editoriali

Welfare not Warfare, raggi di sole a Bruxelles

di Roberto
Morea

La giornata di Bruxelles ha segnato un passaggio importante nella costruzione di una reale piattaforma contro le politiche di riarmo europee.

Per la prima volta una vera convergenza sociale di carattere continentale, ha espresso una voce chiara portando in piazza l’opposizione alle spese militari. Una convergenza che ha visto schierati movimenti ambientalisti, pacifisti, forze politiche e sindacali, organizzazioni antirazziste e femministe, ong che studiano i flussi finanziari e che da anni denunciano l’avidità delle multinazionali e dei fondi di investimento, i tanti e le tante mobilitate in solidarietà con le popolazioni vittime di guerre e genocidi.

Una unità che descrive bene il carattere anti sociale e anti ambientale che le politiche europee e nazionali stanno cercando di imporre, anche a disprezzo delle mobilitazioni che in diversi paesi si stanno sviluppando.

12.000 persone hanno manifestato nel cuore della capitale belga, in una domenica pomeriggio rischiarata da un tiepido sole. Migliaia dietro lo striscione di apertura welfare not warfare, in una marcia che è arrivata fin sotto i palazzi della commissione e del parlamento europeo.

Una manifestazione in cui era visibile e concreta la partecipazione di chi veniva da fuori dal Belgio e numerosa è stata la presenza italiana a partire da quella dei rappresentanti della CGIL a dimostrazione dell’investimento delle organizzazione sindacale italiana ma in piena sintonia con altri sindacati europei inclusi chiaramente quelli belgi. Particolare non secondario visto che le misure economiche che si stanno ipotizzando a favore delle armi, oltre a non garantire un livello occupazionale adeguato dei metalmeccanici, sottraggono risorse a tutti gli altri settori con un taglio di personale dedicato al sistema sanitario, scolastico, dei trasporti ecc. ecc. e le voci che ci sono arrivate durante la manifestazione, di un possibile coinvolgimento sulle nostre posizioni persino del sindacato tedesco, aggiungono un po’ di buon umore.

E’ la Germania infatti il “malato d’Europa” a cui guardare con preoccupazione, per l’ascesa di una destra non paragonabile e assimilabile alle destre di altri paesi, ma anche per una mancanza di una proposta alternativa. E’ lì che si mette in luce la strategia di una oligarchia che pur di mantenere i propri vantaggi economici, invece di soddisfare una domanda di giustizia sociale, soffia sul fuoco di un malcontento popolare agitando una paura che potrebbe anche autoavverarsi, seguendo il proverbio tanto tuonò che piovve.

Per questo la possibilità di trovarci a fianco anche i lavoratori tedeschi è sicuramente una buona notizia che ci auguriamo possa realizzarsi a breve, noi lavoreremo perchè ci siano le condizioni necessarie.

Un lavoro di tessitura che è stato evidente nella bella assemblea che abbiamo tenuto a termine della manifestazione in cui più di 200 partecipanti, per lo più internazionali, hanno fatto il punto sullo stato delle cose, ma sopratutto ragionato insieme sui passi da fare dopo, a partire dai giovani che si sono mobilitati contro la leva militare e la militarizzazione della scuola.

Proprio loro hanno messo sul tavolo la proposta di una mobilitazione per il prossimo novembre e che ci potrebbe vedere ancora una volta numerosi e numerose in piazza.

Molti sono stati gli interventi ma se devo dire quello del rappresentante dei sindacati europei, è stato quello che mi ha colpito di più. Nato negli USA e oggi lavoratore europeo, ci ha raccontato come il mito della forza militare per riconquistare le centralità e la potenza economica, sia molto precedente al Make America Great Again. Già Ronald Regan e poi i Bush l’avevano come punto di partenza dei loro programmi politici e le conseguenze delle spese militari sempre in crescendo non hanno portato in tutti questi anni più ricchezza o benessere agli stessi cittadini e lavoratori americani.

Devo dire che è stata davvero una bella assemblea, con interventi di persone, la maggior parte giovani, consapevoli che ogni singolo aspetto, ogni singola battaglia, faccia parte di un disegno unitario e la necessità di una unità è forse la consapevolezza che più si è respirata.

Una consapevolezza che si arricchita anche il giorno successivo, quando, nella sede del sindacato europeo dei trasporti, abbiamo tenuto un seminario sul budget del prossimo bilancio pluriennale della UE. Il seminario dal titolo emblematico “Sicurezza per chi?” , promosso da Stop Rearm Europe, ENAAT, e TNI, a cui hanno partecipato un centinaio di persone in rappresentanza di organizzazioni che si occupano dei tanti aspetti che riguardano il bilancio europeo, è stata un po’ la ciliegina sulla torta di questa mobilitazione. Gli argomenti e i temi esposti in questo seminario meritano un approfondimento che ospiteremo sul nostro sito, raccogliendo le varie relazioni e gli interventi che le hanno accompagnate, e che ci offriranno spunti di ragionamento sicuramente utili per continuare proficuamente ad approfondire e rafforzare i legami che tengono insieme il disegno generale di una alternativa possibile.

Si apre dunque una nuova stagione e bisogna essere molto soddisfatti del lavoro fatto, ma anche consapevoli che ci aspettano tempi difficili che solo insieme potranno essere affrontati con speranza di successo.

Sono sicuro che come italiani abbiamo una responsabilità nel dimostrare che si può (e si deve).

Roberto Morea

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