La governatrice dello stato di New York Kathy Hochul ha firmato martedì mattina 14 luglio un ordine esecutivo1, stabilendo la moratoria annuale sui permessi ambientali statali in risposta alla crescente preoccupazione pubblica per l’aumento dei costi delle utenze e della domanda di energia e risorse idriche. La pausa temporanea si applica ai data center che richiedono 50 megawatt o più di energia mentre lo stato sviluppa un nuovo quadro normativo. I progetti di data center che hanno già ricevuto permessi sono esentati dall’ordine. L’ordine esecutivo stabilisce una moratoria annuale sui permessi ambientali statali in risposta alla crescente preoccupazione pubblica per l’aumento dei costi delle utenze e della domanda di energia e risorse idriche. La pausa temporanea si applica ai data center che richiedono 50 megawatt o più di energia mentre lo stato sviluppa un nuovo quadro normativo. I progetti di data center che hanno già ricevuto permessi sono esentati dall’ordine.
Nel nostro paese nel comune di Lacchiarella nell’area metropolitana milanese, comune di novemila abitanti, si è svolta una manifestazione contro la costruzione di un data center con un consumo energetico equivalente a quello di 500.000 famiglie2. La Lombardia ed in particolare l’area metropolitana di Milano sono il cuore dello sviluppo dell’infrastruttura dei data center3. La crescita dei data center, in particolare i cosiddetti hyperscaler4, che Secondo la definizione di hyperscaler data da IDC5, per essere considerata davvero hyperscaler, un’azienda deve utilizzare 5.000 o più server e dedicarvi un’area di almeno 10.000 piedi quadrati (circa 930 metri quadrati). In realtà oggi sui stanno raggiungendo dimensioni ben maggiori. I DC assieme alle infrastrutture necessarie ad alimentarli e mantenerli si caratterizzano per il consumo energetico, consumo idrico e consumo di suolo, sino a rilanciare la costruzione di centrali nucleari per la produzione dell’energia elettrica necessaria al loro funzionamento6. Il provvedimento della governatrice dello stato di New York arriva dopo che negli stati dove si è concentrato l’insediamento dei DC è stata messa in crisi la regolare fornitura elettrica mentre l’aumento delle tariffe affligge l’utenza. Se la governatrice cerca di porre un freno al dilagare dei data center hyperscaler, con un suo ordine esecutivo in generale lo sviluppo di quella infrastruttura tecnologica non conosce vincoli sostanziali.
L’esempio di Lacchiarella è significativo di un conflitto che nasce in un territorio, unendo cittadini e amministrazioni di diversi piccoli comuni che si confronta con le conseguenze della rivoluzione tecnologico-digitale prodotta dallo sviluppo della cosiddetta Intelligenza Artificiale, un confronto che coinvolgerà sempre di più aree attorno alle città ed ai centri metropolitani7. Lacchiarella, assieme ai comuni vicini, rappresenta un primo esempio di un conflitto che è destinato a riprodursi e diffondersi, mostra la polarizzazione di un conflitto tra territori, comunità locali e processi globali per un verso tipico del modo di produzione capitalistico della sua logica estrattiva rispetto alle risorse di un territorio per altro invece si colloca alla frontiera delle trasformazioni più radicali dei rapporti sociali di produzione, all’incrocio tra rivoluzione tecnologico-digitale e crisi climatica.
Questa polarizzazione interroga i tentativi di movimenti e organizzazioni politiche di produrre analisi, prassi e organizzazione all’altezza delle trasformazioni radicali che investono le nostre società e delle condizioni specifiche che si producono nel nostro paese e nel suo contesto, europeo, mediterraneo, strategico-globale. La polarizzazione, la contrapposizione locale-globale può tradursi potenzialmente in una connessione, una solidarietà, una cooperazione che nel caso specifico connette Lacchiarella a New York. È una posta in gioco.
