Prima il rumore assordante dei droni, poi l’assalto vero e proprio alle navi, al largo delle coste di Creta e a 600 miglia da quelle di Gaza. Quanto accaduto nella notte fra il 29 e il 30 aprire alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla va configurato come atto di terrorismo internazionale. 58 le navi assalite, ad alcune sono stati distrutti timoni e motori, lasciandole in balia delle onde. Oltre 175 persone, in gran parte di cittadinanza europea, sono state rapite, caricate a forza su mezzi militari israeliani con l’obiettivo di tradurle nelle carceri del governo di Tel Aviv. Dopo qualche incerto balbettio diplomatico europeo, gran parte dei prigionieri sono stati riconsegnati alle autorità greche, ma per due di loro, Thiago Avila, attivista brasiliano e Saif Abukeshek, palestinese con cittadinanza spagnola, entrambi nell’organismo direttivo della GSF, è scattato invece l’arresto con l’accusa di appartenere ad una fantomatica “organizzazione terrorista” e la loro detenzione viene prorogata senza aver fornito uno straccio di prova. Persino la procura di Roma, dopo due esposti, ha dovuto aprire un fascicolo contro le autorità israeliane in cui si ipotizza l’accusa di sequestro di persona. Ma altri capi di imputazione potrebbero essere aggiunti.
Anche per questo abbiamo voluto incontrare Benedetta Scuderi, giovane europarlamentare eletta alle ultime elezioni per AVS che fa parte oggi del gruppo “Europa Verde”. Nel settembre scorso è stata una delle quattro parlamentari italiani che ha partecipato alla prima missione della GSF, con cui si è tentato di portare aiuti a Gaza. Un’azione non solo umanitaria ma dal forte impatto politico perché si poneva l’obiettivo di forzare il blocco navale illegale che Israele impone da anni, nelle acque adiacenti la Striscia. Arrestata, anche lei, insieme ad altri 39 attiviste e attivisti italiani (le persone imprigionate, di varie nazionalità, sono state circa 150) è stata portata nel porto di Ashod, in Israele, per poi essere trasferita a Tel Aviv e rimpatriata.
Diviene inevitabile, visto quanto accaduto pochi giorni fa, con la seconda grande spedizione, resasi necessaria anche per il fatto che gli aiuti alla popolazione civile continuano ad arrivare col contagocce e il genocidio non è affatto terminato, chiederle come stia vivendo la vicenda.
“Ovviamente la trovo di una gravità inaudita, peggiore di quella che abbiamo vissuto noi. È più grave sia per intensità di violenza, almeno ascoltando quello che ci è stato raccontato dalle persone che sono rientrate o che adesso possono parlare, ma anche per dove si sono verificati gli attacchi. Israele impone un blocco, da decenni ormai, ma appunto questo blocco illegale è su Gaza. Adesso, dall’ultima intercettazione e rapimento, si espande a tutto il Mediterraneo. Abbiamo un rapimento avvenuto al largo di Creta. L’impunità di cui Israele ha goduto, in tutti questi anni, con le tante violazioni del diritto internazionale, umanitario, marittimo che ha portato avanti, fa sì che ora non abbia paura di diminuire anche la nostra sovranità. Viene a imporre regole anche sui nostri territori.
E c’è un’evidente complicità di autorità europee, quali quelle greche, che non hanno fatto niente per salvare le persone, tra cui anche cittadini e cittadini europei. Avrebbero avuto l’obbligo, non solo morale, di salvare le persone, ma anche legale, perché c’è sempre la necessità di proteggere i cittadini. Ma non hanno neanche risposto ed erano a pochissime miglia, circa 40, dalle coste greche. Acque internazionali certo ma, essendo adiacenti al territorio e alle acque greche, c’è stata una evidente violazione del diritto marittimo. Le autorità greche potevano e dovevano far qualcosa, invece hanno continuato a collaborare e a perpetuare la violenza israeliana, pur non avendo direttamente picchiato le persone nel momento in cui queste sono arrivate in Grecia. C’è stata una risposta costante agli ordini delle autorità israeliane. In un primo momento la Grecia aveva dichiarato che avrebbe rimandato indietro le persone, anche europee, anche dell’area Schengen, quindi in barba a tutti i trattati. Poi chiaramente è dovuta tornare sui propri passi perché si sarebbe trattato di una violazione gravissima del diritto europeo e dei trattati. E quindi ha detto no.
