editoriali

Contro la guerra è necessario un “fronte ampio”

di Franco
Ferrari

A pochi giorni dalle elezioni europee si può provare ad avanzare una prima analisi delle caratteristiche e dell’impatto della lista “Pace Terra Dignità” collocandola in una prospettiva che guardi oltre il voto. Ovviamente un giudizio più fondato dovrà tenere conto dell’esito elettorale. Dopo un inizio piuttosto lento i segnali più recenti consentono di guardare al risultato con maggiore ottimismo.

La lista nasce fondamentalmente dall’iniziativa di due figure pubbliche come Michele Santoro e Raniero La Valle. Il primo è una figura rappresentativa del giornalismo televisivo di sinistra sempre attento agli umori dell’opinione pubblica anche quando questi sono contraddittori e non facilmente interpretabili, il secondo è un esponente politico di lunga esperienza rappresentativo di un settore cattolico che negli anni ’70 si è avvicinato al Partito Comunista. Questi diversi trascorsi biografici hanno portato a quella che appare come una relativa divisione dei ruoli. Mentre Santoro ha utilizzato la sua conoscenza del mezzo televisivo per rompere l’oscuramento delle posizioni critiche verso la guerra, La Valle ha fornito in larga misura la dimensione ideologica e programmatica.

L’iniziativa di portare al centro del dibattito politico il tema pace/guerra, avviata diversi mesi orsono si è dimostrata certamente preveggente, dato che in questi mesi e ancora in queste stesse settimane si sono accumulate le notizie che rendono sempre più realistico uno scenario di guerra tra l’Europa, la Nato e la Russia in un contesto di potenziale conflitto globale con la Cina.

La lista è quindi riuscita a compiere una doppia operazione. La prima è consistita nell’appropriarsi di un tema significativo dell’agenda politica. Questo ha portato anche le altre forze a mettere in campo strategie elettorali per non lasciare alla sola lista promossa da Santoro la possibilità di occupare uno spazio politico che intercetta in misura crescente sentimenti e preoccupazioni diffuse. Si è visto come oggi quasi nessuna forza politica (tranne i centristi) si presenti come aperto sostenitore di un crescente coinvolgimento dell’Italia nella guerra contro la Russia. Anche se questo posizionamento, probabilmente destinato a durare per poco tempo dopo la fine della campagna elettorale, ha portato in qualche caso a vere e proprie contorsioni come la presentazione di candidati che esprimono opinioni opposte al partito in cui si presentano.

La seconda è di fare di questo tema (pace/guerra) l’elemento centrale della propria identità e della propria partecipazione al conflitto politico ed elettorale. In questo è diventata riconoscibile da una parte importante dell’opinione pubblica sollecitata ad assumere un punto di vista sulla questione altrimenti occultata dalla convergenza dell’intero spettro politico sul sostegno alla guerra, seppure con qualche differenza di accentuazione, in sede europea. La centralità del tema pace/guerra non ha annullato la presenza di altre questioni come espresso dallo stesso nome della lista che collega il tema della pace a quello della giustizia climatica (la Terra) e alla giustizia sociale (la Dignità).

Alcune delle critiche alla lista (lasciando da parte quelle puramente strumentali) hanno riguardato l’eccessivo peso dato al tema della lotta alla guerra rispetto ad altre questioni, in particolare quelle socio-economiche. A me pare invece che sia importante comprendere come la questione che si pone oggi con la crescente escalation militare nell’Unione Europea rappresenti l’anello debole della struttura del consenso delle classi dominanti. È la parte più fragile di un muro con il quale l’establishment è riuscito a respingere qualsiasi tentativo di cambiamento e di irruzione nel sistema politico di forze di ispirazione popolare ed alternativa.

Una scelta strategica e non identitaria che punta a rimettere in discussione i rapporti di forza fra dominanti e dominati. Unica condizione grazie alla quale è possibile pensare di costruire un processo credibile di cambiamento.

