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Disarma-re per invertire la rotta. Intervista con Claudio Grassi

di Stefano
Galieni

Claudio Grassi, fondatore di “Il coraggio della Pace. Disarma”, con una lunga storia politica e sindacale alle spalle, ha scelto da tre anni di impegnarsi soprattutto sui temi del contrasto alle politiche di guerra. Lo sentiamo in un momento topico: per l’ennesima volta una flottilla è stata bloccata in acque internazionali, Trump minaccia di riprendere i bombardamenti sull’Iran e il conflitto in Ucraina sembra intensificarsi. Inevitabile partire da questo.
“Purtroppo è la conferma di quanto abbiamo denunciato in questi anni costruendo un lavoro di controinformazione. L’operazione di Israele, l’ennesima, contro la flotilla è banditesca e terrorista. Un atto di pirateria con tanto di sequestro di persone. Accade mentre il genocidio a Gaza e l’occupazione in Cisgiordania proseguono senza interruzione. Purtroppo, la mobilitazione per impedire che questo continui ad avvenire non è stata ancora adeguata. C’è stata ma non è sufficiente. Vediamo cosa accadrà in Iran, lo sapremo in queste ore. Certo è che quello che contavano di poter fare Usa e Israele non è riuscito. C’è da capire se intendono proseguire a cercare di risolvere tutto con la violenza o se prevarrà la ricerca di soluzioni politiche”.

C’è da dire che, come le mobilitazioni per Gaza, stanno registrando un minore coinvolgimento, rispetto all’autunno passato, è difficile far crescere le piazze per altre situazioni complesse come quella ucraina e quella iraniana.
“Questo è vero ma aggiungerei altri elementi. Se si sviluppa una mobilitazione massiccia e poi nulla cambia, se tanto Israele, quanto i governi occidentali continuano sulla loro strada, ci si scoraggia. Non accade tanto ai gruppi organizzati ma fra chi, soprattutto i più giovani, cominciano già a sentirsi più inutili nonostante lo sforzo profuso. Questo elemento ci deve costringere a riflettere. In Iran il regime degli ayatollah, non suscita certo simpatie, ma questo non può giustificare il fatto che non si creino mobilitazioni contro i bombardamenti. La guerra è ormai divenuta un elemento costante e continuativo e la politica della sinistra deve metterla al centro delle proprie riflessioni”.

Già, la politica. I segnali che arrivano sembrano ancora confusi e a tratti contraddittori, questo nonostante – è notizia di ieri – sia divenuta il principale elemento di preoccupazione nel Paese. Persino a destra se ne ragiona. “Disarma” da tempo sta organizzando incontri che provano ad interrogare le diverse forze rispetto alla possibilità di trovare sul tema una concreta convergenza.
“A parole giungono segnali positivi, abbiamo svolto la settimana scorsa un’iniziativa con esponenti del c.d. ‘campo largo’ più Rifondazione e PCI, ma non c’è per alcuni conseguenza pratica. Manca la coerenza compiuta da alcune delle forze più significative del campo largo che non vive ancora questo tema come priorità politica. Occorre invece una politica che inverta la rotta assunta dall’Unione Europea. Tra l’altro è impossibile parlare di politiche sociali in assenza di risorse dirottate sugli armamenti. Stiamo chiedendo un pronunciamento a tutte le forze politiche, se non arrivano è difficile se non impossibile dare risposte diverse da quelle del centro destra. La presidente del Consiglio Meloni ha inviato una lettera alla presidente della Commissione Europea, Ursula. Von der Leyen, in cui chiede che, nello sforamento di bilancio non vengano considerati né quello per la difesa né quello derivante dai maggiori costi dell’energia. Ma questo non funziona. Noi dobbiamo evitare ogni aumento delle spese militari, anzi uscire da questa logica e allocare risorse per le spese sociali. Occorre un’inversione politica invece si balbetta, soprattutto nel Partito Democratico, non si ragiona su quello che comporta tale atteggiamento E il resto è difficile da far quadrare”.