L’area Schengen deve valere per tutte le persone, se fosse sottoposta al comando di Israele si distruggerebbe il fondamento stesso dell’Europa. Già questo stato di diritto si sta ulteriormente deteriorando ma così finisce sotto i piedi, per rispondere a un governo terrorista e criminale come quello di Israele che, non solo non sanzioniamo ma ai cui ordini così ci pieghiamo.
Questa è la gravità della situazione a livello di un quadro ampio. Poi c’è il tema delle violazioni subite dalle persone della Flotilla, che sono state fondamentalmente torturate per 30-40 ore nelle ore di detenzione illegale. Poi abbiamo il tema dei due attivisti, Sais e Thiago, che sono stati massacrati e torturati ripetutamente dal governo israeliano, la cui detenzione è stata prolungata e che sono tenuti in condizioni disumane e degradanti, subendo violenze incredibili, con a carico crimini e accuse di crimini, su cui però le autorità non hanno fornito alcun tipo di prova alle legali e ai legali che hanno provato a chiedere le ragioni di tale detenzione. Si tratta di una ulteriore gravissima violazione gravissima dello Stato di diritto nei confronti, di nuovo, dell’Europa. Said è un cittadino spagnolo, anche in questo caso le autorità europee non si stanno facendo sentire lasciando solo il governo spagnolo a chiedere a gran voce il rilascio dei detenuti.
L’Europa dovrebbe essere un po’ più ferma nei rapporti con un governo che pensa di poter far man bassa del nostro mare, delle nostre regole, del nostro diritto, ma anche delle nostre persone, dopo il genocidio e l’occupazione portate avanti in Palestina. Il governo israeliano tratta pensando di poter fare qualsiasi cosa e sta facendo tutto quello che vuole”.
Scuderi, mentre la sentivamo, stava appena rientrando a Bruxelles, da cui ci si aspettano prese di posizione. Insieme ad altri si è immediatamente attivata e un nutrito gruppo di europarlamentari progressisti, ha organizzato, in contemporanea con l’ennesima udienza per decidere il destino di Thiago Avila e Saif Abukeshek, un presidio davanti all’ambasciata israeliana in Belgio. Intanto è da registrare il silenzio della Commissione Europea che non ha battuto ciglio, nonostante le violenze subite dai propri cittadini.
“Intanto dobbiamo registrare una reazione delle sinistre in Europa, delle persone comuni, dei solidali, necessaria per lanciare il segnale che c’è un continente che non si rassegna. In parte questa reazione me l’aspettavo”.
Ha pesato anche il fatto che Thiago e Saif sono stati catturati su una nave battente bandiera italiana, quindi su territorio italiano. La condanna postuma e un po’ a mezza bocca del governo italiano sembra a dir poco imbarazzante. Un segnale di estrema ipocrisia di cui bisogna prendere atto.
“Assolutamente. Il governo è riuscito a condannare contemporaneamente l’attacco alle navi e le ragioni di esistere della Flotilla stessa, un classico doppio gioco per cui si definisce quelle della flotilla missioni inutili che non portano a nulla e servono solo a dare visibilità a chi parte. In questo modo si sta comunque legittimando la parola di Israele, secondo cui se tu vai in mare, se esci nel Mediterraneo, potrai essere preso da Israele. Ci si vuole far accettare l’idea che questa è una cosa di cui ormai dobbiamo tenere conto. E in più si sta colpevolizzando chi è in questo momento vittima, anche mentendo. Perché ci si dice che non sono utili le missioni, quando sappiamo benissimo che gli aiuti umanitari vengono ancora bloccati. Anche solo guardando alla questione umanitaria, che è il punto focale.
