editoriali

Debito e redenzione. L’eterno ritorno

di Roberto
Musacchio

C’erano una volta “delitto e castigo”, “resurrezione” e i magnifici titoli e libri dei grandi russi. L’ordoliberalismo sembra continuare ad attingere all’immaginario letterario facendo di colpe ed espiazioni il cuore della costruzione della UE. Il testo franco-italiano che Transform ha tradotto per rendere intellegibile (se pure si può pensare di rendere comprensibili alcune pagine di tecnoscrittura, che certo fanno rimpiangere la magnifica prosa dei romanzi, ma che servono ad ammantare il dogma della sacralità della conoscenza iniziatica, deprivando il linguaggio di sentimenti che possano spingere ad aneliti altri come fu in Russia) sta in questo quadro. Quello per cui a fronte di una costruzione pseudoscientifica di numeretti magici che sancirebbero soglie del peccato per il deficit e il debito e ad una impalcatura funzionalistica (da funzioni che funzionando creano l’organo) si è edificata una entità, la UE, che non ha pari. Un mix tra moneta/banca/Stato, fondata sul mercato per le esportazioni, gestita in connubio tra governance tecnocratiche e leadership nazionalistiche. Questa entità si nutre di dogmi, quelli contenuti nell’ordoliberalismo, tradotti in colpe. Una sorta di biopolitica mercatista per cui è buono ciò che produce privatamente, compete, innova secondo i dettami della “moda”. È male il pubblico che produce lavoro, reddito, coesione sociale, una innovazione non di moda ma di valenza sociale. Debito e crescita sono due pilastri del credo ordoliberale. Insieme a competitività e innovazione. In realtà poi la biopolitica più semplicemente è un mix tra comportamenti indotti e sostanziale destrutturazione delle forme democratiche e loro privatizzazione. I vaccini? Li fanno le multinazionali con i soldi pubblici, e guai a togliere i brevetti. La crisi delle banche del 2009? Si trasforma in debito pubblico e pagano gli Stati. Più in generale invece che esserci un “normale” assetto liberaldemocratico, un popolo sovrano, un Parlamento legiferante, un governo eletto, una moneta e una banca a disposizione, c’è l’entità che descrivevo. Con tra l’altro una moneta che dopo 20 anni a causa di Maastricht non è ancora comune, nel senso che il suo stesso valore è differenziato a seconda di chi vi accede (questo sono gli spread) e non serve politiche economiche ma registra le asimmetrie del mercato. Tutto questo perché l’Europa sociale era edificata su lavoro, pubblico, sociale e cooperazione. Quella di Maastricht su profitto, impresa, privato, concorrenza. Più l’innovazione trasformata da pratica sociale condivisa in privatizzazione e appropriazione indebita di conoscenza.
Non so se ho scritto chiaro. Ma, “scientificamente”, ho illustrato un paradigma alternativo di lettura di ciò che si legge nel testo degli sherpa italo-francesi a forte matrice ordoliberista. Quelli della austerità espansiva, per intendersi. Un documento che sta sulla scia di studi come quello tedesco sul fondo di redenzione. Se volete una lettura “volgare” la popolarizzo. Ora abbiamo un debito enorme che sta in gran parte nella pancia di una Banca, la BCE, che dovrebbe essere la nostra, letteralmente, se fossimo normali. La pensata è di passarlo ad una fantomatica agenzia per il debito che poi, messo tra parentesi an passant, forse per un po’ridicolo tentativo di mascheramento come le note piccole a margine dei contratti, potrebbe essere il MES. Difficile pensare che possa essere altro visto che quello c’è ed è un trattato intergovernativo appena”riformato” e interconnesso con i Trattati europei e con le pratiche di bilancio europeo sorte dopo la crisi del 2009, e cioè l’austerità. Primo punto è proprio questo e cioè perché dovrei passare da una banca, che sarebbe pure mia, ad un MES che ha uno Statuto sostanzialmente privatistico, tipo FMI. Credo che nessuna persona accetterebbe di passare da una banca ad una finanziaria. Siccome si rendono conto che i numeretti di deficit e debito sono sempre più lontani ed assurdi rispetto alla realtà, non è che li cambiano ma si inventano nuovi modi di rientro. E siccome gli spread possono fare valere quei numeretti in termini enormemente diversi, non è che rendono la moneta effettivamente comune ma rendono comune il debito lasciando però individuale il risarcimento. E ripropongono la favolosa teoria del debito buono e cattivo. In cui cattivo è ciò che paga l’esistente e buono ciò che investe nella concorrenza nel futuro. Alla luce dei fatti cattiva è la spesa pensionistica, buona quella per il nucleare. La velocità e l’entità della restituzione del debito si fa con calcoli astrusi ma che sono in sostanza questo e cioè tagli alla spesa sociale pubblica a favore di quella verso i profitti privati. E infatti gli indicatori che misurano sono quelli della crescita in PIL e non ad esempio di tassi d’occupazione o di medie salariali che vengono usati sempre e solo per gli auspici e mai per gli obblighi. Quanto conterà questo testo è da vedere. Certo che l’Italia, che è uno dei pochissimi Paesi che ha preso tutta la quota a prestiti del Pnrr e che ha fatto un Pnrr tutto sulla crescita privata, ha qualche problemino all’orizzonte. Il che rende il balletto sulla presidenza della Repubblica e sul futuro del governo simile all’orchestrina sul Titanic. Con lo spartito in mano al direttore d’orchestra Draghi che il ghiaccio dell’iceberg lo ha prodotto con la lunga gelata imposta da lui e quelli come lui a quella che fu l’Europa temperata del compromesso sociale democratico.

Roberto Musacchio

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