Grassi affronta questo tema in un momento di forte crisi della Nato, con gli Usa che minacciano di togliere militari dall’Europa (magari!) e chi invece invoca in alternativa l’esercito europeo.
“Di armi ce ne sono già troppe da noi. Fra basi Usa e Nato è difficile tenere anche il conto. Dobbiamo andare invece verso una riduzione progressiva degli armamenti. Questo vale almeno per noi. Si dovrà ragionare con chi ha altre posizioni ma a partire dal fatto che va cancellata qualsiasi idea di aumento delle spese militari e che ci si deve scordare di un fantomatico esercito di difesa UE. L’Unione non è oggi in grado di porsi come attore geopolitico e nemmeno di indicare una persona che si muova per proporre soluzioni alle crisi in atto. In questo quadro parlare di esercito europeo è come parlare di sesso degli angeli, non è certo una priorità per l’Europa”.

Parlare di spese sociali significa anche porre il tema della redistribuzione delle risorse. Abbiamo quindi chiesto a Claudio Grassi un’opinione in merito alla proposta di legge avanzata da un ampio comitato promotore di una tassazione dell’1% sui grandi patrimoni1.
“Completamente d’accordo con la campagna e con la proposta. Come Disarma la faremo conoscere e la sosterremo. Sono del resto lotte che tutti insieme conduciamo da decenni per ridurre le ingiustizie più clamorose. A me ha colpito molto l’aereo di Trump diretto a Pechino su cui viaggiavano le persone più potenti del pianeta. Sono l’emblema di un mondo in cui chi è ricco è sempre più ricco, chi è povero è sempre più povero. Proposte così vanno sostenute perché centrano il cuore delle politiche di guerra”.

Pace ed eguaglianza potrebbero essere i nodi cardine su cui ricompattare il mondo disperso delle sinistre in Italia. Porre tale questione a Claudio Grassi permette di aprire una riflessione molto complessa.
“Redistribuzione e giustizia sociale sono un problema molto più grande. Noi non siamo stati in grado e non siamo in grado di risolverlo. Avremmo dovuto dare al nostro Paese una sinistra di alternativa, in grado di incidere ma, è giusto ammetterlo, non ne siamo stati capaci. Con Rifondazione ci abbiamo provato in molti modi in realtà. Ora dovremmo essere capaci di andare verso un’altra direzione. Invece di creare contenitori in cui tornare tutti assieme, dobbiamo provare a convergere su contenuti comuni, lasciando di lato l’aspetto organizzativo. E di battaglie condivise ne conduciamo tante. La tassa dell’1% può essere una fondamentale, quella che si è rivelata vincente del referendum di salvaguardia della Costituzione è un’altra. Si tratta di trovare un modo intermedio per agire politicamente e che oggi non producono direttamente una ricaduta partitica. Questa magari nascerà e svilupperà altre forme di soggettività, tenendo conto che anche noi abbiamo una certa età. Ma il tema della pace e della guerra deve rimanere, secondo me, al centro. E mi sembra opportuno introdurre un ulteriore elemento di riflessione. La guerra fra Russia e Ucraina non è simile alle altre ma costituisce un fatto molto più grave. Aveva ragione Papa Francesco quando denunciava la guerra mondiale a pezzi, perché l’Ue non vuole trovare una soluzione. L’occidente non esce da quella che considero una crisi di futuro ma si deve fare i conti con il peso che hanno assunto le potenze emergenti, fra i Brics con una particolare attenzione alla Cina. Invece qui si ragiona ancora in termine di regime change. Non pretendiamo che si assumano le identiche posizioni e gli identici punti di vista ma che si approfondiscano le analisi partendo da un argomento come la volontà di pace che dovrebbe unire. Questa è la cosa importante”. 

E in effetti, in un contesto carsico come quello dei movimenti, si sono create convergenze ampie come Stop Rearm Europe e No Kings, si coglie, quanto meno a livello embrionale una spinta etica e politica molto più ampia e articolata di quella rappresentata dalle forze politiche organizzate, che operano verso un simile approccio.
“Come Disarma abbiamo aderito subito a Stop Rearm e ci ritroviamo in campagne come No Kings e trovo molto positiva questa spinta. Ma dovremmo anche aggiornare le analisi che non possono rimanere ferme sulla base di come era il mondo un po’ di tempo fa. Quanto accade oggi nel mondo deve essere visto tenendo conto dei cambiamenti avvenuti. Credo che si tratti di responsabilità comuni di cui i movimenti per la pace dovrebbero tenere conto e prendere in considerazione. Tornando a quanto dicevo prima, riprendo la questione della guerra in Europa. L’invasione della Russia in Ucraina è una violazione del diritto internazionale ed è chiaro. Ma non penso che si possa non vedere che il percorso per produrlo, da parte di Usa e Nato è iniziato nel 1991, quando si scriveva che non si potevano produrre forme di espansionismo dell’Alleanza Nord Atlantica a Est. E questo è necessario per comprendere la situazione attuale in Ucraina. Ma si tratta di qualcosa di diverso dai tempi della Guerra del Golfo o del G8. Questo dipende dal fatto che gli Usa sono in crisi profonda. Una crisi per cui sarebbero già esplosi se non ci fosse stato lo strapotere del dollaro come moneta unica, in una condizione di vantaggio che nessun’altro al mondo possiede. So bene che ci sono differenze di valutazione nella politica estera ma va svolto un lavoro comune e si deve svolgere una analisi rigorosa nel merito”.