Ci sono due elementi specifici della situazione italiana che permettono di valutare la lista “Pace Terra Dignità”. La prima è che la sinistra radicale è stata progressivamente emarginata dal dibattito politico oltre che dalla presenza istituzionale, anche per errori propri evidentemente, e i tentativi messi in atto nelle precedenti scadenze elettorali non sono riusciti ad andare oltre l’area di consenso dell’estrema sinistra. Un’area che per esperienza storica sappiamo non andare oltre l’1 o l’1 e mezzo per cento per ragioni strutturali e non contingenti. La lista promossa da Santoro e La Valle ha provato, con qualche successo a giudicare dall’andamento della campagna elettorale, ad uscire da una nicchia predeterminata, del tutto accettabile dal sistema politico perché sostanzialmente ininfluente in termini di potere e di rapporti di forza.

Il secondo elemento che rende interessante l’iniziativa è che essa si ricollega ad una lunga storia di forze che in Italia, da punti di partenza ideologici diversi, hanno fatto della lotta contro la guerra una questione dirimente del conflitto sociale e politico. Si potrebbe risalire fino alla storia del Partito Socialista Italiano, unica formazione importante dell’Internazionale Socialista che non si schierò a favore della partecipazione alla prima guerra mondiale. La stessa mobilitazione per la pace degli anni ’50 (l’appello di Stoccolma e i “partigiani della pace”), benché fortemente condizionata dalla contrapposizione della guerra fredda e dalle rigidità ideologiche del tempo, fu espressione di genuini sentimenti popolari.

Se veniamo ad anni più recenti possiamo ricordare la mobilitazione contro l’installazione degli euromissili che vide in prima fila il PCI di Berlinguer come anche le formazioni che si collocavano alla sua sinistra, settori importanti del mondo cattolico, correnti ispirate al principio della nonviolenza e così via. Arriviamo fino alle grandi manifestazioni di Firenze e di Roma ai tempi della guerra in Iraq che videro una notevole presenza giovanile.

Questi a me paiono una serie di elementi positivi che caratterizzano la lista “Pace Terra Dignità”. Naturalmente non significa che non vi siano anche elementi problematici. Il fatto che sia partita come iniziativa di un piccolo nucleo ha reso più difficile la costruzione di una gestione collettiva della lista. Alcune posizioni programmatiche andrebbero sottoposte ad una più ampia discussione e partecipazione collettiva, benché questo sia difficile nel pieno della campagna elettorale.

Ora però si tratta di vedere se il risultato elettorale potrà essere considerato positivo e corrispondente agli elementi di interesse e di attenzione raccolti durante la campagna elettorale, sia nella sua dimensione digitale (decine di migliaia di visualizzazioni dei video postati su Servizio Pubblico) e che in quella fisica, con centinaia di partecipanti agli incontri.

Assumendo che l’esito del voto possa essere considerato come positivo, due questioni si porranno nelle settimane e nei mesi successivi. La prima, nel caso di elezione di una pattuglia di europarlamentari, la collocazione nel Parlamento europeo. La sinistra radicale, a partire dai primi anni ’90 si è raggruppata nel GUE/NGL, gruppo confederale poi ribattezzato The Left. Una convivenza non sempre facile tra posizioni ideologiche e politiche diverse. In vari momenti si sono affacciate tentazione di costruire un gruppo più omogeneo. Una scelta che, per fortuna, non si è mai concretizzata anche per i limiti posti dalla stessa istituzione europea (numero dei parlamentari e paesi rappresentati). Il quadro che si profila nel prossimo Parlamento europeo non si basa su una semplice continuità con l’esistente. Da un lato avremo gli effetti della scissione della Linke tedesca guidata da Sarah Wagenknecht, con l’obbiettivo di dar vita ad un nuovo gruppo parlamentare. Dall’altro non mancano dentro l’attuale gruppo delle sinistre (ad esempio da parte della componente finlandese) tentazioni per ridefinirne in termini più rigidi i confini. Certamente, come hanno scritto in un loro documento comune i partiti comunisti europei (tra cui il PRC), salvaguardare il GUE/NGL è un obbiettivo importante. Nell’attuale contesto che vede la sinistra radicale in Europa assumere posizioni non omogenee sul tema della guerra, per ragioni legate a vicende storiche e collocazioni geografiche che incidono anche sugli orientamenti dell’opinione pubblica, una presenza italiana collegata ad una visione chiara della centralità della lotta contro la guerra potrebbe influire positivamente sulla ridefinizione di un gruppo di sinistra nel prossimo Parlamento.