Abbiamo provato, con l’equipaggio di terra e attraverso Music For Peace, ma 300 tonnellate di aiuti sono rimasti fermi per mesi. Si è chiesto supporto al governo che non è riuscito o non ha voluto fare niente. Questo lo sappiamo e per questo abbiamo ancora una volta messo in mare una missione umanitaria. Altro che inutile. C’è ancora in corso un assedio, una violazione gravissima del diritto internazionale a cui l’Italia non risponde, perché poi quando arriva in Europa vota di nuovo, come ha fatto recentemente, nell’UE, di non sospendere le relazioni commerciali con Israele. Sarebbe stata l’unica vera grande misura da prendere. Quanto meno la prima per riuscire a dare uno sprone a Israele perché cominci a fermarsi. E continuiamo a non farlo, non ci sono sanzioni, c’è continua violazione del diritto internazionale e del diritto umanitario e non facciamo nulla. Normale che poi si criminalizzi la flotilla e la si voglia far passare come inutile, in un quadro in cui lo Stato, il governo nazionale e quelli europei non fanno ciò che dovrebbero fare per far valere il diritto internazionale. Si sta facendo un po’ un doppio gioco, si deve condannare perché è troppo grave quanto accaduto e non si può rimanere zitti, ma poi non si fa niente per effettivamente fermare queste violazioni”.
Comunque, parlano una lingua propria, le oltre 70 manifestazioni che ci sono state dopo l’assalto e il sequestro. Gli occhi sono tornati su Gaza dimostrando che l’equipaggio di terra non ha mai smobilitato. Ora bisognerebbe tornare all’ampiezza che si è espressa nell’autunno scorso e che ha portato nelle piazze, anche magari patendo da un approccio unicamente etico, senza porsi forse il problema di un’analisi e di una riflessione politica, milioni di persone che hanno detto no sia alle scelte fatte dai governi europei, sia, in particolare, da quello italiano.
“Questa questione è molto grande ed è difficile rispondere in maniera netta. Quello che vedo è che c’è già, rispetto ad un mese fa una mobilitazione più intensa. Si è riportato il focus sui crimini di Israele a scapito del popolo palestinese e ora c’è da augurarsi che si possa avere ancora più partecipazione tenendo conto che nel Paese si vive una forte mancanza di informazione reale. Molti media tradizionali che in autunno avevano invertito un po’ la rotta, ora non riportano più notizie su quanto accade in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e ovviamente anche a Gaza. Fanno sembrare che la situazione sia risolta, soggiacendo alla linea del nostro governo, secondo cui ormai lì c’è la pace ed è tutto a posto. Eppure, soprattutto in Cisgiordania accade esattamente il contrario. La situazione è sempre più cruda e si sta andando verso un evidente quanto dichiarato piano di annessione. La speranza è che rimobilitandosi si possa anche costruire una nuova attenzione mediatica e ricreare quel pathos, di cui parlavi, che si è avuto ad ottobre. Se ci si riuscirà o meno, con franchezza non sono in grado di dirtelo”.
Nel frattempo, i conflitti si sono intensificati, non solo nell’area, basti pensare a quello che potrebbe accadere in ogni momento in Iran e non solo nel Medio Oriente, al punto da far temere che la “guerra a pezzi”, ampliandosi, divenga globale. Occorre, anzi è necessario, un movimento contro il riarmo, che si ponga l’obiettivo di affermare quanto l’Europa non debba più vivere e accettare nella logica “più mi armo e maggiore è il mio ruolo”, tornando magari a giocare un ruolo decisivo.
“Io penso che in questo momento storico, un movimento per la pace e per la giustizia dei popoli, ma anche per l’internazionalismo dei popoli e quindi che naturalmente è contrario ad una cieca politica di riarmo, come quelle intraprese dall’Unione, sia non solo essenziale, ma rappresenti anche la chiave per riuscire a superare in modo positivo questo momento. Noi siamo in un contesto geopolitico, politico anche molto molto fragile, molto complesso, dove c’è una guerra a pezzi che potrebbe diventare, come dicevi, una guerra poi dove i pazzi si uniscono.
