lettura.

Ma Maastricht appunto è l’atto fondativo dell’Europa reale.  Per colpire Maastricht serve una teoria del Potere, una sorta di Europa e Rivoluzione.

Siccome chi scrive non è certo Lenin, né Gramsci né Togliatti posso solo indicare una esigenza, avanzare qualche riflessione.

L’Europa reale sta dentro la globalizzazione liberista, la articola. Paradossalmente il compromesso sociale e democratico più avanzato anche per merito del movimento operaio e delle sinistre più forti e della “vicinanza col socialismo reale, si trasforma in uno Stato minimo (parole di Carli) espressione della globalizzazione liberista cooptando intere sinistre. Una Caporetto, l’ho definita settimana scorsa.

Ma questa edificazione, l’Europa reale, non conosce fin qui un suo Stato e Rivoluzione,  una teoria per rovesciarlo.

Per altro la connessione con la globalizzazione rende questo passaggio particolarmente necessario e fecondo perché ripropone la Rivoluzione stessa come cambiamento del Mondo.

Cosa serve per una Europa e Rivoluzione?

È materia per un Lenin collettivo.

Io posso solo proporre alcuni terreni di ricerca.

Una capacità di leggere il nesso tra globalizazione e vecchi impianti statuali.

Una revisione delle letture economiche alla luce di rivoluzione digitale e crisi come quella pandemica.

La nuova dimensione necessaria per un “nuovo movimento operaio”.

La nuova dimensione europea della sinistra. Per chi ci segue sa che sono i temi che danno senso alla attività di Transform Italia e vi chiediamo di aiutarci.

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