Possiamo riprendere gli ultimi paragrafi del nostro articolo Movimenti di liberazione dentro la complessità del reale8 che pongono domande all’assemblea del movimento NO KINGS del 18 luglio a Genova, nel contesto dei 25 anni dal G8 di Genova 2001. Come denota il titolo il contesto con cui ogni movimento nasce e si confronta è connotato dalla sua straordinaria complessità e alto grado di incertezza e imprevedibilità nel suo sviluppo.
Si diceva. “Nella immediatezza dei bisogni, della condizione sociale di vita, degli obiettivi che ne conseguono emerge tuttavia la necessità di attrezzarsi per sottrarsi alla tenaglia costituita da un lato dal modello di sviluppo vigente che si afferma e si riproduce in tutte le articolazioni della società, dall’altro dalle trasformazioni radicali che investono ogni articolazione delle società stesse. Cominciare a svincolarsi dalla morsa di questa tenaglia richiede la creazione di luoghi e metodi di confronto, di condivisione delle conoscenze, dei processi decisionali che oggi non esistono.” Questa tenaglia nel nostro paese si definisce a partire dalla pratica della precarietà delle condizioni lavorative, del lavoro povero che non garantisce condizioni di vita dignitosa a una parte importante dei lavoratori, che vede la riduzione dei salari reali, una divaricazione delle diseguaglianze di genere, una riduzione progressiva dele garanzie in termini servizi essenziali a partire dalla sanità. Un modello in sostanza dal punto di vista capitalistico a bassa produttività, fondato sul super sfruttamento del lavoro, che non è in grado di offrire una prospettiva alle nuove generazioni -sia pure in un regime di inverno demografico- le quali cercano un futuro sempre di più fuori dei confini nazionali.
A fronte di questo scenario potremmo porci alcune domande sull’eccellente stato di salute del sistema bancario nazionale9, laddove si rivela necessaria una mappatura adeguata della produzione di valore, di estrazione di profitto e accumulo di ricchezza in un contesto stagnante in termini di sviluppo capitalistico.
Il sommario dell’articolo di Altra Economia firmato da Alessandro Volpi recita come segue.
“Nel primo trimestre 2026 gli istituti di credito hanno segnato qualcosa come 7,5 miliardi di euro di utili, distribuiti in larga parte come dividendi. Un ‘record’ agevolato da privilegi fiscali e una distanza siderale dall’economia reale a vantaggio dei grandi fondi azionisti (BlackRock su tutti). Urge rifondare una banca pubblica -agendo su Cdp [Cassa Depositi e Prestiti] e Poste italiane- e bloccare la concentrazione del risparmio gestito in poche mani. Ma su questo la politica ha ben poco da dire.”
Infatti. “È chiaro invece chi sono i beneficiari. BlackRock che è il principale azionista di Unicredit e il terzo di Intesa Sanpaolo, nel 2025 ha guadagnato dal settore bancario italiano un miliardo di euro in dividendi, 1,5 miliardi nella rivalutazione delle proprie partecipazioni e quasi due miliardi dalla vendita alle banche italiane, di cui è azionista, dei propri prodotti finanziari per un totale, tondo, di oltre 4,5 miliardi in un anno solo. Ma su questo la politica ha ben poco da dire.”
In particolare su Cdp, “Per questo sarebbe necessario riportare Cassa depositi e prestiti (Cdp), di cui lo Stato detiene già oltre l’80%, alla originaria funzione di banca pubblica che fa credito ai Comuni e alle piccole e medie imprese praticando tassi in grado di abbattere il costo del denaro e abbandonando le attuali tendenze immobiliari e finanziarie. Per farlo Cdp dispone di circa 350 miliardi di euro di risparmi e può usufruire delle garanzie pubbliche.”
In passato è stato messo in discussione il ruolo della Cassa depositi e prestiti in particolare dal Movimento per l’acqua pubblica’ e da associazioni come Attac Italia, come strumento fondamentale per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, dei servizi pubblici in generale contro la logica dominate delle privatizzazioni che si è affermata a partire dagli anni ‘9010.