L’altra dimensione è quella nazionale. La lista può essere il punto di coagulo di un insieme plurale di forze che si ritrovano non sulla permanente ricerca di mediazione tra soggetti politici con progetti strategici diversi e spesso incompatibili tra loro ma sulla condivisione di un tema e un obbiettivo politico centrale. Che è forse l’unico modo per avere un collante non limitato alla sola scadenza elettorale. Si tratta di costruire un “fronte ampio” che influisca sul dibattito politico pubblico e possa anche cambiare gli attuali rapporti di forza. Si è parlato di istituzionalizzare un movimento pacifista. Io credo che occorra tenere insieme due elementi: sicuramente la centralità della lotta contro la guerra, senza però isolarla dagli altri elementi che sono presenti nel programma elettorale e nella stessa denominazione della lista, la Terra e la Dignità.

Questo “fronte ampio” richiede la presenza e la confluenza anche di diverse organizzazioni politiche che hanno necessariamente un loro ruolo. Si è visto nella raccolta delle firme come la presenza del Partito della Rifondazione Comunista abbia avuto un ruolo determinante, come ha onestamente riconosciuto Odifreddi in una intervista. A sostegno della lista sono confluite altre formazioni minori come Mera25, l’associazione “il coraggio della pace disarma”, Risorgimento socialista, Manifesta ed altre ancora.

D’altra parte è evidente che la trasformazione di una lista elettorale in un possibile soggetto politico permanente ha bisogno di “scarponi sul terreno”, di una presenza reale e diffusa di persone attive sul territorio. E necessariamente di una partecipazione collettiva e attiva alla definizione dei contenuti politici e programmatici di questo potenziale soggetto. Quasi tutte i soggetti politici tendono a nascere “dall’alto”, da quelli che la politologia chiama gli “imprenditori politici”, anche quelli che si richiamano a movimenti “dal basso”, come ad esempio Podemos. Ma una forza che vuole essere di cambiamento deve far interagire l’atto costitutivo “dall’alto” con una richiesta politica “dal basso, senza questo intreccio rischia di restare un evento interessante ma isolato.

Comunque se ne dovrà parlare dopo il 9 giugno.

Franco Ferrari

pace, sinistra
Articolo precedente
Il mio voto alla lista Pace Terra Dignità
Articolo successivo
La lotta contro la guerra continua

2 Commenti. Nuovo commento

  • Marcello Pesarini
    05/06/2024 21:26

    Non riesco assolutamente con tutta la buona volonta’ a comprendere la necessita’ di formare la lista Pace, Terra, Dignita’. Ho partecipato per la prima volta dopo tanti anni alla campagna elettorale europea di Alternativa Verdi Sinistra Italiana a fianco e in mezzo ai nostri candidati, sia per le europee che per le amministrative. Ho conosciuto persone che per la prima volta proveniendo dall’associazionismo, dall’animalismo, da micro vertenze nei lavori nell’arte che gia’ tentavo negli anni 80, e non vedo come una collaborazione con nostra apertura senza perdere un’identita’ gia’ composita, avrebbe potuto nuocere ai compagni di Pace, Terra, Dignita’

    Rispondi
  • Franco Ferrari
    08/06/2024 19:43

    Mi risulta che la proposta di un’unica lista sia stata avanzata da Santoro e sia stata rifiutata da AVS. In ogni caso AVS non assume come questione centrale il tema della guerra che invece sarà decisivo nel prossimo parlamento europeo. Penso che questo dipenda da due elementi: a livello nazionale per mantenere l’alleanza col PD e a livello europeo per i rapporti con i Verdi che sono una formazione oggi fortemente sbilanciata verso la militarizzazione e la guerra.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.