Le avvisaglie storiche, quantomeno rispetto a quello che è successo in passato, ci sono. Però non è detto che la storia debba sempre ripetersi se ci sono dei movimenti che riescono a cambiare le cose. Chiaramente questo non verrà dai governi attuali, deve e può venire dal basso, perché poi chi deve pagare le guerre sono sempre civili. e le persone più in difficoltà. Noi dobbiamo contribuire a creare questa consapevolezza per avere un movimento anche che unisca di più unisca le persone, che ci faccia diventare rappresentanza, in quanto abitanti dell’Europa e del mondo, che ci possa portare verso un’altra direzione. Non verso la spinta alla guerra o alla legge del più forte. Quella è la direzione verso cui ci vorrebbero portare i Trump, i Netanyahu, i Putin e tanti altri. Noi dovremmo rispondere con una spinta altrettanto forte che abbiamo. Si tratta di riavvalersi del diritto internazionale facendolo divenire parte integrante delle azioni di movimento, anche immaginando, portando la prospettiva di un nuovo e reale multilateralismo internazionale che vada anche a migliorare la capacità di azione, potenziandola, delle Nazioni Unite. Ad esempio, rifiutando il Board of Peace di Trump, che è la modalità distruttiva del sistema. Dobbiamo crearne uno che sia effettivamente in grado di rafforzare quanto di positivo ancora esiste e che punti su una multipolarità effettiva e su garanzie effettive che un nuovo sistema di relazioni potrebbe offrire. Immaginiamo anche forme di contrappeso alle politiche di potenza”.
Proviamo a parlare con la nostra interlocutrice di quanto sta accadendo in Italia e provando ad introdurre il combinato disposto dato dai risultati del referendum costituzionale e da manifestazioni come quelle “No Kings” che inducono ad un certo ottimismo. Sembra si stiano rivelando solidi gli anticorpi, soprattutto fra le nuove generazioni, che riportano alla partecipazione sulla base di principi come la difesa della Costituzione, il contrasto alle guerre e all’autoritarismo, visti come punti cardine e fra loro intimamente collegati che chiedono di fermare la nostra frammentazione ponendosi il problema di dare un governo diverso al Paese.
“Io in realtà in questi ultimi mesi sono sempre più fiera del nostro paese e delle nostre persone. Non solo per gli aspetti che hai citato tu ma anche per questioni solo apparentemente più piccole. Le manifestazioni stanno lì a dimostrare che esiste un popolo, mosso anche da solidarietà e indignazione, che non dimentica e che mostra di essere diverso profondamente da chi oggi ci governa.
Tutte le persone che sono andate a votare al referendum, ma soprattutto i giovani che sono stati a lungo tanto criticati, mostrano di avere anticorpi alti, a differenza di altri paesi, dove invece i loro coetanei si stanno radicalizzando verso destra. Penso alla Germania, dove gli under 24 hanno votato per l’Afd, e mi preoccupa anche la Francia in cui l’elettorato giovanile dà credito alle ricette di Le Pen. Questo prova quanto siano i giovani da noi, facendo una scelta diametralmente opposta, siano quelli che stanno veramente tutelando la nostra Costituzione. È una cosa bellissima perché il fatto rappresenta uno dei più grandi manifesti intergenerazionali, no? Hanno fatto sì che una Costituzione, scritta da padri e madri costituenti, si trovi ad essere protetta da tutti i movimenti come l’Anpi, come i movimenti antifascisti che sono sembrano essere di un’altra generazione e poi venga effettivamente garantita dal voto delle generazioni giovanissime. È una un’istanza generazionale e intergenerazionale molto forte.