Viene sottolineato il nesso tra lo sviluppo della finanza pubblica, il ruolo della Cdp e l’affrontamento della crisi climatica, la realizzazione di una reale transizione energetica. È necessario sottolineare come le conseguenze della crisi climatica siano particolarmente gravi nel nostro paese per la sua configurazione idrogeologica 11, immerso nel mar Mediterraneo, che si riscalda più velocemente delle altre aree del globo, così come il continente europeo nel suo complesso. A fronte di questi dati di fatto l’attuale governo e le associazioni padronali spingono per la riduzione ai minimi termini del Green Deal a livello europeo, delle politiche sia di mitigazione che adattamento ai cambiamenti climatici. Come dimostra la questione della Cdp-connessa al ruolo di Poste italiane- e l’accumulo di profitti da parte del sistema bancario, assieme alla dimensione di elusione ed evasione fiscale, nonostante la dimensione dell’indebitamento pubblico, non mancherebbero risorse per una transizione energetica, ecologica e ambientale dell’intero sistema produttivo, di tutto l’assetto infrastrutturale, urbano e residenziale, come pure per la trasformazione del ciclo agroalimentare in termini sia di difesa dell’ambiente che di sovranità alimentare.
L’attuale modello economico, la gestione della spesa pubblica e del sistema fiscale non può che produrre una crescita delle diseguaglianze sociali, un aggravamento della crisi ambientale assieme ad un peggioramento della situazione delle finanze pubbliche, lasciando l’apparato economico e produttivo in situazione sempre più arretrata. Il nostro paese certamente non è escluso totalmente dallo sviluppo di filiere legate all’innovazione tecnologico-digitale trainata dalle tecnologie dell’I.A. tuttavia sono i caratteri complessivi del sistema economico e sociale che non mutano e anzi sembrano aggravarsi a fronte della mancanza di strategie di trasformazione economica e sociale che vadano in direzione opposta alla logica sostanzialmente estrattiva con cui si è andata configurando la nostra economia, la società in tutte le sue articolazioni anche culturali e politiche.
La molteplicità di conflitti locali che sorgono dalle aree metropolitane a quelle più marginali, assieme ai momenti in cui si manifestano mobilitazioni di massa, manifestazioni che portano in piazza centinaia di migliaia di persone e funzionano da cassa di risonanza di connessione di quella rete conflittuale, non si sono mostrate adeguate -non ci siamo mostrati adeguati- assieme alle organizzazioni politiche ed alle reti associative ad affrontare i nodi del sistema sociale economico, amministrativo, culturale e politico del nostro paese. Si tratta di riconoscere gli interessi, la natura ed i collegamenti delle classi dirigenti che questo sistema governano e mantengono nella condizione che abbiamo sinteticamente descritto. Nei decenni passati in cui questo sistema si è consolidato, cristallizzato nei suoi caratteri fondamentali, si è persa la capacità di produrre assieme conflitto sociale ed una sua prospettiva basata sull’individuazione dei caratteri fondanti del sistema che ci opprime, nei quali si diventa capaci di riconoscere le connessioni tra le molteplici figure di una composizione sociale sempre più frammentata.
L’analisi dello stato delle cose presenti produce necessariamente un orizzonte di cambiamento radicale, di fatto di rivoluzione economica, sociale, politica e culturale, quanto di più concretamente difficile da realizzare. La mancanza di un tale orizzonte, che leghi istanze particolari, locali -sia pure intimamente esse legate a logiche di cambiamento radicale, espressione di bisogni irriducibili- un movimento indirizzato ad un rivolgimento generale, porta necessariamente alla disillusione, alla frustrazione delle istanze di liberazione.al ripiegamento sulla propria condizione particolare ed all’emergere delle istanze più reazionarie di cui stiamo facendo conoscenza. La necessità dare una spiegazione della propria condizione, di difendere i propri interessi, di costruire un ordine generale che comunque dia una garanzia di futuro, porta come ben sappiamo -al di fuori di orizzonti di liberazione condivisi- alla necessaria e inevitabile individuazione del nemico più prossimo, visibile ed aggredibile alla giustificazione di un qualsiasi ordine gerarchico nel quale si possa rivendicare una propria identità, collocazione in questo ordine da rivendicare.
