La narrazione delle motivazioni governative che hanno sponsorizzato il nucleare rasenta quasi il ridicolo!
Sono sostanzialmente 3. Riassumiamole brevemente.
La questione dell’indipendenza energetica dell’Italia
Questo è certamente un problema, sia nei tempi brevi (soprattutto a causa dei problemi causati dalle guerre che i vari potentati del mondo hanno provocato), sia per le prospettive a medio lungo termine.
Il fatto è, però, principalmente (almeno per l’Italia) uno: la mancata volontà dei vari governi (forse fortemente influenzati dai grandi soggetti che gestiscono l’energia) di sganciarsi progressivamente dalle fonti fossili. Il ruolo negativo dei soggetti che vivono sull’estrazione e la vendita di fossili è apparsa evidente anche nei recenti summit che si sono occupati dei cambiamenti climatici.
Ma il cosiddetto nucleare di ultima generazione (microreattori ecc.) è la soluzione al problema dell’indipendenza energetica? Certamente NO!
Non nel breve termine. La messa in funzione di nuovi impianti nucleari non potrà avvenire (nelle migliori ipotesi) in meno di cinque anni dall’approvazione dei progetti, ciò senza tener conto degli innumerevoli ostacoli (burocratici, e operativi) e alle contestazioni, che si porranno davanti alle varie scelte. Peraltro va sottolineato che ad oggi questi famosi micro-impianti di ultima generazione esistono solo a livello di prototipo. Quindi, ammesso che tutto proceda bene potremmo avere un impianto funzionante tra una decina di anni. Peraltro, l’effettivo contributo di tali impianti all’indipendenza energetica italiana si potrebbe aggirare, nel prossimo decennio, intorno a quote di pochi punti percentuali (forse 1 o 2%).
Con un serio impegno sulle varie fonti di rinnovabili si potrebbe coprire percentuali ben maggiori di fabbisogno, in tempi molto più brevi!
Per quanto riguarda il medio-lungo termine, il discorso potrebbe cadere nel “demenziale”! Qualcuno riesce a pensare di affidare il nostro futuro ad una tecnologia basata su una sostanza poco disponibile come l’uranio, il cui possesso è in mano a pochi soggetti (molti di meno di quelli che gestiscono gas e petroli)? Bisogna essere proprio degli incoscienti e sprovveduti. Ammenochè non si pensi al nucleare da fusione (ma qui siamo ancora nella teoria e agli studi!).
Porre rimedio al problema dei costi dell’energia
Forse si potrebbe fare a meno di affrontare questo punto. Infatti, a prescindere dal fatto che i costi a cui siamo soggetti, oggi, come paese, dipendono, oltre che dalle guerre in corso, dalle varie politiche commerciali e tecnologiche, seguite dal nostro paese (modalità di formazione dei contratti di acquisto dell’energia condizionati dalla Borse del petrolio, mano libera agli extra-profitti delle grandi “utility”, agganciamento dei costi delle rinnovabili a quelli del gas ecc.), i costi del nucleare, sommando quelli di costruzione a quelli di gestione, saranno senz’altro maggiori di quelli che si potrebbero avere da un serio impegno sulle rinnovabili (qualche stima al ribasso parla di 3-5 miliardi per allestire un nuovo generatore. Ma l’ultimo impianto costruito in Filanda, partito con svariati anni di ritardo ha avuto un costo quasi doppio di quello previsto!).
Il contributo alla riduzione dell’emissione dei gas serra
Tenendo conto del contributo complessivo al consumo energetico di questo progetto, si può affermare che la riduzione dell’emissione di gas serra grazie a questi impianti sarebbe davvero minima, e, molto probabilmente, tenendo conto di altri fattori (estrazione, lavorazione dell’uranio), addirittura negativa.
Naturalmente a tutto ciò fa da accompagnamento l’assoluta mancanza di considerazioni su che fare delle scorie radioattive. Ciò in un Paese che non ha ancora risolto il problema del che fare con le scorie che già sono presenti in vari luoghi del nostro paese.
Ciò detto, perché fare questi impianti? A chi possono servire?
Forse a qualche soggetto particolare che ha bisogno di fonti energetiche concentrate? Qualche impianto siderurgico? Qualche centro di calcolo per l’AI? Se così fosse se ne dovrebbe discutere analizzandone l’effettiva necessità, i rischi e le soluzioni alternative.
Ma forse questi progetti servono ad altri soggetti meno interessati a problemi energetici o ai problemi ambientali e tanto meno ai problemi sociali causati dagli alti costi delle bollette energetiche.
Forse bisognerebbe parlare degli interessi che su questi possibili investimenti hanno i grandi fondi finanziari speculativi, che già stanno facendo affari su questo tema. Infatti la crisi energetica dei combustibili fossili, la grande richiesta dell’intelligenza artificiale e i possibili investimenti pubblici, stanno già spingendo in alto i titoli delle società che si occupano di questa forma di energia e stanno attirando nel settore i grandi gestori del risparmio internazionale (tipo Vanguard Group o l’onnipresente BlackRock).
Si tratta forse solo di speculazione finanziaria e di un’accresciuta voglia di controllo degli impianti di produzione energetica da parte di potenti soggetti privati, anche perché gli impianti energetici da fonti rinnovabili sono troppo facilmente gestibili da comunità locali.
Riccardo Rifici