Detto questo, quindi, cioè ritrovando un grande orgoglio, come ti dicevo volevo farti un altro esempio, solo apparentemente minore. Mi riferisco al tema della ‘remigrazione’. Doveva esserci questa grande manifestazione nazionale, in supporto alla proposta di legge e gli organizzatori hanno dovuto cambiare persino nome e parole d’ordine alla convocazione perché altrimenti non ci sarebbero stati nemmeno quei quattro gatti presenti in piazza del Duomo a Milano. Doveva essere addirittura una manifestazione europea, con la presenza di delegazioni dell’estrema destra del continente per celebrare il loro progetto di fondo. La verità dei fatti è che anche cambiando nome, mettendoci dentro genericamente contenuti di pace e inerenti questioni sociali e nonostante la chiamata all’ordine di tutta la Lega, si sono ritrovati in pochi in una piazza immensa. Invece le persone – altro motivo di grande orgoglio – che hanno dato vita ad una contro-manifestazione, pacifica, con famiglie e bambini (altro che violenza), erano infinitamente di più. E in quella manifestazione realmente si parlava di pace, di diritti, di uguaglianza. Non ritengo accettabile fare delle manifestazioni che si basano sul razzismo, perché è quello che in piazza del Duomo hanno fatto. Ad organizzarle sono gli stessi che impongono la profilazione razziale per le azioni politiche e legislative.
Quella milanese, la settimana prima del 25 aprile, è stato un altro grande segnale per l’Italia. Perché invece in altri paesi le manifestazioni filofasciste ci sono e diventano sempre più grandi. Noi continuiamo ad avere sempre delle forti contro-proteste, maggiori anticorpi che ci siamo creati nel tempo e che rimangono solidi. Ma non sono infiniti. Vanno coltivati e vanno soprattutto ascoltati e tutelati. Questo vuol dire che tutte quelle persone che sono scese in piazza. che sono andate a votare per il referendum e che di base non votano, perché i numeri ci dicono questo, ci devono far riflettere. I numeri ci dicono che noi non abbiamo un paese di estrema destra ma un Paese che non vota e dove è solo l’estrema destra a votare. Perché succede? Secondo me vuol dire che dall’altro lato, dal nostro, non giunge la proposta politica che si sta dando.
Non appare chiaro se sia buona e sufficiente, in cui credere. Anche per questo se si tratta di tutelare la nostra Costituzione votando, le persone si muovono e votano. Ma quando c’è da votare e per scegliere chi deve governare, la nostra proposta politica sembra non esistere e quindi ci si astiene. Questa è la grande scommessa politica oggi e io, da rappresentante me ne assumo la responsabilità come dovremmo fare tutte e tutti. Dovremmo trovare intanto una visione tanto unitaria quanto concreta e persino politicamente ideologica della nostra alterità. Lo dico sapendo bene che anche la parola ‘ideologia’ viene percepita con diffidenza, come se fosse un brutto termine, ma ritengo sia necessaria per guidare le scelte politiche da fare. Ci ricorda che non dobbiamo assecondare lo sfruttamento delle persone e del pianeta, non dobbiamo accettare l’oppressione, ma attuare politiche per le persone, per il miglioramento della qualità della vita e delle condizioni ambientali. Per lavorare portando ad un mondo di pace e in cui abbiano un ruolo maggiore le diplomazie.
Tanti i temi su cui convergere. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti di chi continua a tutelare la Costituzione e a credere nella giustizia. Ma poi deve anche emergere una rappresentanza politica, altrettanto convinta, altrettanto unita, altrettanto protesa verso quella direzione. È la nostra responsabilità. Ce l’abbiamo tutti come politici e la politica si fa per divenire rappresentanza, per dare e per cogliere queste necessità trasformandole in proposte. Io penso questa sarà la nostra sfida per le prossime elezioni”.
Anche a Benedetta Scuderi chiediamo cosa pensi dell’appello, lanciato da Rifondazione Comunista, per la costituzione di un fronte unito antifascista e per la Costituzione.
“È chiaro che i due elementi citati mi trovano d’accordo. Poi però bisogna giungere ad un programma chiaro che si porti avanti dalla prima all’ultima riga e che per me si traduce nell’applicazione del dettato costituzionale. Quindi ben venga una simile proposta ma dobbiamo evitare promesse vane, trovando una concretezza utile a garantire tutte e tutti. Dentro questa sfera per me è urgente trovare un’unità che deve essere soprattutto programmatica”.
Stefano Galieni