Coinvolti come siamo entro mutamenti radicali il cui l’esito futuro ci è sconosciuto, che non governiamo, in un contesto nel quale non vengono messi in discussione interessi, ruoli e gerarchie consolidati e cristallizzati da decenni -che si confermano come posizioni di potere anche nel mare in tempesta in cui viviamo- si soccombe facilmente alla tentazione di diventare gli adepti della prospettiva semplificata, che garantisca la possibilità di sfogare la rabbia contro soggetti più deboli, senza porci nella condizione di dover combattere contro poteri che sentiamo, che si presentano come invincibili. Questa tentazione, questo potere di attrazione, costruisce le armate reazionarie che si stanno manifestando ovunque.
Il riconoscimento della coalizione di interessi che ci opprime, l’individuazione di un avversario, di una coalizione avversaria comune che sta in alto e non in basso è comunque necessario; è necessario esprimere l’antagonismo di classe che richiede un riconoscimento del proprio antagonista, cosa in sé non semplice per l’articolazione delle condizioni particolari da cui partiamo Una colazione che ci blocca ogni possibilità di costruire liberamente il proprio futuro. Non è difficile costruire i lineamenti generali di un progetto alternativo alla gestione attuale delle nostre società, se vogliamo è già scritto declinato in mille progetti parziali elaborati nelle lotte che si succedono nel tempo e nelle diverse condizioni. È necessario avere la volontà pervicace di porlo al centro di ogni pratica, orizzonte necessario di ogni lotta. Un progetto variegato e dinamico, certo non una carta scritta una volta per tutte, ma delineato nei suoi fondamenti, nella logica con la quale si elabora e si costruisce nella critica concreta del presente. Altrettanto necessario è il riconoscimento dell’avversario individuato come tale, la cui natura è irriducibile al processo di liberazione che si appare necessario. Un tempo si sarebbe detto nemico di classe, odio di classe, oggi anche le definizioni sono più complesse.
In atri termini la strada per l’ecosocialismo non sarà un pranzo di gala, se vogliamo sottrarci al destino dei campi di battaglia verso cui ci stanno conducendo.
Roberto Rosso
- https://www.governor.ny.gov/executive-order/no-62-establishing-temporary-moratorium-data-centers-new-york-while-state-develops.[↩]
- https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/12/data-center-lacchiarella-protesta-lombardia-notizie/8445816/.[↩]
- https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/28/la-crescita-vertiginosa-e-disordinata-dei-data-center-per-alimentare-lintelligenza-artificiale-richieste-di-potenza-a-84-gigawatt-e-la-legge-lombarda-permette-strutture-nelle-aree-naturali/8430334/.[↩]
- https://www.ibm.com/it-it/think/topics/hyperscale.[↩]
- https://www.viavisolutions.com/en-us/resources/learning-center/what-hyperscale-data-center.[↩]
- https://www.newsweek.com/silicon-valley-is-funding-a-nuclear-renaissance-12062289.[↩]
- https://ilbolive.unipd.it/it/news/societa/viaggio-nei-data-center-italiani-quali-sono-dove.[↩]
- https://transform-italia.it/movimenti-di-liberazione-dentro-complessita-del-reale/.[↩]
- https://altreconomia.it/le-banche-italiane-continuano-a-macinare-profitti-di-natura-finanziaria-chi-ne-beneficia/.[↩]
- https://attac-italia.org/il-fallimento-delle-privatizzazioni/ https://attac-italia.org/crisi-climatica-riprendiamoci-i-soldi-di-cassa-depositi-e-prestiti/.[↩]
- https://www.greenpeace.org/italy/rapporto/30458/quanto-costa-allitalia-la-crisi-climatica-la-terza-edizione-del-report-di-greenpeace/.[↩]