Nel porre – giustamente a nostro avviso – l’attenzione sui profondi cambiamenti sopraggiunti nel pianeta, il fondatore di Disarma di fatto introduce il tema di un pensiero che va decolonizzato e in cui si prenda atto che l’eurocentrismo che ha dominato il mondo fin dall’invasione delle Americhe non poggia più su alcun fondamento. Il continente europeo è ormai in pieno inverno demografico, in crisi sotto numerosi aspetti e nelle analisi da proporre tale questione diventa epocale.
“L’eurocentrismo è una malattia micidiale. Prima eravamo preponderanti, ora il mondo sta cambiando viviamo in una parte del mondo in declino, non solo demografico ma anche di produzione industriale. Si pensi al tema della transizione ecologica, ambientale. La Cina è all’avanguardia per quanto riguarda la produzione del materiale necessario per mettere in atto tale transizione. In Cina la più della metà delle auto sono elettriche, basta cercare nelle applicazioni su un cellulare si scopre che Pechino è meno inquinata della pianura padana, quando fino a pochi anni fa venivamo inondati da immagini della capitale cinese col cielo oscurato dalle polveri. E poi si pensi al continente africano di cui si vuole ignorare il ruolo nel prossimo futuro. Da noi ancora si discute di blocchi navali. È ridicolo. La forza che emerge da quelle realtà è incontenibile. Bisogna prenderne atto e discuterne. Insisto sul concetto di cambio di rotta necessario. Non possiamo chiuderci in questo mondo, dobbiamo tenere aperti i canali col resto del pianeta, anche per risolvere i problemi economici. Non acquistiamo il petrolio russo ma paghiamo sei volte il gas americano quando gli Usa in poco tempo hanno rapito il presidente del Venezuela, bombardato l’Iran e ora vogliono mettere le mani su Cuba. Per parlare di un eventuale ed augurabile accordo in un campo progressista bisogna considerare il tema della riapertura dei canali diplomatici e commerciali come un punto centrale”.

Ma tornando, per concludere, alla dimensione nazionale, chiediamo a Claudio Grassi un suo parere rispetto alla proposta di un fronte costituzionale e antifascista da realizzare per battere le destre, lanciato da Rifondazione.
“Io sono stato da sempre molto sensibile alla posizione di unirsi per battere le destre che oggi sono ancora più pericolose, soprattutto in Italia ed Usa. Oggi sono portatrici non solo di progetti economici catastrofici ma gravissimi anche dal punto di vista culturale. Bisogna evitare che vincano ma bisogna anche fare molta attenzione nell’avanzare la proposta. Dobbiamo restare vigili e comprendere bene per come evolvono gli accadimenti, molto può ancora succedere, non da ultima la modifica della legge elettorale. Oggi sono in campo due schieramenti probabili ma non certi. E bisogna restare vigili rispetto al posizionamento di Mario Draghi e a quanto afferma. Ci sono nel Partito Democratico forze importanti che non vogliono nel governo l’esistenza di posizioni come le nostre in politica estera. Non sappiamo quale sarà la tenuta del M5S, preso da una importante discussione interna. Possiamo augurarci che prevalgano determinate posizioni ma non possiamo esserne certi. Noi siamo interessati a questo percorso ma metterei in cantiere un vero e proprio lavoro di controllo in merito all’evoluzione del quadro politico, per essere in grado di sviluppare le nostre capacità, anche in modo diverso. Dobbiamo restare insomma consapevoli che la partita che si gioca è estremamente complessa e va ben giocata. Poi di certo, si scherzava anche all’inizio sul fatto che la nostra generazione deve cedere il passo, beh ci saranno di sicuro uomini e donne in grado di essere al passo con i tempi e con le sfide che si determinano”.

Stefano Galieni

  1. https://unpercentoequo.it/.[]
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